Lettera aperta a Bersani

Caro Bersani,
abbiamo letto la Sua lettera sul Corriere della Sera, interessante per le posizioni che assume su questioni delicate e imbarazzanti a causa delle inchieste giudiziarie in corso a Milano e altrove e per gli impegni su quella che Berlinguer aveva definito questione morale, essenza della politica, abbiamo deciso di scriverle questa lettera aperta.
Siamo un gruppo d’aderenti all’Associazione Democrazia e Legalità, fondata da Elio Veltri nel 1997 e rimessa in pista con il solo scopo di fare qualcosa d’utile per questo nostro Paese. Siamo preoccupati di vedere l’Italia rischiare l’abisso, ogni giorno di più, a causa del degrado morale, legale e criminale nella società, nella politica e nell’economia.
Tra le tante questioni che affronta ne rileviamo tre:
La prima riguarda l’impegno Suo e del Partito Democratico per l’approvazione di una legge sui partiti. Ne condividiamo le motivazioni ma non riusciamo a comprendere perché un problema di tale rilevanza, dibattuto alla Costituente e risolto con un inefficace compromesso (articolo 49 della Costituzione), negli anni è stato sempre disatteso anche da voi. Il peso della mancata previsione in Costituzione della responsabilità giuridica dei partiti grava soprattutto sui costituenti come Togliatti e Marchese che si opposero alle proposte sostenute con vigore da costituzionalisti democristiani come Mortati, Moro e altri. Ricordiamo inoltre che nel 1999 Veltri presentò una proposta di legge, accantonata ogni qualvolta si votavano norme sul finanziamento pubblico dei partiti, difesa da Prodi in due occasioni dopo le dimissioni forzate del suo governo. Oltre quella di Veltri, in precedenza, era stata accantonata un’analoga proposta presentata al Senato da don Luigi Sturzo. Speriamo che ora sia la volta buona. Non vogliamo però affidarci solo agli annunci. A Maggio, come Lei sa, abbiamo predisposto, con altre associazioni della società civile, tre proposte di legge d’iniziativa popolare, tra le quali una sulla responsabilità giuridica dei partiti, la democrazia interna, la trasparenza dei finanziamenti e dei bilanci e sui tagli dei costi della politica, simile a quella presentata dallo stesso Veltri ed altri nella XIII legislatura. Alle riunioni del comitato promotore (27/05 e 18/06) hanno partecipato due autorevoli osservatori del PD. Ci auguriamo che alla ripresa l’impegno del PD, anche nella raccolta delle firme e nel sostegno parlamentare sia concreto e fattivo. Naturalmente è un appello che abbiamo rivolto e che rinnoviamo a tutte le forze politiche, anche quelle da noi più distanti, nella forte consapevolezza che la riforma sia improcrastinabile ed utile al Paese.
La seconda questione riguarda la legge anticorruzione. Qui le responsabilità dei partiti, incluso il PDS, sono ancora più gravi. All’inizio della XIII legislatura, dopo la vittoria di Prodi, è stata proposta dal presidente della Camera Violante, nominata dal Parlamento, una commissione anticorruzione, con l’unico scopo di predisporre proposte di legge. Quella commissione ha scritto dieci leggi sull’argomento, tutte rimaste nel cassetto. Esse prevedevano, sul modello d’altri paesi, l’istituzione di un’Autorità autonoma, assistita da un’anagrafe patrimoniale, con potere di condurre inchieste amministrative. La commissione fu sciolta senza informare il Parlamento con il tacito consenso del centro sinistra e del centro destra. La corruzione è stata ignorata e sottovalutata.
Infine, sulla presunzione d’innocenza, diritto costituzionale garantito, di cui parla nella Sua lettera, siamo tutti d’accordo. Che cosa c’entra però la presunzione d’innocenza prevista dal codice penale con la politica? Non pensa che i partiti e segnatamente il Suo, debbano mettere alla porta militanti e dirigenti chiacchierati, con tenori di vita e patrimoni incompatibili con i redditi dichiarati? Non crede che similmente sono d’allontanare coloro che hanno la propensione ad usare a fini personali le cariche pubbliche per favorire figli e parenti anteponendo i propri affari all’interesse pubblico, prima che arrivi il magistrato? Non concorda sul fatto che la presunzione d’innocenza, fino a sentenza passata in giudicato, non può valere per i dirigenti politici e i rappresentanti delle istituzioni, i quali, per alcuni reati tipizzati, devono lasciare cariche istituzionali e la politica subito dopo il rinvio a giudizio? Nel 1981, un gruppo di socialisti guidato da Tristano Codignola già vice segretario del Partito, di cui facevano parte Bassanini, Leon, Amendola, Enriques Agnolotti e Veltri, lasciò il Psi, in dissenso con Craxi e la sua dirigenza sulla questione morale e su questioni politiche, anche se nessuno dei dirigenti contestati era allora indagato. Il gruppo rimase isolato. I difensori furono davvero pochi ma erano Bobbio, Bocca, Lombardi, De Martino, Giolitti.
 firmato
Luigi Villani, Domenico Morace, Alessandro Lippo, Paolo Militerno, Cristina Naso, Graziella Algieri, Gian Lorenzo Spisso,  Donato Aquilino, Sara Coccolini, Tiziana Streppa, Angelo Conte,  Paolo Ferloni, Giuseppe Caracciolo, Domenico Ferraro, Flavia Fulvio, Giovanni Giovanetti, Rosanna Grisolia, Luigi Cassio Di Pace, Lidia Pelis, Antonio Gorgoglione, Stefania Vilardo, Moriano Mascellani, Lucia Colosimo, Vincenzo Musella, Luca Garofalo, Aldo Balassi, Barbara Giardiello, Saturnino Manovale, Adriano De Cupis, Barbara Archeri, Cristina Pacella, Pasquale Scardacchi, Debora Scardacchi, Stefano Anzuinelli, Patrizia Bianchini Giancarlo De Mattia Maurizio Nardozza, Enrico Palmarucci, Valentina Palmarucci, Romolo Tamburini, Mauro Maggini, Roberto Gasparrini, Giuseppe Gaeta, Davide Tininini, Karen Visani, Paola Manzan, Claudio Infussi.