LA CALABRIA DA RACCONTARE

LA CALABRIA DA RACCONTARELa settimana è stata e continua ad essere importante nel cammino calabrese per la promozione della legalità sul territorio. Non certo per sfilate di Prodi e gentile compagnia, non certo per le pagine ipocriticamente commosse dei giornali nazionali e anche di quelli locali, non certo per chi, seduto a tavola a mezzogiorno, guardando il servizio sul tg locale si è rivolto distrattamente alla moglie dicendole: “Guarda c’è Prodi” oppure”Ah ma quel Fortugno è stato ucciso un anno fa”. C’è dell’altro he muove e smuove le coscienze…C’è dell’altro…C’è quella Calabria che conduce battaglie silenziose. La Calabria che si alimenta di indignazione, spirito di sacrificio, coraggio mai domo. E’ la Calabria di Romano De Grazia, Mario Congiusta, la Calabria di Ulixes e Pic.Asso. Nell’ordine temporale tre terremoti silenti: l’istituzione del comitato per il BURC che raccoglie 13 partiti e 35 associazioni in pochi giorni&#59 il progetto di Legge Lazzati che viene presentato nella conferenza stampa a Montecitorio con la dichiarazione solenne di impegno da parte dei parlamentari calabresi e non solo&#59 Mario Congiusta, padre esemplare, organizza uno sciopero della fame…lui che di un solo cibo bisogno e un solo cibo chiede per sé e per questa terra. Giustizia, Stato, fiducia. E’ questa la Calabria che è doveroso raccontare….E’ questa la Calabria che non va abbandonata o lasciata a se stessa. Che la Rai possa aprire ogni giorno il proprio TG su queste cose, su come procede l’esame del disegno di legge, su cosa Loiero risponde ai ragazzi di Ulixes e Pic. Asso in merito al Burc…oppure questa stessa RAI salga a Roma e si rivolga così al ministro Amato: “quando scende in Calabria a confrontarsi? Quale è il programma del governo per combattere il fenomeno mafioso?”. E che lo faccia tutto l’anno perché la nostra è la cronaca di un paese in guerra, anzitutto con sé stesso. E chi fa cronaca ha il dovere morale di raccontarla e di fissare lo sguardo delle forze che lavorano per la pace….e che lo fanno unicamente per quel desiderio di bene comune che è un bene raro e prezioso, sconosciuto a chi ci governa. Oggi la Calabria, se saluta ed è accanto a questa Calabria che si muove e smuove, è accanto anzitutto a se stessa. Sente la propria vera voce e vede il proprio vero corpo. L’era dell’informazione pone un problema fondamentale, cruciale agli individui ai gruppi: vedersi riconosciuta la possibilità di raccontarsi, esprimere un’identità. Raccontarsi è il primo passo per cominciare a vivere in armonia con sé stessi e con gli altri. La Calabria che si racconta e viene lasciata raccontare è il primo passo perché la Calabria riprenda a vivere. Salvatore Scalzo