La Piazza e la Politica di Massimo Veltri

La Piazza e la Politicadi Massimo VeltriE´ovvio che dai giovani, spontaneamente, è nata ed è cresciuta la protesta, e lo spazio, la voce erano assegnati a loro, nella trasmissione di Santoro. Sorge però un problema, e non solo adAnnozero: chi giovane non è, dov´è? Son tutti omologati, proni, ossequiosi e silenti, roba che non serve più? E´ vero questo, se si perchè e se no che ce ne facciamo?Non c´è nulla contro i giovani, in questo argomentare, s´intende, anzi va dato atto loro con grande soddisfazione di aver preso le bandiere dell´intransigenza e del rigore e d´;essere scesi in piazza, di essere protagonisti, insomma. Ma ci sono fasce di trentenni, quarantenni, cinquantenni eccetera che la loro possono dirla, forse l´hanno già detta e devono continuare a dirla, non in opposizione a quella dei giovani, ma affianco. Non c´è forse credibilità riconosciuta in loro? C´è un ripudio di tutto quanto rappresenta oggettive responsabilità di incapacità, di fiancheggiamento, di furba connivenza, di inadeguatezza? Sarebbe ingeneroso e sbagliato.Ingeneroso perchè non da ora ci sono stati segnali incontrovertibili, e non estemporanei, di non omologazione e di azione per il cambiamento e il superamento della sclerosi di questa politica. Disconoscerlo significherebbe un falso storico, e con i falsi non si va molto avanti.Sbagliato perchè il cambiamento, se cambiamento ha d´essere e può essere, avviene grazie alla saldatura non solo intergenerazionale fra blocchi diversi, altrimenti la rappresentanza del cambiamento si configura parziale e perciò stesso debole.Detto questo, e sottolineando che le cose messe in movimento avvengono sempre più per aggregazioni e non come voci più o meno isolate, pertanto fragili, un silenzio, rispetto agi ultimi avvenimenti, da parte dei non-giovani esiste e c´è da chiedersi il perchè. Qualche politico si è mosso, specie in SD ma anche Mancini s´è fatto sentire. Il partito del ministro, a Catanzaro, ha assunto posizioni di distacco netto rispetto a Mastella, mentre a Cosenza è… affaccendato in altre pratiche. I Ds e la Margherita, presi con la volata verso il PD, invece, o tacciono o la sparano grossa. Violante vuol vedere le carte, Callipari dice che Mastella s´è mostrato un gigante, Tonino Acri: “Ma che vogliono questi piazzaioli… “. Principe se la cava con un : “Noi siamo investiti dal popolo, il resto non conta”. Si tenta di far passare il tutto per becera antipolitica qualunquista, facendo finta di non accorgersi che la misura è colma. Com´è che un quotidiano cosentino, lì lì sull´orlo del fallimento, da quando ha intrapreso una campagna di denunce e di scoperchiamento di soprusi, nefandezze eccetera, veleggia sulle migliaia di copie vendute?Un sentire comune s´è stabilmente insediato nella mente e nei cuori dei calabresi che, semplicemente, non ce la fanno più a essere governati e rappresentati da questo ceto politico. E questo ceto politico non se ne è accorto? Nega e nega e nega sempre, non c´;è un accenno non dico di ammissione, ma di resipiscenza, per quanto mascherata. Tangentopoli e la seconda repubblica, per così dire, così nacquero, facendo le dovute proporzioni. E il bello è che ci si continua a trincerare dicendo: “questa è la politica: il resto è avventurismo, qualunquismo, antipolitica”. Non è vero per niente, perchè dove sta scritto che uno definisce e convalida autoreferenzialmente se stesso tacciando il resto di pattume? C´è una soluzione, e forte pure: oltre questa politica, oltre l´antipolitica, c´è il rinnovamento e la riqualificazione della politica. Chi li produce il rinnovamento e la riqualificazione, se l´oggetto stesso del rinnovamento e della riqualificazione si chiude sempre più progressivamente a riccio, insensibile, anzi ostile, alla discussione, all´apertura eccetera? Possono farlo i media, la piazza, la magistratura, la società civile?Pochi, in verità, pensano che si possa fare a meno dei partiti, molti sono convinti che con questi partiti e con questo personale politico si affonda, se non si è già sotto la linea di galleggiamento. E allora, uno, dieci giudici possono assurgere a ruolo di eroe salvatore della patria? Può la piazza essere la sede della svolta politica? Non è più giusto, oltre che sensato, dire che la piazza diventa il luogo e la spia dell´insofferenza, della denuncia, della protesta, ma che poi c´è bisogno d´altro, come la storia sempre ci ha insegnato, se no… ? E fatta salva l´obbligatorietà dell´azione giudiziaria, affermato il fatto che il potere della magistratura non può essere oggetto di condizionamenti, sottolineato che se la corruzione e la fellonia hanno raggiunto livelli così estesi e ramificati da assumere gradi di rischio democratico, … tutto questo detto, mica non si può convenire con l´allarme alto che si intravede: di una società, cioè, che ha bisogno di eroi e soprattutto di un sistema civile, politico istituzionale, in cui le carte, per così dire, le distribuiscono i giudici. Si dirà, e certo con molte ragioni: “Ma se il sistema è arrivato a tal degrado… “. E pure: “Che significano queste parole, un atteggiamento pilatesco, un nè con… nè con…?”. Comprendo, tanto che le anticipo, le obiezioni, che pure mi appartengono, ma l´asse della riflessione è tutto proiettato in avanti ed è di natura squisitamente politica: ben vengano il contraddittorio e la discussione.E pensare che il mondo della politica ha avuto, e pure di recente, più di una occasione per comprendere realmente il disagio e la sofferenza montanti e di attrezzarsi di conseguenza, ma non è riuscito a dare risposte. Il Pd è nato, o sta nascendo, con persone e regole vecchie e ambigue e fredde, quando dal vertice, pure, s´è alzata una voce moltoallarmata: “Il Pd è l´ultima spiaggia”. Se è questa, la spiaggia… Su altro versante, ancora non si delineano profili convincenti di SD, nè con la cosiddetta sinistra radicale ci si orienta meglio. Ultimo nascente è il partito socialista, quello della conclamata fine delladiaspora: vedremo.Ma tornando, e chiudendo, con le generazioni non giovanili, il mondo delle università, delle professioni, dell´impresa, dov´è, in questo guazzabuglio? I pensatori, i lavoratori, le aziende, sono afoni, aspettano di vedere quel che accade, sono sfiduciati e sfibrati? Brutto segno…