LA PROPOSTA DI LEGGE DEL CENTRO STUDI

ECCO LA PROPOSTA DI LEGGE CHE PARTE DAL CENTRO STUDI “LAZZATI” PER COLMARE UN INCREDIBILE VUOTO LEGISLATIVO: PROIBIRE LA POSSIBILITA´ DI EFFETTUARE PROPAGANDA ELETTORALE DA PARTE DEGLI INDIVIDUI SOGGETTI A MISURE DI SORVEGLIANZA SPECIALE.Il disegno di legge nella proposizione dell´On. Angela Napoli .. clicca quì Il disegno di legge nella proposizione dell´On. Nerio Nesi, .. clicca quì Le adesioni istituzionali al Disegno di Legge “Lazzati” IL DESIDERIO DELLA CALABRIA ONESTAIl progetto di legge del Centro Studi Lazzati è la prova più evidente del desiderio, che ha la Calabria onesta, di uscire dalle tenebre in cui la delinquenza organizzata l’ha fatta cadere e di gridare a gran voce:BASTA. E’ lo stesso grido dei ragazzi di Locri, che si sono ribellati all’illegalità, alla sopraffazione, alle violenze della ‘ndrangheta.La proposta di legge inserisce tra le prescrizioni, che la persona sottoposta alla misura di prevenzione della sorveglianza speciale deve osservare il “divieto di propaganda elettorale in favore o in pregiudizio di candidati o simboli, con qualsiasi mezzo, direttamente o indirettamente”, cosìmodificando l’art. 5, comma 3 1. 27 dicembre 1956, n. 1423, nonché la fattispecie, incriminatrice della violazione di dette prescrizioni, di cui all’art. 9, comma 2 della citata legge.La proposta novella colma sicuramente un vuoto legislativo, poiché la persona sottoposta alla misura di prevenzione della sorveglianza speciale, con o senza divieto o obbligo di soggiorno, già è priva dell’elettorato attivo infatti, non è elettore ai sensi dell’art, 2 D.P.R. 20 marzo 167, n. 223 edell’elettorato passivo, ai sensi degli arti. 56, comma 3 e 58, comma 2, mentre per la normativa vigente, alle persone, che perseguono finalità particolari con metodi corrispondenti a quelli delle associazioni di tipo mafioso, contemplata dagli artt. i e 2 L. 31 maggio 1965 n.575 (Disposizioni contro la mafia) possono, oggi, invece legalmente partecipare alla propaganda elettorale in tutte le sue forme, anche in quelle giuridicamente disciplinate ai sensi della vigente L. 4 aprile 1966, n. 212come modificata dalla L. 24 aprile 1975, n. 130 Modifiche alla disciplina della propaganda elettorale e alle norme per la presentazione delle candidature e delle liste dei candidati, nonché dei contrassegni nelle elezioni politiche, regionali, provinciali e comunali).E’ chiaro che attraverso la propaganda elettorale il potere intimidatorio e i relativi tentacoli criminosamente orientati delle associazioni di tipo mafioso si infiltrano impunemente nella vita democratica.Si tratta di fenomeni la cui verificabilità empirica è, purtroppo, storicamente attestata dai ricorrerti fatti criminosi e dai numerosi scioglimenti per mafia di molti enti locali.Di fronte a tale realtà criminologica, la proposta di legge Lazzati appresta indispensabili integrazioni degli strumenti giuridici di prevenzione e tutela rispetto a persone la cui pericolosità sociale sia sancita con provvedimento irrevocabile del Tribunale, che applica la sorveglianza speciale.E’ inconcepibile che il sorvegliato speciale, che può liberamente svolgere la propaganda elettorale, possa eludere in tal modo il divieto di interferire e condizionare le scelte dei cittadini onesti.Pertanto, il progetto di legge del Centro Lazzati integra la vigente disciplina della sorveglianza speciale in senso conforme alla sua ratio di misura, che, in quanto conforme al principio di prevenzione e di sicurezza, affranca la repressione di ogni ordinamento, rendendo legittime le restrizioni di libertà.Il diritto penale moderno deve consentire agli uomini di vivere insieme nel reciproco rispetto ai fini di un corretto e funzionale intervento penale, che deve essere socialmente adeguato. La legge penale, in mancanza di altri interventi meno incidenti su libertà e personalità individuale, si preoccupa di punire quei comportamenti, che realmente turbano le condizioni di una pacifica coesistenza in libertà, contrassegnati da dannosità sociale e ciò sicuramente accade nei comportamenti denunziati dal progetto di legge.Il connotato dell’indiscutibile dannosità sociale costituisce 1a condizione indispensabile, perché, da un lato, la generalità dei consociati possa approvare la crirninalizzazione di un fatto e, d’altro canto, il singolo possa legittimamente, nonché, eventualmente, con proficuità essere avviato al recupero sociale: l’azione di risocializzazione, o l’effetto di non- desocializzazione, richiede, innanzitutto, che il soggetto percepisca con chiarezza l’antisocialità del proprio comportamento, ovvero l’offesa significativa ad un bene giuridico meritevole di tutela penale.Oggi siamo di fronte, in particolar modo, nella realtà socio-politica calabrese a fenomeni, che hanno avuto effetti devastanti per le istituzioni e la vita stessa dei calabresi, si pensi al delitto Fortugno. Ciò significa che, più che la inera repressione di qualsiasi fenomeno criminale, importa rimettere in piedi la stessa legalità e con essa, la certezza del diritto, restituire ai cittadini la fiducia nelle istituzioni, nello stato di diritto. Ciò implica anche l’assoluta necessità di processare —~ nei limiti del possibile e di tutte le garanzie dello Stato di diritto — coloro che a vari livelli ed a vario titolo, mafiosi, politici, imprenditori, amministratori, hanno concorso a creare l’insopportabile clima socio-politico esistente.Da parte della società civile vengono avanzate varie proposte per lottare questi atti, e tra queste si inserisce il progetto di legge proposto dal Centro Studi Lazzati.Sicuramente, il