Lettera a Simeone

Esimio Direttore,Le scrivo mosso da contrastanti sentimenti: ammirazione e rabbia. Ammirazione per il suo corsivo di domenica nel quale, con coraggio e intelligenza, plaude Loiero e i suoi amici perché artefici unici di una reale rivolta contro la blasfema legge che regolerà le prossime elezioni politiche. A prescindere… Rabbia perché avrei voluto firmarlo io il suo pezzo.Un legislatore delirante ha inteso offendere, oltre i limiti della decenza, il principio, il sine qua non della democrazia, l’anima pregnante della nostra Costituzione. Il prodotto danneggia tutti gli Italiani, ma ferisce a morte quelli della Bassa, i calabresi in primis. Erano, infatti, maturati i tempi per muovere i nostri conterranei, caro Direttore, verso una più libera e appassionata scelta della propria rappresentanza parlamentare. La disperazione che sovrasta tutto e tutti e la povertà incombente avrebbero obbligato il nove aprile molti calabresi a scegliere senza paura, a votare un candidato che finalmente evidenziasse il dolore e l’agonia di gente che non ce la fa più. Il do ut des non funziona più, almeno non così diffusamente da garantire i plebisciti delle scorse tornate elettorali. Così, io che milito in D.L. e che di questo partito ne presiedo un circolo, in coscienza mi ritrovo a dover suggerire a me stesso, alle derelitte anime e alle vive intelligenze che popolano la squallida landa calabra di disertare le primaverili urne o, in alternativa, di votare chi ha scelto con i fatti di contrastare il malfatto di cui sopra. E sempre a prescindere… Il centro&#45sinistra ha largamente sbraitato e continua, con bella faccia tosta, ad abbaiare incazzato contro questa legge elettorale, salvo poi approfittarne per piazzare nelle proprie liste, con preoccupante assiduità, personaggi che Montecitorio non avrebbero potuto frequentarlo mai a partire dall’ottenimento del democratico consenso. Non è allora conveniente, mi chiedo, pensare che l’espulsione dalla Margherita di autorevoli militanti sia stata dettata non solo dai principi, ma anche dalla constatazione che i numeri sottratti non porteranno a Roma uno o più ulivisti? E’ probabilmente il primo atto consumato nel ricordo della democrazia, poi s’insedierà un parlamento sempre più espressione di oligarchici poteri, gente che rappresenterà al massimo, con tutta probabilità, se stessa e qualche Barone. E qui si continuerà a soffrire, a sperare, in ultima ratio, a scossoni epocali. Se non altro per onorare quanti, sessant’anni fa, colorarono con il loro sangue il sogno della democrazia e dell’uguaglianza. Il fascismo, in tutta sincerità, non mi sembra poi così lontano…Grazie ancora DirettoreErmanno Cribari, portavoce circolo D.L. “G. Capograssi” in attesa d’espulsione