La Calabria e la società civile

Se qualcuno non l'avesse ancora capito, la misura è colma, la gente di Calabria non ne può più, lo andiamo dicendo da tempo ma non ci si credeva. Se vogliamo, il risultato del sondaggio del Quotidiano della Calabria non ci sorprende affatto, ed è evidente che il dato più sorprendente sul candidato Callipo non è quello del supporto partitico, seppur importante, ma quello della società civile, della gente comune. Da qualche anno ci sono dei fermenti della società calabrese che volutamente si sono voluti ignorare, la mobilitazione a favore di de Magistris e dell'inchiesta Why not, che ha lacerato il velo su un'intreccio di poteri inimmaginabile che di fatto soffoca lo sviluppo fagocitando tutte le risorse comunitarie e non indirizzate alla Calabria, erano un segnale evidente, 100.000 firme raccolte in poco più di due mesi, e l'affermazione plebiscitaria dell'ex PM, tracciano un solco profondo tra la società e la politica. Una società civile che con lo stesso Callipo, a metà legislatura, ha sbarrato la strada al maldestro tentativo di oscurare i misfatti regionali censurando il Bollettino regionale unico strumento di informazione a disposizione della gente per capire e conoscere, si era pronti al referendum abrogativo, quando la norma è stata poi cancellata. Ma lo scontro è stato solo rimandato da una parte la gente dall'altra la politica sorda e i loro clienti. Che sono tanti ancora, ma come ignorare lo sfascio della sanità, dell'ambiente, delle poliche sociali e del lavoro, Callipo ma soprattutto la società civile Calabrese ha iniziato a prendere coscienza e si è avviata una nuova fase che dovrebbe portare alla ricostruzione morale della classe dirigente per poi intervenire sul disastro creato da un quarantennio di pessima gestione delle politiche di sviluppo, del territorio e della sanità. Un quarantennio nel quale la casta si è data innumerevoli privilegi, in un territorio alle prese con l'indigenza diffusa e un tasso di disoccupazione a due cifre. I dati del sole 24 ore sulle liquidazioni degli attuali consiglieri regionali e dei loro apparati, che ammontano ad oltre 5 milioni di euro, una buonuscita che pagano tutti i cittadini calabresi, sono solo l'ultimo atto, ai più sconosciuto, di un sistema castale autoreferenziato che ignora le più basilari istanze della gente.