L´altra storia sull´Aids

“Ho chiesto personalmente sia a Bob Gallo sia a Luc Montagnier di fornirmi la prova che l´Hiv provochi ciò che loro hanno definito Aids, ma non ho ancora ottenuto una risposta». Kary MullisDopo aver letto l’articolo apparso ieri sul Quotidiano dal titolo “Aids, si abbassa la guardia, è allarme”, ho avvertito la necessità di ricordare l’altra storia sull’AIDS, assai poco conosciuta ancorché scientificamente seducente. A sventolarne la bandiera, da oltre dieci anni, è Kary Mullis, Nobel per la Chimica nel 1993, autore di una delle più straordinarie scoperte scientifiche del secolo scorso: la PCR (Polymerase Chain Reaction), una tecnica che ha messo a soqquadro i dogmi della genetica e le cui applicazioni hanno promosso un rilevante progresso rendendo possibile, tra l’altro, il cosiddetto test del DNA, la prova delle prove.Mullis, spalleggiato da una schiera di illustri scienziati (tra i quali tre premi Nobel), da qualche lustro sostiene che “…errare è umano, ma l´ipotesi Hiv-Aids è un errore macroscopico. Lo dico forte e chiaro per mettere in guardia la gente… Le ragioni a sostegno che il virus dell’Hiv non è la causa della micidiale malattia appaiono, con sorniona inquietudine, sorprendentemente convincenti:• Non esistono riferimenti bibliografici che avvallano la relazione fra il virus e la malattia;• Il periodo d’incubazione è macroscopicamente cangiante e contravviene al modus agendi di tutti gli altri virus. Infatti, le malattie virali conosciute hanno generalmente un’incubazione che arriva al massimo a qualche settimana, mentre nel caso dell’AIDS si arriva anche ai quindici anni;• L’AIDS non si contagia come le altre malattie infettive e non è mai divenuta, di fatto, “la peste del millennio”, come veniva urlato dalla scienza ufficiale a metà degli anni Ottanta. Per la quasi totalità dei casi esso è rimasto, infatti, circoscritto a gruppi ben precisi: tossicodipendenti, omosessuali e, in misura minore, agli emofiliaci.• La relazione fra il risultato del test e la malattia è alquanto bislacca. La letteratura medica ha, invero, registrato migliaia di casi di AIDS in pazienti sieronegativi (sussistono cioè i sintomi in assenza di HIV) e sieropositività in pazienti sani.• Molti casi di AIDS sono trattati con il costosissimo AZT, sintetizzato nel 1964 come farmaco antitumorale. Non fu usato per qualche decennio, salvo che come topicida, perché venne rilevato in laboratorio che gli animali leucemici trattati morivano in numero maggiore da quelli non trattati.Peter Dusberg, eminente scienziato di fama mondiale dell’Università di Berkeley, pioniere della scoperta dei retrovirus, fra i primi ad aver isolato il gene del cancro, sostiene che l’HIV non genera l’Aids, puntando il dito, piuttosto, ai troppo “disinvolti” generi di vita e all’uso di droghe e psicofarmaci. Chissà quale idea si sarebbe fatto Lev Tolstoj, il genio russo che affermò: “So che la maggior parte degli uomini, compresi coloro che si sentono a loro agio con problemi della massima complessità, accetta raramente anche la verità più semplice e ovvia se questa li obbliga ad ammettere la falsità delle conclusioni che loro stessi si sono deliziati ad esporre ai lorocolleghi o che hanno fieramente insegnato ad altri e che hanno ormai ordito, filo dopo filo, nel tessuto della loro vita”, a tal proposito.