L’effetto positivo dei social media nella PA per una democrazia partecipata

di Caterina Spina

 Quando uno Stato vuole avvicinarsi al resto del mondo ed allargare i suoi confini di scambio economici e sociali apre le sue Ambasciate inviando i suoi uomini più preparati e “diplomatici” per attivare un duraturo e proficuo dialogo con le popolazioni e le istituzioni del luogo.

Utilizzando questa semplice metafora, la moderna Pubblica Amministrazione, oggi in piena rivoluzione organizzativa, deve attivarsi come quello Stato ed inviare i suoi migliori ambasciatori per collegarsi a filo doppio con i soggetti istituzionali o con i suoi amministrati ed instaurare un buono e reciproco rapporto di comunanza e vicinanza.

In un mondo sempre più virtuale, e decisamente sempre meno reale nelle sue dinamiche e nei suoi spazi di vita quotidiana e di lavoro, la PA deve usare ogni nuovo mezzo messo a disposizione dalla tecnologia ed ogni uomo migliore appartenente al suo istituto o, se necessario, esterno al proprio nucleo, per intraprendere un nuovo percorso culturale e civile.

Così facendo inizierà una nuova fase di governo partecipato, passando da un’amministrazione per il cittadino ad un’amministrazione con il cittadino.

Per fortuna, sta emergendo sempre più che la PA, nella sua politica di accessibilità e trasparenza, relazione e scambio, servizio e comunicazione, pur non avendone specificatamente l’obbligo, vista la sua specifica e democratica natura istituzionale, utilizzando i nuovi media, sembra responsabilmente intenzionata a cogliere questa grande occasione di diffusione del sapere, nonché di avvicinamento delle parti.

In tal senso, una prima occasione è stata già offerta da alcune leggi (ad esempio, tanto per citarne qualcuna, la n. 150/2000, la n. 4/2004, la n. 82/2005 e la 163/2006, a loro volta coadiuvate per il controllo e la regolamentazione della legittimità dell’uso dei dati e delle proprietà con le leggi n. 633/1941 e n. 196/2003), ma vi è ancora molto da fare per rendere veramente paritario e sussidiario il rapporto tra la pubblica amministrazione e il cittadino/utente.

Spesso, in passato, alcune amministrazioni illuminate hanno attivato forum di discussione, sondaggi o blog in cui i cittadini potevano esprimere le proprie opinioni. Oggi, invece, grazie ai nuovi strumenti di e-partecipation, si può dismettere la struttura gerarchica politica-cittadino e mettere il cittadino in una condizione di parità con il politico, che inizia a vedere il cittadino/elettore come un costante e quotidiano alleato/controllore nella sua attività politica e di amministratore.

Sino a pochissimo tempo fa, i cittadini sono stati coinvolti nella “cosa pubblica” solo in maniera consultiva: ovvero, al momento delle elezioni o poco prima l’avvio delle le campagne elettorali.

Ma quando si parla di partecipazione del cittadino non si può pensare all’espressione di un semplice parere: perché partecipazione dovrebbe significare, soprattutto, coinvolgimento continuo da attivare durante tutto l’arco del mandato di un politico o di un amministratore.

Far sentire il cittadino come parte reale di una comunità e farlo partecipare alla costruzione condivisa del sapere della stessa collettività, grazie all’uso dei social media, sono solo alcuni degli obiettivi che si possono raggiungere in una pubblica amministrazione.

Un’apertura decisamente auspicabile per le democrazie perché i saperi e la conoscenza, e non solo i pareri e le opinioni, possono diventare finalmente la base essenziale di nuovi e più democratici processi per una partecipazione reale e duratura.

Con i social media, i cittadini possono esercitare il proprio diritto/dovere a non dover essere solo fruitori passivi di informazione e conoscenza erogate da altri, ma ad essere finalmente attori della costruzione di un sistema di conoscenza che supporterà le attuali e future scelte.

La vera sfida di questo inizio di millennio potrebbe essere non tanto quella di portare solo informazione e conoscenza, ma di ricercare insieme nuove soluzioni per far emergere, organizzare e connettere la conoscenza dei singoli al fine di farne cittadini consapevoli e partecipi.

Ma se partecipare implica conoscere e se per conoscere si richiedono strumenti necessari per farlo, anche se gli strumenti li offre l’innovazione tecnologica, nel caso di una condivisione di informazioni e conoscenze appartenenti alla sfera della PA, è necessario che questa intervenga direttamente per garantire un equo e indistinto diritto di accesso a tutti i cittadini, al fine di evitare discriminazioni di ordine sociale, economico, politico, culturale e tecnologico.

Ovviamente, al di là della necessità di instaurare un rapporto di forze più equilibrato tra le parti, va ricordato che se i social network sono potenzialmente degli strumenti utili, questi possono non esserlo necessariamente per tutti.

Adottare i social media in comunicazione pubblica, lo abbiamo già scritto, non è un obbligo. Utilizzare questo strumento è solo una libera decisione strategica di trasparenza, verità, autorevolezza e costanza messo a disposizione della PA dal legislatore.

L’importante è non sottovalutare mai che se si attivano tali strumenti, questi non vanno utilizzati in modo discontinuo, senza un frequente aggiornamento e omettendo informazioni o censurando commenti poco lusinghieri da parte della cittadinanza, perché ciò potrebbe causare un effetto boomerang proprio per chi decide di adoperarli.

Molte pubbliche amministrazioni hanno iniziato ad aprire le proprie “ambasciate” sui social network, perché l’esistenza di una pagina condivisa, in cui i cittadini possono navigare e lasciare propri commenti, dà una sensazione di prossimità alla società civile.

Peraltro, i nuovi media permettono di portare alla luce i bisogni latenti e le idee innovative che possono contribuire a sviluppare delle forme nuove e tangibili di governo partecipato. L’uso di questi strumenti possono aiutare molto la nostra società democratica a realizzare il suo percorso di costruzione civile e culturale.

Grazie ai social media, così come ai siti istituzionali, da cui comunque non bisogna mai prescindere, tutti i cittadini potranno diventare più civili e responsabili, più vicini e solidali, ma soprattutto più attori del proprio destino e meno soggetti amministrati.