Per non dimenticare “WHY NOT”

Fondi UE: Comitato d&acute&#59affari scoperto dalla Procura di CatanzaroFondi UE: Devastante inchiesta della Procura di Catanzaro. 20 indagati fra politici, generali, imprenditori. Perquisizioni in tutta Italia. Tra di loro Acri, Adamo, Pirillo, Luzzo, Saladino, il Gen. Poletti, consulente di Prodi, esponente del Sismi. Implicata loggia coperta18/06 Sono 26 le perquisizioni fatte dai carabinieri nell&acute&#59 ambito dell&acute&#59 inchiesta condotta dalla Procura della Repubblica di Catanzaro su un presunto gruppo di potere traversale accusato di avere commesso una serie di truffe nella gestione di finanziamenti pubblici. Le perquisizioni sono state fatte, oltre che in Calabria, a Roma, Padova e Milano. A venti delle persone che hanno subito le perquisizioni i carabinieri hanno notificato contestualmente informazioni di garanzia, emesse dal sostituto procuratore Luigi De Magistris, in cui si ipotizzano, a vario titolo, reati che vanno dall&acute&#59 associazione per delinquere, alla truffa, alla corruzione, alla violazione della legge Anselmi sulle associazioni segrete al finanziamento illecito dei partiti. Le persone che hanno ricevuto le informazioni di garanzia sono Franco Bonferroni, consigliere d&acute&#59 amministrazione di Finmeccanica e con cariche in diverse società e con collegamenti con esponenti del mondo bancario ed imprenditoriale&#59 Pietro Macrì, presidente della società Met Sviluppo e del settore terziario della Confindustria di Vibo Valentia&#59 Luigi Filippo Mamone, dirigente della Regione Calabria&#59 Francesco De Grano, dirigente della Regione Calabria e responsabile del settore finanziamenti Por 2007&#452013&#59 Maria Angela De Grano, sorella di Francesco, con cariche in diverse società&#59 Paolo Poletti, capo di stato maggiore della Guardia di finanza&#59 Valerio Carducci, punto di riferimento di Antonio Saladino (ex presidente della Compagnia delle opere della Calabria) per i contatti con gli ambienti parlamentari&#59 Gianfranco Luzzo, ex assessore alla Sanità della Regione Calabria, anch&acute&#59 egli legato a Saladino&#59 Mario Pirillo, attuale assessore all&acute&#59 Agricoltura della Regione Calabria&#59 Massimo Stellato, capocentro del Sismi di Padova, ed il fratello Gianmario&#59 Vincenzo Bifano, persona che insieme a Saladino avrebbe avuto un ruolo di rilievo nell&acute&#59 attuazione del presunto disegno criminoso&#59 Gerardo Carnevale, componente dello staff del consigliere regionale della Calabria dei Ds Antonio Acri&#59 Nicola Adamo, vicepresidente della Regione Calabria ed assessore al Turismo&#59 Antonio Acri, consigliere regionale della Calabria&#59 Brunella Bruno, in servizio al Cesis, indicata come persona legata ai generali della Guardia di finanza Cretella e Poletti&#59 Armando Zuliani, imprenditore&#59 Francesco Indrieri, commercialista&#59 Salvatore Domenico Galati, componente dello staff del senatore di Forza Italia Giancarlo Pittelli, coordinatore regionale del partito, e Piero Scarpellini, imprenditore emiliano.Ruolo centrale loggia massonica coperta. Ruota attorno al ruolo della Loggia di San Marino, una loggia massonica coperta della quale avrebbe fatto parte la maggiore parte degli indagati, l&acute&#59 inchiesta della Procura della Repubblica di Catanzaro sul gruppo di potere trasversale che avrebbe gestito truffe utilizzando finanziamenti pubblici. La loggia di San Marino ha rappresentato il collante che avrebbe unito gli indagati creando tra loro un vincolo che era la premessa per l&acute&#59 attuazione del disegno criminoso su cui avrebbe fatto luce l&acute&#59 inchiesta. Il ruolo svolto dalla loggia, costituita in violazione della legge Anselmi sulle associazioni segrete, sarebbe stato quello di una vera e propria lobby che ha influito sulle scelte di amministrazioni pubbliche per l&acute&#59utilizzo di finanziamenti e l&acute&#59 assegnazione di appalti. Della Loggia di San Marino avrebbero fatto parte anche massoni in sonno che avrebbero mantenuto, grazie alla loro appartenenza al gruppo, il vincolo massonico con altri associati finalizzato alla gestione di affari basati sull&acute&#59 utilizzo di finanziamenti pubblici.Tra gli indagati consulente di Prodi. Pietro Scarpellini, una delle venti persone che hanno ricevuto le informazioni di garanzia nell&acute&#59 inchiesta della Procura di Catanzaro, viene indicato dal sostituto procuratore Luigi de Magistris, nel decreto di perquisizione, come consulente del presidente del Consiglio Romano Prodi. “Piero Scarpellini &#45 si afferma nel decreto di perquisizione &#45 consulente di Romano Prodi, con base nella Repubblica di San Marino, sembra avere una passione per gli affari tra Italia e nord Africa. Pare essere esperto di investimenti pubblici in Africa, membro dl Consiglio direttivo di Teresy&acute&#59s Foundation &#45 International Observatory od economic, juridical and fiscal policies&#45 Republic of San Marino”. Indagato il Gen. Poletti. Nell&acute&#59inchiesta della Procura di Catanzaro ha subito una perquisizione anche il generale Paolo Poletti, della Guardia di Finanza, di 51 anni, attuale capo di Stato Maggiore delle Fiamme Gialle. Poletti è accusato di avere fatto parte all&acute&#59epoca dei fatti in questione (cioé dal 2001 in avanti) di un presunto gruppo di potere che avrebbe gestito affari con truffe basate sull&acute&#59utilizzo di finanziamenti pubblici, statali e comunitari. Secondo l&acute&#59accusa sarebbe stato il punto di riferimento dell&acute&#59 imprenditore calabrese Antonio Saladino, ex presidente della Compagnia delle Opere della Calabria, le cui attività rappresentano uno dei filoni principali dell&acute&#59inchiesta.Un teste collabora all’inchiesta. L&acute&#59operazione odierna della Procura di Catanzaro ha subito un&acute&#59accelerazione dopo l&acute&#59 interrogatorio di una persona, una donna, che avrebbe avuto un ruolo nella Why Not, la società di lavoro interinale di cui è titolare l&acute&#59 imprenditore Antonio Saladino, indagato in una precedente inchiesta connessa a quella che ha portato alle perquisizioni che sono in corso. La testimone, il cui nome nel decreto di perquisizione è coperto da omissis, è stata sentita il 26 marzo scorso dal sostituto procuratore De Magistris in una località segreta. “Ho deciso di rendere le mie dichiarazioni &#45 afferma il testimone nelle dichiarazioni riportate a verbale &#45 in quanto, dopo la perquisizione alla Why Not, mi sono resa conto che è necessario che si sappia la verità circa la correttezza che costraddistingue i lavori della società e circa i rapporti che in questi anni io stessa e la Why not abbiamo avuto con Antonio Saladino prima che gli stessi s&acute&#59 interrompessero dopo una lunga serie di liti anche violente”De Magistris “Scenario devastante sul denaro pubblico”. “Dall&acute&#59 analisi delle compagini societarie e dei flussi economico&#45finanziari emerge uno scenario devastante circa la gestione di denaro pubblico”. E&acute&#59 quanto scrive il sostituto procuratore della Repubblica di Catanzaro Luigi De Magistris nelle prime pagine del “decreto di perquisizione personale e locale” che è stato eseguito dai carabinieri nei confronti di venti persone. “Emerge &#45 scrive ancora De Magistris &#45 una pervicace volontà di depredare le risorse pubbliche pur di raggiungere lucrosi interessi criminali. Le indagini preliminari hanno anche evidenziato comuni colleganze affaristiche &#45 riscontrate anche da altra attività investigativa e dall&acute&#59 esame di materiale sequestrato all&acute&#59 esito di precedenti perquisizioni &#45 tra società e persone riconducibili, anche indirettamente, ad amministratori pubblici facenti parte di &acute&#59opposti schieramenti&acute&#59 in tal modo delineandosi un controllo, si potrebbe dire, &acute&#59blindato&acute&#59 di fette rilevanti della spesa pubblica in settori determinanti per lo sviluppo. E&acute&#59 emersa la costituzione di vere e proprie lobby affaristiche costituite con modalità tali da rimenere occulte , con attività dirette ad interferire sull&acute&#59 esercizio delle funzioni di istituzioni, amministrazioni pubbliche e di servizi pubblici essenziali di interesse nazionale”. Perquisito il presidente della Compagnia delle Opere. Il presidente nazionale della Compagnia delle opere, Giorgio Vittadini, ha subito una perquisizione collegata all&acute&#59 inchiesta della Procura della Repubblica di Catanzaro sulle truffe nell&acute&#59 utilizzo di finanziamenti pubblici. Le perquisizioni sono state fatte dai carabinieri negli uffici e nelle abitazioni di Vittadini, il quale, secondo quanto si è appreso, non ha ricevuto alcuna informazione di garanzia. Il pm ha disposto le perquisizioni nei confronti di Vittadini ritenendole utili per l&acute&#59 acquisizione di documenti utili all&acute&#59 inchiesta.Perquisiti gli uffici di Acri, Adamo e Pirillo. Nella primissime ore della mattinata c’è stata una perquisizione dei carabinieri negli uffici del Consiglio Regionale della Calabria, a Palazzo Campanella di Reggio Calabria. Secondo quanto si è appreso la perquisizione viene effettuata in alcuni degli uffici privati dei consiglieri e degli assessori regionali, che si trovano al quinto piano del palazzo, e sarebbe stata disposta dalla Procura di Catanzaro. Non è noto quali uffici di esponenti politici siano oggetto di perquisizioni. Ad operare sono i carabinieri del capoluogo calabrese nell&acute&#59ambito di un&acute&#59inchiesta a più ampio raggio che ha sta vedendo in queste stesse ore decine di perquisizioni in tutt&acute&#59Italia. La perquisizione, secondo quanto si è appreso, riguarda gli uffici di tre consiglieri regionali, tra cui due assessori in carica dell&acute&#59esecutivo di centrosinistra che governa la Calabria dal 2005, e due collaboratori. Non riguarda in alcun modo l&acute&#59attività ordinaria del Consiglio Regionale. La perquisizione è stata fatta nelle foresterie al quinto piano di Palazzo Campanella, nelle singole stanze che vengono utilizzate dagli assessori e dai consiglieri. Conteporaneamente sono in atto perquisizioni nelle abitazioni private e negli uffici degli esponenti politici.I politici oggetto delle perquisizioni sono il vicepresidente della Giunta Regionale della Calabria ed assessore al Turismo Nicola Adamo, dei Ds&#59 l&acute&#59assessore regionale all&acute&#59agricoltura Mario Pirillo, del Partito Democratico Meridionale, ed il consigliere regionale Antonio Acri, dei Ds. I decreti di perquisizione sono firmati dal sostituto procuratore della Repubblica del Tribunale di Catanzaro Luigi De Magistris e rientrano in un&acute&#59indagine su presunte truffe e corruzioni nell&acute&#59erogazione di fondi pubblici.Fondi UE, terremoto politico. Da Woodcock a De Magistris in voga i PM d’assalto. Intanto gli indagati si dichiarano tranquilli… anzi. Le accuse del PM. Intercettazioni18/06 C&acute&#59é un filo che collega le Procure della Repubblica di Catanzaro e Potenza. Un filo che fa capo a due magistrati “scomodi” perché entrambi titolari di inchieste che vedono indagati politici ed amministratori pubblici. Inchieste che hanno al centro, soprattutto, l&acute&#59 utilizzo distorto di fondi pubblici ma anche la presenza inquietante di logge massoniche come collante del potere. I due magistrati sono Henry John Woodcock e Luigi De Magistris, due pm d&acute&#59 assalto. I due sono amici ed entrambi napoletani ma lavorano in due procure di piccole città del sud che hanno ormai raggiunto la notorietà delle grandi procure nazionali ai tempi delle grandi inchieste sull&acute&#59utilizzo del potere in Italia. Di Woodcock si sa più o meno tutto. De Magistris, forse, è meno noto, sul piano nazionale, rispetto al suo collega potentino. L&acute&#59 inchiesta che oggi ha portato all&acute&#59 esecuzione di venti perquisizioni e che rischia di determinare un terremoto sul piano politico nazionale potrebbe, però, cancellare questo gap. C&acute&#59 è un record, tra l&acute&#59 altro, che riguarda De Magistris e che nessun magistrato, neppure Woodcock, può vantare. Sul suo conto sono state presentate alcune decine di interrogazioni da parte di parlamentari del centrodestra finalizzate a dichiararne l&acute&#59 incompatibilità ambientale e quindi l&acute&#59 allontanamento dalla Procura della Repubblica di Catanzaro. Alcune interrogazioni hanno fatto scattare ispezioni personali il cui esito, però, anche quando era in carica il governo di centrodestra, non si è mai concretizzato. Nel mirino di De Magistris alcuni politici di livello nazionale come il segretario dell&acute&#59 Udc, Lorenzo Cesa&#59 l&acute&#59 ex presidente della Regione Calabria, Giuseppe Chiaravalloti, importanti esponenti di An come l&acute&#59 ex assessore all&acute&#59 Agricoltura della Regione Calabria, Giovanni Dima, e Giovambattista Papello, vicino a Maurizio Gasparri. Ma non ci sono soltanto esponenti di centrodestra tra gli indagati di De Magistris. Nell&acute&#59 inchiesta che ha portato alle perquizioni di oggi c&acute&#59 è anche il vicepresidente della Regione Calabria Nicola Adamo, esponente di punta dei Ds calabresi. In una delle sue inchieste, inoltre, è coinvolto il presidente della Regione, Agazio Loiero, ex Margherita, oggi capo del Pdm e componente del Comitato dei 45 del Partito democratico. De Magistris è diventato, inevitabilmente e forse suo malgrado, il referente degli ambienti politici calabresi che si prefiggono la moralizzazione della vita pubblica. Lui si è sempre schermito. “Il mio fine &#45 dice &#45 è solo la ricerca della giustizia”. Ha sempre rigettato l&acute&#59 accusa, mossagli da ambienti politici sia di destra che di sinistra, di ricercare con le sue inchieste finalità politiche. E soprattutto ha sempre detto di non avere velleità politiche. “Voglio continuare &#45 dice &#45 a fare il magistrato. La politica non mi ha mai interessato. Mio nonno era un magistrato e magistrato era anche mio padre. Io cerco soltanto di continuare la loro opera, nel solco di una tradizione familiare che è sempre stata al servizio dello Stato e della giustizia”. Un vero e proprio terremoto. Un altro terremoto giudiziario si abbatte sulla Calabria della politica, dell&acute&#59impresa, della societa&acute&#59: un presunto gruppo di potere trasversale agli schieramenti politici viene infatti messo sotto accusa dal sostituto procuratore della Repubblica di Catanzaro Luigi De Magistris, che ha ordinato 26 perquisizioni in tutt&acute&#59Italia. Sono finiti nel mirino tre consiglieri regionali (due sono assessori in carica nell&acute&#59esecutivo di centrosinista), ma anche un generale della Guardia di Finanza, imprenditori. Il tutto tenuto assieme, sempre secondo l&acute&#59ipotesi accusatoria, da una loggia massonica coperta, la Loggia di San Marino, che avrebbe influito sulle scelte di amministrazioni pubbliche sia per l&acute&#59utilizzo di finanziamenti che per l&acute&#59assegnazione di appalti. Oggetto del contendere, infatti, sarebbe stata proprio la gestione del denaro pubblico, che De Magistris definisce &acute&#59&acute&#59devastante&acute&#59&acute&#59. L&acute&#59inchiesta e&acute&#59 stata chiamata &acute&#59&acute&#59Why not&acute&#59&acute&#59, dal nome di una societa&acute&#59 di lavoro interinale, e buona parte delle 300 pagine che compongono il decreto di perquisizione firmato da De Magistris e&acute&#59 piena zeppa delle intercettazioni telefoniche ed ambientali con conversazioni di politici di tutti gli schieramenti con l&acute&#59 ex titolare, Antonio Saladino. Il gruppo di potere trasversale vedeva anche un generale della Guardia di Finanza, Paolo Poletti, attuale capo di stato maggiore delle fiamme gialle, ma anche Piero Scarpellini, un consulente &acute&#59&acute&#59non pagato&acute&#59&acute&#59, ha precisato Palazzo Chigi, dell&acute&#59 Ufficio del consigliere diplomatico per i paesi africani che dipende dalla Presidenza del Consiglio. E poi anche i servizi segreti: tra i perquisiti un dipendente del Sismi ed uno del Cesis. Tutti gli ingredienti, insomma, di un altro groviglio di potere che prese le mosse alcuni anni fa con un&acute&#59inchiesta parallela a quella di oggi, la Poseidone, in cui erano indagati politici ed amministratori quasi tutti del centrodestra. Un&acute&#59inchiesta sull&acute&#59 uso dei fondi sulla depurazione, cui poi si sono aggiunti altri filoni legati all&acute&#59uso delle risorse nell&acute&#59informatica e per i lavoratori a termine. Nell&acute&#59 inchiesta Poseidone e&acute&#59 indagato anche il segretario nazionale dell&acute&#59 Udc, Lorenzo Cesa, accusato di avere raccolto, attraverso una sua societa&acute&#59, fondi in favore del suo partito. Gen. Poletti “Un accertamento dovuto, Fiducia totale”. Un “accertamento dovuto”. Così dal Comando generale della Guardia di finanza viene definita la perquisizione negli uffici del generale Paolo Poletti, capo di Stato Maggiore della Gdf, nell&acute&#59ambito di un&acute&#59inchiesta della procura di Catanzaro su finanziamenti nazionali e comunitari. Si tratta, spiega il Comando, “di un accertamento dovuto nell&acute&#59ambito di un&acute&#59indagine giudiziaria il cui esito si attende con totale fiducia”.Il legale “Nessun illecito”. &acute&#59&acute&#59Con riferimento alla perquisizione effettuata presso gli uffici del generale Paolo Poletti, Capo di Stato maggiore della Guardia di Finanza, osservo che il provvedimento e&acute&#59 motivato in 275 pagine delle quali solo poche righe fanno riferimento al generale Poletti&acute&#59&acute&#59, dichiara l&acute&#59avvocato Titta Madia, legale del Capo di Stato maggiore della Guardia di Finanza. &acute&#59&acute&#59In queste poche righe &#45 sottolinea il legale &#45 non si rappresentano fatti illeciti e neppure disdicevoli riferimenti al generale Poletti, cosicche&acute&#59 dobbiamo pensare che la perquisizione e&acute&#59 stata motivata solo per lo scrupolo del magistrato di non lasciare nulla di inesplorato&acute&#59&acute&#59Cocer “Riusiremo a festeggiare il 240° anniversario in pace?”