Parte il Progetto Arcobaleno, a Corigliano Calabro.

L’IC Leonetti in prima fila a sostegno dell’ integrazione ed inclusione sociale.

Al via la “Comunita’ di Sentimento”
E’ stato finanziato il progetto “Una Rete Arcobaleno” per SMNA (Stranieri Minori Non Accompagnati) sostenuto dal M.I.U.R., s’inquadra in un percorso delineato da attori istituzionali e sociali presenti nel territorio e operanti nel settore della formazione e dell’educazione, dell’accoglienza/integrazione/inclusione e della cooperazione.

Per la realizzazione dell’importante progetto è stata costituita una vera e propria “rete” di cooperazione che prevede una comunione d’intenti fra tre IISS (l’I.C. “P. Leonetti Senior” (capofila) e l’I.C. “Erodoto” di Corigliano; il CPIA di Cosenza); Associazioni no-profit, di volontariato e di formazione (Le Associazioni “MDC” Movimento difesa del Cittadino, “Education e Training “e la Fondazione “John Dewey” di Cosenza; le Associazioni “Tendiamo le mani” e “Michea” di Corigliano Cal.). <<Alla base della proposta progettuale vi è la convinzione dell’importanza di una “rete di attori”, radicati nel territorio, che potesse identificare problemi, bisogni e domande da tradurre in percorsi e progetti concreti in favore di SMNA>> spiega la DS dell’Ic “Leonetti” Susanna Capalbo. Presupposto fondamentale nelle politiche dell’accoglienza è la tempestività degli interventi. <<E’ nei giorni immediatamente successivi agli sbarchi che si gioca tutto: la possibilità di aiutarli e integrarli, evitando che fuggano, a proprio rischio o, peggio ancora, che finiscano preda di traffici illegali, nella prostituzione, nella devianza o nel reclutamento da parte della criminalità organizzata>>. Gli obiettivi principali che questo progetto si propone di raggiungere sono: Azioni di Accoglienza/integrazione/inclusione; affiancati da un adeguato sostegno psicologico, finalizzato a promuovere o far emergere competenze di resilienza, in bambini e ragazzi, precocemente costretti a “diventare adulti”, che vivono una realtà complessa fatta di dolore e di speranza, che prima di tutto va accolta, capita, “riparata” e guidata. – Rafforzare e creare legami affettivi e, simultaneamente, assecondare la costituzione di “comunità di sentimento”, anche con il supporto delle nuove tecnologie, per riprendere e mantenere i rapporti con le famiglie e le comunità di provenienza, drammaticamente interrotti a causa della traumatica migrazione; – Mediazione interculturale; anche peer-to-peer: Il ruolo principale del mediatore è, infatti, agevolare la comunicazione tra tutti gli operatori impegnati nell’accoglienza e i migranti favorendo, da entrambe le parti, il superamento di barriere linguistico-culturali, che impediscono la comprensione di concetti fondamentali utili al beneficiario nel suo inserimento nel nuovo contesto: il significato della malattia e della sua guarigione; il concetto di terapia e di cura; lo stesso concetto di “minore età”.