Lo Stato da un milione di Pollari

“(…) Ora per colpa tua la terra sarà maledetta: con fatica ne ricaverai il cibo tutti i giorni della tua vita. (…) Ti procurerai il pane con il sudore del tuo volto, finché tornerai alla terra dalla quale sei stato tratto: perché tu sei polvere e polvere tornerai”.Queste parole di nostro Signore compongono frasi dure, affettuosamente rivolte a chi cerca di migliorarsi quotidianamente restituendo alla vita il privilegio ottenuto con la nascita in forma umana. Tuttavia la formula adoperata appare obsoleta e, nella società capitalista ed hig tech dove lavori e valori viaggiano in un click, anche il più integralista tra gli interpreti di Dio si è trovato ad affrontare una realtà che, se presa alla lettera l’indicazione divina, non soddisfa più neanche il bisogno di provvedere a sé stessi.Urgendo dunque una soluzione rapida, gli italiani, che per vicinanza allo Stato Pontificio suggono l’emanazione dei precetti new age, si sono fatti apostoli del “trans testamento”, un opuscolo di alcune pagine (web) e qualche migliaio di fascicoli processuali, nel quale, i più lungimiranti tra i “servitori dello Stato”, hanno riversato la nuova lettura del monito divino.Mosso dall’interesse per le questioni teologiche sono subito corso presso gli uffici della casa editrice che sta stampando il prezioso manuale e con metodi più o meno leciti, sono riuscito a trafugarne una parte il cui riassunto voglio qui oggi condividere con Voi, per preparaci tutti insieme all’avvento dell’anno.Convinto dalla bontà del materiale, che nonostante difetti di tutta la prima parte nella quale sono citate le gesta di Berlusè, l’uscita dall’Egalitè e l’approdo nell’Eterna Promessa, sottopongo alla Vostra attenzione le figure di sei profeti, tre maggiori e tre minori, che costituiscono gran parte della refurtiva che devo ancora mettere in ordine.Si comincia con Nicolò, profeta maggiore di portata internazionale, autore del motto: “Se non hai un lavoro, inventati le motivazioni per far lavorare qualcun altro cibandoti della Sua riconoscenza ”. L’importanza di questo pensatore risiede nella capacità di muoversi nel virtuale, più precisamente nell’inventato, riuscendo a produrre effetti reali ed immediati. In un passaggio del Testo Sacro viene narrato il Nigergate, nel cui racconto le sue gesta risplendono di un’aura epica. Inventando le prove secondo cui il Niger stava apprestandosi a vendere all’Iraq dell’allora Rais, 500 tonnellate di uranio all’anno ed anche i tubi d’alluminio per le centrifughe con cui il verde minerale si arricchisce, Nicolò ha fornito il pretesto ai bellicosi della Casa Bianca per dichiarare una legittima crociata contro il regime del Male e la distruzione di massa. Per giustificare come questo materiale stava per essere contrabbandato ha usato la parabola dell’Oranosaurus nigeriensis e dell&acute&#59Afrovenator abakensis, reperti fossili di dinosauri le cui dimensioni sarebbero servite a furbi camionisti per camuffare ed inoltrare in terra irachena il carico radioattivo di cui sarebbero stati portatori insani.Si può notare come il profeta si sia distinto nella creazione di lavoro per l’altrimenti morta agenzia di sicurezza italiana, e non solo, da vero devoto.Profeta minore collegato al primo è Renato, giornalista cattolicissimo e appassionato, autore del motto: “Una bugia ripetuta più volte diventa verità, tu allora pubblicala e lavorerai ”.Questo pensatore è poco conosciuto, per via della modestia che lo ha indotto a lavorare sempre sotto pseudonimo. Di lui si sa che ha combattuto il terrorismo rappresentato da tutti gli oppositori dei teoremi di Nicolò. Le sue tracce risiedono negli scritti “liberi” che ha pubblicato, tutti infarciti da una goccia di sudore freddo, per via dei rischi che si corrono quando si compie una missione top secret.C’è poi il profeta maggiore e martire Luciano, autore del motto: “Una cupola per il nostro Signore, mille lavori per i nostri affiliati ”.Persona schiva e riservata, come Pietro ha cercato di costruire una casa per il padrino. Il suo sistema innovativo obbligava anche i più refrattari al lavoro a mettersi di buona lena per collaborare allo scopo comune. Si è distinto per aver combattuto il vizio del gioco e manipolando gli esiti di manifestazioni sportive, per le quali le famiglie italiane dilapidavano milioni, ne ha scoraggiato la visione. Per lui è pronto un processo di beatificazione inoltrato da tutte le donne che non dovranno più recitare la preghiera del: “Perché perché la domenica mi lasci sempre sola?”. A ruota segue Aldo, profeta minore, che come Renato si è distinto nella mansione di personaggio televisivo. Suo il motto: “Stupido è chi lo stupido nun sa ffà pecché altrimento non lavore ”.Seguace dell’ordine dei giornalisti, esseri consapevoli dell’importanza ricoperta nell’amplificazione delle prediche e dunque tasselli fondamentali nel piano di rinascita, ha cercato di collaborare con il profeta Luciano, creando dal nulla episodi da moviola che hanno impegnato in un’attività lavorativa opinionisti, ex arbitri, pagellisti ed esperti in montaggio video.Qualche riga e non di più sono riuscito a decifrare per quanto riguarda i due profeti Antonio e Stefano. Il primo, maggiore, autore del motto: “Solo l’anima cialtrona lascia la poltrona ”&#59 ha dimostrato un attaccamento al lavoro quasi morboso. Al re in persona che, come Alessandro fece con Diogene, si è recato al suo cospetto per domandargli qualunque desiderio volesse realizzato per andare via, ha risposto che voleva salva solo la sua vita e quella dei suoi familiari.Stefano, minore ed autore del motto: “Un po’ veri mai belli, so i lavoratori, le cui macchie esprimono fatica ”&#59 per dimostrare il suo attaccamento al lavoro è stato capace di macchiarsi la fedina penale. Pur di collaborare al disegno generale ha sposato una soubrette divenendo così un mediatico, ma segretamente si è consumato lavorando come un artigiano alla costruzione di scatole cinesi, nelle quali (si dice) è nascosta la nuova interpretazione delle parole di Dio. Distintosi per la sopportazione del martirio a cui ha fatto seguire un lungo periodo di clausura, ha prodotto documenti di cui ancora nessuno è entrato in possesso, ma che svelerebbero la natura tentacolare del nuovo Dio.Un ultimo spazio lo riservo al segnalibro che ho trovato tra le carte di cui Vi ho qui proposto un sunto, manufatto raro di indubbio valore, ha un’incisione sulla parte superiore scritta in volgare che sono riuscito a ricopiare: “Ohi Cristu ca criasti lu citrulu, e lu criasti cu lu culu amaru, nun fà siccare l’alberu d’ì fissa, sinnò li spierti cum’anu de fare? ”