diritto penale del terzo millennio ha iniziato una svolta storica, preoccupandosi di far trionfare la legalità, in coerenza con il principio dell’extrerna ratio, per la difesa di interessi particolarmente significativi per la società, tanto da essere di rilievo costituzionale.Il codice penale del 1930, attualmente vigente, è improntato su una concezione di Stato, che ormai non esiste, anche se la sopravvivenza del codice è dovuta alla sua larghezza di vedute, all’interno di un sistema che poteva influenzare la decisione del Giudice, portandolo ad essere servo del potere. Ed è qui che, allora, si opera la grande scelta del codificatore, che ha consentito al complesso di norme di sopravvivere ai tempi. La minuziosa elencazione delle fattispecie, il meticoloso elenco di tutte le circostanze aggravanti, attenuanti hanno dato poco spazio ad un giudice, che corre il rischio di essere affascinato dall’essere creatore di norme e di sanzioni.Il codice penale, nella sua opera di identificazione e limitazione degli spazi, ha, inoltre, previsto sanzioni di varia natura per il rafforzamento dell’effetto punitivo della sanzione principale, operante in senso preventivo ed, in tal senso, si colloca il progetto del Centro Studi Lazzati.E’ opportuno verificare le possibilità di ricostruire un criterio ontologico- qualitativo, che possa utilmente servire a distinguere comportamenti da penalizzare e fatti che possano configurare altre distinte ipotesi di illecito, sulla base del principio di offensività, che deve integrarsi con il principio di legalità.La Costituzione, che recepisce espressamente il principio di legalità, art. 25, 2° e 3° comma, ha accettato anche il principio di offensività, conferendo così dignità costituzionale ad una concezione dì reato quale illecito tipico, intendendo la tipicità comprensiva dell’offesa del bene giuridico, per cui quest’ultima viene elevata ad elemento strutturale del reato.In questa logica penal-costituzionale assume rilievo il progetto di legge, in esame, cui ha aderito anche il Consiglio Regionale di una regione particolarmente difficile, quale è la Calabria, da diversi enti territoriali. In una Costituzione di derivazione liberalsolidaristica — espressione dello stato sociale di diritto — ogni bene garantito a livello di legge fondamentale non può essere limitato, se non per la tutela di un altro bene. Ora, essendo le sanzioni penali, in ultima analisi, limitative del bene della libertà personale (art. 13 Cost.), non è ammissibile il sacrificio dello stesso bene ad opera di sanzioni penali, che non siano inflitte per l’assoluta necessità di tutelare un altro concreto e rilevante e ciò giustifica la normativa proposta, che stabilendo il divieto di pubblicità elettorale a determinati soggetti garantisce il libero e sereno svolgimento della competizione elettorale, al di fuori di condizionamenti malavitosi, che, senza dubbio, non giovano ad uno stato sociale di diritto.I criteri per la penalizzazione di un fatto sono, com’è noto, da un punto di vista logico e storico, due e cioè il criterio dell’offensività del fatto e quello della violazione dell’obbligo. Il secondo criterio, non necessariamente sganciato da un diritto penale del fatto, è tipica espressione di un diritto penale autoritario a sfondo soggettivistico- sintomatico, per esso il reato è concepito come violazione di un dovere di fedeltà.Il criterio dell’offensività richiede, invece, che il reato si sostanzi nell’offesa di un bene giuridico, costituzionalmente protetto.La funzione di rieducazione della pena, ex art. 27 comma 3° Cost., ha una sua praticabilità solo in rapporto ad una pena, che non si dimostri quale reazione indifferenziata a qualunque comportamento deviante, ma che intervenga solo in presenza di un’effettiva antisocialità del comportamento, come quello identificato dal progetto: il che sta a significare che ci troviamo in presenza di un’offesa a beni, di cui è palese il rilievo sociale.Un ulteriore argomento di penalizzazione viene desunto dal combinato disposto dagli artt. 25 commi 2° e 3° e 27 comma 3° Cost., ciò non significa, però, che non siano presenti altri elementi differenziali caratterizzanti i due tipi di sanzione, come i criteri di delimitazione delle stesse: la colpevolezza per il fatto in rapporto alla pena, la pericolosità o il prevalente interesse pubblico e, quindi, la proporzionalità con il fatto per le misure, criteri che incidono sulla durata dell’applicazione dei due tipi di sanzione.L’offesa del bene giuridico, com’è noto, oltre che in una lesione può consistere in una messa in pericolo del bene. Il pericolo, con caratteristiche di concretezza, segna il limite estremo del diritto penale dell’offesa.La summa divisio tra pene e misure di sicurezza, assegna alle stesse, funzioni differenziate. Da ciò consegue che la penalizzazione di fatti di mera disubbidienza renderebbe la pena, misura rivolta alla respressione dello stato di sola pericolosità, variamente intesa e, pertanto, identificandosi nei fatti con le misure di sicurezza, verrebbe a vanificare la pur chiara distinzione costituzionale tra i due tipi di sanzione.La modifica proposta, anche in base alle pronunce della Corte europea, è, pienamente compatibile con l’art. 5, comma I della Convenzione Europea. E’ diritto e dovere di tutti coloro che auspicano il superamento di detti fenomeni criminali sollecitare l’approvazione della proposta di legge Lazzati, con i conseguenti benefici effetti per la vita democratica dei troppi territori della nostra Italia ancora soggetti alle infiltrazioni malavitose organizzate, come mafia, ‘ndrangheta, sacra corona unita.