PARTITO DEMOCRATICO SI, O NO

PARTITO DEMOCRATICO SI&acute&#59, PARTITO DEMOCRATICO NOdi Massimo VeltriLa discussione all&acute&#59ordine del giorno, nel mondo della politica nazionale, è quella del partito democratico. Si fa, come si fa, non si fa? Congressi di scioglimento e avvio fase costituente, solo federazione, niente. Queste sembrano le opzioni possibili, oggi. Si sono succeduti, negli ultimi mesi, numerosi, autorevoli pronunciamenti nè sono mancate analisi e spiegazioni sul perchè è utile farlo, e di come lo si vorrebbe e su come dovrebbe essere, il nuovo partito. Ma parimenti ci sono state, ci sono, opposizioni, contrarietà, perplessità, di fonte altrettanto autorevole.Qui interessa mettere in evidenza qualche aspetto di tenore squisitamente metodologico, che in verità è propriamente politico, per contribuire a capire meglio verso dove si potrebbe andare.Che la politica sia in condizioni di salute precaria mi pare fuor di dubbio. In parte perchè i mercati e la finanza, prima ancora che l&acute&#59economia, esercitano una forte egemonia a fronte della quale la politica sovente soccombe o è assente. In parte perchè la politica così com&acute&#59è organizzata non riesce a esplicare azioni di direzione. E ancora perchè i soggetti politici, figli ed eredi di altre stagioni, di certe culture, di certi assetti di società ed economie, non riescono in maniera stabile a intercettare i flussi elettorali e dar loro sbocchi in termini di intermediazione, composizione di conflitti, indicazioni di soluzioni condivise. Si dice, si sa, il mondo è cambiato, il secolo breve è alle spalle, i sistemi produttivi sono profondamente cambiati, il corpo sociale pure, i timori, i costumi, gli stili di vita della popolazione a volte appaiono delineare mutamenti profondi, a stento riconducibili a quanto c&acute&#59era fino a 10 anni fa. La nascita dell&acute&#59Europa e dell&acute&#59euro, la fine del comunismo, l&acute&#59insorgere dell&acute&#59integralismo arabo, le questioni energetiche e ambientali, sono tutti macigni con cui fare i conti non è facile, così come lo smarrimento dei giovani e l&acute&#59insorgere di domande sofisticate e insieme complesse.I figli del comunismo, e del socialismo, quelli del cattolicesimo democratico, pur lavando ciascuno i propri panni, dopo tangentopoli e la nascita del maggioritario e il ciclone Berlusconi, sono loro, nel sistema dato, quelli che ci guideranno da qui in poi? Pare di no, c&acute&#59è la consapevolezza per un verso che si possono eliminare differenze e distinzioni, dall&acute&#59altro che insieme si fa di più e meglio, puntando così all&acute&#59unificazione dei pensieri riformisti, chè di questo si tratta. Antistorici, inattuali, speciosi, vengono definiti i caratteri e soprattutto i distinguo fra i riformisti di diversa estrazione, perciò: perchè non andiamo verso il nuovo soggetto politico? Scrivendo e individuando prima, non superficiali segni d&acute&#59una comune identità da rafforzare e far valere. Il socialismo da solo non è idoneo, i post cattolici neppure, quindi…A me pare convincente e condivisibile tutto il percorso, e il travaglio, che sottintende la breve sintesi che ho tratteggiato fin qui. Nella quale, però, non si riconosce, legittimamente, chi non intende ammainare le bandiere sotto le quali si è nati, con le quali si sono scritte pagine di storia importanti e in nome delle quali non s&acute&#59intende andare in un&acute&#59organizzazione dai contorni perlomeno sfumati e di incerta collocazione. Ed ecco la pietra più grande: dove andrà il partito democratico, nel PPE o nel PSE? E l&acute&#59egemonia chi l&acute&#59avrà? E le quote di dirigenti, di candidati, di eletti, di sindaci, assessori, presidenti, come si decideranno e in quali rapporti? Non è un ragionamento mercantile o svilente, quest&acute&#59ultimo, e se lo si pone, lo si fa essenzialmente per mettere in evidenza il nodo principale di tutta l&acute&#59operazione. Perchè, e non lo dice qualche personaggio di secondo piano ma Rutelli, Bersani, Parisi, Amato &#45 tutti convinti che il PD s&acute&#59ha da fare &#45 non trascina, coinvolge, entusiasma, il nuovo partito? Non s&acute&#59avverte, infatti, quel vento di tensione, quell&acute&#59adesione, quella spinta, che una cosa buona e nuova dovrebbe in genere portare. Perchè c&acute&#59è sfiducia nella politica in generale? Perchè se ne son viste tante che una cosa in più, una in meno, alla fin fine non cambieranno granchè? Sì, certamente, c&acute&#59è questo, e pesa non poco, ma proprio perchè c&acute&#59è questo il Partito Democratico non può nascere come fusione a freddo di due soggetti, non può mettere insieme due nomenklature per farne scaturire una che dovrebbe essere la somma delle due, non può esaurirsi in militanti dell&acute&#59uno più militanti dell&acute&#59altro partito e stop. Ma non può mica perchè non si può fare, ci mancherebbe altro, non può perchè se è così, uno, non è una cosa nuova, due, non funziona e perciò non entusiasma, non trascina eccetera. Per cui anche chi vedrebbe nel partito democratico l&acute&#59approdo di un qualcosa in cui gli apparatnicki desueti, i vecchi riti, le incrostazioni ossidate così finalmente si supererebbero, aprendosi verso nuove forme e nuovi ceti, se così stanno le cose, a prescindere dalla difesa di bandiere e di identità, storce il naso, non ci si ritrova, non è d&acute&#59accordo. Dov&acute&#59è il coinvolgimento di soggetti extrapartiti, quali sono gli strumenti per reclutare nuove forze, quali le sedi in cui chi non è convinto nè dei DS nè di DL ma vuole far politica si ritrova e discute ed elabora? Come si assegna protagonismo a chi dell&acute&#59attuale offerta politica non è attratto?C&acute&#59è da parlare di gazebi, di popolo delle primarie, di società civile? Non lo so, forse pure, ma so che così non si va tanto avanti, sorretti in quest&acute&#59analisi dalla collocazione per così dire sghemba di tanti personaggi: Folena e Mussi, Caldirola e Brutti tanto per citarne alcuni.In Calabria invece, è noto che l&acute&#59ala fassiniana guidata dal segretario regionale diessino preme molto verso il nuovo partito, sempre e solo secondo la logica dell&acute&#59unione degli apparati, mentre le federazioni provinciali, a livello di vertici, sarebbero tutte contrarie, per convincimento politico, per obiezioni circa il come, per divergenze fra i gruppi dirigenti, e il correntone, o come si chiama adesso, che pure esprime dirigenti ed eletti di primo piano e detiene (forse è il caso di dire deteneva) percentuali di consenso a due cifre, invece tace assolutamente. In Calabria, che versa nelle condizioni a tutti note compresi i dirigenti nazionali, c&acute&#59è una parte di cittadini che non ci sta e scalpita, nel panorama dato, e si fa sentire e non si rassegna: con costoro, i partiti, sia che vadano verso il PD, sia che non ci vogliano andare, che fanno? Li trascurano, li censurano, li escludono? E la politica che verrà, quale che sia, con chi la fanno?