L'altra Calabria

Le elezioni regionali appena svoltesi hanno mostrato ai calabresi che un’altra idea di politica c’è, esiste. I 100.000 voti dati alla coalizione guidata da Pippo Callipo stanno lì a confermarlo. Il 10%, migliore risultato in Italia conseguito dai terzi candidati nella corsa a governatori, è una realtà. Tutto questo è stato frutto non solo dell’apporto di quella parte buona della politica che si è dimostrata attenta, coraggiosa, pronta al cambiamento autentico, in questo Sud di connivenze e acquiescenze, ma anche e soprattutto, di quel mondo variegato della società civile e dell’associazionismo che attraverso gli anni, a più riprese, ha fatto sentire la sua voce di protesta e di proposta verso una politica apparsa spesso sorda e cieca, incapace di agire per l’interesse collettivo. La straordinaria esperienza di movimenti calabresi impegnati nei territori ha offerto così il proprio contributo di impegno e passione.
Questa  battaglia di civiltà condotta, seppur nella difficoltà tipica dei movimenti spontanei priva di un’organizzazione strutturata, ha portato finalmente alla luce questioni, che senza la presenza di questa terza via, mai sarebbero stati presenti nella competizione politica calabrese. Nella scorsa consiliatura, dalla questione famigerata del Burc, al tema della legalità, alla vicenda del consiglio regionale più inquisito d’Europa, alle battaglie sull’ambiente, un popolo di donne ed uomini della Calabria sana hanno dovuto svolgere un ruolo suppletivo di vero oppositore alla cattiva politica ed al trasversalismo imperante in seno alla politica dei partiti e dei cacicchi locali. Fino a giungere alla costruzione di un progetto politico, che ha avuto sfogo in una competizione elettorale ed alla creazione di liste in appoggio al presidente Callipo in cui molti sono state le donne e gli uomini provenienti da quel mondo associativo così impegnato negli ultimi anni.
Ed a questo mondo si sono rivolte attenzioni e consensi, segno evidente che c’è una Calabria che vuole cambiare e che conta migliaia e migliaia di cittadini. Ora, però, occorre andare avanti con più vigore, coinvolgendo anche chi si è appassionato di meno o è stato più timido; occorre che i temi della legalità, della giustizia sociale, dell’ambiente, del lavoro e dell’occupazione, la questione giovanile, abbiano una eco nella società, tra la gente, e soprattutto nei luoghi delle scelte. Occorre che il consiglio regionale si faccia carico delle tante questioni aperte in Calabria poste da tutti noi in questi anni e dia risposte non più in tempi biblici ma con segnali forti e immediati. Occorre che le battaglie della società civile entrino nel Palazzo ed il Palazzo decida per il bene di tutti e non più per le carriere politiche ed economiche di pochi. Il mondo associativo e la società civile continueranno a rappresentare quell’elemento “altro” rispetto alla politica calabrese conosciuta fin qui e saranno sentinelle attente per evitare che abbia a consolidarsi la degenerazione della politica in Calabria. Al tempo stesso si avverte la necessità di definire un soggetto politico capace di porre in rete e potenziare le tante iniziative che, dalla Locride al Pollino descrivono nei territori una Calabria migliore. Si deve trovare rappresentanza adeguata a questo movimento avanzato di cambiamento per non dissipare il coraggio dimostrato nell’impegno politico e programmatico per il bene comune in Calabria. Il 10% di Callipo indica una forza e cela un’insufficienza: forza di spontaneo coagula ed aggregazione, insufficienza di soggetto politico. E’ quello che ora si deve costruire: l’ulteriore radicamento dei programmi, nei genuini bisogni e nelle speranze; le sinergie sociali e politiche adeguate alla progettualità delle proposte; la dimostrazione, che i fatti proveranno, che la coalizione di centro-destra non rappresenta il cambiamento che vogliamo e di cui la Calabria ha vero bisogno.