L´intervento di Aurelio Misiti alla Camera

Onorevole Presidente della Camera, Onorevole Presidente del Consiglio, Onorevoli colleghi:condivido i contenuti essenziali della esposizione del Presidente del Consiglio e ciò mi consente di intervenire soltanto al fine di sottolineare e, per quanto mi sarà possibile, arricchire tre punti delle “comunicazioni”, che questo alto consesso ha testé ascoltato. Essi sono:• Le Infrastrutture• Il Sud• La ricerca scientifica e tecnologicaIn merito al primo punto il breve ragionamento che Ella fa signor Presidente del Consiglio, non solo è apprezzabile per il contenuto, ma merita di essere sviluppato e attuato in tutto il suo significato.Connettere il nostro Paese al sistema delle grandi reti infrastrutturali, che nel resto dell’Europa si sta realizzando, è per noi un imperativo categorico se si vuole mantenere il passo dello sviluppo del Continente, impegnato a sua volta nella competizione globale. E su questo voglio segnalare i significativi passi avanti che l’Italia ha compiuto nell’ultimo decennio.Per comodità ricordo che le reti, oltre a quella informatica e di telecomunicazioni, divenute ormai essenziali e indispensabili anche per il futuro sviluppo del pianeta, consentono la movimentazione di merci e di persone con quattro mezzi diversi: aereo, nave, treno, autoveicolo.E’ vero che durante questo secolo si avrà una profonda trasformazione dei mezzi di locomozione e in particolare dei motori, incentivata dalla necessità di avere bassi consumi energetici e ridottissimi prodotti inquinanti. Si avrà certamente la fine del motore a scoppio e sempre di più sarà utilizzata l’energia alternativa rispetto a quella, attualmente preponderante, derivata dal petrolio.Gli attuali aeroplani diverranno oggetti da museo e comunque, per ragioni legate ai consumi energetici, la movimentazione di merci e persone avverrà sempre più per via aerea. Tuttavia le infrastrutture fisiche, come i porti, le ferrovie e le autostrade, avranno ancora importanza strategica.Vi sarà sempre di più integrazione tra i quattro diversi modi di viaggiare e quindi risulta indispensabile rinnovare il sistema delle infrastrutture di trasporto, tra cui assume particolare importanza il quadruplicamento ferroviario (TAV) tra Salerno e Palermo, che i Governi passati non hanno mai autorizzato. Solo per inciso voglio ricordare che gli investimenti in infrastrutture, non richiedendo significative importazioni nette, incidono positivamente sulla crescita del PIL in modo rilevante.Sul secondo punto relativo al Sud, signor Presidente del Consiglio, condivido la Sua pur concisa e breve analisi e le relative conclusioni, ma nello stesso tempo mi permetta di essere un tantino scettico sui risultati che si potranno ottenere in un quinquennio di governo.Certo, il Suo ragionamento sembra costituire una discontinuità rispetto alla retorica meridionalista del passato, che era basata sull’assistenzialismo, ma non posso non rammentare che dall’Unità d’Italia in poi ogni Governo (e anche ogni opposizione), ha messo in agenda l’obiettivo del superamento del gap tra Nord e Sud, eppure la forbice si è allargata paurosamente. E tale stato di cose non può non alimentare la sfiducia dei giovani del Sud verso le Istituzioni. Ancora oggi su quattro laureati tre emigrano verso il Nord e verso altri paesi. E non può essere considerata generalizzabile la pur generosa ed esemplare reazione alla illegalità dei giovani studenti della Locride, che pure rappresenta una grande novità positiva da non strumentalizzare però, come qualcuno incautamente tenta di fare.Tutto questo costituisce un evidente fallimento della politica della Nazione verso il Sud. Oggi Lei può parlare finalmente in nome del paese che il Mezzogiorno non costituisce più un problema da risolvere, ma una reale opportunità di sviluppo per l’intera Nazione. La posizione geografica lo presuppone. La ricchezza proveniente dall’Asia passa per il Sud e in particolare per il Porto di Gioia Tauro. Il Governo e il Parlamento allora consentano, con opportuni provvedimenti legislativi, di intercettare tale ricchezza e a porla a base del futuro sviluppo economico e sociale del Mezzogiorno.Il terzo punto è relativo all’Università e alla ricerca scientifica e tecnologica.Condivido in pieno quanto illustrato da Lei signor Presidente relativamente al “grande salto in avanti” necessario nell’impiego di consistenti risorse economiche e finanziarie per raggiungere gli obiettivi quantitativi di alcuni paesi all’avanguardia in tale settore. Ciò risulterà oltremodo utile ad elevare la competitività del nostro Paese.Posso assicurare tuttavia, che, in base alla mia esperienza personale di docente e ricercatore nella prestigiosa Facoltà di Ingegneria dell’Università di Roma “La Sapienza”, i nostri giovani laureati, nonostante tutto, resistono ancora ai primi posti nella considerazione degli esperti internazionali.Voglio ricordare con orgoglio soltanto l’ultimo successo scientifico dei giovani scienziati della mia Facoltà: la recente progettazione e costruzione delle apparecchiature e dell’antenna che sono state determinanti per scoprire la presenza di tracce di acqua sul pianeta Marte. Con tristezza e perché no anche con rammarico ho dovuto constatare che negli altri paesi protagonisti del grande evento scientifico c’è stata una generale e quasi popolare manifestazione di gioia, mentre nel nostro Paese l’episodio è passato del tutto inosservato.Nell’Università comunque occorre porre fine all’incertezza: si scelga definitivamente il modello di laurea che unisca il valore della tradizione a quello della modernità e si ponga fine all’”indegno balletto” dei cambiamenti dei titoli ogni tre anni. Si diano certezza e gratificazione ai giovani ricercatori e si rilanci il CNR e gli altri enti di ricerca, utilizzando in Italia i cervelli nostri e, per quanto possibile, quelli di altri paesi a noi vicini.Convengo quindi in primo luogo con il Presidente Napolitano e con Lei signor Presidente del Consiglio che l’Italia possiede la forza economica e intellettuale per riprendere il cammino. Su questo occorre però l’unità del Parlamento e del popolo italiano.