Lettera aperta ad Agazio Loiero

Egregio Presidente Loiero quando, nello scorso settembre, Lei chiese scusa ai turisti per le condizioni del mare e per i disagi a cui i villeggianti erano andati incontro, nessuna persona, calabrese o italiana o di altra nazionalità, che fosse a conoscenza del fatto, pensò, neanche lontanamente e neanche per scherzo che, Lei porgesse quelle scuse per la benché minima responsabilità personale o diretta. A prescindere dalle considerazioni che scatenò quel gesto, credo che Lei ritenesse opportuno, per un atto di coscienza e di etica comportarsi così, e così fece. Mutatis mutandis, ad oltre un anno di nuovo governo regionale, alla luce di un’attività istituzionale prossima alla stasi ed alla luce (sinistra) di accadimenti di cronaca, di tragico rilievo per la società calabrese (delitti Congiusta, Fortugno, Scarcella, chiusura del Valantain, revoca della scorta alla baronessa Cordopatri, distruzione della cooperativa Cassarese a Nardodipace e delle colture dei frutti di bosco della cooperativa Valle del Sole&#59 il ritorno in Calabria &#45 a suo rischio e pericolo &#45 del testimone di giustizia Pino Masciari&#59 solo per citare i fatti più paradigmatici) mi chiedo se Lei abbia mai pensato di chiedere scusa a tutte queste persone o ai familiari di quelle che, purtroppo, sono tragicamente scomparse. E ribadisco il motto latino… E formulo un’altra domanda: cosa deve accadere di ancor più tragico, di quanto già non sia successo da qui a pochi mesi (solo per citare gli ultimi tempi) affinché amministratori e governanti regionali, massima espressione del governo locale, provino, quantomeno, ad agire, formulando programmi, strategie, interventi, almeno nel tentativo di fare? Non era stato Lei, reiteratamente, in campagna elettorale, a parlare di “casa di vetro”, a proposito della sede del governo regionale? O di “Calabria rivoltata come un calzino”? Come dare torto al cavaliere Callipo, se deciderà di andare via dalla Calabria? Ho seguito in Calabria i suoi appelli accorati al Presidente Montezemolo, all’allora ministro Pisanu. Ho visto il suo entusiasmo, a Toronto, durante la settimana di Saperi e Sapori, e la fierezza con cui tutti noi calabresi di Calabria presenti abbiamo guardato all’operato brillante dei calabresi del Canada ed allora, ed in tutta sincerità, non me la sento neanche per un attimo di pensare a provare a convincere un imprenditore ed un personaggio del rango di Callipo. Con un macigno sul cuore, qual è quello che da tre giorni mi porto addosso, dopo aver letto le sue dichiarazioni, vorrei dire al nostro straordinario conterraneo di andare dovunque si senta libero e sicuro di poter lavorare e dare lavoro. E Dio sa quanto mi costa dover pensare e scrivere queste parole, non foss’altro perché, per passione e per lavoro, mi incaponisco ancora a cercare, e trovare, i segni di una Calabria produttiva e positiva. E firmo solo con nome e cognome, poiché stavolta, prima di tutto, a parlare è una cittadina calabrese profondamente delusa, amareggiata e mortificata. Adele Filice