La via Bregantini

Un vortice di polvere, che passa sibilando, molto spesso è l´unico elemento rumoroso in uno spazio assolato e silenzioso.Un vortice di polvere che passa sibilando, rompe il silenzio assordante che circonda il viandante nel suo solitario cammino e lo aiuta a capire quanto piacevole sia il sentirsi “solo”. E “solo” non significa “isolato”.Oggi mi trovo nella periferia della mia città, sono solo e mi guardo intorno, la terra su cui poggio i piedi è un coagulo di fango e calcinacci, il mio viso è tagliato dalle ombre di pilastri senza senso che fieri sfidano il gusto estetico, e l´urlo che squarcia il mio sentire è quello di un vortice di polvere.Questa terra su cui poggio i piedi è ancora viva e grida di dolore.Improvvisamente mi sento calabrese.Quella che mi circonda è la periferia di un mondo, il luogo dove sono nato e cresciuto è la proiezione distorta di un´idea di civiltà. Eppure è quì che in tempi antichi vennero fondate le colonie della civiltà che più di tutte si distinse per etica e gusto della vita.Possibile che siano rimasti soltanto dei frammenti fastidiosamente conficcati in un suolo silente?Un altro soffio di vento, un altro rumoroso vortice di polvere torna a ricordarmi che sono solo e devo aiutarmi.Ed ecco che distintamente riesco ad afferrare una dimensione onirica, un sogno che come un manto copre il paesaggio che gli occhi stanno leggendo, e vedo un progresso possibile: sono fermo su una strada e tutt´intorno una vita gentile mi chiede di essere vissuta. E´ l´immagine di una vita normale.D´improvviso il sogno svanisce e torno sulla crosta di terra violentata alle porte della mia città. Torno ad essere calabrese in Calabria.Il ricordo del sogno è però vivo e pulsando mi fa presente che la strada da cui ammiravo il mondo immaginato era anonima.Allora penso: chi, oggi in Calabria, può sibolicamente rappresentare un vortice di polvere rumoroso che squarcia un silenzio omertoso che da anni trancia il cordone con la Magna Grecia?La risposta, anche alla luce dei fatti recenti, è semplice: Gian Carlo Maria Bregantini, uomo.Ecco che allora torna il sogno, e la strada asfaltata su cui poggio i piedi porta il suo nome e quello di tutti i calabresi che ha aiutato a sentirsi “soli”. Perché soltanto quando si ha la consapevolezza della propria solitudine si può pensare di stare “insieme” agli altri.Via Bregantini è una strada immaginaria che può sorgere su un cumulo di macerie, è un percorso che si scava nell´indifferenza e che dritto sale a quell´idea di calabresità consapevole e propositiva.Ogni palmo di questa strada è lastricato con pietre rubate alla ´ndrangheta e a tutti quegli attanti che le custodiscono gelosamente da secoli.Oggi sono solo in un assolato e silenzioso spazio di periferia, ma percorro la via tracciantesi dal pensiero di un uomo che mi ha coinvolto in un sentimento di Calabria possibile.Oggi sono in Via Bregantini e spero che presto ogni calabrese possa transitarvi con la consapevolezza di non essere isolato.