Omicidio Fortugno, una chiave di lettura.

Omicidio Fortugno, dopo l’istintiva indignazione per la perdita dell’uomo è il momento della riflessione per i significati politici dell’atto omicida. Non vogliamo forzatamente essere la voce stonata di un coro che all´unisono, si spertica per decantare le qualità dell´uomo, Fortugno, e che per un´improbabile proprietà transitiva far passare per buona ed al di sopra di ogni sospetto,tutta la classe politica calabrese. Ma l´omicidio Fortugno non può essere un passaporto di legalità per una classe politica che, connivente con una dirigenza regionale, quotidianamente lavora sempre e solo per i propri interessi corporativi. Una prima considerazione viene spontanea, abbiamo molto apprezzato lo slancio con il quale i ragazzi di Calabria si offrono in segno di sfida come obiettivo della mafia, “adesso ammazzateci tutti”. Tutti chi? Noi inermi cittadini che nulla o poco possiamo contro il potere mafioso? La nostra classe politica pur nello slancio dei proclami contro il potere mafioso, si è ben guardata dall’offrirsi come prossimo obiettivo, di una strategia mafiosa che nella logica intimidatoria, è li che guarda. Ci complimentiamo per il senso civico dimostrato dalla classe politica regionale, divisa anche in un caso come questo tra destra e sinistra, come se la morte violenta di un amministratore fosse solo un problema di colore, o forse chi si è potuto sottrarre dal lanciare anatemi contro le organizzazioni, non essendo sotto la luce dei riflettori lo ha fatto volutamente e vigliaccamente. Ma come! La classe politica Calabrese si nasconde dietro i petti offerti generosamente ed orgogliosamente dai giovani calabresi disoccupati e mortificati da 50 anni di malgoverno? E’ triste, ma ne prendiamo atto, prendiamo atto della viltà con la quale una intera classe politica non si assume le responsabilità di un fallimento, fallimento percepibile a vista d’occhio per 360°. Lotta alla “Ndrangheta, ma chi l´ha mai fatta se non qualche coraggioso giovane magistrato, oggi defenestrato da quasi tutti i processi da lui messi su. Chi la fa? i magistrati che hanno governato la Calabria, nel recente passato e che in numero nutrito sono presenti anche nell’attuale Giunta. Ma che ci fa la magistratura negli uffici di presidenza e negli assessorati, non sarebbe più utile la loro presenza nel luogo naturale dell´ attività giudiziaria che sono gli sguarniti uffici dei tribunali calabresi? Sono forse l’alibi di una classe dirigente che così si veste di legalità, a tutela di una diffusa illegalità? E con le leggi, con la trasparenza, con le nomine di dirigenti onesti e competenti, che si combatte l’illegalità diffusa che non è solo quella mafiosa, quanti degli attuali dirigenti regionali, sono stati e sono oggetto di inchieste o di rinvii a giudizio? Uno su tutti l’ex direttore generale al bilancio, rinviato a giudizio con diversi capi di accusa e che finalmente era uscito dagli uffici regionali, e che oggi è stato insignito dall’attuale Consiglio regionale di un importante e delicato incarico istituzionale, un ripescaggio scandaloso, così si alimenta l’illegalità. Generosi Giovani di Calabria, risparmiate il vostro petto, sono altri che per primi devono dare l’esempio, ed offrire il loro, se ne sono capaci. In una regione dove i diversi poteri gestiscono insieme, l´ingente “cosa pubblica” in una sorta di concordia spartitoria, qualche volta, come avviene di tanto in tanto sul territorio, dove gli affiliati delle diverse cosche si fronteggiano alla ricerca di nuovi equilibri, può accadere che qualcuno ci rimetta la pelle. Così potrebbe leggersi l’ultimo fatto che ci ha portato alla ribalta della cronaca nazionale, una sorta di faida interna alle forze di governo, in cerca di nuovi equilibri dati dalle diverse forze che agiscono in quello scenario, il Consiglio Regionale. Forze che non sono riconducibili, come semplificando si potrebbe ritenere, ai partiti politici, ma che invece vanno individuate, essendo ben rappresentate in un coacervo di entità che rappresentano diversi interessi corporativi: come la massoneria, la magistratura, la politica, la “ndrangheta” ed ahimé anche le organizzazioni clericali, leggi “Opus Dei” o Compagnia delle opere. Questo è il desolante panorama dentro il quale si muove tutto in questa regione, chi volete che combatta contro tutto questo pericolosissimo ed organizzato ammasso di potere, noi povera gente di Calabria? La risposta appare chiara.