Il vero volto del partito di Di Pietro.

Un articolo in uscita su “La Voce delle Voci”, mensile napoletano. L´unico giornale italiano di sinistra che mostra il vero volto del partito di Di Pietro. Uno spettro s´aggira per l´Italia dei Valori. La ribellione. Nata nei circoli dell´IdV, si sta diffondendo sulla Rete alimentata dalle cronache delle espulsioni e sospensioni che i vari colonnelli dipietristi infliggono a chi mette in discussione la gestione autoritaria e affaristica dell´IdV. I ribelli si sono già dati un coordinamento nazionale, che cercherà di organizzare la protesta in vista dei congressi provinciali di dicembre e di quello nazionale di febbraio. A sollevarsi non sono colonnelli delusi da mancate candidature, gerarchetti di provincia detronizzati dal capriccioso e volubile Di Pietro, ma giovani che hanno scelto l´Idv perchè attratti dal mito di un partito di duri e puri e che invece hanno poi scoperto essere simile a tutti gli altri e forse anche peggio. Sono militanti che non vogliono controllare pacchetti di voti e tessere fasulle o sistemare figli, mogli e amanti, ma che contestano un partito che si è riempito di gente che fa politica alla ricerca di poltrone e indennità e proprio per piazzare mogli, figli e amanti. Un partito che poi riesce a ricrearsi una falsa verginità grazie ai salotti Tv dove il personaggio Di Pietro va a recitare la fortunata parte del politico antisistema. Ormai però questa truffa mediatica è stata svelata e la scaltra doppiezza di Tonino, un cuore affarista e mastelliano ricoperto da una ingannevole coltre movimentista, è diventata il bersaglio polemico dei rivoltosi che hanno anche capito che le promesse di rinnovamento profuse dopo l´;inchiesta di Micromega saranno da lui puntualmente disattese. Per rendersene conto basta scorazzare per l´Idv lungo la penisola. A Roma, ad esempio, il partito di Di Pietro fa la voce grossa contro le leggi ad personam del Cavaliere e contemporaneamente a Campobasso il consigliere regionale IdV, Nicandro Ottaviano, propone e fa approvare una sanatoria regionale per le case costruite su terreni agricoli utilizzando il piano casa di Berlusconi. Ottaviano è proprietario di una villa costruita a Venafro proprio su un terreno agricolo, non registrata al catasto, per la quale non paga tasse nè al comune nè allo stato. Sempre in Molise, l´IdV ha perso oltre 30 tra i suoi uomini migliori (se ne sono andati il senatore Giuseppe Astore e il consigliere regionale Massimo Romano) per far posto a cinque fuoriusciti del Pd, due dei quali provengono da Forza Italia. Il tutto per garantire a Cristiano Di Pietro una candidatura tranquilla alle regionali senza il suo nemico Astore tra i piedi. Se l´IdV a Roma sbraita contro la privatizzazione delle acque voluta dal Governo, a Genova il ras Giovanni Paladini, si schiera per la privatizzazione dei servizi idrici attraverso la fusione di Iride ed Enia, mentre nella capitale Stefano Pedica fa nominare il capo della sua segreteria politica, Salvatore Doddi, (un ex del Nuovo Psi di De Michelis), vicepresidente dell´Acea Ato2. L´Acea come è noto, con le privatizzazioni dei servizi idrici farà affaroni. D´altra parte Pedica a Roma ha imbarcato una nidiata di ex craxiani ed ex Forza Italia. Su tutti Oscar Tortosa, vice coordinatore regionale del Lazio, ex assessore della giunta Carraro condannato in primo grado per un giro di tangenti all´Acea, poi prosciolto, protagonista nel 2006 di una contestata operazione edilizia quando era presidente dell´ex Pio Asilo Savoia e ora favorevole alle multe ai lavavetri volute da Alemanno. Tornando a Paladini, nessuno meglio di lui incarna le contraddizioni dell´IdV. Leader a Genova del sindacato di destra di Polizia, ha dapprima imposto la sua ex segretaria e fidanzata Marylin Fusco capogruppo IdV in consiglio comunale, poi l´ha piazzata nel cda della Carige, e ora la ricandiderà anche alle prossime regionali puntando a farla diventare addirittura