Le critiche della Napoli alla Bonamico

La lettera che due minuti fa ho trasmesso alla redazione de “Il Quotidiano della Calabria”.Caro Diettore, da amico di Piero Schirripa e adulatore massimo di Padre Giancarlo, da cittadino calabrese sento l’impellenza di manifestare tutta la mia indignazione per quanto detto ieri, sul vostro giornale, dall’onorevole Napoli in relazione all’”inopportuno” contributo che la Regione Calabria ha voluto donare alle Cooperative Bonamico dopo l’infame crimine da esse subito. Di seguito le invio uno stralcio del pezzo che scrissi insieme ad Adele Filice, Direttore di Calabria Produttiva, e la prego di pubblicarlo integralmente per due sacrosanti motivi che estrapolo dalla buona deontologia giornalistica: 1) Ad occhio non mi pare che lo spazio da occupare sarà maggiore di quello offerto alle critiche della Napoli ieri; 2) Lo stralcio parla del visto e toccato e le considerazioni in esso contenute sono direttamente sgorgate dall’analisi e non da preconcetti o strappi di veli di alcun genere. Aggiungo poi io: se iniziamo a sospettare anche di una sorta di santo sociale, qual è Padre Giancarlo Brigantini, allora lasciamoci perdere davvero e andiamo a vivere tutti altrove!!!!!!!!! Sono stupito e incazzato!!!!!!!!!!!_______________________ . _______________________I sentori d’erbe selvatiche, gli arcobalenici colori dei cespugli contengono una Calabria antica e nuova, ferita da millenni, che mani calde e appassionate stanno curando pazientemente e tenacemente con l’unguento della speranza, della responsabilità, della consapevolezza, con la baldanza di chi vuole aggiustare. E’ il capolavoro socio-imprenditoriale voluto da due anime di certo “accompagnate”. Nel Sud dei sud, nella censurata Locride, come d’incanto oggi si produce, e tanto. “E’ stata una sfida quasi assurda, ma alla fine, con l’aiuto del Signore, vincente.” ……L’opera eccellente di carattere socio-imprenditoriale, di cui si diceva, sgorga dall’intuizione di padre Giancarlo di far nascere una sorta di gemellaggio inconsueto fra Nord e Sud, fortemente caratterizzato dal voler cooperare per finalmente fare… “Solo reciprocamente intrecciati, il Sud si sente spinto ed il Nord si sente accogliente. Così si spiega ciò che è avvenuto qui: il piccolo miracolo, che se fosse esteso al nord ed al Sud del mondo non avremmo la guerra, non avremmo la fame e l´opulenza, perché se tu cresci anche io cresco, e non il contrario, come fa l´ipermercato: io ti cancello e vendo solo io. Questo sta avvenendo nel mondo.” Poi il desiderio anti-secessionista, la cristallina bontà, la straripante energia del “Vescovo con la barba” incontra miracolosamente la genialità, la modernità, lo stile morale e la forza di Piero Schirripa, medico e Direttore sanitario dell’Ospedale di Vibo, già Presidente di una cooperativa di servizi sociali con settanta dipendenti che si occupava di minori, anziani e di pazienti dimessi dagli Ospedali psichiatrici. Avviene così il prodigio: nel 1996 si costituisce la cooperativa Valle del Bonamico, il mercato in cui essa agisce è l’agro-alimentare. Si parte, naturalmente, col tentativo di sviluppare il pre-esistente. L’idea è di allevare pecore in Aspromonte, badando a razionalizzarne le caratteristiche “feudali”. Fin qui, potremmo dire, nulla di nuovo. Il film fantastico, invero, inizia col viaggio in Trentino dei pionieri della Bonamico. Questi ultimi “videro cooperative immense. Per fortuna, negli ultimi giorni ne visitarono una piccola, in una realtà periferica del Trentino, in una valle dimenticata e povera un tempo, la valle dei Mochini vicino Pergine.” Dice bene padre Giancarlo: per fortuna – alla sua indole d’uomo naif gli si può perdonare questo lapsus, avrebbe dovuto infatti fare riferimento alla Provvidenza, ma sappiamo che a questa si riferiva! -. Nella valle dei Mochini i ragazzi di Platì, ascoltando meravigliati storie assai simili alle loro, ricordi di patimenti, di povertà e disperazione, toccano con mano una possibile alternativa. L’opulenza creata in quel posto sperduto propina loro come un sussulto di rabbia e speranza mestate congiuntamente. Si ritorna in Calabria con la voglia di fare altro, forti della constatata plausibilità. Il dogma fatale “…tutto è sempre stato così e, qualunque cosa faccia, non cambierà mai nulla” non costituisce più la prepotente direttrice della storia, ma diviene ora, e qui sta il prodigio primario, il nemico da combattere. Piero Schirripa incassa a meraviglia questo benefico esito e lo traduce in moderna progettualità, dimensionando “le cose con un atteggiamento d’organizzazione, di impegni, di mercato, di tecnologia”.I Trentini, dopo analitiche visite in loco, suggeriscono di provare a coltivare i lamponi… “voi avete il sole, in abbondanza: e allora, hanno detto, perché non produrre anche qui i lamponi, però non a luglio quando già li facciamo noi in Trentino – non serve a niente, sarebbe solo dannoso e non concorrenziale – sarebbe invece bello se voi faceste i lamponi a Natale, a dicembre. T´;immagini i lamponi a Natale? Secondo noi è possibile”. E poi, the last but not least, “la coltivazione dei lamponi è molto redditizia e crea tanto lavoro”. Nel tristemente famoso triangolo Natile, Platì, San Luca, il miracolo si compie, attraverso un suggestivo percorso così regolamentato:”1) conosci la tua marginalità, 2) trasforma la tua marginalità in tipicità; 3) intreccia la tua tipicità con le altre per far nascere la reciprocità, cioè il frutto maturo della tipicità, l´;antidoto alla Lega del Nord ed alla passività del Sud”.Meravigliose serre per sostenere la maturazione dei rossi e pregiati frutti sono sparse nella terra dei soprusi e dell’illegalità. Sono lì, le abbiamo viste e fotografate, noi poveri uomini ordinariamente increduli… “A chiddu chi ti dinnu nianti ai a cridiri e a chiddu chi vidi sulu a metà ndai a cridiri”. Schirripa ci ha accompagnato in queste terre, ci ha mostrato il suo capolavoro con insolita naturalezza, estirpando, mentre si camminava, “troppe d’erba maligna”. A fianco le serre della Bonamico notiamo altre colture attrezzate:”sono i vicini che ci copiano…Noi non siamo contro questo fenomeno, anzi lo consideriamo foriero di nuova civiltà”, e ancora ”…per emulazione gli altri imparano e c’è un forte indotto nato così, porta a porta. E’ tutto bello e suggestivo…” . E, come se non bastasse, il medico in jeans e cravatta saluta a gran voce un signore che si sbraccia lontano nella sua auto:”e’ un mio operaio, un ex detenuto. Mi ha invitato da lui a patto che gli porti il vino”. Rimaniamo letteralmente sbalorditi, tanto galleggianti nell’aria che ci scopriamo, contenti, a guardarci le gambe per accertarci che non siano andate altrove. Capiamo d’un tratto, e chiaramente, perché “la Provvidenza o la fortuna, secondo ciò in cui uno crede, è arrivata qui”.