In Regione si Discute

In Regione si Discutedi Massimo VeltriL&acute&#59esito del rimpasto alla Regione, lo stallo del caso Fortugno, la venuta di Prodi, le indagini giudiziarie in corso hanno attivato un insolito fervore da parte di politici e commentatori. C&acute&#59è stato Giovanni LaManna, Ciccio Martolelli, Tommaso Rossi, Lucia, Silvio Gambino, e altri ancora, fra cui chi scrive. Poi è arrivata la lunga e articolata intervista a Zavettieri, che ha messo tanti puntini sulle i e posto alcuni pesanti interrogativi, insieme a talune affermazioni discutibili. Immediatamente hanno dato seguito alle parole di Zavettieri due esponenti diessini: Amendola, deputato nazionale, e Petrone della direzione regionale. Con tanto di richiami espliciti e di adesioni incondizionate alle parole di Saverio Zavettieri. Non è un fatto usuale, non è ricorrente dare retta e filo a un interlocutore politico, da noi, specialmente se non è del tuo stesso partito. In genere c&acute&#59è il sussurro o l&acute&#59indifferenza o l&acute&#59omissione, e più volte è stato messo in evidenza quanto questo deficit di interlocuzione, questa mancanza di confronto siano elementi di non secondaria importanza circa la crescita democratica e lo sviluppo del confronto. Perchè, ora, pian piano pare che invece le cose registrino un mutamento, non piccolo e speriamo non una tantum, di segno?Da una parte, io credo, c&acute&#59è la consapevolezza crescente e forse, speriamo, inarrestabile che così non si può andare avanti: Zavettieri dice cose pesanti, ma anche Lucia non scherza sull&acute&#59eredità della doppiezza togliattiana, per esempio. E l&acute&#59asfissia democratica, l&acute&#59inadeguatezza del quadro politico, il bisogno del salto di qualità, la necessità di governance all&acute&#59altezza, l&acute&#59irruzione della magistratura, i poteri forti della malavita, la debolezza e l&acute&#59autoreferenzialità della politica: mica sono argomenti da scrollarsi da dosso infastiditi, e basta. Si dirà: ma non è che sono temi nuovi, or ora apparsi alla ribalta, mai fatti oggetto di riflessione o di provocazione? Vero, verissimo, ma parimenti è verosimile, almeno, che talune consapevolezze, certe considerazioni, perchè raggiungano livelli di condivisione più o meno larga e acquistino dignità di affermazione, più o meno da discutere, è necessario che vivano una loro maturazione, è necessario che si facciano pian piano avanti dentro una vischiosità di autotutela e di stagnazione ancora molto molto forti nel sistema politico e nella società calabrese. Quello che stiamo leggendo, cui stiamo assistendo può essere davvero la spia d&acute&#59allarme che s&acute&#59accende: la temperatura dell&acute&#59acqua, se mi si passa la metafora, ha raggiunto livelli di crisi. E c&acute&#59è, dentro questo ragionamento, anche la possibile motivazione, un&acute&#59altra, del perchè Zavettieri ha messo in mano la penna a Petrone e ad Amendola. Da tempo, molto tempo, si parla, si va avanti, poi si va indietro, di un accordo, patto federativo, confluenza, convergenze di vario tipo, fra l&acute&#59area politica di Zavettieri e i Ds. Di fatto a oggi nulla s&acute&#59è fatto, e mentre il sistema politico soffre delle ambasce e delle angustie arcinote, non c&acute&#59è dubbio che, almeno oggettivamente, gli outing di cui s&acute&#59è detto si muovano lunga la direzione di un&acute&#59iniezione di novità dentro i Ds, e del sistema in generale. Tutto mentre in Calabria le cose non vanno come dovrebbero andare (ma, consentimi, Saverio: non vale prendersela col potere forte della magistratura, mentre più producente, e tu lo fai pure, è riflettere sulla debolezza della politica, delle sue compromissioni, del suo trasversalismo, consociativismo eccetera: laddove ci sono vuoti, e la politica è in apnea, c&acute&#59è chi quel vuoto lo riempie, è una legge fisica oltre che della politica), e a Roma, a Orvieto in specie, si va verso il partito democratico, verso cioè nuove soggettività politiche. Che partito democratico sarà, se andrà nel PPE o nel PSE, se sarà somma di apparati o altro, se ci sarà vera partecipazione circa la sua definizione e identità, tutto questo è altro discorso. Anche se, a partire da D&acute&#59Alema, e via via continuando con Angius, Mussi, Salvi, Barbieri, Fumagalli, Bandoli e ancora… i distinguo o le contrarietà non sono nè di poco conto nè scarso rilievo. E poi c&acute&#59è Bertinotti, e la sinistra euromediterranea, e altri movimenti, per un quadro politico che si autovaluta come non adeguato e si avvia verso nuove forme: speriamo non solo organizzative. Vedremo.