. &acute&#59&acute&#59Il prossimo 21 giugno si terra&acute&#59 la celebrazione del 230/o anniversario della fondazione della Guardia di Finanza. Riusciremo a festeggiarlo in pace?&acute&#59&acute&#59. Se lo domanda il Cocer delle Fiamme Gialle, dopo la notizia che il capo di Stato Maggiore del corpo, generale Paolo Poletti, e&acute&#59 indagato dalla procura di Catanzaro. Il Cocer della Gdf, fa sapere, &acute&#59&acute&#59ancora una volta, si trova, suo malgrado, a dover arginare effetti negativi che si ripercuotono sul Corpo, ogni qualvolta vi e&acute&#59 il coinvolgimento di un appartenente, di ogni ordine e grado, in vicende giudiziarie. Essere indagato per chi indossa una divisa &#45 sottolinea &#45 e&acute&#59 una discriminante, diversamente da quanto avviene per gli altri cittadini, considerati innocenti fino a condanna definitiva. Il finanziere e&acute&#59 invece gia&acute&#59 condannato nel momento in cui viene iscritto nel registro degli indagati&acute&#59&acute&#59. L&acute&#59organismo ricorda che &acute&#59&acute&#59furono 128 i coinvolti nella vicenda giudiziaria del cosiddetto &acute&#59spionaggio fiscale Prodi&acute&#59: di questi solo dieci erano appartenenti al Corpo&#59 la notizia fu che la Guardia di finanza era dedita allo spionaggio. Ora, questa vicenda si sta sciogliendo come neve al sole&acute&#59&acute&#59. E anche nei fatti Telecom&#45Tavaroli, aggiunge, &acute&#59&acute&#59alcuni colleghi, tratti in arresto nel cuore della notte, sono poi risultati completamente estranei agli addebiti contestatigli&acute&#59&acute&#59. Quanto alla vicenda Visco&#45Speciale, prosegue il Cocer, essa ha avuto &acute&#59&acute&#59effetti devastanti sull&acute&#59immagine dell&acute&#59intera Gdf. In ultimo, il caso del generale Poletti, che, oltre a mortificarci per le modalita&acute&#59 con cui si e&acute&#59 svolto e la coincidenza temporale nel giorno dell&acute&#59insediamento del nuovo Comandante generale, fa pensare ad una condanna annunciata&acute&#59&acute&#59. A Paolo Poletti, conclude, &acute&#59&acute&#59e a tutti i colleghi di ogni ordine e grado che vivono tali vicissitudini, il Cocer manifesta la propria vicinanza nel rispetto del principio che tutti i cittadini sono innocenti fino a condanna definitiva&acute&#59&acute&#59. Adamo “Un calunnioso manifesto politico. E&acute&#59 un manifesto politico: questa la reazione del vicepresidente della Giunta Regionale della Calabria, Nicola Adamo, alla perquisizione odierna. “Sin dal settembre scorso, quando ho ricevuto l&acute&#59avviso di garanzia, mi ero messo &#45 è detto in una dichiarazione &#45 a completa disposizione del magistrato. Ho chiesto di essere interrogato e non mi è stato concesso. Dopo lunghi mesi di processo sulla stampa locale e nazionale, favorito da continue fughe di notizie, ad oggi né un proscioglimento né una richiesta di rinvio a giudizio. Ricevo, invece, stamani un&acute&#59altra perquisizione nell&acute&#59ambito della stessa indagine. Non mi sono mai ritenuto un cittadino di serie A al quale dovevano essere riconosciuti privilegi,sconti e impunità da parte della giustizia. Ritengo assolutamente normale che si indaghi su di me e si accerti ogni eventuale responsabilità. Ho soltanto chiesto, già a quel tempo, che le indagini venissero fatte in tempi rapidi. Ho letto invece la ordinanza di perquisizione odierna e ne ricavo solo la certezza che non si intende perseguire o accertare alcun reato ma, invece, perseguitare la mia persona, la mia famiglia ed infangare il mio partito su ipotesi suggestive ma farsesche”. “Più che ipotesi di reato &#45 aggiunge Adamo &#45 mi sembra di leggere, attraverso l&acute&#59ordinanza, un vero e proprio calunnioso manifesto politico. Il colmo si raggiunge quando leggo, tra l&acute&#59altro, che a diffamarmi di una infamia assolutamente infondata é una signora, contro la quale ho già disposto querela, sposata con il giudice che ha arrestato illegittimamente l&acute&#59on. Franco Pacenza. Pretendo, se fondate e possibili, contestazioni a mio carico&#59 mi si scruti fino in fondo ed in ogni direzione. Basta con questa caccia all&acute&#59uomo. Però, non ho fiducia che ciò possa essere fatto da un ufficio giudiziario che nell&acute&#59aula sovrana del Parlamento della Repubblica Italiana è stato definito un verminaio”Bondi: “L’ennesimo polverone”. “In riferimento all&acute&#59avviso di garanzia e alla perquisizione che hanno raggiunto stamane il Generale Paolo Poletti, Capo di Stato Maggiore della Guardia di Finanza, fedele servitore dello Stato e riconosciuto per le sue doti di onestà e di correttezza, nonché nei confronti del Coordinatore regionale della Calabria Giancarlo Pittelli, desidero esprimere la mia solidarietà e quella di Forza Italia”. Lo afferma Sandro Bondi, coordinatore nazionale di Forza Italia. “Si tratta &#45 prosegue Bondi &#45 dell&acute&#59ennesimo polverone sollevato da parte di un magistrato di Catanzaro che si è distinto per le tantissime inchieste avviate con grande clamore mediatico per poi concludersi &#45 dopo il dileggio, il discredito e il danno nei confronti di cittadini onesti e irreprensibili con puntuali assoluzioni”. “E&acute&#59 ora che il ministro Mastella, il Csm e la Procura Generale della Cassazione assumano, dopo gli esposti della magistratura associata del Distretto di Catanzaro, le decine di interpellanze e le denunce penali, iniziative adeguate a tutela dei cittadini sottoposti a vere e proprie vessazioni giudiziarie e a salvaguardia dell&acute&#59immagine della magistratura calabrese gravemente compromessa dalla strumentale utilizzazione del processo penale per fini diversi da quelli di giustizia. Presenterò oggi stesso &#45 conclude &#45 un&acute&#59interpellanza urgente in Parlamento in tal senso”.Pirillo “Nessuna rilevanza penale nelle accuse”. “Ho avuto modo di leggere le motivazioni contenute nel decreto di perquisizione che mi è stato notificato stamattina, le quali, apparentemente corpose, riguardano la mia persona solo in minima parte, e per riferimenti del tutto errati ovvero privi di qualsivoglia rilevanza penale”. E&acute&#59 quanto afferma l&acute&#59 assessore all&acute&#59 Agricoltura della Regione Calabria in relazione alla perquisizione disposta dalla Procura della Repubblica di Catanzaro. “Infatti, leggo di una testimonianza &#45 prosegue Pirillo &#45 nella quale si sostiene che una società denominata &acute&#59Persone&acute&#59, che farebbe parte del Gruppo aziendale gestito dal sig. Saladino, sarebbe &acute&#59riconducibile&acute&#59 a mio figlio: la verità è che né mio figlio, né io, né altri miei stretti familiari abbiamo avuto rapporti con questa società, della quale disconosciamo perfino l&acute&#59 esistenza. Ancora, il teste ha riferito che i miei rapporti con il sig. Saladino sarebbero molto stretti, al punto che quest&acute&#59 ultimo avrebbe assunto il mio, cito testualmente dal decreto notificatomi, &acute&#59genero Graziano Di Natale&acute&#59”. “In realtà l&acute&#59 avv. Graziano Di Natale, che è il fidanzato di mia figlia, &#45 sostiene ancora l&acute&#59 assessore Pirillo &#45 ha un mero rapporto di consulenza, che scade il prossimo 30 giugno, con la società Need: mi sfugge quale possa essere la rilevanza penale di tale circostanza. Leggo, inoltre, che rispetto alla gestione del personale delle società del Saladino avrei addirittura litigato con la sua segretaria, per difendere i diritti acquisiti dei lavoratori. Ecco: questa è una circostanza che confermo&#59 confermo e rivendico a mio merito”. “Aggiungo, infine, &#45 sostiene ancora l&acute&#59 assessore regionale &#45 che nello stesso decreto viene riportato uno stralcio di intercettazione telefonica dal quale si coglie la mia ferma presa di posizione nei riguardi di un dirigente dell&acute&#59 Assessorato, il quale intendeva condizionare il regolare iter burocratico di una pratica all&acute&#59 assunzione della propria figlia: anche qui non può che cogliersi la smentita di eventuali mie finalità illecite. Questo è quanto. Naturalmente sono certo che, all&acute&#59 esito della serena e corretta valutazione dei fatti in argomento, verrà confermata l&acute&#59 assoluta mancanza di addebiti a mio carico”Legale di Bonferroni “E’ persecuzione”. &acute&#59&acute&#59Si tratta dell&acute&#59ennesima iniziativa che induce la sensazione di un&acute&#59autentica persecuzione giudiziaria&acute&#59&acute&#59. Lo dice l&acute&#59avvocato Romano Corsi, legale di Franco Bonferroni, a proposito della perquisizione dell&acute&#59abitazione e dell&acute&#59ufficio e dell&acute&#59informazione di garanzia notificata al suo assistito nell&acute&#59ambito dell&acute&#59inchiesta della procura di Catanzaro. Il legale sottolinea che il decreto di perquisizione &acute&#59&acute&#59non menziona praticamente mai&acute&#59&acute&#59 il suo assistito &acute&#59&acute&#59se non marginalmente per un supposto ruolo di collegamento tra ambienti finanziari e mondo politico&acute&#59&acute&#59. Ricorda che gia&acute&#59 nell&acute&#59autunno scorso Bonferroni &acute&#59&acute&#59aveva ricevuto un&acute&#59informazione di garanzia e si era spontaneamente e prontamente recato presso il pm di Catanzaro a proclamare la propria estraneita&acute&#59 ai fatti ipotizzati&acute&#59&acute&#59 e assicura che &acute&#59&acute&#59ora si mettera&acute&#59 nuovamente e immediatamente a disposizione della procura di Catanzaro, chiedendo di essere ascoltato per ribadire ancora una volta l&acute&#59insussistenza di qualsivoglia coinvolgimento&acute&#59&acute&#59Scarpellini non pagato da cons. diplomatico. Pietro Scarpellini, precisano fonti di Palazzo Chigi, è un consulente, non pagato, dell&acute&#59ufficio del Consigliere diplomatico della presidenza del Consiglio per i paesi africaniLe accuse del PM De Magistris, i testi, le intercettazioniPer 10 indagati violazione della legge Anselmi* (P2). Sono dieci le persone indagate nell&acute&#59 inchiesta della Procura di Catanzaro, rispetto alle venti complessive, nei confronti delle quali viene ipotizzata la violazione della Legge Anselmi sul divieto di costituzione di associazioni segrete. Si tratta di Franco Bonferroni, attuale consigliere d&acute&#59 amministrazione di Finmeccanica&#59 Pietro Macrì, presidente della società Met Sviluppo&#59 Francesco De Grano, dirigente del settore Por 2007&#452013 della Regione Calabria&#59 Maria Angela De Grano, sorella di Francesco, con cariche in diverse società&#59 Massimo Stellato, capocentro del Sismi a Padova&#59 Gianmario Stellato, fratello di Massimo&#59 Vincenzo Bifano, persona legata all&acute&#59 imprenditore Antonio Saladino, ex presidente della Compagnia delle opere della Calabria&#59 Armando Zuliani, imprenditore&#59 Domenico Salvatore Galati, componente dello staff del senatore di Forza Italia Giancarlo Pittelli, e Piero Scarpellini, indicato dal sostituto procuratore De Magistris come consulente del Presidente del Consiglio Romano Prodi.Il PM: “Salvatore Galati assume un ruolo di primo piano”. Domenico Salvatore Galati, una delle venti persone indagate nell&acute&#59 inchiesta sulla gestione di fondi pubblici condotta dalla Procura di Catanzaro, “assume un ruolo di primo piano nell&acute&#59 accaparramento illecito di fondi anche per i soldi al partito, atteso il suo ruolo di fiduciario del coordinatore regionale della Calabria di Forza Italia, senatore Giancarlo Pittelli”. Lo scrive il sostituto procuratore Luigi De Magistris nel decreto di perquisizione personale e locale. “Emblematica in questo &#45 scrive il sostituto De Magistris &#45 la vicenda dell&acute&#59 operazione At Alberghiera, che gira anch&acute&#59 essa attorno ad un contributo dalla Regione Calabria. Tale società, riconducibile in qualche modo a Pittelli, acquista nel 2003 una partecipazione di controllo nella gestione beni Immobili srl. Il 4 aprile del 2004 At Alberghiera accende un conto corrente presso l&acute&#59 Antonveneta di Soverato ed il 5 ottobre successivo risulta versata su tale conto la somma di trentamila euro in assegni circolari emessi dalla Cromar immobiliare. Il 6 ottobre successivo risulta versato sullo stesso conto corrente la somma di 25 mila euro in assegni circolari emessi dalla Cromar. Lo stesso giorno, inoltre, risultano disposti due bonifici di complessivi 52 mila e 128 euro a favore del Comune di Staletti”.Un teste: Impiegati pagano le mazzette ai politici. Daniela Marsili, uno dei testi sentiti dal sostituto procuratore di Catanzaro Luigi De Magistris nell&acute&#59inchiesta sulla gestione dei finanziamenti pubblici, ha svelato i presunti illeciti legati all&acute&#59 assunzione di impiegati nelle segreterie di assessori e consiglieri regionali della Calabria. Impiegati costretti, a detta del testimone, a versare parte della loro retribuzione ai loro politici di riferimento. “Ho lavorato, sin dal giugno del 2005, nella segreteria dell&acute&#59 attuale consigliere regionale Antonio Acri (anche lui indagato, ndr) &#45 racconta Marsili al sostituto De Magistris &#45 con il quale avevo sottoscritto un contratto di diritto privato. Si tratta di prestazioni professionali che rientrano nell&acute&#59 ambito dello staff di cui può usufruite ogni consigliere regionale ed ogni assessore. Una parte della retribuzione non viene incassata dai lavoratori, ma deve essere consegnata a consiglieri regionali ed assessori regionali. Questa è un&acute&#59 imposizione dalla quale non si può prescindere se si vuole lavorare. Da quanto mi risulta, per quanto ho appreso direttamente e da quanto riferitomi da miei colleghi, quasi tutti sono costretti a pagare queste somme di denaro che vengono decurtate dal lavoro espletato”.Secondo un teste Saladino legato a Pisanu. Giancarlo Franzé, uno dei testi sentiti dal sostituto procuratore di Catanzaro Luigi De Magistris nell&acute&#59 inchiesta sulla gestione dei finanziamenti pubblici, ha parlato dei rapporti tra l&acute&#59 imprenditore Antonio Saladino e l&acute&#59 ex ministro dell&acute&#59 Interno Giuseppe Pisanu. Franzé, rispondendo ad una domanda specifica di De Magistris, afferma: “Mi risulta effettivamente che Saladino sia molto legato all&acute&#59 ex ministro dell&acute&#59 Interno, Pisanu, ed a tutta la sua famiglia. So che ha anche fatto assumere un figlio di Pisanu in Obiettivo Lavoro presso la filiale di Sassari. Mi risulta anche che Obiettivo lavoro ha vinto una gara presso il Ministero dell&acute&#59 Interno con riferimento alla Legge Bossi&#45Fini”. Franzé è un ex collaboratore di Saladino ed è stato responsabile regionale per la Calabria di Obiettivo Lavoro. Asse Saladino&#45CISL. In una parte del decreto di perquisizione del sostituto procuratore Luigi De Magistris si fa riferimento alle dichiarazioni rese dal teste di cui non si fa il nome che sarebbero state riscontrate dai carabinieri del Nucleo operativo in riferimento all&acute&#59asse “Saladino&#45sindacati con riferimento alla Cisl, finalizzate ad avere un rapporto non conflittuale ed anzi di cogestione degli affari”. Nell&acute&#59informativa si segnala che i nominativi riconducibili a questo sindacato, secondo quanto indicato dal teste, sarebbero otto. Un teste: Per l’ospedale di Vibo fondi all’Udc. L&acute&#59 affidamento dell&acute&#59 appalto per la realizzazione del nuovo ospedale di Vibo Valentia, i cui lavori sono stati soltanto avviati, sarebbe stato pilotato dall&acute&#59 ex assessore alla Sanità della Regione Calabria, Gianfranco Luzzo, che avrebbe ottenuto in cambio un finanziamento al suo partito di appartenenza dell&acute&#59epoca, l&acute&#59 Udc. E&acute&#59 quanto ha riferito, nel corso di una deposizione ai carabinieri, Antonina Camuti, segretaria della Direzione generale dell&acute&#59 Asl di Vibo Valentia. Il verbale della deposizione di Camuti è allegato al decreto di perquisizione emesso dal sostituto procuratore di Catanzaro Luigi De Magistris nell&acute&#59 inchiesta sulla presunta gestione illecita di finanziamenti pubblici che vede come indagato anche l&acute&#59 ex assessore Luzzo. Secondo De Magistris, l&acute&#59 inchiesta condotta dalla Procura di Vibo Valentia sull&acute&#59 appalto per il nuovo ospedale “conferma che in Calabria gli intrecci affaristici tra politica, imprenditoria, massoneria e poteri occulti rappresentano, ormai, un sistema collaudato, con radicati e consolidati rapporti a Roma. Emerge, così, la spartizione del denaro pubblico, il finanziamento ai partiti, il ruolo di lobby e poteri occulti deviati”. Camuti fa riferimento ad un viaggio a Roma fatto in occasione del Forum della pubblica amministrazione cui partecipò anche l&acute&#59 ex commissario straordinario dell&acute&#59 Asl Santino Garofalo. “Un giorno &#45 racconta Antonina Camuti &#45 mi trovai con i colleghi e ci raggiunse il dott. Garofalo ed insieme siamo passati da via dei Due Macelli, dove c&acute&#59 è la sede centrale dell&acute&#59 Udc. Garofalo mi ha raccontato addirittura che lui, quella mattina, era lì presso la sede dell&acute&#59 Udc e c&acute&#59 era pure l&acute&#59 ing. Liso”. Liso è uno degli amministratori del consorzio di imprese aggiundicatario dell&acute&#59 appalto dei lavori. “Incontrandomi con l&acute&#59 attuale direttore generale, Crupi &#45 dice ancora Antonina Camuti &#45 ho riferito di avere visto Liso alla sede