LETTERA APERTA A CARLO ALEMI

LETTERA APERTA AL PRESIDENTE DEL TRIBUNALE DI NAPOLI CARLO ALEMI Presidente, la sua lunga esperienza di magistrato in prima linea, tanto sul fronte della criminalità organizzata quanto su quello delle connection fra poteri occulti e segmenti deviati dello Stato, ci rende fiduciosi nel sottoporre alla sua attenzione una questione delicata e complessa, che attiene alla vita stessa della democrazia nel nostro Paese. Quanto intendiamo qui illustrare non è solo frutto di una battaglia solitaria portata avanti da La Voce della Campania, ma piuttosto un tema che vede impegnati i massimi rappresentanti di Ordine dei giornalisti e Federazione Stampa, sia a livello campano che nazionale. La possibilità che i giornalisti hanno di esercitare correttamente la loro funzione di trait d’union fra cittadini ed istituzioni, affinché questi ultimi possano svolgere la necessaria azione di controllo democratico, risulta in Italia – assai più che nel resto dell’Europa – fortemente condizionata e repressa. Tali limiti non sono solo dovuti al problema (presente in tutti i Paesi occidentali) della proprietà dei mezzi d’informazione, detenuti da grossi gruppi industriali. La vera arma di repressione contro l’esercizio della funzione giornalistica – che deve avvenire nel pieno rispetto dei fatti e delle persone, sempre d’interesse pubblico, e con la dovuta continenza nell’esposizione – risiede nella possibilità di affidare esclusivamente alle sedi civili i giudizi per diffamazione, come se questo tipo di reato fosse assimilabile alle liti condominiali o a quelle per un tamponamento stradale. Da tempo alcuni fra i parlamentari più sensibili alle regole della democrazia (in primis il senatore DS Massimo Villone) stanno studiando provvedimenti che introducano nelle cause civili per diffamazione – come avviene quando ci sono da tutelare interessi ben al di sopra di quelli delle parti, ad esempio nel caso di minori – la presenza di un pubblico ministero per gli affari civili, che sappia tutelare, in vicende tanto delicate, non solo le ragioni dell’uno o dell’altro, ma anche l’interesse più generale di una comunità democratica qual è ancora la nostra, e contribuire ad accertare la verità. Nell’attesa che tali provvedimenti legislativi possano compiere il dovuto iter parlamentare, ci sentiamo di chiedere a lei, come presidente del Tribunale di Napoli, una vigilanza particolarmente partecipe su tutti i giudizi civili per diffamazione. Tre sono sostanzialmente le ragioni di questa richiesta. In primo luogo, l’enorme carico di lavoro che grava sulle sezioni civili del foro partenopeo, che rende talvolta difficile al magistrato poter disporre di tutto il tempo e di tutti gli elementi necessari ad un pieno accertamento della verità dei fatti. In secondo luogo, sono sempre più numerosi i soggetti che, ritenendosi vittima di presunta diffamazione (ma soprattutto, come spesso accade, per intimidire o punire il giornalista che ha portato alla luce scomode verità) preferiscono sfuggire all’occhio indagatore del pubblico ministero nelle aule penali e scegliere una sede giudiziaria al riparo dai riflettori. Infine, a Napoli stiamo registrando lo strano fenomeno delle “intimidazioni a mezzo stampa”. Il giornalista viene convocato da un avvocato che rappresenta la parte “offesa”: il legale lo invita ad una “riparazione preventiva” (che può consistere in un articolo di tipo redazionale sulle virtù dell’ “offeso”, oppure in un risarcimento pecuniario), preannunciando in caso contrario una causa civile “da milioni di euro”. Un episodio di questo tipo accaduto lo scorso anno alla Voce della Campania è ampiamente documentabile, anche perché in quel caso è intervenuto, nei confronti dell’ “offeso”, un provvedimento restrittivo per un’altra vicenda penale in cui era coinvolto. Ma nuovi, analoghi tentativi sono tuttora in corso. E probabilmente altrove hanno già sortito i loro pesanti effetti censori. Presidente Alemi, in attesa di cambiamenti negli assetti legislativi sul reato di diffamazione, ma persistendo un contesto come quello descritto, vorremmo poter affidare alla sua vasta competenza, al suo impegno professionale e civile le speranze di vedere tutelate nelle cause civili, così come avviene generalmente in quelle penali, le esigenze di rigore, equità ed attenta disamina dei fatti che, sole, possono garantire la resistenza di una libera, corretta e democratica informazione a Napoli. Siamo ben consapevoli della molteplicità di incarichi connessi alla sua rilevante funzione, ma siamo altrettanto certi di poter contare sulla sensibilità di un magistrato che, come lei, ha operato avendo sempre a cuore il bene primario dello Stato e della democrazia. Anche i giornalisti considerano la giustizia un bene primario da tutelare e difendere: nel progetto di legge sopra ricordato, chiedono un giudice in più. Per ora, noi ci auguriamo che, attraverso la sua alta vigilanza, a Napoli questo “giudice in più” possa essere lei. La Voce della Campania Andrea Cinquegrani Rita Pennarola