Napolitano e la Calabria di M. Veltri

Napolitano e la Calabriadi Massimo Veltri Sinistra Democratica, in Calabria come altrove, sta organizzandosi, dandosi forme partecipate di guida del “movimento”, propedeutiche a veri e propri strumenti di direzione e gestione. Le adesioni sono massicce e importanti, e il dato che più conforta è che non si tratta solo di scontenti e delusi di altri partiti, ma anche e soprattutto di chi s&acute&#59era messo da parte, respinto dall&acute&#59attuale politica, di chi non vedeva nel panorama politico elementi di credibilità e di appeal, di chi ha inteso investire tempo e impegno nel progetto in essere, credendoci ancora, sperando ancora. Non è il caso di fare numeri nè di tracciare un seppur sommario identikit del popolo di Sinistra Democratica, mentre non è inutile soffermarsi su taluni avvenimenti degli ultimi giorni, letti secondo l&acute&#59ottica di SD. Il primo è nazionale e si rifà sia al dato elettorale che alla definizione delle alleanze, e quindi del profilo culturale e politico, di Mussi, Salvi, Angius e c.. E&acute&#59 in atto da tempo un dialogo sia con i socialisti sia con verdi, comunisti e rifondazione, tanto per fissare l&acute&#59attenzione sui partiti, e prescindendo qui dalla galassia dei movimenti, che pure interessa, e non poco. La scelta è ovviamente impegnativa, ma se SD si fa tentare da una deriva antagonista la vedo dura. Non che si debba, e possa, chiudere la porta di qualsivoglia rapporto con Bertinotti, Diliberto e Pecoraro, è ovvio, ma i connotati di SD devono essere saldamente ancorati al socialismo europeo, con un riformismo non pervaso di un moderatismo che escluda il conflitto, ma che fa propria la sfida del governo, sul versante avanzato, democratico e partecipato dei valori e non del mercato. Quindi etica, solidarietà, non al liberismo, recupero alla cosa pubblica di tanti “pezzi” via via buttati al privato e perciò impoveriti e mercificati. Penso a scuola, casa e sanità su tutto, ma anche una serie di servizi locali che non possono essere oggetto di contrattazione (energia, acqua, rifiuti, comunicazioni), e alle grandi questioni ambientali. Ma anche lavoro e sicurezza, e su tutto la politica come servizio, e quindi il superamento dell&acute&#59anchilosi autoreferenziale e immutabile dell&acute&#59attuale ceto poltico. Se questo può essere un asset su cui posizionarsi, è possibile, è necessario, tenere più di un filo di collegamento con chi condivide queste posizioni, se pure sul versante, chiamiamolo, massimalista, nelle forme più proficue ed efficaci. Vedremo come procedono gli incontri di Cesare Salvi, e vedremo la discussione interna dove porterà. Il voto amministrativo. E&acute&#59 insistente ma non rispondente al vero l&acute&#59analisi di una Unione penalizzata al nord, mentre al sud tiene. Ed è pure pericolosa perchè rischia di spostare armi e bagagli dell&acute&#59attenzione governativa oltre il Rubicone (come e in che termini poi… ), perchè, tanto, dopo Eboli le cose vanno bene. Non è la prima volta che si dice così, (“la polpa del paese”… ), incorrendo in topiche madornali e lasciando scoperti e scontenti e l&acute&#59una e l&acute&#59altra parte d&acute&#59Italia. Come se le parole di Gramsci (oso ancora citare Gramsci, che si vuol fare… ) non fossero, ancor più oggi, attuali: il mezzogiorno come questione nazionale. Ma lasciamo ad altri, per il momento, il commento generale e “nordista” sulle elezioni, sulla tenuta del governo, sull&acute&#59accelerazione per il PD, sul fatto che il centrosinistra ha vinto laddove i candidati erano quelli di SD… : ci torneremo, più meditatamente, più in là. Soffermiamoci sulla Calabria. Mentre c&acute&#59è la rivolta dei mille (e più) contro Loiero (o vogliamo leggerla contro l&acute&#59esclusione di Minniti?), un pò contestata (“ma io non l&acute&#59ho firmata!”), un pò strumentalizzata (ma che sono tutte quelle sigle di adesioni?), un pò subìta, molto dettata, una rivolta che francamente non solo non si sa dove andrà a parare, ma neanche chi ne è convinto per davvero (oltre a tante firme assenti, si percepisce il diktat imposto), si registrano vere e proprie catastrofi. Ci sono paesi, nel reggino, in cui al ballottaggio andranno candidati entrambi del centrodestra. Le percentuali dei candidati del centrosinistra sono risibili e comunque residuali, e a Reggio città poi… ! Non fa male ripeterlo: un ministro, un vice ministro, il presidente della provincia, più di due assessori regionali, il presidente del consiglio, e volendo si potrebbe continuare… , sono o no del centrosinistra, e, marcatamente, di sinistra? E che dicono? Se la prendono, oltre che con la gente che non capisce, col destino cinico e baro, con Doris Lo Moro, con la mafia (che certamente c&acute&#59entra): loro, invece, poveri… , che percezione potevano avere, cos&acute&#59hanno fatto per vincere, quali azioni politiche e di governo (nazionale e locale) hanno promosso per far prevalere, o solo dignitosamente figurare, il candidato dell&acute&#59Unione? Che, si badi, non è un pericoloso massimalista, tutt&acute&#59altro… , alla faccia di “al centro si vince”! Ora: Sandro Bianchi è ministro, Minniti e Bova sono gli azionisti di riferimento dei Ds, oltre che del Pd, e come possono far finta di niente? Non solo a livello personale, che pure ci sta, ma soprattutto politico? Sempiterni, inossidabili, guidano e governano, querelano giovani, raccolgono firme, mettono in piedi primarie farsa, fanno e disfano, mai rendono conto, mai si rendono conto che non si può più andare avanti così. Naccari Carlizzi e altri reggini cominciano a sospettare che qualcosa non funziona, che bisogna cambiare, culture e uomini. Per il resto tutto tace… quanta pace… Sale, risale, forte il pensiero che tutta questa giostra mediatica del partito democratico, della ricerca di nuovi paradigmi e orizzonti e forme organizzate della politica sia niente altro che una presa per i fondelli, una cortina fumogena per gonzi, o presunti tali, un voler dare sostanza “nobile” a ben altro: alla conservazione di chi c&acute&#59è, costi quel che costi, e chi se ne importa del resto. Ha voglia il presidente Napolitano di gridare che occorre far presto nel rinnovare ed eticizzare la politica: fra poco saremo alle bande.