dell&acute&#59 Udc e mi ha riferito che si erano incontrati con lui ed a sua volta l&acute&#59 ing. Liso ha riferito al dott. Crupi di avere dato circa trecento milioni di ex lire al partito dell&acute&#59 Udc”.Nelle intercettazioni anche il vescovado. C&acute&#59é un&acute&#59infinità di intercettazioni telefoniche ed ambientali ma anche deposizioni di testi nel voluminoso decreto di perquisizione del sostituto De Magistris a proposito dei rapporti trasversali con tutto il mondo politico dell&acute&#59imprenditore Antonio Saladino. Si va da esponenti dei Ds ad An, a Forza Italia, dai contatti con esponenti del governo regionale in carica di centrosinistra con quelli &#45 ad alto livello &#45 del Governo nazionale passato di centrodestra, in termini di parenti fatti assumere, nominativi segnalati o da inserire tra gli assunti. Anche un curioso riferimento ad un personaggio di cui si fa solo il cognome che sarebbe stato a sua volta legato a Primo Greganti. Non mancano in tal senso &#45 cioé come segnalazione di persone da assumere &#45 i riferimenti a settori del movimento sindacale e intercettazioni financo con un&acute&#59utenza intestata al Vescovado di Lamezia. Sullo sfondo il rinnovo del contratto ad 84 lavoratori e quello che il Pm definisce “il sistema della spartizione” o il rapporto tra il guadagno di un lavoratore ed il costo effettivo per la Regione Calabria. Un grumo di interessi che spazia anche in altre regioni italiane e che sembra avvolgere tutto e in cui si parla di posti di lavoro ma anche di candidature alle elezioni citando anche i leader nazionali di alcuni partiti in molte conversazioni. “Le società interessate &#45 scrive il Pm &#45 che sembrano costituire un collaudato sistema di &acute&#59scatole cinesi&acute&#59 &#45 hanno quasi sempre come oggetto sociale il settore ambientale (rifiuti o acque), quello immobiliare, quello finanziario, quello informatico, quello dei servizi e del terziario e che risultano rapporti e transazioni con società fiduciarie”.Due indagati dei servizi segreti. Sono due le persone collegate ai servizi segreti indagate nell&acute&#59 inchiesta della Procura della Repubblica di Catanzaro, sulla gestione di finanziamenti pubblici, nei confronti delle quali sono state eseguite perquisizioni. Si tratta di Brunella Bruno, di 31 anni, in servizio al Cesis, il Comitato esecutivo per i servizi di informazione e di sicurezza, e Massimo Stellato, di 44 anni, capocentro del Sismi a Padova. Nei confronti di Brunella Bruno viene ipotizzato il reato di associazione per delinquere finalizzata alla commissione di una serie di truffe in Calabria ed in altre regioni. Lo stesso reato viene ipotizzato nei confronti di Stellato, con l&acute&#59 aggiunta della violazione della Legge Anselmi sul divieto di costituzione di associazioni segrete. Stellato, insieme al fratello, Gianmario, indagato per i suoi stessi reati, avrebbe fatto parte della Loggia di San Marino, la loggia massonica coperta attorno alla quale ruotava il gruppo di potere trasversale la cui attività è al centro dell&acute&#59 inchiesta condotta dal sostituto procuratore Luigi De Magistris. * La legge Anselmi sciolse la loggia massonica P2. La legge Anselmi (del 25 gennaio 1982, n. 17) violata, secondo la procura di Catanzaro, da alcuni degli indagati dell&acute&#59 inchiesta su un presunto gruppo di potere trasversale, venne varata per dettare le norme di attuazione dell&acute&#59 articolo 18 della Costituzione, che vieta le associazioni segrete, e per lo scioglimento della Loggia P2. Prende il nome da Tina Anselmi, la parlamentare democristiana che ha presieduto la commissione parlamentare d&acute&#59inchiesta sulla Loggia. L&acute&#59art. 1 stabilisce che sono da considerare associazioni segrete quelle che, anche all&acute&#59 interno di associazioni palesi, “occultando la loro esistenza ovvero tenendo segrete congiuntamente finalità e attività sociali ovvero rendendo sconosciuti, in tutto od in parte ed anche reciprocamente, i soci, svolgono attività diretta ad interferire sull&acute&#59esercizio delle funzioni di organi costituzionali, di amministrazioni pubbliche, anche ad ordinamento autonomo, di enti pubblici anche ad ordinamento autonomo, di enti pubblici anche economici, nonché di servizi pubblici essenziali di interesse nazionale”. In base all&acute&#59 art. 2 “chiunque promuove o dirige un&acute&#59associazione segreta, ai sensi dell&acute&#59 articolo 1, o svolge attività di proselitismo a favore della stessa è punito con la reclusione da uno a cinque anni. La condanna comporta la interdizione dai pubblici uffici per cinque anni. Chiunque partecipa ad un&acute&#59associazione segreta è punito con la reclusione fino a due anni. La condanna comporta l&acute&#59interdizione per un anno dai pubblici uffici. La competenza a giudicare è del tribunale”. L&acute&#59 art. 3 prevede che “qualora con sentenza irrevocabile sia accertata la costituzione di una associazione segreta, il Presidente del Consiglio dei Ministri, previa deliberazione del Consiglio stesso, ne ordina con decreto lo scioglimento e dispone la confisca dei beni”. I politici calabresi indagati: Sono quattro i politici calabresi indagati nell&acute&#59ambito dell&acute&#59inchiesta della Procura della Repubblica di Catanzaro che ha portato, la scorsa notte, alla perquisizione di numerose abitazioni e uffici in tutta Italia, con la contestuale notifica di venti avvisi di garanzia. I politici calabresi sono Nicola Adamo, vicepresidente della Giunta regionale, Mario Pirillo, assessore regionale, Antonio Acri, consigliere regionale, e Gianfranco Luzzo, attuale presidente del Consiglio comunale di Lamezia Terme. Nicola Adamo e&acute&#59 un esponente di primo piano dei Democratici di Sinistra calabresi, eletto nella circoscrizione di Cosenza con 12.927 voti. Nella Giunta guidata da Agazio Loiero ricopre l&acute&#59incarico di vicepresidente con delega al Turismo e ai Beni culturali, oltre al coordinamento politico e del marketing territoriale. Ad Adamo vengono contestati i reati di associazione per delinquere, corruzione, truffa e truffa aggravata. Mario Pirillo e&acute&#59 assessore regionale all&acute&#59Agricoltura e alla Forestazione, ed e&acute&#59 stato eletto nella circoscrizione di Cosenza, lista della Margherita, con 11.648 voti. Pirillo tempo fa ha lasciato il partito con cui era stato eletto per fondare il Partito Democratico Meridionale. I reati contestati sono associazione per delinquere, corruzione, truffa e truffa aggravata. Antonio Acri, dei Democratici di Sinistra, e&acute&#59 stato eletto consigliere regionale nella circoscrizione di Cosenza con 6.765 voti e siede per la prima volta nel Consiglio calabrese. Ricopre gli incarichi di presidente del Comitato per la qualita&acute&#59 e la fattibilita&acute&#59 delle leggi, oltre ad essere segretario della Commissione consiliare regionale contro il fenomeno della mafia in Calabria. Il sostituto procuratore Luigi de Magistris, titolare dell&acute&#59inchiesta, contesta ad Acri i reati di associazione per delinquere, truffa e truffa aggravata. L&acute&#59ultimo politico coinvolto nell&acute&#59inchiesta e&acute&#59 l&acute&#59ex assessore regionale alla Sanita&acute&#59 Gianfranco Luzzo, componente nella precedente Giunta guidata da Giuseppe Chiaravalloti. Segretario provinciale dell&acute&#59Italia di Mezzo, Luzzo e&acute&#59 presidente del Consiglio comunale di Lamezia Terme, dove alle ultime elezioni amministrative e&acute&#59 stato candidato a sindaco con il centrodestra. I reati contestati sono associazione per delinquere, corruzione, truffa e truffa aggravata. Inchiesta ciclone sui fondi UE: Sviluppi a breve. Pressioni di sindacalisti per assunzioni alla Why Not. L&acute&#59Udc accusa “Strumento di lotta politica”19/06 Potrebbe avere sviluppi anche a breve termine l&acute&#59 inchiesta della Procura di Catanzaro che ha portato ieri all&acute&#59 esecuzione di 26 perquisizioni nell&acute&#59 ambito di un&acute&#59 inchiesta sull&acute&#59 attività di un presunto comitato d&acute&#59 affari responsabile di una serie di truffe commesse con l&acute&#59 utilizzo illecito di finanziamenti pubblici. I carabinieri, nella stessa giornata di ieri, hanno notificato venti informazioni di garanzia ad altrettante persone indagate nell&acute&#59 inchiesta, per dieci delle quali, tra l&acute&#59 altro, viene ipotizzato il reato di violazione delle Legge Anselmi sul divieto di costituzione di associazione segrete. L&acute&#59 accusa è legata all&acute&#59 appartenenza dei dieci indagati ad una presunta loggia massonica coperta, denominata Loggia di San Marino, che avrebbe rappresentato il centro di potere cui i componenti del comitato d&acute&#59 affari avrebbero fatto riferimento per la realizzazione dei loro affari. L&acute&#59 inchiesta condotta dal sostituto procuratore Luigi De Magistris è in corso già da alcuni mesi e le perquisizioni fatte ieri rappresentano un momento di verifica e di riscontro ad ipotesi accusatorie che il magistrato ha formulato da tempo. La stessa consistenza del decreto di perquisizione emesso ieri dal magistrato, che si compone di 275 pagine, è la dimostrazione dello stato avanzato dell&acute&#59 indagine condotta dal sostituto De Magistris e dei possibili ulteriori passi che il magistrato si accingerebbe a compiere. Sbarra avrebbe sollecitato otto assunzioni. Il segretario regionale della CISL calabrese Luigi Sbarra, è scritto nei verbali dell’inchiesta, avrebbe sollecitato l&acute&#59assunzione di otto persone alla societa&acute&#59 “Wiy Not”. Lo ha riferito al sostituto procuratore della Repubblica di Catanzaro, Luigi De Magistris, titolare dell&acute&#59inchiesta su un presunto comitato d&acute&#59affari che coinvolge politici, imprenditori, uomini dei servizi segreti e persino un generale delle fiamme gialle, la teste Caterina Merante, dalle cui dichiarazioni sono scattate le perquisizioni effettuate ieri in tutta Italia. La testimone, parlando dei rapporti tra Antonio Saladino e i sindacati ha affermato che mentre erano “molto negativi” con una parte del sindacato, con un&acute&#59altra tali apporti “erano molto buoni fino a poco tempo fa”. In particolare al segretario di un sindacato, sempre secondo la teste, “aveva anche fatto assumere la moglie”. Le dichiarazioni rese dalla teste sarebbero state riscontrate dai carabinieri del Nucleo operativo che in una informativa al magistrato scrivono dell&acute&#59asse “Saladino&#45sindacati” con finalizzato ad avere un rapporto non conflittuale ed anzi “di cogestione degli affari” e fanno un elenco di otto nomi di persone assunte, sette donne e un uomo. La testimone, parlando dei rapporti tra Antonio Saladino e i sindacati ha affermato che mentre erano “molto negativi” con la Cgil, con la Cisl tali apporti “erano molto buoni fino a poco tempo fa, in particolare con Luigi Sbarra al quale aveva anche fatto assumere la moglie”. A margine dello sciopero generale di questa mattina in Calabria, il sindacalista ha dichiarato: “Ho appreso dai giornali di essere citato. Escludiamo qualsiasi rapporto con le persone cui riferiscono le indagini. La Cisl &#45 ha aggiunto Sbarra &#45 ha intrattenuto sempre normali rapporti con il sistema delle imprese, rappresentando al meglio i bisogni dei lavoratori. Per il resto, siamo all&acute&#59oscuro di tutto”. Epifani “La Magistratura faccia il suo dovere”. “Alla magistratura chiediamo che faccia il suo dovere fino in fondo. Ma lo faccia presto perche&acute&#59 non possiamo fare crescere una coltre su tutta la regione”. Cosi&acute&#59 il segretario generale della Cgil, Guglielmo Epifani, nel corso del suo intervento alla manifestazione di chiusura dello sciopero generale in Calabria, ha commentato l&acute&#59inchiesta della Procura della Repubblica di Catanzaro, sfociata ieri in 20 avvisi di garanzia. “Alla politica onesta, peche&acute&#59 in Calabria ci sono anche molti politici onesti &#45 ha detto ancora Epifani &#45 dico che bisogna esserlo ancora di piu&acute&#59, perche&acute&#59 ci vuole un sovrascatto di moralita&acute&#59 e trasparenza”.Casini e Cesa “Strumento di lotta politica”. “Il Consiglio nazionale ha il dovere di sapere che il segretario ha le mani pulite”. E&acute&#59 un passaggio dell&acute&#59 intervento di Lorenzo Cesa, segretario dell&acute&#59 Udc, al Consiglio nazionale del partito, in cui, senza riferimenti diretti, il leader centrista ha parlato dell&acute&#59 inchiesta di Catanzaro su tangenti e finanziamenti illeciti.”Siamo abituati a queste cose: sono uno strumento di lotta politica, l&acute&#59 importante è capire questo”. Così Pier Ferdinando Casini, leader dell&acute&#59 Udc, in un passaggio del suo intervento al Consiglio nazionale centrista, ha parlato, senza citarla direttamente, dell&acute&#59 inchiesta di Catanzaro su tangenti e finanziamenti illeciti, che ha toccato il suo partito. “Se poi i magistrati &#45 ha aggiunto l&acute&#59 ex presidente della Camera rivolto al segretario Lorenzo Cesa &#45, che dopo due anni ricicciano sempre le stesse cose, vorranno anche sentirti sarebbe meglio per la credibilità delle istituzioni”. La solidarietà di Rotondi (DC) all’Udc. “Esprimo solidarietà all&acute&#59On. Cesa per l&acute&#59attacco mediatico e giudiziario di cui è oggetto in questa ore. Sono sicuro che gli sviluppi di queste vicende renderanno piena giustizia alla correttezza di Lorenzo e alla professionalità del suo staff aziendale”. Così il segretario della Democrazia Cristiana per le Autonomie, Gianfranco Rotondi, in riferimento all&acute&#59inchiesta a Catanzaro che vede coinvolto il segretario Udc, Lorenzo Cesa. Tre i testimoni chiave. E&acute&#59 nato dalle dichiarazioni di tre persone informate sui fatti, il nuovo filone dell&acute&#59inchiesta “Why not”, condotta dalla Procura della Repubblica di Catanzaro e sfociata ieri in 24 perquisizioni e nell&acute&#59emissione di 20 informazioni di garanzia. L&acute&#59ipotesi intorno al quale ruota l&acute&#59attivita&acute&#59 del sostituto procuratore Luigi de Magistris e&acute&#59 che in Calabria, negli ultimi quattro anni, esistesse un vero e proprio “comitato d&acute&#59affari”, che avrebbe gestito importanti appalti, in diversi settori, dall&acute&#59ambiente all&acute&#59informatica. Il presunto comitato &#45 stando alle tesi della Procura &#45 avrebbe goduto di importanti appoggi a livello politico e istituzionale e, alcuni dei suoi componenti, sarebbero stati legati dall&acute&#59appartenenza ad una loggia massonica segreta, che aveva come punto di riferimento lo Stato di San Marino. L&acute&#59indagine e&acute&#59 nata come una costola dell&acute&#59inchiesta “Poseidone” (la cui delega e&acute&#59 oggi affidata al pm Salvatore Curcio), ma si e&acute&#59 poi sviluppata in maniera autonoma. Ad imprimere una veloce accelerazione agli accertamenti dei carabinieri, sono state le dichiarazioni rese da tre testimoni nella scorsa primavera. Si tratta di Caterina Merante, che dal 1996 fu un delle piu&acute&#59 strette collaboratrici di Antonio Saladino (ex presidente della Compagnia delle opere e uno dei principali indagati) e poi divenne responsabile di filiale di Obiettivo Lavoro in Calabria&#59 Giancarlo Franze&acute&#59, dirigente di Obiettivo Lavoro, e Daniela Marsili, che ha lavorato per molto tempo nella segreteria del consigliere regionale Nicola Acri. Quest&acute&#59ultima, nel colloquio avuto a gennaio con il magistrato titolare dell&acute&#59inchiesta, ha svelato l&acute&#59esistenza di un sistema in base al quale i collaboratori dei consiglieri regionali dovrebbero versare ai loro datori di lavoro una parte degli stipendi corrisposti. La Marsili, che e&acute&#59 la moglie del giudice Giuseppe Greco (il quale l&acute&#59anno scorso firmo&acute&#59 la contestata ordinanza di custodia cautelare in carcere per il consigliere regionale Franco Pacenza), ha anche dichiarato di essere stata vittima di ritorsioni in seguito all&acute&#59arresto dell&acute&#59esponente della Quercia e di avere, per quel motivo, dovuto rassegnare le dimissioni dall&acute&#59incarico di collaboratrice di Acri. Domani la riunione dei capigruppo della Regione. Si riunirà domani pomeriggio alle 15 la Conferenza dei capigruppo del Consiglio Regionale della Calabria, convocata d&acute&#59urgenza dal presidente Giuseppe Bova, in relazione ad un passaggio del decreto di perquisizione del pm di Catanzaro Luigi De Magistris nell&acute&#59inchiesta sul presunto comitato d&acute&#59affari. In particolare, il passaggio in questione che sarà analizzato domani pomeriggio dai capigruppo dei vari partiti è quello relativo alla deposizione di Daniela Marsili, ex collaboratrice della segreteria del consigliere regionale dei Ds Antonio Acri (uno degli indagati), in cui si dice che quasi tutti i consiglieri regionali impongono ai collaboratori il versamento a loro favore di una parte della retribuzione. La Marsili è, tra l&acute&#59altro, la moglie del Gip del Tribunale di Cosenza Giuseppe Greco, che firmò a Ferragosto dell&acute&#59 anno scorso l&acute&#59 ordinanza di custodia cautelare contro il capogruppo dei Ds in Consiglio Regionale, Franco Pacenza. Ordinanza poi revocata dal Tribunale della Libertà per mancanza di indizi, decisione confermata dalla Corte di Cassazione.Migliaia i documenti all’esame di De Magistris. Migliaia di documenti, apparecchiature informatiche, agende telefoniche, telefoni cellulari: è l&acute&#59 enorme quantitativo di materiale sequestrato ieri dai carabinieri nel corso delle perquisizioni disposte dal sostituto procuratore di Catanzaro, Luigi De Magistris, nell&acute&#59 ambito dell&acute&#59 inchiesta sul presunto comitato