Per la Calabria una commissione di inchiesta

Oggi i palazzi traballano, scricchiolano, forse crollano. Un ruolo in tutto quello che accade oggi, la società civile lo avrà, pure, avuto? L’oligarchia di governo, che ha realizzato di fatto la convergenza parallela, degli anni settanta, è arrivata al capolinea, ma resiste. Spinta dalla bramosia di potere e di denaro, incredula di fronte al dissolversi delle piramidi di ghiaccio innalzate grazie ad un popolo che da buon servo della gleba ha portato mattoni. Il meccanismo è ormai chiaro, e precisiamo al di là di quello che sarà il risultato delle inchieste giudiziarie, esiste un coacervo di interessi, magari pure legali, che fanno capo a politici, uomini delle forze dell’ordine, dei servizi, delle banche ecc. Una rete di rapporti che se non agiva in modo illegale, come auspichiamo, agiva contro la collettività, contro il popolo, contro l’affrancamento e lo sviluppo. Solo una ristretta oligarchia aveva diritto al lavoro, alle risorse comunitarie, al benessere personale e familistico. Qualcuno, dalla faccia bella tosta, si accanisce a giustificare e spiegare che anche figli, mogli e concubine hanno diritto a lavorare nella pubblica amministrazione, ma tutti gli altri non hanno nessun diritto? Cari amministratori come elettori e cittadini abbiamo il diritto di sapere, quanti familiari di politici e funzionari sono in questo momento in forza alla regione Calabria, quanti congiunti di magistrati, giornalisti e rampolli di membri delle forze e dell’ordine occupano posti in Regione. Cari disoccupati e cittadini Calabresi lo avevo già affermato in tempi non sospetti, che questa classe dirigente ci ha “fottuto” tutti, ha rastrellato tutte le risorse destinate allo sviluppo e alla difesa dell’ambiente di questa regione, ha investito in immobili, titoli, depositi all’estero, e pure in cultura, formando i propri rampolli nelle migliori università o nei casi più disperati un titolo lo hanno trovato, una laurea non si nega a nessuno soprattutto a chi ha potere e risorse per poterla acquisire. Noi e la nostra prole siamo ormai fuori dai giochi per i prossimi cento anni almeno, nessuno è in grado oggi, neanche sul piano meritocratico affrontare i super masterizzati, a nostre spese, figli dei boiardi che ci hanno amministrato negli ultimi 30 anni. La costituzione se la sono messa sotto i piedi, altro che pari opportunità. Alla luce di tutto quello che ormai appare evidente, auspichiamo che sia promossa una commissione d’inchiesta Regionale o meglio, parlamentare sul caso Calabria, per individuare, al di fuori delle questioni giudiziarie lo stato delle istituzioni, le infiltrazioni delle cosche, come già denunciato da de Sena, la gestione dei fondi comunitari e nazionali, degli appalti, e delle consulenze e assunzioni nell’ambito della pubblica amministrazione e negli enti pararegionali, consorzi, osservatori, e nuclei di valutazione. L’ Istituzione di una Commissione speciale con compiti di indagine conoscitiva è un atto dovuto, non più procrastinabile, per conoscere realmente lo stato di degrado delle istituzioni Regionali, che vantano il primato del più alto numero di consiglieri e dirigenti indagati.