Innovazione tecnologica in Calabria:il Punto

La politica del settore in mano a (AUTOCENSURA), dopo il fallimento di CRAI, CUD, THESI, TELCAL, CALPARK, ora ha messo le mani sulla società dell´informazione e i relativi fondi comunitari.Sono sconfortanti le notizie che provengono dalla regione, la nuova giunta regionale, da noi peraltro fortemente voluta, ed il suo Presidente non riescono ad arginare lo straripante (AUTOCENSURA), Dalla (AUTOCENSURA), della Giunta, all’assessorato (AUTOCENSURA), pare ora che abbia avocato a se tutte le attività afferenti alle nuove tecnologie, la cosiddetta società dell’informazione, l’e-government ecc. (AUTOCENSURA), ereditato dalla passata giunta, questo pare sia il criterio adottato per affermare la discontinuità con il passato. CalabriaLibre denuncia, che quella discontinuità tanto spesa in campatgna elettorale, e alla base dell´ampio consenso ottenuto, rimane al momento solo un´ipotesi di lavoro. Ma in mano di chi andrà il futuro dell’innovazione tecnologica in Calabria? La risposta è lapalissiana; agli stessi che hanno sperperato migliaia di miliardi conducendoci alla condizione odierna. E mentre la vicina Lucania è già tra le regioni più informatizzate d´Italia, insieme alla Sardegna, e con l´avvio della seconda parte del programma «Un computer in ogni casa» lo sarà ancora di più. Dopo aver portato il computer in 38 mila famiglie con il contributo regionale, sono sul trampolino di lancio altre 20 mila postazioni informatiche in casa, 400 postazioni sul territorio per creare una «rete internet sociale» e 100 mila carte di cittadinanza elettronica, la Calabria cincischia nelle mani dei soliti soloni dell’information tecnology, che hanno portato al fallimento (operativo)decine di aziende che hanno guidato, pur sovvenzionate con soldi pubblici. Non prendiamoci in giro sono quasi venti anni che lo sviluppo, meglio il mancato sviluppo, telematico di questa regione è nelle mani (AUTOCENSURA), e così per i prossimi 5 anni non avremo da vedere che lo squallido teatrino del (AUTOCENSURA), che presenta portali e progetti, (come quello dell’Artigianato (AUTOCENSURA), , tanto per fare un esempio) elogiando il lavoro della società realizzatrice (AUTOCENSURA), appunto. Nel momento peggiore della prima Repubblica, non è stato mai raggiunto un livello di nepotismo o di affarismo familiare così prepotente, così insulso, e l’etica e la morale? cose d´altri tempi e di altra politica. Certo tutto questo accade in una regione dove la rete delle complicità e dell’omertà, è altissima, nessuno grida più allo scandalo, la gente è rassegnata, la stampa è suddita, la politica è complice e connivente, la magistratura osserva partecipe perché occupa gli stessi scranni regionali, sulla chiesa tacciamo perché altrimenti commettiamo peccato. Se fossimo stati in un civilissimo paese anglosassone, l’assessore avrebbe già da un po’ dovuto ritirarsi a vita privata, per tornare a dedicarsi alle proprie faccende. Ma sulla questione società dell’informazione, non si può più tacere, negli ultimi 20 anni abbiamo visto nascere, crescere e morire, numerose società nell’ambito delle nuove tecnologie, nate con roboanti presentazioni, come il toccasana per una regione in pieno recesso economico. Questo è il solito teatrino, dove si recitano scene già viste in venti anni di inganni e vere e proprie truffe, a danno di una regione che conta ormai 300.000 famiglie indigenti. In venti anni di operatività non si è visto alcun risultato da parte di queste quattro/cinque aziende, che hanno avuto un bilancio a dir poco zoppo con sole uscite e un’unica voce in entrata i trasferimenti pubblici, o comunitari, oppure servizi erogati ad Enti compiacenti. E’ venuto il momento di avere il coraggio di ammettere il raggiro operato, e che si sta operando a scapito della collettività calabrese e tagliar corto con questi carrozzoni che hanno imbarcato centinaia di giovani provenienti da selezioni a esser buoni addomesticate, ma comunque ammessi ed inseriti senza aver fatto alcun concorso dove l’unica regola è stata la raccomandazione o peggio ancora l’antico sistema nepotistico. Possibile che nessuna di queste strutture, costate centinaia di miliardi delle vecchie lire, e come ci hanno fatto credere piene di menti eccelse quasi scienziati, pescati solo sulla base di competenze altissime, riesce a stare sul mercato da sola. E´ il caso di Telcal ad esempio, supportata con fondi per oltre 500 Mld delle vecchie lire, anche questa Ammnistrata (AUTOCENSURA). Cosa ha mai prodotto TELCAL? Se non buchi finanziari. Questo è il quesito che noi di CalabriaLibre ci poniamo. Mentre centinaia di piccole aziende, del terziario avanzato, pur con grandi sforzi, riescono a trovare spazio e dare lavoro a migliaia di giovani calabresi volenterosi e competenti. Migliaia di miliardi pubblici sono sprecati in attrezzature e lauti stipendi senza produrre alcunché di utile. E dove, per le aziende fuori da questo contesto, competere alle condizioni odierne è impossibile. Ma come tutti questi cervelli non riescono ad essere competitivi sul mercato? Oppure sono solo preoccupati di mantenere privilegi e posti come se fossero loro stati assegnati dal padreterno o per destino, il quale si sarebbe, invece, dimenticato di altre migliaia di cittadini calabresi che ogni giorno devono lottare per far quadrare i conti, lsu, lpu e disoccupati, pensionati e professionisti. La collettività non può e non deve più accollarsi il costo anzi i baratri finanziari creati da queste aziende fantasma, che i dipendenti si rimbocchino le mani si costituiscano in cooperativa e si confrontino sul mercato con le loro capacità, il loro impegno e con il loro sudore, la collettività potrebbe generosamente concedergli in uso le magnifiche attrezzature di cui sono dotati e che fino adesso sono stati solo sopramobili ad alta tecnologia. Se non si accettasse tale proposta allora è evidente che si riconosce di non essere tecnicamente capaci di svolgere per il mercato quel lavoro per cui si è profumatamente pagati, allora signori tornate pure a casa, non ci sono risorse per voi se non dopo aver soddisfatto tutti gli altri disoccupati, e più sfortunati giovani calabresi. La gente di Calabria è stanca di sostenere i costi di migliaia di parassiti, rintanati in enti o contesti inutili, vedi Arssa, consorzi di bonifica, Afor ecc. ecc. La politica abbia il coraggio di assumersi tutte le responsabilità, di 50 anni di pessima amministrazione, non si perseveri con i privilegi di coloro che hanno avuto solo la fortuna di essere figli di, o figliastri di, nipoti di ecc. ecc. Sappiamo pure che per anni molti dipendenti di questi enti hanno percepito stipendi o sussidi senza aver dovuto neanche recarsi sul posto di lavoro. Ciò non deve essere più possibile esiste una morale ed una costituzione che recita che tutti i cittadini devono avere le stesse possibilità di accesso al lavoro, se così non è stato, così dovrà essere.