L´Etica e il futuro della Calabria

Sull’etica della classe dirigente si gioca il futuro della CalabriaSe qualcuno pensava che la questione morale in Calabria si chiudeva con la legge antiparentopoli, si sbagliava di grosso. In primis perché la legge antiparentopoli non ha sortito nessun effetto pratico, le stanze della regione brulicano di rampolli e congiunti di eminenti politici, funzionari e magistrati. D’altra parte l’aspetto parentopoli non esaurisce le problematiche legate alla questione morale, il conflitto di interessi è l’altra faccia di parentopoli, che al sottoscritto è costata, pure, una querela, per averla già sollevata. L’informazione, quella libera, deve avere un ruolo primario, non nel prendere posizione ma nel raccontare i fatti, i fatti amministrativi deviati, troppo spesso celati nelle centinaia di righe illeggibili delle Gazzette Ufficiali. Gli esempi sono tanti e pure eclatanti, ma in un paese non normale come l’Italia, tutto viene metabolizzato, e tutto passa ormai come se gli eventi ed i comportamenti deviati politico-amministrativi fossero consuetudinari e perciò, traghettati come normali e pure anche leciti. Spesso si gioca anche sulla memoria, ed il rientro in politica attiva di politici a suo tempo coinvolti in fatti, anzi misfatti di prima repubblica, come se la seconda fosse meglio, le riabilitazioni post-mortem di altri, servono solo a traghettare comportamenti eticamente censurabili come incidenti di percorso o peggio ancora fatti ineluttabili e naturali di chi ha il potere di gestire ed amministrare. Insomma la politica si autoassolve, ma intendiamoci non è solo una questione di giustizia o magistratura è il percepimento dei comportamenti eticamente scorretti, che sta cambiando. In Calabria tutto questo è amplificato, i confini tra il lecito e l’illecito è più labile, e la politica come espressione della società, rappresenta perfettamente questo modo di leggere i comportamenti degli amministratori, anzi il loro comportamento, si insinua perfettamente, nella sinuosa “border-line” tra l’illecito ed il comportamento eticamente scorretto. La questione morale è grave non considerarla o considerarla una questione antiquata o astratta e liquidarla affibbiandole l’attributo sprezzante di moralismo, sia bene inteso, ciò equivale a una rottura del contratto sociale e a una defezione delle persone più illuminate. Questo vale per ciascun cittadino e qualsiasi politico, in Italia come in Calabria, per la destra, il centro e la sinistra. Ciascuno ha l’obbligo di porsi la domanda sul corretto modo di agire prima ancora e indipendentemente della rilevanza giuridica del comportamento, l’agire morale riguarda la fase che precede la linea di confine a partire dalla quale i comportamenti diventano penalmente rilevanti, non è detto che il confine venga poi superato. E non sempre i comportamenti non corretti sono legalmente perseguibili, questo in realtà è il vero problema. All’Informazione ma ancor di più alla Magistratura è demandata l’osservazione dei comportamenti degli amministratori nel senso dell’etica, ma il loro intervento avviene solo se questi comportamenti sono penalmente rilevanti. Ma come appartenenti alla cosiddetta società civile, ci corre l’obbligo di dire, con possibilità di dimostrarlo con dati di fatto, che molti atti messi in essere dalla politica locale e regionale, anche da parte della classe dirigente attuale pur se penalmente (forse) non perseguibili, questo non sta a noi stabilirlo, non per questo diventano comportamenti legittimi ed eticamente corretti. Giorgio Durante Presidente di CalabriaLibre