vicepresidente della Regione. Ricco proprietario di cave, Paladini andava al lavoro in Questura con una fiammante Porsche e in privato si vanta di essere amico di Pier Silvio Berlusconi. Potrebbe essere vero perchè la sua Marilyn, la cui aspirazione è fare un film come regista, avrebbe già cominciato le riprese della sua opera a Genova con troupe Mediaset. Non a caso la Fusco dichiarò che Silvio Berlusconi è un perseguitato dalla magistratura. Tanto per non smentirsi Paladini, dopo aver collocato presidente di “Sviluppo Genova” il suo amico Pierluigi Porazza, ha già pattuito con il sindaco di Genova un posto per un suo uomo nel cda di Iridenia. Paladini inoltre ha come autista tale Giuseppe Contino, iscritto IdV, ex guardia carceraria, con a carico denunce per violazione degli obblighi di assistenza a moglie e figli, violenza privata e minacce. Altra pedina di Paladini è l´assessore IdV del comune di Vezzano Ligure, Patrizia Saccone, che ha a carico una denuncia per ricettazione di un cellulare. A favore della fusione Iridenia e dunque della privatizzazione dell´acqua si è schierato a Torino anche il deputato Gaetano Porcino che ha appena ottenuto da Di Pietro il via libera alla candidatura alle regionali di un giovane esordiente di 21 anni: suo figlio. Ecco le facce nuove di cui parla Di Pietro. Nel partito dell´;ex eroe di Mani Pulite d´altra parte, il familismo si intreccia a privilegi e discrezionalità. Al consigliere regionale emiliano, Paolo Nanni è stato concesso da Di Pietro di mantenere la poltrona di consigliere provinciale, doppio incarico a tutti proibito. La commissaria regionale Silvana Mura (lo è da 5 anni, mai votata dagli iscritti) si è fatta rimborsare dal partito le spese di vitto e alloggio per sè e per i suoi tre assistenti, 19.200 euro in soli 9 mesi, (l´IdV emiliano riceve da Roma in tutto 20 mila euro l´;anno di contributi). Un privilegio negato agli altri coordinatori regionali che si pagano le spese da soli. Quando la tesoriera regionale Paola Manzan, una commercialista regolarmente eletta da un congresso, si è permessa di fare delle critiche ai rimborsi della Mura, quest´;ultima l´ha immediatamente defenestrata, nominando tesoriera la sua segretaria personale, Sonia Milani. Per capire come si comporti la Mura basti ricordare che ha ordinato alla Manzan di far sparire alcuni documenti che attestavano un errore contabile, ovvero la mancata rendicontazione del pagamento di alcune fatture relative a spese pubblicitarie dei singoli candidati come chiede la Camera dei deputati. La Manzan si è rifiutata di obbedire. Forse anche per questo non è più tesoriera del partito. Inoltre l´onorevole ex indossatrice ha rimosso con un tratto di penna il coordinatore cittadino bolognese, Domenico Morace, perchè si è azzardato di chiedere di partecipare agli incontri politici con il Pd dopo essere stato delegato a farlo dal coordinamento cittadino. A Parma la Mura ha quindi fatto nominare il suo assistente, Paolo Vicchiarello, nel cda dell´università. A Bologna ha piazzato un altro assistente, Gianluca De Filio, nel cda della “Ervet”, una società di servizi della Regione Emilia. E sempre a Bologna ha sistemato il coordinatore provinciale dell´IdV, Francesco Pagnetti nel cda della Fondazione Banca del Monte, incarico da 8000 euro annui. Tra le tante società “in house” della Regione Emilia c´è anche la “Nuova Quasco”, specializzata in controlli su appalti e sicurezza. Il suo a.d. è dal giugno 2008, Gabriele Rossi, pensionato Eni e coordinatore provinciale di Ravenna dell´Idv. Compenso 50.000 euro lordi l´anno. Prima del suo arrivo la società fatturava 3 milioni di euro l´anno. Adesso uno. Dicevamo del familismo: il consigliere regionale IdV, Paolo Nanni, ad esempio, ha assunto come sua assistente con contratto part time a tempo determinato, la moglie dell´assessore comunale Idv, Plinio Lenzi. Insieme alla signora Lenzi lavora Olimpia Nanni, la figlia di Paolo, la quale, iscritta all´IdV