d&acute&#59 affari che avrebbe compiuto una serie di truffe utilizzando illecitamente finanziamenti comunitari, statali e regionali. De Magistris ha avviato l&acute&#59 esame del materiale, nel quale sarebbero innumerevoli gli spunti per il prosieguo dell&acute&#59 inchiesta. All&acute&#59 attenzione del magistrato sono anche i contenuti delle migliaia di intercettazioni telefoniche ed ambientali effettuate nel corso delle indagini. Nei prossimi giorni, tra l&acute&#59 altro, potrebbe essere risentita la teste chiave dell&acute&#59 inchiesta, Caterina Merante, già collaboratrice di Antonio Saladino, ex presidente della Compagnia delle opere della Calabria. E&acute&#59 stata Caterina Merante a svelare la fitta rete di conoscenze che avrebbe consentito a Saladino, già indagato nell&acute&#59 inchiesta Poseidone, connessa a quella che ha portato alle perquisizioni di ieri, di realizzare una serie di affari che avrebbero avuto al centro appalti gestiti dalla Regione Calabria in vari settori Cordopatri “Qualcuno si risvegli e controlli le mie denunce”. “Nella Procura della Repubblica di Catanzaro dal 13 giugno del 1998 dormono sonni tranquilli alcuni miei verbali che sin da allora gettavano luce sulle connessioni massoniche di gruppi di potere politico &#45 imprenditoriale calabrese”. Ad affermarlo, in una dichiarazione, è la baronessa Maria Giuseppina Cordopatri, testimone di giustizia contro gli affiliati della cosca Raso &#45 Gerace di Gioia Tauro in riferimento all&acute&#59 inchiesta sul presunto comitato d&acute&#59 affari che avrebbe compiuto una serie di truffe utilizzando illecitamente finanziamenti comunitari, statali e regionali. “Nel compiacermi dell&acute&#59 opera di pulizia avviata dal dott. De Magistris &#45 conclude Cordopatri &#45 auspico che qualcuno risvegli tali carte da un sonno durato nove anni”Alleanza Calabrese “Dimettetevi tutti”. “La Calabria oggi ha bisogno di uomini scevri da condizionamenti, da tradimenti, da patti scellerati, da intrighi. La Calabria oggi vuole riprendersi la sua libertà. Un coro unanime dalla destra autonomista calabrese si leva: dimettetevi tutti”. E&acute&#59 quanto afferma, in una nota, Enzo Vacalebre, segretario generale Alleanza calabrese in riferimento all&acute&#59 inchiesta della Procura della Repubblica di Catanzaro. “Politica, potere e soldi &#45 prosegue Vacalebre &#45 un intreccio miserrimo che non vede sottrarsi alcuno. Per complicità, per compiacenza, per solidarietà lobbistica e consortile. Per non chiudersi alcuna strada futura di approvvigionamento elettorale. E sì, il popolo calabrese è stato, è considerato, e sarà sempre considerato come un serbatoio al quale attingere nelle occasioni che si vanno a presentare. E nel serbatoio si accumula tutto. Voti puliti e voti sporchi. Voti della gente onesta e voti che puzzano e che vanno ad ammorbare l&acute&#59 aria, fino a renderla irrespirabile come dice Prodi. Ma Prodi grazie a quest&acute&#59aria oggi è a capo di un variegato governo”. Per il segretario di Alleanza calabrese “anche Loiero ha usufruito della stessa per diventare governatore della Calabria. Adesso questa aria oltre a soffocare il popolo calabrese sta soffocando anche chi l&acute&#59 ha generata. Gli spazi di convivenza democratica e civile, tra le istituzioni ed il popolo che esse rappresentano, sono stati brutalmente abbattuti da tutti gli scandali che stanno rendendo la Calabria, terra dell&acute&#59 arte del delinquere, della malversazione, delle truffe, delle clientele, della corruzione, dell&acute&#59 illegittimità, del degrado morale”. “La Calabria oggi ha bisogno di un partito autonomo ed autonomista, meridionale e meridionalista &#45 conclude Vacalebre &#45 che abbia intrinsechi, nella propria gente, tutti quei valori che riusciranno a mettere al bando i malversatori, i doppiogiochisti, gli arroganti ed i mestatori della politica. La Calabria oggi ha bisogno di gente che pensi solo alla propria terra ed alla propria gente, che tuteli la dignità di un popolo”Inchiesta fondi UE, come un vaso di Pandora. Infiammano le polemiche. Adamo “Perseguitato come Falcomatà”. Spuntano associazioni massoniche all’estero. Partono le prime querele contro i testi. La banca di Saladino e i finanziamenti di Cesa. Reazioni a catena19/06 Si infiamma la polemica dopo le perquisizioni di ieri disposte dal pm De Magistris. Uno degli indagati, il vicepresidente della Regione Nicola Adamo, dei Ds, oggi torna a replicare con toni allarmati. “C&acute&#59é chi scrive oggi &#45 dice Adamo &#45 sulla prima pagina di un giornale locale che ci sarebbe da rabbrividire per l&acute&#59uso della giustizia se fosse vero che l&acute&#59ordinanza a mio carico sarebbe un calunnioso manifesto politico. Naturalmente lo scrive per confutare la mia tesi. Io, intanto, lo ribadisco. Mi batterò fino alla fine dei miei giorni: dimostrerò nelle aule giudiziarie la mia tesi. Del resto perché tanta meraviglia? E&acute&#59 nella memoria di molti la casistica di azioni giudiziarie errate o deviate. Nessuno, in particolare, può dimenticare quanto è successo al Sindaco della Primavera di Reggio Calabria, Italo Falcomatà.Lungi dal paragonarmi ad Italo ma un fatto è certo ed è ufficiale. Italo fu fatto oggetto di tantissimi procedimenti penali&#59 ma non fu mai però, ritenuto responsabile o condannato anche rispetto ad indagini che prefiguravano suggestioni e fatti potenzialmente gravi. Al contrario, dopo la sua morte, durante il processone di mafia svoltosi a Reggio Calabria, un pentito capomafia dichiarò in udienza processuale che la Cupola criminale si era riunita e avrebbe voluto uccidere Falcomatà o Marco Minniti”. “Temendo &#45 aggiunge Adamo &#45 la controffensiva democratica dello stato, però, questa ipotesi fu scartata e si optò per un&acute&#59altra linea. Il Capomafia pentito in quel processo rivelò che decisero di agire attraverso condizionamenti su uffici giudiziari di Reggio Calabria perché, con apposite inchieste si discreditasse Italo Falcomatà per metterlo in condizione di abbandonare e smettere di continuare a fare il Sindaco.Il giorno dopo queste terribili dichiarazioni, fui proprio io, allora Segretario Regionale DS, a chiedere pubblicamente che si indagasse e si accertasse la verità. Nulla, però, è stato fatto. Falcomatà, ovviamente non smise di fare il Sindaco, ma, intanto, la lotta contro la sua malattia si intersecò a quella che conduceva sul versante giudiziario”Le accuse del PMAssociazioni massoniche all’estero. “Le indagini effettuate dalla Procura della Repubblica di Catanzaro hanno fatto emergere anche che, per offrire un apparente schermo di legalità ed anche per consolidare i rapporti, di tipo pure massonico, tra i soggetti, venivano costituite associazioni e fondazioni operanti soprattutto all&acute&#59 estero”. E&acute&#59 quanto scrive il sostituto procuratore di Catanzaro Luigi De Magistris nel decreto di perquisizione emesso nell&acute&#59 inchiesta sul Comitato d&acute&#59 affari riportando atti dell&acute&#59inchiesta Poseidone che presenta punti di connessione con l&acute&#59 indagine che ha portato ai provvedimenti di ieri. “E&acute&#59 questo il caso &#45 aggiunge De Magistris &#45 dell&acute&#59 Osservatorio del Mediterreneo in cui si è ricostruito un solido legame tra Fabio Schettini e l&acute&#59 ex ministro Frattini, attuale commissario europeo a Bruxelles, ed in cui è confluito denaro illecito nella disponibilità dello stesso Schettini, persona incaricata di raccogliere denaro per conto di Forza Italia. Legame di tipo affaristico che si consolida attraverso la costituzione dell&acute&#59 Istituto per il turismo nel sud attraverso la Nuova Merchant spa, con il supporto della Banca Nuova spa, con sede a Palermo, che ha un ruolo proprio nell&acute&#59 Osservatorio del Mediterraneo. E&acute&#59 questo il caso &#45 scrive ancora il magistrato &#45 della Free Foundation for research on European Economy, in cui assume un ruolo l&acute&#59 on. Brunetta, consigliere economico dell&acute&#59 ex presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, e dove compare Stefano Torda, già coinvolto in indagini aventi ad oggetto proprio il settore dei finanziamenti pubblici nonché persona legata all&acute&#59 attuale coordinatore regionale della Calabria di Forza Italia, Giancarlo Pittelli”. La società di Cesa finanzia l’Udc. Nel decreto di perquisizione emesso dal sostituto procuratore di Catanzaro Luigi De Magistris nell&acute&#59 inchiesta sul comitato d&acute&#59 affari accusato di una serie di truffe con l&acute&#59 utilizzo illecito di fondi pubblici si fa riferimento alla società Global Media il cui nome compare nell&acute&#59 inchiesta Poseidone in cui è indagato il segretario nazionale dell&acute&#59 Udc, Lorenzo Cesa. “Per quanto riguarda il finanziamento illecito ai partiti ed il ruolo della massoneria, o comunque di gruppi lobbistici che operano in violazione della Legge Anselmi &#45 scrive De Magistris &#45 un ruolo centrale lo assume la società Global media. Questa rappresenta uno dei punti apicali del finanziamento illecito all&acute&#59 Udc, con Cesa avente un ruolo di &acute&#59cassiere&acute&#59 dei soldi versati, attraverso la Global media, al partito, con un giro di fatture false e gonfiate per giustificare spese in realtà inesistenti. Basti pensare alle somme ingenti ottenute dalla società per azioni Pianimpianti, società anch&acute&#59 essa divenuta di proprietà di persone di area Udc&#45Forza Italia attraverso scalate finanziarie, ottenute con soldi illeciti”.Solidarietà di Volontè a Cesa. “Il coinvolgimento nelle inchieste calabresi del segretario Lorenzo Cesa, al quale va tutta la nostra solidarietà, è il sintomo di una certa magistratura ormai più incline a favorire la lotta politica che a verificare la verità dei fatti”. Lo dichiara il presidente dei deputati dell&acute&#59Udc, Luca Volonté. Saladino voleva creare una banca. C&acute&#59 era anche la creazione di una banca tra i progetti di Antonio Saladino, l&acute&#59 ex presidente della Compagnia delle Opere della Calabria, il cui ruolo è oggetto dell&acute&#59 inchiesta della Procura di Catanzaro sul comitato d&acute&#59 affari che avrebbe fatto truffe utilizzando illecitamente fondi pubblici. L&acute&#59 argomento è oggetto di una serie di conversazioni telefoniche riportate nel decreto di perquisizione emesso dal sostituto procuratore Luigi de Magistris tra Saladino e varie persone. Una delle conversazioni, in particolare, è tra l&acute&#59 esponente della Compagnia delle opere e Gianmario Stellato, una delle venti persone indagate nell&acute&#59 inchiesta, fratello di Massimo Stellato, capocentro del Sismi a Padova. Nella conversazione si fa riferimento ai contatti che Gianmario Stellato ha avuto con alcune persone disposte a investire diecimila euro ciascuno per la creazione della banca.Le reazioniAdamo e Bruno Bossio querelano i falsi testimoni. Il vicepresidente della Regione Calabria, Nicola Adamo, e la moglie, Enzo Bruno Bossio, hanno deciso di sporgere “immediata denuncia&#45querela nei confronti dei falsi testimoni” in relazione all&acute&#59 inchiesta della Procura della Repubblica di Catanzaro sui presunti illeciti nella gestione di finanziamenti regionali. “La lettura delle dichiarazioni rese da due testimoni, nell&acute&#59ambito della inchiesta giudiziaria che ci vede immotivatamente coinvolti &#45 affermano Nicola Adamo ed Enza Bruno Bossio &#45 ci convince ancor più dell&acute&#59 approssimazione investigativa che caratterizza l&acute&#59inchiesta, oltreché di un non legittimo interesse dell&acute&#59accusa. La palese calunniosità delle dichiarazioni richiamate ci ha indotto a dare mandato allo studio dell&acute&#59avv. Franco Sammarco di sporgere immediata denuncia&#45querela nei confronti dei falsi testimoni, per le ipotesi di calunnia e di diffamazione in nostro danno”.Morrone “Settori della Magistratura in guerra”. “A seguito delle notizie apparse oggi sulla stampa si è ancora più rafforzata in me la convinzione già espressa tempo fa in una interrogazione parlamentare, alla quale non ho ancora avuto risposta. Mi sembra evidente che dietro l&acute&#59 arresto del consigliere regionale calabrese dei Ds Franco Pacenza, vi sono degli scenari inquietanti, che vedono coinvolti settori della magistratura in guerra tra loro, con evidenti rischi di strumentalizzazione delle indagini in corso”. Lo afferma, in una dichiarazione, il deputato dell&acute&#59 Udeur Ennio Morrone commentando l&acute&#59 inchiesta condotta dalla Procura della Repubblica di Catanzaro. Su tutto questo scenario, ora più che mai devono far luce la procura di Salerno, il Csm ed il ministero della Giustizia, ai quali mi risulta che siano già stati presentati esposti e segnalazioni nei riguardi dell&acute&#59 operato di quello o di quei magistrati, fino a quello della Procura generale di Catanzaro”. Collaboratori di Morrone e Tripodi “Quante bugie”. “Siamo rimasti esterrefatti per le gravissime affermazioni fatte dalla signora Daniela Marsilio in riferimento al fatto che l&acute&#59ex Assessore della Regione Calabria, l&acute&#59on. Ennio Morrone, attualmente deputato, e l&acute&#59attuale assessore alle Attività produttive e Personale della stessa Regione Calabria, Pasquale Tripodi, avrebbero richiesto una parte della retribuzione dei propri collaboratori”. Lo affermano, in una dichiarazione congiunta, Franco Fedele e Leonardo Mazzei, il primo ex capo struttura dell&acute&#59 assessore Morrone ed entrambi attuali collaboratori dell&acute&#59 assessore Pasquale Tripodi. “Gli onorevoli Ennio Morrone e Pasquale Tripodi &#45 aggiungono Fedele e Mazzei &#45 sono persone dabbene. Di fronte a tali bugie sentiamo il dovere di fare queste doverose precisazioni ed aggiungiamo che giammai sia Morrone che Pasquale Tripodi hanno avanzato alcuna pretesa in tal senso. Con queste dichiarazioni abbiamo inteso tutelare, oltre che la nostra onorabilità, anche quella degli stessi onorevoli Morrone e Pasquale Tripodi che sono, certamente, estranei alle avventate insinuazioni che sono state fatte. Abbiamo dato ampio mandato ad un nostro legale di fiducia per valutare se le affermazioni fatte nei nostri confronti dalla signora Marsilio contengono o meno illeciti civilmente e penalmente rilevanti”M. Tripodi “Nostri comportamenti limpidi”. “In riferimento alle notizie di stampa che riportano le dichiarazioni rilasciate alla Magistratura dalla signora Daniela Marsili, si respinge con la massima fermezza e determinazione qualsiasi tentativo di gettare fango e discredito sull&acute&#59 immagine e sulla moralità del sottoscritto e del Pdci che si trova incredibilmente chiamato in causa in quella che, per quanto ci riguarda, si configura come un&acute&#59 operazione di carattere scandalistico”. E&acute&#59 quanto afferma, in una nota, il capogruppo del Pdci alla Regione, Michelangelo Tripodi che è anche segretario regionale e assessore regionale all&acute&#59 Urbanistica. “La storia politica e personale del sottoscritto parla chiaro &#45 prosegue Tripodi &#45 ed è stata sempre caratterizzata da comportamenti limpidi e trasparenti. Rispetto al merito della questione si precisa che i militanti e i dirigenti del Partito dei Comunisti Italiani, com&acute&#59 è prassi consolidata, versano spontaneamente al partito e ai suoi gruppi consiliari contributi derivanti dagli incarichi a cui sono stati chiamati. I primi a praticare questo comportamento sono gli eletti del partito a tutti i livelli e senza alcuna eccezione. Il sottoscritto, per citare un caso concreto, versa mensilmente al partito una quota fissa dell&acute&#59 indennità percepita per l&acute&#59 incarico istituzionale ricoperto. E poiché non c&acute&#59 è nulla da nascondere si fa presente, per esempio, che soltanto nell&acute&#59anno 2006 il sottoscritto ha versato al Partito l&acute&#59importo di euro 36 mila”. “Questa modalità di comportamento &#45 prosegue Tripodi &#45 rappresenta una caratteristica che distingue e differenzia i comunisti e di essa ne siamo oltremodo orgogliosi. Rivendichiamo, pertanto, questa condotta che costituisce ed evidenzia la concreta diversità dei comunisti. E&acute&#59 grazie a questa concezione della politica che il nostro partito, povero di mezzi e di risorse finanziarie, riesce a sopravvivere e a sviluppare la sua attività politica ed istituzionale. Peraltro, é noto a tutti che il Partito dei Comunisti Italiani e i suoi gruppi consiliari si regge, per la gran parte, sul contributo volontario e spontaneo degli eletti e di quanti svolgono incarichi o lavorano, su indicazione del partito, presso enti o strutture istituzionali”. “Inoltre, il sottoscritto, nel sottolineare il limpido e lineare comportamento tenuto &#45 prosegue ancora Tripodi &#45 fa presente che perfino la propria struttura speciale, che potrebbe essere composta da sei unità è, invece, effettivamente costituita allo stato attuale da tre persone. Vieppiù, per quanto riguarda il sottoscritto e per completezza di informazioni, si ritiene opportuno ricordare che, all&acute&#59 epoca dell&acute&#59 approvazione della legge che aumentava le indennità dei consiglieri regionali, ha disposto, come facilmente verificabile presso la Ragioneria del Consiglio Regionale della Calabria, per tutto il periodo rimanente della scorsa legislatura (circa due anni), il versamento mensile della quota dell&acute&#59 aumento a favore della Cooperativa sociale &acute&#59Marzo &acute&#5978&acute&#59, con sede in Reggio Calabria, per finanziare un progetto per i minori a rischio”. “Il sottoscritto &#45 conclude Tripodi &#45 ha già dato mandato ai propri legali di fiducia di querelare ogni persona che con spregevoli