Ingroia scelga la Calabria

La trasmissione di Santoro, Servizio Pubblico, alla quale era presente Antonio Ingroia di fatto ha evidenziato due cose, la bontà del progetto Rivoluzione Civile nella sua strutturazione di pensiero e di propositi programmatici e l'inconsistenza dell'alternativa partitica classica espressa dalle avvenenti rappresentanti del PDL, il loro massimo pensiero politico e proposta elettorale era che “Ingroia stava meglio in Guatemala” e questo è già un punto di merito per Rivoluzione Civile. La seconda cosa che è venuta fuori, e che purtroppo vede protagonista ancora una volta la Calabria, è che Ingroia si è fatto impastoiare dai partiti che lo accompagnano, insieme alla società civile in questa avventura. Alle due gentili, ma non tanto, rappresentanti del partito di Silvio Berlusconi, non è sfuggita l'opportunità di sottolineare le modalità con la quale sono state redatte o meglio dettate le liste di molte regioni italiane e tra queste esplicitamente la Calabria, facendo i nomi degli eleggibili che nulla hanno mai avuto a che fare con la nostra regione. Regione che per mille motivi ha necessità di vera rappresentanza diretta e che invece è stata considerata parte di uno scacchiere nazionale finalizzato, con i giochi delle rinunce e degli incastri a portare in Parlamento tutti i vertici e i “raccomandati dei partiti” che compongono l'aggregazione elettorale. Il metodo ovviamente è sgradito alla società civile, utilizzata come strumento di marketing politico ma che in realtà non è stata recepita e considerata come componente principale del progetto, come in effetti si vuole fare apparire. In realtà già da qualche giorno i “malpancisti calabresi” avevano subodorato che gli elegibili alla camera dei deputati appartenessero in un modo o nell'altro a quella galassia dei partiti di sinistra assenti da una legislatura dal Parlamento, con l'aggravante di far passare la rappresentante di Libera, per una che con la politica non ha mai avuto nulla a che fare mentre sul web il suo nome è correntemente abbinato a Walter Veltroni e a Paolo Ferrero e dove si legge ” Gabriella Stramaccioni non è certo nuova alla politica. Iscritta al Pci fin dall’età di 17 anni, per lungo tempo militante di Rifondazione comunista”. Certo la società civile Calabrese e gli Arancioni non ne fanno una questione personale, solo che evidenziano come nel gioco degli incastri la Calabria serviva ed era funzionale al sistema, e la rappresentanza democratica non è ne un gioco ne tantomento calcolo algebrico o statistico, ridurre a ciò una competizione elettorale depotenzia la carica rivoluzionaria, che in Calabria si era innescata grazie ad una lista di papabili del territorio che negli anni si erano già distinti per azioni di vera rivoluzione Civile sia nel campo dell'antimafia che su quello della lotta alla cattiva politica. La società civile calabrese ora si aspetta che Ingroia riconosca che in Calabria, regione da sempre in emergenza legalità, ci sia bisogno di vera rappresentanza e che questa non può essere garantita se non dalla sua stessa persona, che è peraltro candidata alla camera dei deputati come primo della lista, basta in caso di raggiungimento della soglia, non rinunciare.