Mazza&#45Petrone: apocalittici e integrati

Mazza&#45Petrone: apocalittici e integratidi Massimo VeltriGabriele Petrone è giovane. Un giovane quadro prima comunista poi, come tanti, approdato sulle rive del partito riformista. E&acute&#59 di buone letture ed è uno dei pochissimi che sulla stampa ogni tanto dice la sua. La dice sempre in ossequio alla dirigenza e alla cultura politica dominante. Mica è un reato, non è certamente sbagliato a priori. Ma dato che è giovane sì, ma non giovanissimo e non ingenuo, almeno spero, se se ne esce con quell&acute&#59argomentare in risposta all&acute&#59articolo di Mazza, ti cadono, ulteriormente, le braccia.Non che non ci siano delle cose da condividere nelle parole di Petrone (essenzialmente quella che una classe politica non s&acute&#59inventa nè trasferire automaticamente professionisti e “brave” persone alla prova di governo significhi di per sè garantire successo), ma quello che urta è la difesa del mandato popolare e il far finta che in Calabria siamo in una fase di normale dialettica politica ma aldifuori da questo recinto non c&acute&#59è altro. In che mondo vive Petrone, nelle stanze di corso Telesio? E&acute&#59 possibile che non avverta o larvatamente percepisca il malessere, il disagio, la distanza abissale che giorno dopo giorno cresce fra i palazzi e la gente? E la berlina mediatica che ci schiaffa tutti allo sberleffo nazionale lo tocca o no? Le intersezioni fra politica, affari, magistratura, l&acute&#59inazione del governo regionale lo lasciano indifferente? O pensa di cavarsela facendo riferimento al fatto che siamo lungo un percorso sì accidentato, ma da qui non si esce? Le parole di Fassino, fresche fresche, che ribadisce che non si può andare avanti galleggiando (ammesso che si galleggi) ma occorrono discontinuità e salti di qualità lo trovano indifferente? Come si fa a credere nella Calabria quando un intero ceto politico, sì mandato lì dal voto popolare, non dà ragione e conto di aver avuto circa il 60 per cento dei suffragi ma non solo non fa niente ma litiga da sempre al suo interno? Con soldi a bizzeffe a disposizione e un&acute&#59opposizione inconsistente.La democrazia è bella, è una gran cosa, ma dov&acute&#59è andato Loiero a razzolare per fare il pieno degli appoggi? E questi appoggi in cosa si sono tradotti? E qual è stata l&acute&#59azione degli altri partiti per esprimere e offrire agli elettori profili di candidature credibili, capaci, portatori di cambiamento reale (non uso più la parola riformatore: s&acute&#59è svuotata di senso tant&acute&#59è inflazionata)? A sinistra, soprattutto, dove ci dovrebbe essere l&acute&#59imperativo di allargare la base della partecipazione e dell&acute&#59affrancamento del bisogno e dell&acute&#59opportunismo, che s&acute&#59è fatto? O si pensa che oggi si può continuare a pensare e a lavorare come cinque, dieci anni fa, senza rinnovamento, qualificazione, adeguamento?Non sono nè mai sono stato portatore del pensiero secondo il quale trasferire massicciamente pezzi per quanto qualificati e significativi della società civile nei partiti e nelle istituzioni sia un toccasana. La politica merita attenzioni, comportamenti, tempi e linguaggi suoi propri di cui non sempre l&acute&#59imprenditore, il professore, il professionista, ch&acute&#59è cresciuto in altri ambiti, riesce a padroneggiare. Non so quindi se i nomi fatti da Mazza, e altri ancora, veramente sarebbero in grado di vincere la sfida calabrese. Quello che colgo, piuttosto, nelle parole di Mazza, magari espresse non in politichese e con un senso non da comitato centrale, è l&acute&#59insopportabilità dello stato delle cose, che Petrone lo sa, non è solo di Mazza. E non si può liquidare con le cose scritte da Petrone: la difesa a spada tratta dell&acute&#59esistente non solo è inefficace, ma fa male. Un pò d&acute&#59umiltà, quindi, aprire una discussione seria, questo sì farebbe bene.