calunnie abbia inteso deviare il corso della giustizia e ledere l&acute&#59 immagine e l&acute&#59onorabilità politica e personale del sottoscritto e dell&acute&#59intero Partito dei Comunisti Italiani”.continua…. acct&#45eliminato.27 View Public Profile Find More Posts by acct&#45eliminato.27 22nd June 2007, 09:29 #2 acct&#45eliminato.27 account eliminato su richiesta Join Date: Jul 2004Posts: 0 Callipo “La gentaglia deve andare a casa”. “Noi restiamo in Calabria. E&acute&#59 questa gentaglia che ruba e che spende male il denaro pubblico che se ne deve andare. Con il termine gentaglia non voglio generalizzare, ma indicare chi fa una cattiva politica”. A dirlo è stato l&acute&#59 imprenditore Filippo Callipo, ex presidente di Confindustria Calabria, che oggi ha partecipato allo sciopero generale regionale proclamato da Cgil, Cisl e Uil contro la Giunta regionale calabrese, facendo riferimento all&acute&#59 inchiesta della Procura di Catanzaro su un presunto comitato d&acute&#59 affari. “Un giudizio sulla Giunta regionale? Sono loro &#45 ha detto &#45 a dover fare un bilancio. Non io, ma i calabresi hanno diritto di sapere cosa è stato fatto, ma soprattutto cosa si farà nei prossimi tre anni. Veniamo da cinque anni persi con la Giunta Chiaravalloti. Non possiamo permetterci di perdere altri cinque anni. Con il denaro arrivato si potevano fare tante cose ed invece è tutto come dieci anni fa”.Indrieri “Nessun illecito mi si addebita”. “Non comprendo quali società a me collegate avrebbero approfittato illecitamente di finanziamenti pubblici e con chi avrei spartito bottini, quali contatti telefonici o incontri avrei avuto con le persone alle quali vengo associato. Il mio nome è stato accomunato a tanti personaggi pubblici che neppure conosco e sono stato dato in pasto ai mass&#45media per un avviso di garanzia che mi è stato notificato in maniera per me incomprensibile”. Così si difende il commercialista cosentino Francesco Indrieri, uno dei venti indagati dell&acute&#59inchiesta condotta dal sostituto procuratore di Catanzaro Luigi De Magistris. “Nelle 300 pagine dell&acute&#59ordinanza firmata dal magistrato, che pare non distingua chi lavora da chi fa affari &#45 aggiunge Indrieri &#45 soltanto un rigo è dedicato alla mia persona, laddove una signora, che asserisce di essere responsabile di una società, dichiara di avere avuto un contatto telefonico con il sottoscritto e relativamente ad una società, la Iset, che faceva parte di un consorzio al quale ho prestato attività di consulenza professionale per la cessione di quote sociali. Nello specifico l&acute&#59ordinanza riporta quanto segue: &acute&#59cerco&acute&#59 di convincermi della bontà di questa operazione anche il dottor Francesco Indrieri, che mi fu passato al telefono dal Saladino, commercialista che curava i rapporti per Iset e che solo successivamente ho saputo essere socio del fratello di Tonino Gattò”. “Nessun fatto di rilevanza illecita &#45 sostiene ancora Francesco Indrieri &#45 mi si addebita. Nessuna società mi ha visto protagonista in termini personali o professionali che possa essere connessa a politici, nessuna commessa in termini di appalti o di gare mi ha visto interessato per ottenere finanziamenti pubblici tramite la Regione Calabria. Mai ho partecipato ad attività collegate a partiti politici o a logge massoniche e non ho mai avuto incarichi pubblici. Ho sempre lavorato in modo professionale, mettendo le mie conoscenze tecniche a disposizione di tanti imprenditori che hanno pensato concretamente alla Calabria e alle necessità di lavoro. Tanto ho ritenuto di evidenziare il debito morale che ho soprattutto nei confronti di quanti non conoscono la mia storia. Tanto ho ritenuto di evidenziare per quella impostazione severa di serietà che ho dato alla mia vita e alla mia professione, costruita negli anni con sacrifici”. “Resto in attesa &#45 conclude Francesco Indrieri &#45 di essere immediatamente sentito dal dott. De Magistris per avere le specifiche indicazioni sugli addebiti che muove alla mia persona”.Sbarra “Mai avuto rapporti con gli indagati”. “Ho appreso della vicenda solo dai giornali. Escludiamo qualsiasi rapporto con le persone cui si riferiscono le indagini”. A dirlo è stato il segretario generale della Cisl calabrese, Luigi Sbarra, il cui nome viene citato nelle carte dell&acute&#59 inchiesta della Procura di Catanzaro su un presunto comitato d&acute&#59 affari. Il sindacalista, comunque, non é indagato. “La Cisl &#45 ha detto oggi Sbarra &#45 ha mantenuto sempre esclusivamente rapporti normali con il sistema delle imprese nel desiderio di rappresentare al meglio gli interessi dei lavoratori. Per il resto siamo all&acute&#59 oscuro. Non abbiamo mai avuto rapporti con questi imprenditori sottoposti all&acute&#59 attenzione della magistratura”.Amendola “Forte della mia correttezza”. “A seguito della pubblicazione egli esiti di un&acute&#59 attività d&acute&#59 indagine condotta dalla Procura della Repubblica di Catanzaro, è stato fatto rilevare come anche il mio nominativo figuri tra gli interlocutori telefonici di colui il quale, a torto o a ragione, viene ritenuto l&acute&#59 indagato principale”. E&acute&#59 quanto afferma il deputato Franco Amendola, dei Ds, in una nota. “Invero tra i vari redattori degli articoli che si sono occupati del caso &#45 prosegue Amendola &#45 vi è stato qualcuno che ha velatamente insinuato che solo la mia posizione di parlamentare, ovvero il rispetto della privacy in generale, impediscono la pubblicazione integrale di quelle conversazioni. Poiché sono forte della verità che è univocamente rivelatrice della mia correttezza, nell&acute&#59 anticipare la mia volontà a rinunciare all&acute&#59 immunità parlamentare o a qualsiasi altra garanzia di copertura del segreto istruttorio, qualora qualcuno, e ancor di più l&acute&#59 Autorità Giudiziaria, voglia prendere atto dell&acute&#59 effettivo contenuto di quelle intercettazioni, per poi verificare se sia soltanto ipotizzabile una condotta di rilevanza penale, o finanche labilmente censurabile, ho dato mandato al mio difensore, avv. Francesco Gambardella, di acquisire, a termini e condizioni di legge, il contenuto delle intercettazioni riguardanti la mia persona, per poi metterle a disposizione di chi potesse avere dubbi reali o strumentali sulla mia condotta”. “E&acute&#59 evidente che sto valutando ogni singolo articolo che si é occupato del caso &#45 conclude Amendola &#45 al fine d verificarne la correttezza ed il rispetto della verità e della continenza”Luzzo “Sono stato assolto per la vicenda dell’ospedale di Vibo”: “Il mio coinvolgimento nella vicenda giudiziaria condotta dalla Procura di Catanzaro si fonda ancora una volta sull&acute&#59 esito dell&acute&#59 attività di indagine svolta dalla Procura di Vibo Valentia ed avente ad oggetto la costruzione dell&acute&#59 ospedale di quella città. Ecco allora che si impone di rammentare che per quella vicenda giudiziaria ho chiesto ed ottenuto la definizione del processo con rito abbreviato e quindi dando il consenso all&acute&#59 utilizzo di tutti gli atti assunti unilateralmente (e non in contraddittorio con la difesa) dall&acute&#59 accusa. Per come è ben noto quel processo si è concluso con una sentenza assolutoria perché (si badi) il fatto non sussiste”. Lo sostiene, in una dichiarazione, l&acute&#59 ex assessore regionale alla Sanità, Gianfranco Luzzo. “Aggiungo, soprattutto a favore di chi giustamente ha precisato che la sentenza non è definitiva per essere stata impugnata dal Pm di Vibo Valentia &#45 aggiunge Luzzo &#45 che già nella fase delle indagini preliminari il quadro indiziario aveva subito un triplice controllo giurisdizionale (Gip, Tribunale e Corte di Cassazione) risoltosi univocamente a mio favore, avendo escluso, tutti e tre i giudici, la sussistenza del reato. Addirittura la Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del Pm di Vibo. Ho già dato mandato al mio difensore, avv. Francesco Gambardella, affinché interponga querela contro chi ha violato la legge, magari ritenendo di essere coperto dall&acute&#59 esercizio del diritto di cronaca palesemente violato”. Avv. Raimondi: “Fragomeni estraneo ai fatti”: “Quale difensore di fiducia del prof. Giuseppe Fragomeni, Direttore generale alla Presidenza della Regione Calabria, in relazione alle notizie giornalistiche apparse oggi su quotidiani regionali e nazionali circa dichiarazioni rese all&acute&#59Ufficio della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Catanzaro riguardanti il coinvolgimento del mio assistito in presunti affari illeciti asseritamente perpetrati da terzi, comunico che il prof. Fragomeni ha conferito mandato al sottoscritto al fine di denunziare all&acute&#59 autorità giudiziaria competente i fatti, siccome divulgati dalla stampa, per i delitti di calunnia, diffamazione aggravata e violazione del segreto investigativo”. Lo afferma, in un comunicato, l&acute&#59 avvocato Nunzio Raimondi. “A tal fine &#45 prosegue l&acute&#59 avv. Raimondi &#45 saranno immediatamente proposte le iniziative più opportune e, nel contempo, si precisa che il Prof. Fragomeni risulta totalmente estraneo ai fatti siccome dichiarati e divulgati sicché, nella specie, si versa in una patente violazione del sacrosanto diritto all&acute&#59onore ed alla reputazione. Le denigrazioni, siccome propalate, non solo sono destituite di qualsivoglia fondamento ma, attribuendo al mio raccomandato azioni e comportamenti illeciti, finiscono per insinuare nell&acute&#59 opinione pubblica il convincimento di una riprovevole condotta in capo ad una figura apicale dell&acute&#59Istituzione regionale”.Inchiesta ciclone sui fondi UE: Intervengono Mastella. “Violazione delle garanzie” , Fassino “Evitare discrediti”, Bruno “Intervenga il CSM”. Altre querele ai testi19/06 &acute&#59&acute&#59Ho avuto notizia che saranno domani pubblicati dalla stampa brani di conversazioni che sarebbero intercorse tra me ed un imprenditore indagato dall autorita&acute&#59 giudiziaria di Catanzaro, le cui utenze erano evidentemente sottoposte a controllo. Emergera&acute&#59 chiaramente dal contenuto di tali conversazioni la loro assoluta irrilevanza, non avendo mai avuto con l&acute&#59interessato rapporti di affari&acute&#59&acute&#59. Cosi&acute&#59 il ministro della Giustizia, Clemente Mastella, commenta l&acute&#59annuncio della pubblicazione di contenuti di intercettazioni nell&acute&#59ambito dell&acute&#59inchiesta della procura di Catanzaro denominata &acute&#59Why not&acute&#59. &acute&#59&acute&#59Cio&acute&#59 che e&acute&#59 veramente grave in tale vicenda e&acute&#59 invece l&acute&#59ennesima, indebita divulgazione di intercettazioni disposte nel corso di indagine penale e nelle quali e&acute&#59 parte un parlamentare. Vicenda grave &#45 aggiunge il Guardasigilli in una dichiarazione &#45 sia nel caso che le telefonate in questione siano state utilizzate dall&acute&#59autorita&acute&#59 giudiziaria in assenza del necessario provvedimento autorizzativo del Parlamento sia, ed ancor piu&acute&#59, nel caso in cui le stesse siano state fraudolentemente divulgate da chi ne abbia avuto a vario titolo la disponibilita&acute&#59, col duplice pregiudizio delle specifiche garanzie costituzionali e del dovere generale di tutela della riservatezza&acute&#59&acute&#59. &acute&#59&acute&#59Aggiungo che, poiche&acute&#59 le indagini sembrano riguardare un cosiddetto comitato affaristico&#45massonico, come e&acute&#59 a tutti noto &#45 conclude Mastella &#45 sono dal 1947 affiliato alla loggia massonica di Ceppaloni&acute&#59&acute&#59. Nella telefonata, che risalerebbe al marzo del 2006, tra Mastella, indicato genericamente come &acute&#59&acute&#59Clemente&acute&#59&acute&#59, e Saladino, l&acute&#59 imprenditore si rivolgerebbe al Ministro della Giustizia chiedendogli se puo&acute&#59 incontrarlo quello stesso giorno insieme a due persone che gli interessa fargli conoscere. Mastella risponderebbe di si&acute&#59 alla richiesta, dicendo pero&acute&#59 che l&acute&#59 incontro non puo&acute&#59 avvenire subito e se e&acute&#59 possibile fissarlo per la tarda mattinata. Saladino, a quel punto, affermerebbe che lui nella tarda mattinata non puo&acute&#59 e l&acute&#59 incontro concordato, cosi&acute&#59, non avviene.Non inserite le telefonate dei parlamentari. “Intercettazioni di conversazioni in cui compaiono parlamentari” non sono state inserite nel decreto di perquisizione ma sarebbero state acquisite nel corso dell&acute&#59indagine della procura di Catanzaro denominata &acute&#59Why Not&acute&#59. E, ha annunciato il direttore di un quotidiano nazionale, nel corso della registrazione della puntata di Ballarò in onda stasera, domani usciranno trascrizioni di intercettazioni che riguardano il ministro della Giustizia, pur “ininfluenti” dal punto di vista penale. Nel decreto con il quale il sostituto procuratore della repubblica di Catanzaro, Luigi De Magistris, ha disposto ieri 26 perquisizioni in tutt&acute&#59Italia, che riporta numerose trascrizioni di intercettazioni, vi è un passo in cui un teste, a proposito dei rapporti che manteneva con l&acute&#59imprenditore Antonio Saladino, cita il ministro della giustizia, assieme a numerosi altri esponenti di primo piano del centro sinistra e del centro destra. Inoltre vi è la trascrizione di un&acute&#59intercettazione (del 10/3/2006) in cui Saladino riferisce al suo interlocutore una conversazione che dice di aver avuto con il ministro Mastella a proposito di liste elettorali. Ma nello stesso decreto c&acute&#59é anche quella breve nota del pm in cui si legge:”non sono state inserite nel decreto di perquisizione le conversazioni in cui compaiono parlamentari”Fassino: “Inchiesta rapida. Evitare il discredito”. “Servono accertamenti giudiziari rapidi, onde evitare dannose campagne di discredito su singole persone e sulle istituzioni calabresi. Se è assolutamente doveroso rispettare la magistratura nelle sue attività, è altrettanto doveroso che chi conduce le indagini sia scrupoloso tutore della certezza del diritto e della onorabilità dei singoli”. Lo ha dichiarato il segretario dei DS Piero Fassino a proposito dell&acute&#59inchiesta promossa dalla Procura di Catanzaro. Nei giorni scorsi, Fassino, in un&acute&#59intervista all&acute&#59Unità, aveva citato il caso del capogruppo alla Regione Calabria dei Ds, Franco Pacenza, per esprimere preoccupazione per il clima politico nel Paese. Fassino riferendosi ad alcune perquisizioni in Basilicata “a 72 ore dal ballottaggio nella città di Matera” aveva sostenuto: “Episodi analoghi li abbiamo avuti già nei mesi scorsi. In Calabria, un consigliere regionale dei Ds è stato arrestato mentre era in vacanza, davanti al figlio piccolo, come se stesse per sottrarsi alla magistratura per reati gravissimi. Poi, qualche mese dopo, un altro magistrato ha riconosciuto l&acute&#59assoluta insussistenza di qualsiasi fatto che giustificasse accusa e arresto”.Bruno (DL) chiede l’intervento del CSM per la gestione delle indagini. “A questo punto, dopo l&acute&#59ultima inchiesta giudiziaria di Catanzaro, mi chiedo se la magistratura può non accorgersi di quanto sta accadendo in Calabria nella gestione di alcune indagini”. Lo afferma il senatore Franco Bruno, coordinatore calabrese della Margherita. “La tutela della credibilità e dell&acute&#59imparzialità dell&acute&#59ordine giudiziario è &#45 dice Bruno &#45 un bene troppo prezioso per non essere difeso strenuamente anche quando gli anticorpi degli organismi di autogoverno non riescono ad attivarsi con celerità. L&acute&#59abnormità di tutta la vicenda, l&acute&#59ingerenza evidente e più volte dichiarata pubblicamente rispetto a funzioni di regolazione sociale, la degenerazione del meccanismo messo in piedi da pochissimi magistrati inquirenti, da certi operatori dell&acute&#59informazione e da pezzi della politica, pone un problema fondamentale: oggi questi comportamenti rischiano di portare nocumento e discredito a tutta la Magistratura compresa a quella che assiste attonita ed impotente. In questo clima persino fatti penalmente rilevanti finiscono con l&acute&#59annacquarsi e non essere doverosamente perseguiti. Non c&acute&#59é mai un processo, non c&acute&#59é mai un rinvio a giudizio, ci sono solo indagini su indagini, filoni su filoni, perquisizioni negli stessi luoghi, intercettazioni al limite del vouayerismo e teoremi indimostrati e pregiudiziali. Così non si può più andare avanti. Soprattutto quando aleggia il sospetto di atti funzionali a lotte e posizioni personali interne di cui ormai si parla apertamente e pubblicamente. Così rischia la Magistratura, così rischiano tutte le istituzioni, così rischia la democrazia. Intervenga il CSM, con celerità e senza alcun condizionamento. Intervenga ed emetta una posizione di chiarezza rispetto a quella che, comunque vada, finirà per rappresentare un&acute&#59ingloriosa pagina della civiltà giuridica nazionale”.Saladino querela i testi. L&acute&#59 imprenditore Antonio Saladino, ex presidente della Compagnia delle opere della Calabria, ha sporto querela per diffamazione e calunnia nei confronti di Caterina Merante e Giancarlo Franze&acute&#59 per le dichiarazioni rese al sostituto procuratore di Catanzaro Luigi De Magistris nell&acute&#59 inchiesta sul comitato d&acute&#59 affari. Caterina Merante e Giancarlo Franze&acute&#59 sono due ex collaboratori di Saladino nell&acute&#59 attivita&acute&#59 della Compagnia delle opere della Calabria. L&acute&#59 iniziativa di Saladino fa riferimento, in particolare, alle accuse a lui rivolte da Caterina Merante e Franze&acute&#59 di appartenere alla