La lezione di Vendola a Ballarò

Una risposta convincente. Segno che il racconto berlusconiano è in affanno 

La lezione di Vendola al “liberale” Sallusti
di Federico Brusadelli
 Con la consueta eleganza, Alessandro Sallusti, il vice di Feltri, ha sciorinato – sulla poltrona di Ballarò – un po’ del solito verbo berlusconiano: “Fini ci prende per il culo”, “Fini è un traditore”, “Fini? O è tonto o è incapace”, meno male che Silvio c’è, eccetera eccetera. Aggiungendo qualche riguardo anche nei confronti del governatore della Puglia, lì presente, Nichi Vendola. Un “ex comunista”, anzi “neanche tanto ex”, un “frammento di totalitarismo”, che rischia di contendersi la leadership del paese con un “ex fascista come Fini”. E, di nuovo, meno male che c’è il Cavaliere della libertà.
Le solite storie, pronunciate forse con più stanchezza del solito, anche perché non deve essere facile adeguare un quotidiano alla linea politica zigzagante e umorale del Capo senza rischiare la figuraccia (e non ci riescono, infatti). Parole che fanno da degno pendant all’imbarazzante apertura dell’intervento di Berlusconi alla Festa dei giovani del Pdl, Atreju: quella stanca omelia anticomunista fuori tempo massimo, accolta – e lo ha raccontato chi c’era – con poco entusiasmo e molte perplessità.
Ma a queste solite storie, alla mitologia del pericolo rosso e del pericolo nero, alla fiaba del Cavaliere unica speranza liberale, ha risposto in diretta Nichi Vendola. Con parole e argomentazioni lucide e condivisibili. Sia chiaro, tanto per evitare le solite ridicolaggini sul “Fini compagno”, che politicamente Vendola e Fini sono e rimarranno agli antipodi: un uomo di sinistra (nuova) e un uomo di destra (nuova).
Detto questo, Vendola ha ragione. Come non essere d’accordo, nel ricordare a Sallusti (e non solo a lui, ovviamente) che l’amore per la libertà non si misura solo a parole, a suon di retorica e di propaganda invecchiata? Che l’antitotalitarismo non può andare in scena soltanto nel proprio personalissimo museo delle cere, nella privata galleria di demoni e fantasmi, ma deve essere declinato nel mondo vero, reale, oggi, adesso?
Perché l’antitotalitarismo, oggi, non si misura contro Vendola, ma contro Putin, “un dono del Signore” che ha la responsabilità (diretta o indiretta) della morte di 200 giornalisti, tanto per fare un esempio; o con Gheddafi, che non fa solo “folklore” e “affari”, ma anche “lager per migranti”, tanto per fare un altro esempio. S dimostra con la prassi quotidiana della libertà, non con il suo simulacro, non con la sua etichetta, con l’autoconvinzione di essere “buoni” e “giusti” a prescindere.
Sallusti balbetta, e la sua faccia smarrita vale più di cento editoriali. Segno che il nervo è scoperto. Segno che il “racconto” del berlusconismo – come direbbe Vendola – inizia a fare acqua da tutte le parti. E se un “ex comunista” può dare lezioni di libertà a chi doveva guidarci verso i lidi della Rivoluzione liberale, e può farlo in maniera convincente, forse è tempo che gli alfieri di quella Rivoluzione annunciata, incomincino a farsela, qualche domanda.
15 settembre 2010