LA QUESTIONE LIBERALIZZAZIONI

LA QUESTIONE LIBERALIZZAZIONIE’ noto che in tutti i paesi occidentali, a partire dagli USA, la destra politica liberale si è sempre presentata con idee e proposte e qualche volta leggi che hanno assecondato processi sociali voluti dai cittadini consumatori, che vanno sotto il nome di “liberalizzazioni”.Nel Regno Unito Margaret Thacher e in USA Ronald Reagan sono stati i primi attori, anzi gli attuatori di queste idee ”liberiste”. Mai avremmo immaginato invece che in Italia le liberalizzazioni non le avrebbe realizzate il Centro&#45Destra di Silvio Berlusconi, ma il Centro&#45Sinistra di Romano Prodi. Eppure così è stato e oggi i partiti della cosiddetta Casa delle Libertà si “mangiano le mani” per non essere stati in grado di avviarle nei cinque anni di governo.Ci troviamo oggi un Governo, detto di Sinistra&#45Centro, per certi punti programmatici spostati troppo a sinistra, il quale si cimenta con importanti liberalizzazioni, che, sebbene in numero ancora ridotto, toccano il cuore della società italiana. Sono nel mirino, infatti, le farmacie, le licenze dei taxi, i passaggi di proprietà, le professioni e tutti quei settori che necessitano di assorbire un certo tasso di liberalità. La speranza dei cittadini è che la concorrenza in questi settori determinanti abbatterà i prezzi, cresceranno i consumi interni e quindi ripartirà la crescita economica. In Parlamento, dove si sono scoperte le carte, la battaglia è stata aspra.Berlusconi e i suoi hanno sostenuto di avere già fatto le riforme necessarie al Paese ed è per questo che la ripresa è in atto. I cambiamenti effettuati dal Governo di Centro&#45Destra non hanno interessato l’utenza ma il capitale. I provvedimenti sul ritorno dei capitali dall’estero, le agevolazioni fiscali agli alti redditi, l’Università di èlite, la riforma della scuola, sono stati elementi che hanno lo scopo di far crescere l’Economia, favorendo il datore di lavoro, il lavoratore autonomo o il professionista, i quali, pagando meno tasse, avrebbero lavorato e prodotto di più. In Italia questa linea è stata vincente solo in alcune grandi Regioni ma non ha determinato il cambio di marcia generale dell’Economia. Oggi la destra assiste attonita e quasi sgomenta alla politica “decisionista” del governo Prodi, che ha indovinato il taglio, utilizzando il buono del passato e aggiungendo il meglio del presente.E’ questa l’idea vincente. Il programma dell’Unione infatti non distrugge il passato ma lo sviluppa, modificandolo in meglio. Non è un caso che la legge oltre alle liberalizzazioni comprenda una parte contro le evasioni fiscali. Le maggiori entrate potranno consentire di completare le opere appaltate e di avviare una vera politica di sviluppo . Insistere sulle infrastrutture e sul turismo, come bene ha detto il vice presidente Rutelli, non può che far bene all’Economia. Infatti gli investimenti in questi due settori sono i soli che fanno innalzare il PIL, non richiedendo importazioni nette di ordine rilevante.Aurelio Misitideputato di Italia dei Valori