massoneria e di avere somministrato psicofarmaci ai suoi collaboratori allo scopo di creare da parte loro un stato di soggezione nei suoi riguardi. Saladino ha presentato la querela ai carabinieri della Compagnia di Lamezia Terme.Portavoce Frattini “Valuteremo vie legali”. &acute&#59&acute&#59Davanti alla diffusione di notizie che discreditano l&acute&#59immagine dell&acute&#59Osservatorio del Mediterraneo e la correttezza del suo bilancio, stiamo valutando se esistono i presupposti per adire alle vie legali&acute&#59&acute&#59. E&acute&#59 quanto ha affermato Antonio Bettanini, portavoce di Franco Frattini, vicepresidente della Commissione Ue, in riferimento all&acute&#59inchiesta della magistratura di Catanzaro sul Comitato d&acute&#59affari. In particolare, nel decreto di perquisizione emesso dal sostituto procuratore di Catanzaro Luigi De Magistris, si legge che &acute&#59&acute&#59le indagini effettuate dalla Procura della Repubblica di Catanzaro hanno fatto emergere anche che, per offrire un apparente schermo di legalita&acute&#59 ed anche per consolidare i rapporti, di tipo pure massonico, tra i soggetti, venivano costituite associazioni e fondazioni operanti soprattutto all&acute&#59 estero&acute&#59&acute&#59. &acute&#59&acute&#59E&acute&#59 questo il caso &#45 aggiunge De Magistris &#45 dell&acute&#59 Osservatorio del Mediterreneo in cui si e&acute&#59 ricostruito un solido legame tra Fabio Schettini e l&acute&#59 ex ministro Frattini, attuale commissario europeo a Bruxelles, ed in cui e&acute&#59 confluito denaro illecito nella disponibilita&acute&#59 dello stesso Schettini, persona incaricata di raccogliere denaro per conto di Forza Italia&acute&#59&acute&#59.DS Calabria “Il Magistrato sia imparziale”. &acute&#59&acute&#59Non ci stancheremo di invocare la certezza del diritto ed il rispetto di tutte le garanzie costituzionali per ogni cittadino. Ogni atto o provvedimento giudiziario che presiede anche allo svolgimento delle fasi investigative non puo&acute&#59 prescindere dal rispetto di questi principi&acute&#59&acute&#59. Lo sostiene, in una dichiarazione, il segretario dei Ds della Calabria, Carlo Guccione, in relazione all&acute&#59 inchiesta della Procura di Catanzaro sul comitato d&acute&#59 affari che vede indagato, tra gli altri, il vicepresidente della Regione, Nicola Adamo, dei Ds. &acute&#59&acute&#59Le indagini &#45 aggiunge Guccione &#45 vanno svolte per accertare responsabilita&acute&#59 e prove rispetto a notizie criminis e fatti di reato ben individuati. Allungare ed estendere indagini su indagini, dando la sensazione di essere impegnati sempre alla ricerca di prove e di reati, non giova alla credibilita&acute&#59 degli stessi uffici di magistratura. I tempi delle inchieste debbono essere celeri e soprattutto le conclusioni con proscioglimento o richiesta di rinvio a giudizio debbono essere ancorati all&acute&#59 accertamento di prove, fatti e responsabilita&acute&#59 che rendano percepibili e dimostrabili eventuali contestazioni di condotte e responsabilita&acute&#59 di reato. Si ha la sensazione, invece, che si privilegi prima di tutto la via per fornire stralci e materiali ufficiali per promuovere ed alimentare veri e propri processi mediatici al fine di screditare l&acute&#59immagine delle istituzioni democratiche e la dignita&acute&#59 e la reputazione delle singole persone. Nessuno, l&acute&#59indagato o anche il magistrato d&acute&#59accusa, puo&acute&#59 sottrarsi al processo o al pieno rispetto delle regole dettate dal codice nello svolgimento del procedimento penale&acute&#59&acute&#59. &acute&#59&acute&#59Per quanto ci riguarda &#45 sostiene ancora Guccione &#45 e&acute&#59 doveroso invocare tutto cio&acute&#59 in un contesto come quello attuale del sistema giudiziario calabrese ed in particolare quello riguardante lo stato degli uffici giudiziari di Catanzaro. La serenita&acute&#59 e la imparzialita&acute&#59 da parte di un magistrato sono prerogative che in questa fase vanno rivendicate in nome di un diritto universale perche&acute&#59 e&acute&#59 nota l&acute&#59assenza oggettiva di una condizione di normalita&acute&#59 della giustizia a Catanzaro. Cosi&acute&#59, vogliamo avere fiducia perche&acute&#59 la verita&acute&#59 giudiziaria venga fuori con nettezza e rapidamente&acute&#59&acute&#59.Udc Calabria “Cesa dimostrerà sua estraneità”. “Esprimo solidarietà a nome mio personale e di tutta l&acute&#59 Udc calabrese al segretario nazionale, on. Lorenzo Cesa che sappiamo essere persona perbene e che ancora una volta viene associato a vicende e circostanze dalle quali siamo sicuri saprà dimostrarsi totalmente estraneo e che sono lontane dal suo modo di intendere e di praticare la politica”. A sostenerlo è il segretario regionale dell&acute&#59 Udc della Calabria, Francesco Talarico, in merito all&acute&#59 inchiesta della Procura di Catanzaro su un presunto comitato d&acute&#59 affari. “Per il bene della Calabria &#45 ha aggiunto &#45 occorrono tempi rapidi nell&acute&#59 accertamento della verità affinché non si accresca ulteriormente il sentimento di sfiducia nei confronti delle istituzioni e dei suoi rappresentanti”. Consiglio nazionale Udc. Il consiglio nazionale dell&acute&#59Udc riunito questa mattina a Roma “si è stretto in un caloroso applauso per il segretario nazionale Cesa e gli ha espresso totale ed incondizionata solidarietà per le accuse infondate e pretestuose”. E&acute&#59 quanto si legge in una nota diffusa dallo stesso consiglio che denuncia una “campagna di veleni contro il segretario politico e dunque contro il partito” che appare “chiaramente inconsistente e pretestuosa”. “Si tratta &#45 prosegue la nota &#45 di materiale di seconda e terza mano, già precedentemente diffuso &#45 guarda caso alla vigilia delle passate elezioni politiche &#45 e per il quale l&acute&#59on Cesa non è mai nemmeno stato sentito dal magistrato”. “Ora, improvvisamente, lo stesso materiale viene riversato su di un&acute&#59altra indagine e diffuso da una fonte certamente poco attendibile perché riferita ad un magistrato il cui operato è sottoposto in questo momento a valutazioni del Csm”. “Sul piano politico è evidente l&acute&#59intenzione di alimentare una nuova stagione di veleni con l&acute&#59obiettivo di aggredire l&acute&#59Udc e destabilizzare il quadro istituzionale”. Pionati “Basta con i veleni”. “Il fango gettato oggi contro il segretario nazionale del nostro partito Cesa, galantuomo a cui confermo tutta la mia personale solidarietà, è la prova ulteriore della necessità di porre fine a una stagione di veleni, gogne mediatiche e giustizie parallele,che rischia di travolgere la politica e le istituzioni”. Lo dice il senatore Francesco Pionati (Udc), commentando l&acute&#59inchiesta di Catanzaro. “Il Parlamento &#45 aggiunge &#45 ha il dovere di approvare prima possibile norme chiare che regolino la pubblicazione di intercettazioni o notizie coperte da segreto investigativo. E l&acute&#59unica strada per consentire ai cittadini di recuperare fiducia nelle istituzioni”.Bova “Falso che i collaboratori paghino”. “Non risponde al vero, al contrario di quanto sostiene la signora Daniela Marsili, ex collaboratrice dell&acute&#59on. Antonio Acri, che i componenti delle strutture speciali dei consiglieri regionali, tranne quelli degli onorevoli Lo Moro, Chiarella e Magarò, versino forzosamente una parte delle loro indennità ai consiglieri stessi”. Lo afferma, in una dichiarazione, il presidente del Consiglio regionale della Calabria, Giuseppe Bova. “Per quanto riguarda i componenti della struttura del Presidente del Consiglio regionale e del consigliere Bova &#45 afferma ancora Bova nella dichiarazione &#45 nessuno, né forzosamente, né volontariamente, ha mai versato un solo centesimo di euro, né ad alcuno è mai stato chiesto di farlo. Non ho dunque alternativa alcuna a querelare la signora Daniela Marsili, per il tenore e il merito delle affermazioni del tutto false, calunniose e gravemente lesive della mia dignità come persona, come consigliere regionale e come Presidente del Consiglio”. “Al contempo &#45 afferma ancora Bova &#45 non ritengo in alcun modo di essere un&acute&#59eccezione. E&acute&#59 mia convinzione che tale codice di comportamento riguardi l&acute&#59insieme dei consiglieri regionali. Sarebbe davvero grave se così non fosse. A questo fine ho convocato per domani una riunione dell&acute&#59Ufficio di Presidenza prima, e successivamente la Conferenza dei Presidenti dei Gruppi e delle Commissioni consiliari, per decidere le ulteriori iniziative concrete ed immediate da intraprendere”.Collaboratori Strangio&#45Latella&#45Zappia “Tante falsità”. “Le infamanti dichiarazioni rese dalla signora Daniela Marsili in ordine a presunte &acute&#59mazzette&acute&#59 che &acute&#59quasi&acute&#59 tutti i Consiglieri regionali pretenderebbero dai propri collaboratori, ci hanno provocato un sentimento fortissimo di rigetto e di indignazione. Per quanto attiene alla struttura del Presidente del Consiglio regionale, all&acute&#59 Ufficio di Gabinetto e a quello del Portavoce, che dipendono dalla nostra diretta responsabilità, possiamo affermare senza tema di smentita che siffatte affermazioni sono semplicemente allucinanti ed assolutamente false”. A sostenerlo, in una nota congiunta, sono il Capo di gabinetto del Presidente del Consiglio regionale, Giuseppe Strangio, il Portavoce, Giampaolo Latella, ed il Capo struttura, Alessia Zappia. “Intendiamo sottolineare, inoltre, &#45 prosegue la nota congiunta &#45 che attraverso tali farneticanti insinuazioni non si é soltanto recato offesa all&acute&#59 onorabilità del Presidente Bova, ma si è oltraggiato gravemente anche la nostra. Invero, il solo fatto che si possa pensare che qualcuno di noi abbia inteso pagare chicchessia per ottenere un favore ingiusto a danno di altri ci ripugna. Sappia la signora Marsili che, nonostante quello che lei possa pensare, in Calabria c&acute&#59 è ancora tantissima gente, giovane e meno giovane, che con grande dignità e correttezza tenta di fare quotidianamente il proprio dovere, rispettando la legge e, innanzi tutto, la propria moralità. Si, gentile signora, in Calabria tutto questo è ancora possibile ed accade ogni giorno”. “Non tutto è malaffare, non tutto è malcostume &#45 proseguono Strangio, Latella e Zappia &#45 e, d&acute&#59 altro canto, ci consenta di sottolineare che alzare polveroni aiuta solo chi vuole che la Calabria non si ridesti e non superi la cronica condizione di marginalità nella quale versa. Ci è del tutto evidente, comunque, che parole come dovere, dignità, moralità, lavoro, siano assolutamente sconosciute per chi con tanta leggerezza e spregiudicatezza rende dichiarazioni così sconvolgenti, ma sappia che qualcuno in Calabria in grado di camminare con la schiena dritta ancora c&acute&#59 è”Durante (Calabrialibre) “Se la democrazia scricchiola la legalità frana”. “Quello che accade in questa regione ormai è “in commentabile”, ma l´uscita del governatore dell´altro ieri, è stata veramente fuori luogo oltre che provocatoria, la democrazia scricchiola, ha pontificato”. Questo qunato dichiara in una nota Giorgio Durante, presidente dellìassociazione Calabrialibre. “Il governatore – prosegue Durante&#45 resosi conto di aver perso il grande consenso ottenuto alle ultime consultazioni, e preso atto che quello stesso elettorato che lo aveva fortemente votato, ora scende in piazza a manifestare, non altro che la grande delusione di un´occasione di riscatto e di sviluppo sprecata, inizia ad avere visioni ed incubi. La Calabria boccheggia, boccheggiano gli imprenditori, boccheggiano i disoccupati, boccheggiano pure i pesci immersi in un mare putrido. Una regione, meta e destinataria di cospicue risorse nazionali e comunitarie non doveva boccheggiare, ma doveva partire di slancio per recuperare il gap che la separa dalle regioni meno sviluppate d´Europa. E´ proprio la presa di coscienza di un´occasione perduta, che agita gli animi e riempie le piazze. Con il trascorrere dei mesi, la gente ha capito che la Regione non è stata liberata dai soliti maneggioni, anzi questa categoria è stata fortemente rivitalizzata, perfino trattenendoli dopo il raggiungimento dell´età pensionabile, o se proprio dovevano andar via sono rientrati come consulenti dalle parcelle d´oro, non importa se indagati o pregiudicati. Questo è il panorama che appare palesemente e desolatamente a tutti, e il risultato della loro gestione, è in linea con gli scarsi standard di sempre. Questi sono i motivi che hanno provocato il tanto ardire di un popolo stanco e nauseato, che esausto scende in piazza civilmente a manifestare il suo dissenso. Certo il Governatore avrebbe preferito il popolo ubbidiente, mesto e sottomesso di sempre, soggiogato solo per la necessità di soddisfare i primari bisogni. Invitiamo il Governatore ad una seria riflessione, che lo porti a prendere atto, delle conseguenze delle scelte fatte, mentre farebbe bene a preoccuparsi meno della democrazioa che scricchiola, è di più della legalità che frana nei palazzi delle istituzioni, in totale assenza di etica amministrativa”. Inchiesta ciclone sui fondi UE: Spunta una centrale di controllo internazionale.Anche 2 magistrati. Ombre sulla Gdf. Il Copaco chiede gli atti. Raffica di querele, a partire da tutto il Consiglio regionale, contro i testi20/06 Un sistema in grado di gestire informazioni riservate in maniera illecita. E&acute&#59 una delle ipotesi su cui sta lavorando il sostituto procuratore di Catanzaro, Luigi De Magistris, che nel decreto di perquisizione emesso nell&acute&#59 ambito dell&acute&#59 inchiesta su un presunto comitato di affari afferma che “non pare dubbio che ambienti ai &acute&#59confini&acute&#59 con i servizi di sicurezza stiano gestendo informazioni e fatti con una certa &acute&#59disinvoltura&acute&#59”. Dalle indagini, inoltre, rileva il pm emerge “un ruolo non istituzionale di taluni appartenenti alla guardia di finanza”. Nel decreto di perquisizione, de Magistris parla di “interessanti incroci nell&acute&#59analisi di utenze, anche straniere, che si incrociano in maniera circolare” e cita il caso di un&acute&#59utenza americana che contatta il generale della guardia di finanza Walter Cretella Lombardo, ex comandante della Scuola di polizia tributaria di Ostia ed ex comandante del Secondo reparto (indagato dallo stesso De Magistris nell&acute&#59 ambito dell&acute&#59 inchiesta Poseidone sui presunti illeciti nella gestione in Calabria dei fondi per la depurazione), il manager Giancarlo Elia Valori, ed il parlamentare Sandro Gozi. Un&acute&#59utenza della Gran Bretagna intrattiene conversazioni, solo in uscita, con lo stesso ufficiale ed altri. “Strettissimi &#45 scrive De Magistris &#45 sono i rapporti tra Cretella e l&acute&#59 ufficiale della Gdf Brunella Bruno (in servizio al Cesis ed indagata), sorella dell&acute&#59 avvocato Giovanni Bruno, tutti coinvolti in una importante e delicata attività d&acute&#59indagine svolta dal Gico di Milano ove emergerebbero contatti ad alto livello in Roma, con particolare riferimento al partito dell&acute&#59 Udc. Così come parimenti strettissimi sono i rapporti tra la Bruno ed il generale Paolo Poletti capo di stato maggiore della finanza”. Un&acute&#59utenza belga effettua conversazioni solo in uscita, tra gli altri, con l&acute&#59 ex capo della sicurezza Telecom, Giuliano Tavaroli, una serie di società, il segretario dell&acute&#59 Udc, Lorenzo Cesa, l&acute&#59ex presidente della Compagnia delle Opere della Calabria, Antonio Saladino. Un&acute&#59altra utenza belga riceve solo telefonate di Franco Bonferroni, consigliere d&acute&#59amministrazione di Finmeccanica, Fabio Schettini e Stefano Torda, ex dirigente generale della Regione Calabria negli anni delle giunte di centrodestra. “Significative” vengono definite da De Magistris “le utenze intestate alla guardia di finanza Comando quartier generale Roma che effettuano chiamate in uscita nei confronti di Cretella Lombardo, Finmeccanica, Brunella Bruno, Laneve, la Lico Santo, l&acute&#59 on. Galati, Francesco Indrieri, Mancini, Pollari, Saladino, Antonietta Magno, Massimo Stellato”. Due magistrati nella rete dei collegamenti. Nella fitta rete di collegamenti emersi nell&acute&#59 inchiesta della Procura di Catanzaro su un presunto comitato d&acute&#59 affari, c&acute&#59 è anche un magistrato che ricopre un “importante incarico istituzionale e che intrattiene legami anche con il coordinatore regionale in Calabria di Forza Italia, il sen. Giancarlo Pittelli” ed un magistrato della Procura nazionale antimafia. Di entrambi non viene fatto il nome. Il primo magistrato viene citato nel decreto di perquisizione emesso dal sostituto procuratore Luigi De Magistris, tra coloro che hanno rapporti con il generale della guardia di finanza Walter Cretella Lombardo, a sua volta legato, secondo la Procura, da rapporti con Antonio Saladino, ex presidente della Compagnia delle Opere della Calabria, le cui attività rappresentano uno dei filoni principali dell&acute&#59 inchiesta. Il magistrato della Procura antimafia, invece, viene citato in un&acute&#59 altra parte del decreto di perquisizione in cui si parla delle telefonate intercettate. In particolare si parla di un&acute&#59 utenza del Belgio che effettua solo conversazioni in uscita e di alcune utenze intestate al Quartier generale di Roma della guardia di finanza. Il Copaco chiede gli atti. Il Copaco (Comitato parlamentare di controllo sui servizi segreti) ha chiesto alla procura di Catanzaro gli atti dell&acute&#59inchiesta sulla gestione dei finanziamenti pubblici, che vede tra gli indagati anche due agenti dei servizi segreti: il capocentro del Sismi a Padova, Massimo Stellato e la funzionaria del Cesis, Brunella Bruno. Questo tipo di richiesta da parte del Copaco scatta quando un&acute&#59inchiesta coinvolge esponenti dell&acute&#59intelligence. Saladino “Ripetute violazioni dei segreti”. L&acute&#59imprenditore ed ex presidente della Compagnia delle Opere della Calabria, Antonio Saladino, coinvolto nell&acute&#59inchiesta della Procura di Catanzaro sul comitato d&acute&#59affari che avrebbe fatto truffe utilizzando illecitamente fondi pubblici, in una nota sostiene di aver denunciato al sostituto procuratore della Repubblica, Luigi De Magistris, la ripetuta divulgazione di atti coperti da segreto istruttorio. “Ho denunciato &#45 sostiene Saladino &#45 la ripetuta divulgazione di atti coperti da segreto istruttorio allo stesso dott. De Magistris, titolare dell&acute&#59 indagine principale, affinché svolga le opportune indagini. Un&acute&#59 ultima notazione: si insiste puntualmente su interventi di uomini delle istituzioni al fine di godere della sistemazione lavorativa di qualche soggetto a loro caro. A parte la falsità dell&acute&#59 assunto, vorrei però sapere quale reato si sarebbe consumato una volta acclarato, per come è in atti, che nessuna contropartita è stata mai proposta, corrisposta o richiesta. Io ripetutamente, tramite il mio difensore, ho chiesto di essere interrogato. Non solo non sono stato accontentato, ma addirittura mi si continua ad infangare, unitamente ad altri galantuomini, senza previamente contestarmi una sola condotta illecita. Nell&acute&#59 imputazione si indicano, infatti, reati, ma non le condotte concrete che avrei posto in essere”. “Vorrei sapere &#45 conclude &#45 l&acute&#59 irreversibile condanna mediatica che è intervenuta nei miei confronti da chi potrà essere un domani cancellata. Se questo è Stato di diritto?”