PD: The Day After

di Massimo Veltri Sono state due le affermazioni di Veltroni, a botta calda, dopo l&acute&#59esito delle primarie, che hanno colpito in maniera particolare: “Sarà un partito senza correnti”&#59 “C&acute&#59è bisogno di netta discontinuità con il passato”. Come fa, viene da chiedersi, un partito che azzera tutto il precedente a non avere correnti? E come si rompe col passato visto il ceto politico massicciamente presente? Non si vuole, anche perchè non è possibile, minimizzare od oscurare il dato del 14 ottobre, in termini di afflusso al voto e di novità sull&acute&#59intero panorama europeo che mai ha visto nascere un partito così com&acute&#59è nato il PD da noi. E&acute&#59 evidente che la consapevolezza del capolinea a cui siamo arrivati, per quanto riguardo distacco della politica dalla gente e inadeguatezza dei partiti esistenti a farsi da tramite fra gente e istituzioni, ha fatto sì che si compisse un sostanzioso passo in avanti che consegna a Veltroni scettro e responsabilità perchè qualcosa cambi, d&acute&#59ora in poi, e non solo in termini mediatici o di superficie. E non sarà facile, per una serie di motivi. Il primo: quanto è coeso &#45 altro termine caro a Veltroni &#45 il Pd per quanto riguardo impianto di valori, di visione della società, di strumenti da attivare o rivitalizzare o cancellare? Le esperienze diessine e della Margherita, figlie del PCI e della DC, con tutte le rivisitazioni di questo mondo, non è pensabile che in qualche lustro producano convintamente e diffusamente paradigmi originali, in specie se si guarda al ceto politico che non ha prodotto grandi rigenerazioni. Poi: c&acute&#59è una parte dell&acute&#59opinione pubblica, dei cittadini, della popolazione che guarda con sospetto se non con contrarietà al nuovo partito, ritenendolo non in grado di interpretare istanze e bisogni presenti in misura non trascurabile. Parliamo del blocco sociale &#45 se è lecito chiamarlo ancora così &#45 di lavoratori dipendenti, pensionati, delle periferie grandi e piccole, ma anche di borghesia e lavoro autonomo che mette in cima l&acute&#59etica, la trasparenza, l&acute&#59agire collettivo in testa a tutto e ritiene che con il Pd questa triade non venga granchè premiata. Questo, soprattutto perchè, e veniamo al terzo motivo, il gotha del Pd vede sostanzialmente presenti tanti, troppi, fra coloro che o ci sono da sempre, da fautori della lotta di classe a portavoce del Vaticano &#45 tanto per semplificare &#45, da economie collettivizzate a partecipazioni statali spartitorie &#45 sempre a titolo di esempio &#45 oppure tante, troppe, esperienze in termini di impatti con la giustizia o con comportamente eccessivamente disinvolti hanno vissuto, anche di recente, senza, per ciò, aver battuto ciglio o averlo fatto battere a qualcuno. E allora ecco che oggettivamente si presenta, per chi è scettico o avverso al nuovo che è nato, una necessità, se vuol continuare a vivere nella politica: elaborare e approntare un progetta d&acute&#59intesa quanto più larga è possibile, quanto più condivisa è possibile. Rifondazione Comunista, Comunisti Italiani, Sinistra Democratica, Verdi, Socialisti si devono dare una mossa. Continuare a flirtare o ad alzare il tiro per poi contrattare non si può più. Ci sono le condizioni perchè individuino una piattaforma comune o preferiscono vivacchiare per curare, ciascuno, un proprio orticello, orticello, appunto? E&acute&#59 questa, la questione, altrimenti la deriva moderata del Pd, così com&acute&#59è andato configurandosi, non troverà interlocutori e alleati e non sarà agevole andare avanti. In Calabria, com&acute&#59era ampiamente prevedibile, il Pdm s&acute&#59è imposto alla grande, e ora gli equilibri rischiano di saltare. Aldilà dei chiacchiericci e delle anticipazioni, a volte interessate, sono fermi due aspetti: i Ds non sono più gli assopigliatutto e dovranno fare i conti con Loiero e c.&#59 fra lo stesso Loiero e la Margherita siamo, da tempo, alla guerra, e dopo la tregua riprendono i combattimenti. Coesi? Senza correnti? Mmh…