La SORICAL e la depurazione delle acque

La lettera dell’onorevole Mario Oliverio al Presidente della Regione sulla depurazione esprime una profonda preoccupazione per lo stato di degrado in cui si trova il trattamento delle acque reflue nel territorio calabrese. In essa vi è una precisa denuncia sul mancato avvio di «una azione concreta e adeguata per la necessaria inversione di tendenza…» mentre «siamo ancora in presenza di una gestione commissariale che dura da anni senza produrre i risultati dovuti.» La lettera illustra inoltre lo stato di crisi delle società di gestione private che hanno abbandonato gli impianti e licenziato i lavoratori. Fin qui tutto chiaro e condivisibile. Quando invece fa proposte concrete il Presidente della Provincia di Cosenza indica un rimedio peggiore del male; egli propone la nomina del presidente della Regione a commissario, così come è avvenuto durante il mandato della precedente Giunta regionale, suggerendo in più la nomina di cinque sub-commissari provinciali; una specie di decentramento dei poteri commissariali. Il ragionamento si fonda sul presupposto che la depurazione di per sé costituisca una emergenza, mentre invece si tratta di una operazione facente parte di un sistema gestionale complesso e integrato, previsto dalla legge, che va affrontato con lungimiranza, capacità gestionale delle Amministrazioni pubbliche o private, scienze e nuove tecnologie. Un commissario può operare infatti per risolvere un problema particolare in un tempo limitato, quando la Pubblica Amministrazione si trova nella necessità di realizzare qualcosa in tempi brevissimi. Nel caso in esame invece il permanere di una emergenza decennale con la gestione commissariale non è più razionalmente spiegabile, anche perché i principali problemi della depurazione sono rimasti irrisolti. In tal senso si è pronunciata anche la CGIL, con un chiaro intervento del segretario confederale Nino Zumbo. Le Istituzioni della Calabria devono prepararsi quindi autonomamente a fornire il servizio idrico efficace, efficiente ed economico. A tale riguardo nel caso specifico calabrese vi sono tutte le condizioni affinché si possa procedere a una buona organizzazione gestionale, utilizzando la società a maggioranza pubblica Sorical SpA. Tutto questo si è reso necessario perché i grandi gruppi come l’ENEL, l’ENI e la EDISON, hanno abbandonato il settore idrico, facendo venir meno così la possibilità per gli Ambiti Territoriali Ottimali –ATO- di appaltare a imprese private affidabili la gestione integrata del servizio. Sono rimaste sul mercato piccole imprese, senza capacità di investimento, che spesso si configurano come ditte subappaltatrici. Così come hanno fatto le Regioni Puglia, Lazio, Emilia Romagna, la Calabria dovrà considerare la sua società come impresa capace di ampliare le proprie attività, passando da società fornitrice di acqua primaria ad azienda dotata di capacità progettuale e gestionale, per rispondere alle esigenze di una regione moderna. Le modalità tecniche ed economiche di raggiungere questo obiettivo sono ampiamente note e di recente descritte nel dossier della rivista Calabria-Autonomie; la decisione politica spetta invece alla Regione, alle Province e ai Comuni. Non si può perdere ulteriore tempo se si vuole entrare nel gruppo delle Regioni avanzate del nostro paese. Va avviato subito il processo, che vedrà in Calabria, così come già avvenuto nelle Regioni citate, le piccole società di gestione e i lavoratori, protagonisti del rilancio dell’azienda regionale, che oggi costituisce l’unica struttura a cui gli ATO potranno affidare direttamente la gestione del servizio idrico integrato. Aurelio Misitiwww.procalabria.it