LA CANDIDATURA DI MISITI CON IDV

«Io rimango comunque al servizio dei calabresi»CATANZARO – Di Aurelio Misiti manager di Stato si conosce tutto o quasi;di Aurelio Misiti “politico” (in senso lato) qualcosa s´è intuito per via di quella sua esperienza alla guida dell´assessorato regionale ai Lavori Pubblici.Lui, ora, vuole provarci ancora. E questa volta come politico nel senso stretto del termine. Punta al Parlamento, ovviamente. Con l´Italia dei Valori di Antonio Di Pietro.- Prof. Misiti, il segretario dell´Udc Franco Talarico ha citato recentemente su queste colonne la sua adesione al partito Di Pietro per attaccare il centrosinistra, che, a suo dire, critica il centrodestra mentre accoglie gli elementi “di indiscusso valore professionale e politico” che hanno svolto, “ruoli chiave nellagestione del centrodestra”. Si riconosce in questo ritratto?«Ringrazio l´amico Talarico per le sue considerazioni, serene e oggettive. All´interno della sua maggioranza non tutti però apprezzavano la mia condotta rigorosa e imparziale e pertanto, a un certo punto passò la tesi che gli interessi di partito dovessero prevalere rispetto a quelli dei cittadini. Il Presidente Chiaravalloti, in verità contro ilparere dell´Udc, preferì disfarsi dei tecnici proseguendo un´attività di governo del tutto avulsa dal territorio. Il fallimento era inevitabile e i risultati delle elezioni regionali ne sono la evidente conferma».- Ma lei, conosciuto come uomo di sinistra tanto da sfiorare nel 2000 la candidatura a presidente al posto di Nuccio Fava, perché accettò di far parte della prima Giunta di Chiaravalloti?«È del tutto vero che nel 2000 Minniti e Loiero, a nome dei rispettivi partiti, mi offrirono la candidatura a presidente della Regione. Ma, mentre io non avevo ancora sciolto le riserve, gli accordi intervenuti per Bassolino in Campania determinarono la scelta di Nuccio Fava in Calabria. Dopo le elezioni, l´offerta di Chiaravalloti di nominarmi “super assessore” ai Lavori Pubblici, dovuta certamente alla mia posizione di presidente del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici, mi colse di sorpresa e per la verità, in un primo tempo, la considerai con moltoscetticismo. Le mie perplessità furono superate anche per l´incoraggiamento dei dirigenti del centrosinistra, i quali mi dissero che, per il bene della Calabria, avrei dovuto accettare».- Come maturò la rottura con Chiaravalloti?«Due sono stati gli episodi che hanno dato l´occasione di rompere con il Presidente: la vicenda della Cittadella e il Piano delle Opere pubbliche da me proposto in accordo con i Sindaci. Sulla prima questione è nota la mia opposizione. Tanto che il Presidente ha incaricato l’assessore all’Urbanistica per realizzare l’opera. La seconda ha evidenziato una differenza di fondo tra me e i partiti del Presidente. Questi non accettavano che le opere riguardassero i comuni senza distinzione di colori. Il Presidente mi accusò di fare il politico e non il tecnico e ne trasse le conseguenze. In sostanza sono stato accusato di non accettare compromessi sul piano morale e di favorire anche i sindaci di sinistra».- Ora si ritrova con Di Pietro; che da magistrato non fu tenero con Dc e Psi i cui eredi, in parte , sono suoi alleati nella coalizione….«Credo che la stagione di tangentopoli sia ormai lontana. La maggioranza dei socialisti e degli ex democristiani hanno anche capito che molte delle accuse di allora erano fondate e quindi oggi rendono onore all’ex Pm. Che, dal canto suo, dimostra anche serenità e razionalità di giudizio e si pone al centro dello schieramento politico.Naturalmente ciò non vuol dire che la questione della legalità e della lotta al crimine e in particolare alla corruzione non sia al centro del programma di IdV».- Solo una coincidenza la sua adesione a IdV quando Di Pietro, dopo l’uscita dal partito di Donnici,rivendica quell’assessorato?«La mia adesione a IdV è assolutamente indipendente dalle questioni regionali, non c’è nessun legame con la vicenda Donnici. In questo momento la questione che voglio affrontare è la rappresentanza nazionale della Calabria al Parlamento. Da parte mia non c’è alcun interesse alla Giunta regionale; mi importa solo rappresentare la Calabria a livello nazionale».- Eva Catizone potrebbe far parte del progetto?«E’ possibile, visto lo strettissimo rapporto politico che ci ha legato negli anni di Giacomo Mancini sindaco di Cosenza». (p.c.)