NUOVE CULTURE POLITICHE PER LA CALABRIA

di Massimo VeltriLe note di Nicolini e di Pieroni, la risposta di Adamo, apparse sulla stampa nei giorni scorsi sono occasioni serie e importanti da non lasciare cadere, pur nel clima imperante di campagna elettorale. Anzi, proprio per questo, è utile ragionarci sù, in connessione, in ottica di sistema. Da una parte c&acute&#59è lo sconcerto e la presa di distanza di due “tecnici”, pur se formalmente investiti dalla Regione, rispetto a scelte che la Giunta regionale promuove e fa proprie e che fortemente stridono con un impianto politico che dovrebbe far leva sul patrimonio calabrese e sulla sostenibilità. Dall&acute&#59altra parte le stizzite reazione dell&acute&#59assessore (verde) all&acute&#59ambiente, la mediazione frettolosa di Loiero, il ragionamento di Adamo. Quest&acute&#59ultimo si può condividere o meno: rappresenta comunque un apprezzabile sforzo di tener conto delle diverse opzioni, con un&acute&#59affermazione, in sè giusta, secondo la quale la politica decide, i tecnici elaborino, istruiscano, propongano, ma poi basta. In sè, appunto, è giusta, ma non paga dazio rispetto alla fragilità della politica e dei partiti, oggi in Calabria, entrambi bisognosi non di surroghe o di sostituismi, ma certamente di un protagonismo responsabile e sereno da parte dell&acute&#59intellettualità, delle competenze e dei saperi che dovrebbero irrobustire nel profondo linee e impianti di partiti e istituzioni. Per cui liberarsi delle osservazioni di Nicolini e di Pieroni con quelle argomentazioni può risultare uno scontato refrain che non fa avanzare d&acute&#59un passo l&acute&#59impasse complessiva in cui ci troviamo.Ma non è la Calabria la regione capofila fra tutte sulle politiche ambientali? Ma non sono le risorse naturali nostre il patrimonio più prezioso che abbiamo, non da imbalsamare e idolatrare su un altarino, ma da immettere nel circuito produttivo e dello sviluppo secondo coordinate di originalità e di sostenibilita? Perchè, se no, gli investitori, i turisti ecc. dovrebbero venire da noi, se non offriamo loro contesto vivibile, sicuro, infrastrutturato e nel contempo che esalti una calabresità storica, archeologica, paesaggistica e naturalistica? E&acute&#59 una questione di visione strategica, moderna, europea e mediterranea: se poi ci mettiamo a scimmiottare altre realtà, pensando che la cosa funzioni comunque e dovunque, è un altro paio di maniche, e che discutiamo a fare…Il fatto è che della Calabria, da tempo, non si sa che farne, a differenza di tutte le altre regioni d&acute&#59Italia. E mentre si parla di innovazione, capitale umano, energia (a proposito, che fine ha fatto il Piano Energetico Ambientale Regionale?), sicurezza e infrastrutture, a un anno e più dall&acute&#59insediamento trionfale della Giunta di centrosinistra, quando occorrerebbe imprimere un&acute&#59azione energica di sistema al complesso delle politiche attive (e se non lo fanno la politica e le istituzioni, sollecitando le parti sociali, chi deve farlo?), le elezioni politiche si configurano come il luogo del regolamento dei conti. Un sistema, appunto, in forte fibrillazione con decomposizione e moltiplicazione di liste, candidati eccellenti che transitano da un&acute&#59insegna a un&acute&#59altra, anche e massicciamente da assessorati regionali verso il Parlamento. Quorum in discussione, destini e percorsi da riposizionare, attività ed esistenza stessa della Giunta regionale da verificare e riqualificar, diradare i nuovoloni neri che insistono pesantemente e progressivamente su intrecci fra politica e affari, su trasversalismi e inciuci.Quale il destino di Codacons, di Italia dei Valori, di Comunisti&#45Verdi&#45ProgettoCalabrie? L&acute&#59Udeur continuerà a fungere da volano rispetto a soggetti in fuoriuscita dal Polo, con quali dimensioni, con quale peso? Margherita&#45Ds come finirà, anche in chiave di futuro partito democratico? L&acute&#59esito del voto ci consegnerà dati ovviamente inoppugnabili, speriamo altrettanto in termini di leggibilità e di spendibilità lungo il panorama politico che ne uscirà fuori. Quel ch&acute&#59è certo è che la Calabria sarà diversa, e non solo e non tanto perchè avrà un ministro e, due&#45tre viceministri o sottosegretari, per come si stanno sbracciando a chi li propone per prima in questi giorni questo e quello, ma perchè saranno fuori gioco ogni tipo di alibi e di sospensione, una volta eletto il nuovo Parlamento. Allora ci sarà da lavorare, e sul serio: Giunta nuova, rimpastata, nuovi ingressi, chiarimento fra Loiero e Margherita: tutto quello che si vuole e che sarà necessario e utile per la Calabria. Di certo, se non si esce dalle schermaglie e dal politichese grandi passi in avanti non si faranno, e la Calabria, per recuperare il terreno da lungo tempo perduto, ha bisogno di passi lunghi e di nuove culture. Politiche e di governo.