Non chiedeteci voti.

Non chiedeteci voti.La nostra battaglia dall&acute&#59estate scorsa attraverso un percorso netto, ideale e non irreale è stata incentrata sull&acute&#59esigenza di ridefinire le linee guida della Politica (intesa come politica alta), e la necessaria ed obbligatoria distanza dalla partitica cioè quella bassa, (e dai colpi bassi) per intenderci. La dicotomia politica e partitica, sembrerebbe materia scarsa per essere stata la sola elaborata in diversi mesi di attività di Altrisud, ma in realtà non è così. Bene sarebbe stato se ne avessimo parlato di più un pò tutti, a partire da coloro che dentro le istituzioni ci sono. Abbiamo richiesto in più occasioni ai politici istituzionali (partitici) di cambiare. Non lo abbiamo gridato solo alla destra che secondo noi ha malgovernato questa città, lo abbiamo gridato sopratutto a quel centro&#45sinistra al quale ci sentivamo più vicini. Poi è venuto il diluvio universale e si è scoperto (lo dicevamo da tempo) che destra e sinistra nel ventesimo secolo rischiamo di diventare categorie vuote, di perdere le loro connotazioni, e quindi di finire per confondersi. Sia nelle forme che nei contenuti. Due cose ci premeva e ci preme continuare a dire a voce alta. I costi della politica devono calare nettamente, ed i nomi e cognomi degli eletti devono cambiare al massimo ogni due legislature. E&acute&#59 questa la vera battaglia da fare. Non è utopia ma fatto concreto che chi vuole fare politica, (e non partitica) si possa dedicare in maniera volontaria. Ci vorrebbe poco. Un semplice articolo da votare in qualsiasi assemblea democratica eletta, potrebbe sancirlo. L&acute&#59altra questione. I nomi e cognomi devono cambiare, davvero. Se oggi si assiste alla “barbarie” politica è sopratutto perchè i politici appartengono quasi tutti al partito dei nomi e cognomi, piuttosto che a quello delle idee. Quindi cambiando partito, compiendo il salto della quaglia, tradiscono le idee di partenza e ne acquistano altre, fregandosene del mandato degli elettori. Che sempre di più si stanno accostando all&acute&#59idea della politica corrotta. E per questo cominciano in coro a dire che si vota l&acute&#59uomo (il partito dei nomi). Così facendo non cambierà mai nulla. Si voterà solo per scambio e non per appartenenza ad un pensiero, ad un&acute&#59idea. Mentre la politica (quella che noi definiamo alta) viene messa sotto i piedi, s&acute&#59innalzano gli eletti, i loro nomi e cognomi che devono rendere il servigio agli elettori, futuro esercito da raccomandare. Non sempre le richieste vengono esaudite, quelli che restano fuori dalle raccomandazioni si amareggiano e alla prossima elezione votano… per un altro partito di nomi e cognomi! La meritocrazia una volta termine di destra, oggi diventa parola importante di sinistra per sconfiggere i raccomandati, abbassare il livello soglia del partito attuale degli eletti. Quello che porta avanti il baraccone della partitica circoscrizionale, comunale, provinciale, regionale e nazionale. Nonostante le folgorazioni sull&acute&#59ascesa al Monte Atos. Avremmo voluto dire ad alta voce che la politica si deve organizzare in maniera orizzontale, dal basso, deve essere diffusa ed espressione vera delle idee che nascono per la sopravvivenza di un territorio, di partecipazione e di controllo che una stessa comunità deve esercitare sull&acute&#59amministrazione pubblica, sulla vita democratica di un sistema città. Abbiamo invece detto al centro&#45sinistra che ci bastava che le nostre richieste potessero essere discusse quando stilavano i loro programmi. Preferivamo che qualcuno si fosse messo in discussione prima, e tutta questa brutta storia si fosse potuta raddrizzare prima. Qualche guru ripeteva sempre che non c&acute&#59è peggior sordo che non vuol sentire. Nel frattempo, sappiamo che indipendentemente da quando questa uscirà, a Reggio, come in maggioranza nel Sud si è già consumata una delle tante sconfitte del partito delle idee. Allora vi gridiamo, Non chiedeteci i voti. Joe Montenero, Nino Versace, Altrisud.