.Intrecci tra sequestri e intercettazioni. E&acute&#59 tutta concentrata sull&acute&#59 imponente mole di documentazione, che sarà letta anche alla luce delle intercettazioni telefoniche effettuate nella prima fase dell&acute&#59 inchiesta, l&acute&#59 attenzione dei carabinieri e del sostituto procuratore di Catanzaro Luigi De Magistris che coordina l&acute&#59 inchiesta sul presunto comitato d&acute&#59 affari che avrebbe compiuto, secondo l&acute&#59accusa, una serie di truffe utilizzando illecitamente finanziamenti pubblici. I carabinieri del Comando provinciale di Catanzaro, nel corso delle 26 perquisizioni effettuate, hanno prelevato da case e uffici degli indagati computer, migliaia di documenti, agende, telefoni. Tutto materiale che adesso dovrà essere attentamente esaminato alla ricerca di conferme al quadro accusatorio delineato e di nuovi spunti investigativi che potrebbero emergere. Non è escluso che questa opera di verifica e di analisi possa portare, anche a breve, ad ulteriori sviluppi. Allo stato sono venti le informazioni di garanzia notificate nell&acute&#59 ambito dell&acute&#59 inchiesta in cui si ipotizzano, a vario titolo, reati che vanno dall&acute&#59 associazione per delinquere, alla truffa, alla corruzione, alla violazione della legge Anselmi sulle associazioni segrete al finanziamento illecito dei partiti.Saladino “False accuse nei miei confronti”. L&acute&#59imprenditore ed ex presidente della Compagnia delle Opere della Calabria, Antonio Saladino, coinvolto nell&acute&#59inchiesta della Procura di Catanzaro sul presunto comitato d&acute&#59affari che avrebbe fatto truffe utilizzando illecitamente fondi pubblici, in una nota respinge ogni coinvolgimento nella vicenda sostenendo che le accuse nei suoi confronti sono false. Saladino ha anche querelato i due testimoni della Procura che lo coinvolgono nell&acute&#59inchiesta. “Ho sporto &#45 sostiene in una nota Saladino &#45 formale querela contro due soggetti di cui non ricordo il nome, i quali, volgarmente ed ignobilmente, oltre a raccontare un cumulo di fandonie, mi hanno accusato di fare parte della massoneria e di avere costretto alcuni miei collaboratori a fare uso di psicofarmaci al fine di renderli più mansueti. Tale volgare bugia qualifica già i soggetti propalanti. Ma di ciò si occuperà l&acute&#59 autorità giudiziaria che è stata investita. Occorre ancora una volta rimarcare che nell&acute&#59 unico momento di contraddittorio tra accusa e difesa, l&acute&#59 epilogo è stato a me favorevole visto che il Tribunale del Riesame, occupandosi della legittimità del provvedimento che riteneva sussistente il fumus richiesto dalla legge per l&acute&#59 applicazione di una misura reale, segnatamente un decreto di sequestro pronunciato dalla Procura di Catanzaro nei miei riguardi, non solo ha annullato il sequestro, ma addirittura ha qualificato quanto sostenuto dall&acute&#59 accusa come semplici affermazioni apodittiche. Il pubblico ministero titolare dell&acute&#59 indagine avrebbe potuto impugnare in Cassazione, ma non lo ha fatto. Tale acquiescenza è sintomatica di una condivisione del ragionamento del Tribunale della Libertà”. Gli elementi nuovi, secondo Saladino, ora deriverebbero dalle “dichiarazioni di quei due da me querelati e sui quali sicuramente la Giustizia starà svolgendo accertamenti anche di natura patrimoniale. Sarebbe, infatti, ben difficile da spiegare la mia iscrizione sul registro degli indagati (ancora non si è capito per quale condotta illecita) e non quella di chi, formalmente e per sua stessa ammissione, ha un ruolo ben preciso nell&acute&#59 ambito di una società sottoposta ad indagine da parte dell&acute&#59 autorità giudiziaria. Anche su tali dichiarazioni incombe, però, la verità che, poiché emerge da prove documentali, sarà difficilmente alterabile”.Nessuna indagine su Mastella. La Procura della Repubblica di Catanzaro ha reso noto che nessuna indagine è in corso nei confronti del Ministro della Giustizia, Clemente Mastella. &acute&#59&acute&#59In relazione &#45 e&acute&#59 scritto in una nota diffusa oggi pomeriggio a firma del Procuratore della Repubblica di Catanzaro, Mariano Lombardi &#45 agli articoli di stampa pubblicati in data odierna &#45 e con particolare riferimento a quanto scritto sul quotidiano Il Giornale &#45 si comunica che si procedera&acute&#59 ad attivita&acute&#59 investigativa al fine di verificare la liceita&acute&#59 di quanto accaduto. Si informa, altresi&acute&#59, che nessuna richiesta e&acute&#59 stata inoltrata al Parlamento circa l&acute&#59utilizzazione di intercettazioni in cui compaiono nominativi di parlamentari&acute&#59&acute&#59. &acute&#59&acute&#59Si comunica, altresi&acute&#59, al fine di evitare &#45 conclude la nota &#45 la diffusione di notizie prive di alcun fondamento, che nessuna attivita&acute&#59 investigativa e&acute&#59 in corso nei confronti del Ministro della Giustizia e che l&acute&#59intercettazione pubblicata non ha avuto alcuna utilizzazione nel decreto di perquisizione di questo ufficio eseguito il 18 giugno&acute&#59&acute&#59Raffica di quereleIl Consiglio regionale querela teste PM. All&acute&#59unanimita&acute&#59 tutti i presidenti dei Gruppi del consiglio regionale della Calabria hanno dato mandato al Presidente dell&acute&#59Assise, Giuseppe Bova, perche&acute&#59 assuma, attraverso l&acute&#59Avvocatura regionale, ogni iniziativa giudiziaria volta alla difesa dell&acute&#59onorabilita&acute&#59 dell&acute&#59Assemblea, querelando la teste della Procura di Catanzaro nell&acute&#59inchiesta su un presunto comitato di affari. E&acute&#59 quanto deciso al termine della riunione della conferenza dei capigruppo e dei presidenti delle commissioni e comitati consiliari del consiglio regionale della Calabria convocata d&acute&#59urgenza da Bova. &acute&#59&acute&#59Il Consiglio regionale &#45 e&acute&#59 scritto nel documento conclusivo &#45 reagisce indignato alle calunniose affermazioni circa i presunti rapporti tra consiglieri regionali e i propri collaboratori, che emergono dall&acute&#59inchiesta giudiziaria conosciuta come &acute&#59Why not&acute&#59. Nella riunione della Conferenza dei capigruppo e dei presidenti delle Commissioni e Comitati consiliari si annuncia una pioggia di querele, quelle di ciascun consigliere a difesa della propria onorabilita&acute&#59 personale e politica, compromessa dalle dichiarazioni false e diffamatorie rese da una testimone e riportate negli atti d&acute&#59indagine. A difesa dell&acute&#59Istituzione consiliare, nei cui confronti si sono registrate &#45 reiterate nel tempo &#45 aggressioni che mirano a gettare discredito e a delegittimarne l&acute&#59azione politica riformatrice, la Conferenza dei Capigruppo, ha deciso di assumere un&acute&#59iniziativa inedita&acute&#59&acute&#59. &acute&#59&acute&#59Questa volta &#45 conclude la nota &#45 sara&acute&#59 il Consiglio regionale in quanto tale ad agire in giudizio a tutela del prestigio della massima Assemblea elettiva calabrese e per la salvaguardia della propria sovranita&acute&#59 democratica&acute&#59&acute&#59. I collaboratori di Adamo querelano la Marsili. I componenti del gabinetto e delle strutture speciali del vicepresidente della Regione Calabria, Nicola Adamo, ritengono “doveroso intervenire sulle affermazioni rese dalla teste, che si dichiara sposata con il giudice che ha arrestato illegittimamente il consigliere regionale Franco Pacenza, nell&acute&#59ambito dell&acute&#59inchiesta della Procura di Catanzaro sulla gestione di fondi pubblici, in merito alla pratica secondo la quale noi collaboratori avremmo versato somme di danaro all&acute&#59on. Nicola Adamo”. “Le dichiarazioni &#45 è detto in un comunicato &#45 rese dalla signora Daniela Marsili in ordine a presunte &acute&#59mazzette&acute&#59 che Adamo pretenderebbe dai noi, per quanto ci riguarda sono da ritenersi assolutamente false e infamanti. Noi sottoscritti siamo collaboratori del vicepresidente Nicola Adamo da anni e mai ci siamo trovati di fronte a richieste di questo tipo. Ancor più grave ci appare quanto dichiarato sempre dalla stessa teste e come riportato dalla stampa nazionale e regionale che addirittura, alcuni di noi, avrebbero &acute&#59conti correnti cointestati con lo stesso assessore&acute&#59 e che sempre, a detta della teste in questione, `le somme da noi versate venivano incassate da due dei suoi principali collaboratori, Giulio Grandinetti e l&acute&#59ingegner Guzzò. Anche in questo caso si tratta di dichiarazioni farneticanti la cui falsità è facilmente riscontrabile. Addirittura di questo ingegner Guzzo ne disconosciamo l&acute&#59identità e non ci risulta assolutamente che sia tra i conoscenti e amici dell&acute&#59on. Adamo. Sulla base di quanto detto abbiamo già dato mandato a un nostro legale di fiducia, l&acute&#59avvocato Giovanni Mosca del Foro di Catanzaro, affinché proceda per denuncia&#45querela per diffamazione a mezzo stampa e calunnia, con relativo risarcimento danni. Affermiamo altresì che, se l&acute&#59impianto di questa inchiesta risponde alla stessa logica della teste che ha rilasciato le false e farneticanti dichiarazioni, almeno per quanto ci riguarda, vi è motivo allora di credere che tale inchiesta sia una macroscopica `caccia all&acute&#59uomò nei confronti del vicepresidente Nicola Adamo, di cui conosciamo la rettitudine morale e politica e al quale riconfermiamo tutta la nostra stima, ancora più rafforzata dalla energica azione di governo profusa dallo stesso, finalizzata a mettere in campo atti e riforme essenziali per cambiare e rinnovare la Calabria”. Il comunicato è stato firmato da Nicola Gargano, responsabile ufficio del gabinetto della vicepresidenza e per conto dei componenti del gabinetto e delle strutture speciali afferenti all&acute&#59on. Nicola Adamo.Collaboratori di Feraudo querelano la Marsili. &acute&#59&acute&#59E&acute&#59 evidente che la signora Daniela Marsili non conosce bene il consigliere regionale Maurizio Feraudo e, pertanto, non e&acute&#59 in grado di apprezzarne la linearita&acute&#59 di comportamento, la dirittura morale e la trasparenza e correttezza nei rapporti con i suoi collaboratori&acute&#59&acute&#59. E&acute&#59 quanto affermano in una nota congiunta tutti i componenti della Struttura Speciale del Capogruppo di Italia dei Valori in Consiglio Regionale, Maurizio Feraudo. &acute&#59&acute&#59Sebbene superfluo, riteniamo doveroso &#45 hanno aggiunto &#45 smentire le false dichiarazioni da lei rese dinanzi alla Magistratura Penale non avendo noi collaboratori giammai corrisposto alcuna somma ne&acute&#59 al nostro consigliere regionale di riferimento ne&acute&#59 ad altri&acute&#59&acute&#59. &acute&#59&acute&#59Ci vediamo, quindi costretti, rispetto a tali infamanti e calunniose dichiarazioni &#45 concludono i collaboratori del Consigliere Feraudo &#45 a tutelare la nostra onorabilita&acute&#59 e la nostra dignita&acute&#59 promuovendo ogni piu&acute&#59 opportuna azione giudiziaria, sia in sede civile che in sede penale&acute&#59&acute&#59. Vilasi querela la Marsili. “Non risponde al vero, al contrario di quanto sostiene la signora Daniela Marsili, ex collaboratrice del consigliere Acri, che i componenti delle strutture speciali di quasi tutti i Consiglieri regionali, versino forzosamente una parte delle loro indennità ai Consiglieri stessi”. E&acute&#59 quanto afferma in una nota il Segretario&#45Questore del Consiglio regionale, Gesuele Vilasi. “Per quel che concerne &#45 prosegue Vilasi &#45 i componenti della mia struttura, nessuno, in qualsiasi forma, ha mai versato un solo centesimo di euro, né ad alcuno è stato mai chiesto di farlo. Non ho dunque alternativa alcuna se non sporgere querela contro la signora Marsili per il tenore ed il merito delle sue affermazioni, false, calunniose e lesive della mia dignità come persona, Consigliere regionale e come Segretario&#45Questore dell&acute&#59Assemblea elettiva calabrese. Al contempo, non ritengo in alcun modo di essere una eccezione”. “E&acute&#59 mia convinzione &#45 conclude Gesuele Vilasi &#45 che tali comportamenti riguardino l&acute&#59insieme dei Consiglieri regionali della Calabria”.Amatruda querela i testi. L&acute&#59avvocato Nicola Garagozzo, difensore di fiducia di Ersilia Amatruda, oggi capostruttura della direzione generale della Presidenza della Regione Calabria, ha predisposto e presenterà entro domani una formale querela contro tutti coloro che hanno fornito false dichiarazioni circa il suo coinvolgimento nell&acute&#59inchiesta della Procura di Catanzaro sulla società &acute&#59Why not&acute&#59. La querela riguarderà “sia i soggetti autori delle “dichiarazioni” che chiunque altro, compresi gli organi di stampa, abbia divulgato o contribuito, in qualche misura, a diffondere le dette propalazioni, chiedendo, nel contempo, al magistrato inquirente di essere subito sentita per ogni e qualsivoglia chiarimento venga ritenuto utile od opportuno”. ReazioniLegautonomie “La Magistratura sia celere”. La direzione regionale di Legautonomie, in una nota, chiedono che la Procura di Catanzaro svolga velocemente l&acute&#59inchiesta sul presunto comitato d&acute&#59affari che avrebbe fatto truffe utilizzando illecitamente fondi pubblici. Legautonomie ha espresso anche &acute&#59vicinanza&acute&#59 al presidente dell&acute&#59Associazione, Antonio Acri, coinvolto nell&acute&#59inchiesta. “Le ultime vicende giudiziarie &#45 è scritto nella nota &#45 che hanno visto coinvolto, se pure attraverso un avviso di garanzia, il Presidente regionale della nostra associazione Antonio Acri, ci inducono ad una breve riflessione. Mancanza di giustizia e universo del sospetto sono entrambi portatori di atteggiamenti che potenzialmente corrodono la credibilità delle istituzioni e con essa anche della società calabrese. Da uomini delle istituzioni siamo consapevoli che questi episodi rischiano di intensificare l&acute&#59alienazione della società civile dalle forme di partecipazione democratica alla vita pubblica. Non aiuta, in questo percorso, tenere sulla graticola per lungo tempo uomini che rappresentano, anche se pro&#45tempore, le istituzioni”. “Sappiamo bene &#45 prosegue la nota della direzione regionale di Legautonomie &#45 che l&acute&#59unico elemento che può positivamente caratterizzare la nostra azione, e di riflesso dell&acute&#59istituzione che rappresentiamo, è la nostra credibilità. Un elemento che rischia di corrodersi inesorabilmente se i tempi della verifica dei fatti vengono dilatati indefinitivamente. Nel ribadire la nostra piena fiducia nella magistratura cui chiediamo di farsi carico anche di questa civile esigenza, confermiano la piena vicinanza al Presidente Acri di cui conosciamo l&acute&#59integrità etica e a cui va il nostro apprezzamento per l&acute&#59opera disinteressata svolta a favore del sistema delle autonomie locali calabresi”. La nota è stata sottoscritta dal Sindaco di Piane Crati, Michele Ambrogio&#59 dal Vice presidente Provincia di Vibo Valentia, Paolo Barbieri&#59 dal Sindaco di Calopezzati, Gennaro Bianchi&#59 dal Sindaco di Melissa, Giuseppe Bonessi&#59 dall&acute&#59Assessore Comune di Polistena, Marcello Borgese&#59 dal Sindaco di San Floro, Nunzia Bressi&#59 dal Sindaco di Villapiana, Luigi Bria&#59 dal Presidente Provincia di Vibo Valentia, Ottavio Bruni&#59 dal Sindaco di Savelli, Angela Caligiuri&#59 dal Sindaco di Villa San Giovanni, Rocco Cassone&#59 dal Consigliere Provincia di Crotone, Lucio Cosentino&#59 dal Sindaco di Cleto, Amerigo Cuglietta&#59 dal Sindaco di Rossano, Franco Filareto&#59 dal Presidente Comunità Montana Sila Greca, Saverio Greco&#59 dal Presidente Consiglio comunale di Petilia Policastro, Giovanni Ierardi&#59 dal Presidente Provincia di Crotone, Sergio