insieme a sua madre, è stata “comandata” dal Comune di Bologna alla Regione e nel passaggio il suo stipendio è aumentato di 200 euro al mese. E infine il buon Nanni ha fatto avere un contratto anche alla nipote Chiara. A proposito della neo tesoriera emiliana, Sonia Milani, si tratta della figlia del coordinatore IdV della provincia di Varese, Alessandro Milani, autore insieme al boss lombardo Piffari di una serie di espulsioni e sospensioni di militanti che contestavano la sua gestione familistica del partito. Milani, che nega ai dissidenti gli elenchi degli iscritti e che ha fornito tre cifre diverse a chi gli chiedeva quanto paghi d´;affitto per la sede IdV, ha nominato tesoriera una ex portinaia e ha candidato alle provinciali sua moglie Wilma Borsotti, poi eletta consigliere. Di Milani, che ha per mesi ossessionato la consigliera provinciale IdV Sessa perchè si dimettesse per far subentrare il primo dei non eletti, che era lui, un folto gruppo di iscritti ha chiesto in un´assemblea le dimissioni, ma la loro mozione non è stata posta in discussione dallo stesso Milani, che ha fatto sparire gli interventi dei dissidenti dai verbali della riunione. All´;indomani dell´assemblea i firmatari della mozione di sfiducia sono stati sospesi dal partito. Piffari è persino ricorso allo stratagemma di chiedere ai ribelli di rivelare i propri nomi in un documento pubblico e una volta conosciuti, ha negato loro l´iscrizione al partito. Come premio Milani sarà candidato alle regionali insieme all´;ex leghista Alessandro Cè, un altro dei prestigiosi acquisti di Di Pietro. In fatto di familismi poi è da citare il caso di Viviana Fuoco: la Fuoco è segretaria personale dell´assessore regionale laziale IdV, Vincenzo Maruccio, (a sua volta assistente dell´avvocato di Di Pietro, Scicchitano) è consigliera comunale di Acquafondata nonchè coordinatrice provinciale di Frosinone, mentre il marito è coordinatore cittadino di Acquafondata e la loro figlia è responsabile dei giovani IdV del Lazio. A proposito di candidature per le regionali in Basilicata l´IdV schiererà la consigliera uscente ex Udeur, Rosa Mastrosimone. In Puglia invece ad essere accolto è stato il consigliere regionale Giacomo Olivieri, ex Forza Italia e Margherita, pronto anche lui ad essere ricandidato. E sempre sul fronte ingressi, a Benevento ha abbracciato l´IdV, Nicola Lisi, assessore comunale ex Forza Italia e Ds, mentre a Napoli ha scelto Di Pietro un controverso personaggio, Stefano Buono, capogruppo in consiglio regionale dei Verdi che ha aderito all´IdV senza dimettersi dalla sua carica. Qualcuno sospetta per non perdere l´indennità ma lui, tranquillo, precisa: è per non tradire gli elettori che mi hanno votato come ambientalista. Per il neodipietrista, prossimo candidato alle regionali, le appartenenze d´altra parte sono sempre state mobili, visto che ha fatto nominare al Corecom, Gabriella Cimadomo, ex An e Udeur, già collaboratrice di “Libero”. Per qualcuno che entra c´è qualcuno che esce, vedi Ciro Borriello, sindaco della giunta di centrodestra di Torre del Greco, ex Forza Italia e Udeur, ora tornato dall´Idv al Pdl. Borriello da tempo si era pronunciato pubblicamente a favore della candidatura di Nicola Cosentino a governatore campano e ciononostante l´IdV non lo aveva nè espulso nè aveva aderito alla mozione di sfiducia nei suoi confronti presentata dall´opposizione di centrosinistra. In sostanza è stato Borriello a sfiduciare l´Idv e non il contrario. In compenso a Venafro e a Civitavecchia l´IdV continua ad appoggiare giunte di centrodestra e a Sciacca, Ignazio Messina, continua a flirtare con il Pdl con cui ha governato fino a pochi mesi fa. Alle comunali del giugno scorso il fedelissimo deputato dipietrista voleva schierarsi ancora con il centrodestra uscente e Angelino Alfano lo avrebbe anche accettato se a impedire l´;alleanza non fosse intervenuto Gianfranco Miccichè. Allora Messina, che per rancori personali non ne voleva