La scommessa di Veltroni di M. Veltri

La scommessa di Veltronidi Massimo VeltriIl sentiero verso la nascita del partito democratico sembrava in discesa. Non che si trascurassero resistenze e obiezioni di segni diversi, ma la decisione e la pervicacia dei vertici di Ds e Margherita facevano presagire in tempi ravvicinati la nascita del nuovo partito, con i passaggi e la tempistica giusta, s’intende.Senonchè, da un lato questo partire dall’alto, tutto interno alle nomenklature esistenti, e dall’altro le contrarietà della sinistra Ds (Mussi, Salvi, Bandoli e altri, più Angius e Villone), Comunisti e Rifondazione, stanno rimettendo tutto in discussione. Discussione, peraltro, cui non è estranea per niente la collocazione in ambito europeo del nuovo partito: nei popolari, nei socialisti? E’ questo un punto di forza oggettivo cui si rifanno i contrari al partito democratico, affermando che l’Italia rischia d’essere l’unico paese in cui non ci sarebbe un partito che si rifà alle tradizioni socialiste.Poi c’è il rischio dell’affievolimento della sinistra radicale, c’è il non voler rinunciare a storie e identità… insomma le cose non sono messe bene.E in questo tentennare s’inserisce il prossimo congresso diessino, preceduto e accompagnato dalle prese di posizione di Nicola Rossi, Mercedes Bresso, Peppina Caldarola e altri ancora che lamentano scelte verticistiche ma soprattutto un incedere troppo lento sul versante riformista, configurando così un partito che nuovo non sarebbe e risulterebbe somma di cose esistenti mentre di ben altro ci sarebbe bisogno. C’è un punto iniziale su cui riflettere, d’altro canto già messo in evidenza: ma Angius e tutti gli altri che sono molto, molto vicini a D’Alema, che mugugnano e prendono le distanze da quello che starebbe per nascere si muovono da soli oppure…. ? E se fosse vero quell’oppure che cosa significa, che a D’Alema non va bene quello che Fassino sta fortemente promuovendo? Non è cosa di poco conto, e tanto per citare casi cosentini, come si legge il fatto che dalemiani inossidabili della federazione diessina di Cosenza sono i portavoce della mozione di Angius, mentre il segretario regionale Guccione è, con il presidente del consiglio regionale Bova, con Fassino e tutto il resto con D’Alema? Una nuova geografia nei Ds calabresi o anche un fenomeno di portata più generale? D’Alema ha firmato insieme a Veltroni la mozione di Fassino, ma le cose non procedono de plano.E non è una questione tutta e sola interna ai Ds, perchè è in gioco il futuro del sistema politico italiano. Un futuro che giorno dopo giorno parla di Veltroni come prossimo, quando sarà, leader del centrosinistra, comunque si chiami, che finalmente sancirebbe l’autoinvestitura piena per un postcomunista alla guida del paese, senza più dover far ricorso ad alleati. E’ certamente vero quello che dice D’Alema: è presto, ancora, si rischia di bruciarlo, ma non si può non sottolineare il modo con cui il sindaco di Roma si sta muovendo, proprio in riferimento all’argomento di oggi, quello del partito democratico. Dal tour nei teatri italiani che sta facendo, da quanto si legge, da quello che si capisce, Veltroni sta andando molto più oltre il partito democratico. Propone un soggetto politico per davvero nuovo, con matrici culturali e ideali distillate dal gotha dell’elaborazione occidentale, europea e nordamericana, un soggetto fatto di diritti, doveri, partecipazione, istanze nuove, solidarietà, rispetto, tolleranza. E parlo di soggetto e non di partito a ragion veduta, nel senso che la forma stessa d’organizzazione politica alla quale rimanda il termine “partito”, da tutti più o meno messa in discussione, finisce per diventare il discrimine forte che Veltroni butta sul tappeto, a fronte della concezione leninista ancora viva (il partito e “quelle” regole, “quelle” scelte, “quelle” selezioni su tutto). Si butta nel mare aperto, Veltroni, ha dalla sua tanta opinione pubblica, che vuole il nuovo non per il gusto del nuovo ma perchè solo dal nuovo, che non è però nè avventatezza nè antipolitica, può venire la risposta alla deriva sfiduciata che c’è oggi. Ha buoni sponsor nei ceti politici, ma avversari con e senza volto in chi il cambiamento li vedrebbe soccombere se non sparire. S’è aperta una bella partita, par di capire, e se son rose fioriranno.