Iritale&#59 dal Sindaco di Polistena, Giovanni Laruffa&#59 dal consigliere comune di Lamezia Terme, Milena Liotta&#59 dal Vice presidente Provincia di Catanzaro, Mario Magno&#59 dal consigliere comune di Acri, Antonio Morrone&#59 dal Sindaco di Stalettì, Pantaleone Narciso&#59 dal Vice sindaco comune S. Sofia d&acute&#59Epiro, Gennaro Nicoletti&#59 dal Sindaco di San Nicola dell&acute&#59Alto, Vincenzo Pace&#59 dal Sindaco di Torre di Ruggiero, Giuseppe Pitaro&#59 dal Presidente Vibo sviluppo, Paolo Restuccia&#59 Antonio RUSSO ¿ dal Sindaco di Crosia, Antonio Russo&#59 dal Sindaco di Vibo Valentia, Franco Sammarco&#59 dal Sindaco di Longobucco, Luigi Stasi&#59 dal sindaco di Crotone, Peppino Vallone&#59 dall&acute&#59Assessore al Comune di Crotone, Maria Turco.Sinistra Democratica “E’ emergenza politica”. &acute&#59&acute&#59Auspichiamo che la magistratura compia fino in fondo e nel migliore dei modi il proprio dovere&acute&#59&acute&#59. E&acute&#59 quanto scritto in una nota del coordinamento regionale di Sinistra Democratica, presieduto dal senatore Nuccio Iovene. Secondo Sinistra Democratica, &acute&#59&acute&#59le vicende di cui l&acute&#59intera Calabria sta apprendendo in questi giorni i risvolti attraverso le cronache giornalistiche, denotano l&acute&#59esistenza di un&acute&#59emergenza politica: la presunzione di innocenza, che vale a tutelare ogni cittadino dal sospetto anche minimo di penale responsabilita&acute&#59 fino al passaggio in giudicato dell&acute&#59eventuale sentenza di condanna, non vale tuttavia a cancellare le implicazioni di quanto va accadendo e che mette purtroppo in mostra un intreccio inestricabile tra settori della politica e dell&acute&#59imprenditoria calabresi. Una situazione che potrebbe anche essere penalmente irrilevante, ma che lascia piu&acute&#59 d&acute&#59un timore, politico, sull&acute&#59effettivita&acute&#59 della necessaria equidistanza tra controllori e controllati, tra governanti e governati&acute&#59&acute&#59. &acute&#59&acute&#59Di fronte a tale stato di cose &#45 prosegue la nota &#45 le forze politiche piu&acute&#59 sensibili, e l&acute&#59intera sinistra, dovrebbero trovare il coraggio di avviare una profonda riflessione sul proprio operato, invece d&acute&#59esercitarsi, come sempre piu&acute&#59 sovente accade, nel tiro al bersaglio sulla magistratura, alla quale si dovrebbe chiedere soltanto di agire con celerita&acute&#59. Facendo nostra l&acute&#59indignazione di migliaia e migliaia di calabresi, lanciamo un appello acche&acute&#59 cio&acute&#59 avvenga. In particolare, ci rivolgiamo ai partiti della sinistra presenti in Consiglio regionale e come noi impegnati nella costruzione della casa comune della sinistra: a Rifondazione comunista, Verdi, Comunisti Italiani e Sdi domandiamo di valutare se non sia il caso di lasciarsi alle spalle l&acute&#59attuale esperienza politica per progettare, insieme ai calabresi, un nuovo e diverso percorso politico, riscoprendo le ragioni dell&acute&#59etica e dell&acute&#59impegno ideale&acute&#59&acute&#59. Su questi temi, il 30 giugno Sinistra Democratica terra&acute&#59 a Cosenza un convegno al quale e&acute&#59 stata confermata la presenza, tra gli altri, del Ministro Fabio Mussi, dei senatore Cesare Salvi e Gavino Angius e dell&acute&#59ex procuratore capo di Palermo, Giancarlo Caselli.DS Provincia Cosenza “No alla gogna”. “Le notizie devastanti rimbalzate nei giorni scorsi sui mezzi di informazione nazionali e regionali in seguito all&acute&#59ultima inchiesta promossa dalla Procura di Catanzaro hanno presentato, ancora una volta, un&acute&#59immagine fortemente negativa della Calabria e delle sue istituzioni democratiche. Tutto ciò a vantaggio di quanti, e sono tanti, lavorano alla delegittimazione continua di una regione che, seppur con grande fatica e sacrificio, vorrebbe definitivamente uscire dal limbo in cui si è cacciata”. E quanto dichiara, in una nota, il Gruppo consiliare dei Ds alla Provincia di Cosenza. “Lungi da ogni dietrologia strumentale e capziosa &#45prosegue la nota&#45 non vorremmo che la “gogna mediatica” a cui è sottoposta negli ultimi tempi l&acute&#59intera classe politica della nostra regione rispondesse ad un ben orchestrato disegno di delegittimazione, in vista delle ingenti risorse finanziarie (circa 12 milioni di euro) in arrivo da qui a poco in Calabria”. “Un fatto, però, è certo &#45prosegue il gruppo provinciale diessino&#45 In questa regione, con tutto il rispetto per la magistratura a cui rinnoviamo la nostra piena e sincera fiducia, le inchieste giudiziarie durano troppo a lungo, spesso provocando attese devastanti per chi, ad indagini concluse, ne risulta poi estraneo ed innocente. Per evitare dannose campagne di discredito sulle persone e sulle istituzioni calabresi è necessario, perciò, predisporre accertamenti più rapidi, corredati da prove e riscontri ineccepibili.. Anche chi conduce le indagini ha il dovere, infatti, di tutelare scrupolosamente la certezza del diritto e la onorabilità di ogni singolo cittadino”. “Nella certezza che presto le responsabilità saranno accertate e chiarite le posizioni di ogni singolo indagato &#45conclude il Gruppo consiliare Ds alla Provincia di Cosenza&#45 cogliamo l&acute&#59occasione per esprimere piena fiducia e vicinanza al Vice Presidente della Giunta regionale, on. Nicola Adamo e al Consigliere regionale, on. Antonio Acri, i cui comportamenti e le cui convinzioni hanno sempre seguito canoni di correttezza, onestà e massima onorabilità”.Venerdì conferenza di Acri. Il consigliere regionale Antonio Acri terrà venerdì mattina a Cosenza una conferenza stampa. All&acute&#59incontro, che si svolgerà nella sede della segreteria politica di Acri, parteciperà anche l&acute&#59avvocato Franz Caruso.Inchiesta fondi UE: A San Marino gli interessi finanziari. La regia ad una loggia che coinvolge partiti di centro, di destra e di sinistra. Adamo querela il TGR Calabria, il Domani denuncia pressioni21/06 Il lavoro della Procura di Catanzaro sul Comitato d&acute&#59affari individuato nell&acute&#59inchiesta &acute&#59Why Not&acute&#59, dopo l&acute&#59 acquisizione di nuovi elementi con le perquisizioni dei giorni scorsi, è ora concentrato sull&acute&#59analisi delle attività finanziarie degli indagati anche incrociando i dati con le risultanze di altre inchieste condotte negli ultimi anni dal sostituto procuratore De Magistris sullo sfruttamento illecito di finanziamenti pubblici che ruota attorno all&acute&#59 attività della Regione Calabria. Gli interessi di questo Comitato d&acute&#59affari erano concentrati nella Repubblica di San Marino, lì si incontravano ed avevano la loro base operativa. Il nome della piccola repubblica dato dai componenti del gruppo alla loggia coperta di cui avrebbero fatto parte, non era quindi casuale. La scelta di San Marino aveva soprattutto lo scopo di sfruttare i vantaggi fiscali consentiti dalla piccola Repubblica e che davano al gruppo la possibilità di moltiplicare i guadagni delle sue attività, sottraendosi al contempo ai controlli delle autorità di polizia e fiscali italiane. Attività che erano molteplici ed estese non soltanto sull&acute&#59 intero territorio nazionale ma anche all&acute&#59 estero. Centinaia e centinaia di milioni di euro che rappresentavano lo sfruttamento a fini privatistici dei finanziamenti pubblici che avrebbe dovuto essere utilizzati, invece, per creare occasioni sviluppo per il territorio. Il sostituto procuratore Luigi De Magistris, con la collaborazione dei consulenti finanziari, sta lavorando per ricostruire il percorso seguito dai mille rivoli finanziari emersi dall&acute&#59 inchiesta. Un lavoro difficile perché lo sfruttamento illecito dei finanziamenti avveniva con metodologie finalizzate ad eludere i controlli e dare all&acute&#59 attività di riciclaggio del denaro parvenza di legalità. Da qui la costituzione da parte dei componenti del gruppo di decine di società in cui riciclare le somme di denaro ottenute illecitamente. La Loggia coperta di San Marino diventava così il grande ombrello sotto il quale trovavano comodo rifugio le persone che facevano parte del Comitato d&acute&#59 affari. Della Loggia di San Marino avrebbero fatto parte anche massoni “in sonno” per motivi legati ad incarichi istituzionali e politici o per dissensi con la massoneria ufficiale e che, in tal modo, hanno potuto mantenere il vincolo, funzionale soprattutto a finalità affaristiche, con i loro sodali. Affari e potere erano gli scopi che accomunavano gli appartenenti al Comitato, che avevano interessi ed agganci in molti settori. Un gruppo di potere che aveva la caratteristica di essere traversale politicamente, coinvolgendo, infatti, partiti della sinistra, del centro e della destra. Adamo annuncia querela contro il TGR Calabria. &acute&#59&acute&#59Daro&acute&#59 incarico al mio legale per una denuncia querela nei confronti del Tgr Calabria del Servizio radiotelevisivo italiano in riferimento a quanto affermato nel servizio giornalistico mandato in onda questa sera al Tg regionale delle ore 19.30&acute&#59&acute&#59. Lo ha reso noto, in una nota, il vice presidente della Regione, Nicola Adamo. &acute&#59&acute&#59Il giornalista &#45 secondo quanto riferisce nel comunicato Adamo &#45 ha detto che nell&acute&#59 ambito dell&acute&#59 inchiesta condotta dal dott. De Magistris ci sono soldi che da Bruxelles arrivavano alla Calabria e poi ripartivano per San Marino e da li&acute&#59, attraverso l&acute&#59 azione di una loggia massonica, parte di questi soldi sarebbero transitati sui conti correnti personali di assessori e consiglieri regionali. Essendo io coinvolto in quella indagine, essendo io sia consigliere che assessore regionale, mi sento di fatto colpito da questa accusa. Siccome i miei conti e anche quelli di mia moglie sono sottoponibili a qualsiavoglia perlustrazione ed indagine, e si puo&acute&#59 accertare che ne&acute&#59 mai una lira ne&acute&#59 mai un euro illecito e&acute&#59 transitato nelle nostre tasche ne&acute&#59 sui nostri conti, il Tgr della Calabria avrebbe dovuto almeno fare i nomi dei potenziali assessori o consiglieri regionali che si sarebbero, eventualmente, resi responsabili di tale illecito&acute&#59&acute&#59. &acute&#59&acute&#59La notizia data dal Tgr &#45 ha concluso Adamo &#45 crea ancora piu&acute&#59 inquietudine e disappunto dal momento che se dovesse essere questo un tema dell&acute&#59 indagine, sarebbe una ulteriore prova di violazione del segreto investigativo&acute&#59&acute&#59I giornalisti del Domani denunciano pressioni. Sono pronti a rivolgersi alla magistratura per &acute&#59tutelare il diritto&#45dovere d&acute&#59 informazioné i giornalisti del quotidiano “Il Domani della Calabria” che,dopo un&acute&#59 assemblea hanno diffuso una nota, oggi pubblicata in prima pagina per manifestare “la spiacevole sensazione, speriamo erronea,che si stia creando verso i mezzi d&acute&#59 informazione un clima di pressione nel quale non è più possibile esercitare il diritto di cronaca”. La presa di posizione dei redattori riguarda la copertura giornalistica dell&acute&#59inchiesta coordinata dal pm di Catanzaro Luigi De Magistris sull&acute&#59attività di un presunto comitato d&acute&#59 affari responsabile di una serie di truffe commesse con l&acute&#59 utilizzo illecito di finanziamenti pubblici. “Dobbiamo segnalare &#45 osservano &#45 il recente fenomeno messo in atto dagli interessati e dai loro legali che si concretizza in continue richieste di chiarimento,di effettuazione di distinguo, di presa di distanze, tentativi che, però, sembrano voler contenere al loro interno avvertimenti non sempre distensivi”. I giornalisti del Domani,hanno chiesto all&acute&#59azienda e ai propri legali di “verificare l&acute&#59 esistenza di possibili azioni calunniose o intimidatorie perpetrate ai danni di singoli e giornalisti,della redazione o della testata”, e si appellano al presidente e al segretario regionali dell&acute&#59 Ordine dei Giornalisti e della Fnsi “perché si attivino per tutelare il diritto&#45dovere di informazione.Noi,uniti,tireremo dritto”.”In una democrazia come la nostra il diritto ad essere informati non può essere in alcun modo disatteso, non soltanto perché è uno dei punti di forza della Costituzione, ma anche per il fatto che una informazione sana e corretta è soprattutto garanzia di libertà, nonché mezzo insostituibile di formazione delle coscienze”. E&acute&#59 quanto afferma, in una nota, l&acute&#59 editore Vincenzo Ursini che solidarizza con i giornalisti del quotidiano “Il Domani della Calabria” che hanno annunciato la decisione di rivolgersi “alla magistratura per tutelare il diritto&#45dovere di informazione”. “In una regione come la Calabria &#45 prosegue Ursini &#45 così piena di contraddizioni e problemi, l&acute&#59 informazione non può e non deve, quindi, essere in alcun modo imbavagliata, non può e non deve essere oggetto di alcuna pressione, diretta o indiretta. Se così è, dobbiamo stare molto attenti perché il limite tra democrazia e governo autoritario è veramente esile”. “Sapere che il diritto di cronaca &#45 sostiene ancora l&acute&#59 editore &#45 esercitato con grande attenzione e professionalità dai colleghi de &acute&#59Il Domani&acute&#59 è stato più volte messo in discussione e direi quasi violato, attraverso azioni intimidatorie, sia pure improprie, collegate con le vicende politiche e giudiziarie di questi giorni, è un fatto allarmante che deve fare riflettere tutti, senza tentennamenti. Raccontare i fatti o le vicende di pubblici rappresentanti, non solo è un sacrosanto diritto che ogni giornalista onesto deve esercitare, ma è anche un dovere morale” Borrello querela la teste Marsili. &acute&#59&acute&#59Ho provveduto a conferire formalmente incarico all&acute&#59 avv. Giuseppe Pitaro del Foro di Catanzaro, affinche&acute&#59 sporga esposto&#45querela nei confronti della signora Daniela Marsili per il reato di diffamazione ed, eventualmente, per altre ipotesi delittuose, riscontrabili nelle dichiarazioni che la stessa ha reso alla pubblica accusa secondo cui i consiglieri regionali percepirebbero dazioni in danaro dai componenti delle proprie strutture speciali&acute&#59&acute&#59. E&acute&#59 quanto afferma in una nota il vice presidente del consiglio regionale, Antonio Borrello dell&acute&#59Udeur, circa l&acute&#59inchiesta della Procura di Catanzaro. &acute&#59&acute&#59Respingo con indignazione &#45 ha aggiunto &#45 le dichiarazioni non veritiere della signora Marsili che, cosi facendo, in maniera del tutto gratuita, ha gettato fango indiscriminatamente, provocando gravissimi danni all&acute&#59immagine ed alla onorabilita&acute&#59 di chi opera con la massima trasparenza e grande rigore morale. Un conto e&acute&#59 la liberta&acute&#59 d&acute&#59opinione, un conto l&acute&#59offesa e la diffamazione arbitraria,che indirizzate contro tutti o quasi mirano alla criminalizzazione general&#45generica di quella Istituzione di cui la Signora si e&acute&#59 pure servita&acute&#59&acute&#59I collaboratori di Sarra contro la Marsili “Dichiarazioni infamanti”. I componenti dello staff (struttura speciale) del consigliere regionale, Alberto Sarra e del gruppo regionale di Alleanza Nazionale in una nota evidenziano che le dichiarazioni della signora Daniela Marsili sono “false e infamanti. Tali insinuazioni &#45 è scritto in una nota &#45 recano offesa non solo all&acute&#59onorabilità dell&acute&#59avvocato Sarra, ma anche a quella nostra”. Le dichiarazioni di Daniela Marsili rientrano nell&acute&#59ambito dell&acute&#59inchiesta della Procura della Repubblica di Catanzaro e riguardano dei presunti versamenti fatti dagli assunti nelle strutture speciali ai politici di riferimento. La nota diffusa dai componenti della struttura speciale del consigliere regionale Alberto Sarra, e del gruppo regionale di An è stata sottoscritta da: Raffaele D&acute&#59Agostino&#59 Simona Raspa&#59 Maurizio Santucci&#59 Stefania De Marzo&#59 Enzo Mario Minervino&#59 Domenico Imbalzano&#59 Francesco Morena e Maria Cozzupoli.Guerriero diffida contro le false notizie. “Avere pubblicato il nome di mio figlio, assunto da Obiettivo Lavoro a Milano nel 1999, a proposito dell&acute&#59inchiesta del sostituto procuratore della Repubblica di Catanzaro dottor Luigi De Magistris, è un esempio, a essere buoni, di superficialità imperdonabile”. E&acute&#59 quanto afferma in una nota il consigliere regionale Giuseppe Guerriero (Sdi) circa quanto pubblicato dagli organi di informazione sull&acute&#59inchiesta della procura della Repubblica di Catanzaro ed in particolare sulla pubblicazione del nome del figlio. “Non essendo &#45 ha aggiunto &#45 in alcun modo interessato dall&acute&#59inchiesta e conoscendo solo gli strafalcioni compiuti a mio danno sulla stampa dove sono apparse relazioni tra fatti del tutto sballate, per ora mi limito a rigettare ogni supposizione circa atti illeciti compiuti da parte mia a proposito dell&acute&#59inchiesta citata. Aver accostato a me, consigliere regionale dal 2005, l&acute&#59assunzione di mio figlio, per ipotizzare un mio interessamento illecito è un esempio, inoltre, di autentica mala fede che lede la mia onorabilità e quella della mia famiglia e della qual cosa ho già interessato il mio avvocato per decidere il da farsi”. “Né le date, 1999&#452005 &#45 ha concluso Guerriero &#45 coincidono né vi sono tracce documentali di una relazione fra me, consigliere regionale, e l&acute&#59assunzione di mio figlio da parte di Obiettivo Lavoro, pertanto diffido chiunque dal dare notizie false e diffamanti sulla mia persona e sulla mia famiglia”.