sapere di appoggiare il centrosinistra, ha fatto correre l´Idv con un candidato solitario che ha però raccolto in tutto 150 voti, lo 0,5%, subendo l´onta della vittoria dei suoi nemici del centrosinistra e il tradimento di due dei suoi tre assessori uscenti, passati con il centrodestra. Con il centrodestra sono tornati anche uomini di primo piano dell´IdV romano, tra questi il consigliere comunale Gilberto Casciani, ex Psdi, Ccd e Udeur, che ha fondato con un altro consigliere del Pdl un gruppo consiliare ispirato, ha detto, ai valori di “Dio, patria famiglia”. Sempre a Roma è capitato che il segretario cittadino IdV, Roberto Soldà, si sia accodato alla strumentale polemica di Storace contro il Museo della Shoah a Villa Torlonia, definito dall´;esponente de La Destra uno “sperpero”. Il segretario dell´;IdV ha aggiunto che certo, “è giusto ricordare”, l´;olocausto ma con “oculatezza”. Nei giorni in cui Micromega pubblicava la sua inchiesta e Di Pietro prometteva che avrebbe fatto pulizia nel partito, ad Ancona il leader locale Davide Favia, ex Forza Italia e Udeur, minacciava di far cadere la giunta comunale di centrosinistra da 100 giorni al governo, perchè il Pd non gli voleva più concedere la poltrona di presidente del Teatro Stabile delle Marche pattuita prima delle elezioni. Ne sono seguite settimane di convulse trattative dalle quali l´IdV è uscito con un posto di consigliere del Cda del Teatro Stabile per Favia e la poltrona di Presidente di “Anconaentrate” per un consigliere comunale IdV. Di Pietro dice di essere l´unica opposizione ma se lo è, lo è soprattutto al Pd. A Bologna la Mura sta premendo per avere uomini dei cda di Hera, (in affari con Cosentino in Campania) Atc, Aeroporto Marconi e Fiera. Appena si è sentita rispondere picche da Errani e dal sindaco Del Buono, ha chiesto le primarie di coalizione per le regionali. A Modena Di Pietro ha scelto la strada della rottura col partito di Bersani, chiedendo l´impossibile, il vicesindaco e due assessorati importanti e imbarcando tre fuoriusciti del Pd, Ubaldo Fraulini, Eugenia Rossi e Isabella N´;Siala Massamba. L´;obiettivo alle comunali del giugno scorso era succhiare voti al Pd per spingerlo al ballottaggio col Pdl e poi come un novello Ghino di Tacco, “ricattarlo” con il proprio pacchetto di voti. Gli è andata male: per 150 voti il Pd ha vinto al primo turno. Allora la Mura, strigliata da Di Pietro, se l´è presa a sua volta con la Rossi e per punirla le ha rimborsato solo una piccola parte delle ingenti spese sostenute in campagna elettorale. Il partito in Emilia, l´onorevole tesoriera, lo governa così, bastone e carota. Ad un fedelissimo di Forlì, ad esempio, Giancarlo Biserna, ha concesso l´appannaggio di assistente parlamentare, (24.000 euro l´;anno, meno i 400 euro che versa al partito ogni mese) per premiarlo della lunga e mansueta militanza. A chi le coccole a chi i cazziatoni: il consigliere comunale bolognese Lumia, ad esempio, è stato convocato a Roma e severamente redarguito per non aver firmato il documento contro il coordinatore dissidente, Morace. A Ravenna la coordinatrice delle donne Idv è stata rimossa non appena ha chiesto più trasparenza. A Rimini Karen Visani, eletta in consiglio comunale a 23 anni, ha dovuto lasciare il partito dopo aver subito pressioni insopportabili (anche telefonate anonime) perchè rinunciasse a fare l´assessore lasciando il posto, tra i tanti nomi fatti, alla figlia del consigliere regionale Nanni. Di fronte a questo spettacolo, De Magistris e la Alfano, riferimenti morali della rivolta, anzichè rompere, rinnovano il proprio appoggio a Di Pietro. A rompere sono stati invece i parlamentari centristi Pisicchio, Misiti, Astore e Russo. Temevano una deriva “girotondina”. Una paura infondata perchè Di Pietro si guarderà bene dal correggere la rotta scelta da tempo: radicale a parole, democristiano nei fatti. Se l´Idv resta in piedi è perchè non sa da che parte cadere. Giulio Sansevero