PIANO CASA, UNA RESA CULTURALE

Il dossettiano Giorgio La Pira, sindaco di Firenze tra gli ani ’50 e ‘60, desiderava per tutti i fiorentini “una casa, un piatto di minestra e un canarino”. Era l’Italia del dopoguerra in cui la necessità di un tetto per milioni di persone rappresentava l’emergenza del Paese. A distanza di sessant’anni da quello di Fanfani, Berlusconi ripropone, con altri obiettivi e in versione ridotta, un piano casa. Vara una legge e obbliga le regioni a recepirla attraverso una legge regionale che all’occorrenza può essere adeguata alle necessità del territorio. Così hanno fatto le regioni italiane, così ha fatto la Calabria. La proposta di legge è approdata a fine anno nel Consiglio regionale col titolo, “Misure straordinarie a sostegno dell’attività edilizia finalizzate al miglioramento della qualità del patrimonio edilizio residenziale”. La proposta non è diventata legge per via di una serie di divergenze dentro e fuori la maggioranza di governo. Il governo nazionale, allora ha provveduto a commissariare la regione Calabria, nominando commissario il presidente Loiero.La propaganda di Berlusconi ha presentato il provvedimento come una grande occasione per ridare fiato all’asfittica economia italiana, ignorando i conseguenti e ingenti danni al paesaggio e al territorio del “bel Paese”. Basterebbe un poco di buon senso per rendersi conto dei costi economici che graveranno su un Paese che in passato ha fatto della bellezza il più forte attrattore turistico ed economico. All’attuale Presidente del Consiglio, in verità, sono imputabili ben due condoni edilizi. Prima di lui ci aveva pensato Bettino Craxi a varare un condono, con la compiacenza di alcuni settori dell’allora opposizione comunista, commossa e convinta dal cosiddetto abusivismo di necessità.Detto questo, passiamo a noi. La proposta di legge casereccia, così com’ è risulta ancora più permissiva e permeabile per gli speculatori. Se la legge nazionale consente di ampliare il proprio fabbricato nella misura del 20% del volume esistente, in Calabria si può fare di più. Due esempi per rendere l’idea: si può ampliare la volumetria anche per i fabbricati non residenziali; si possono realizzare nuovi locali (pertinenze) nei centri storici; si possono recuperare a fini abitativi i sottotetti (diffusissima furbizia edilizia).Non si tratta, come è facile comprendere, di nuove case per chi ne è sprovvisto, ma della facoltà di ampliare quelle esistenti come se in Calabria non ci fossero già migliaia di vani disponibili in misura sproporzionata ai residenti.Da una regione saccheggiata dalla speculazione edilizia vecchie nuova e segnata da un desolante rappresentazione di solai incompleti, pareti a mattoni, alluminio anodizzato, ci saremmo aspettati un recepimento restrittivo della legge nazionale. In una regione le cui coste sono ormai un brutto caseggiato senza soluzione di continuità, ci saremmo aspettati una reazione vivace all’indecente proposta del Governo. Invece, no. L’occasione diventa una nuova succulenta opportunità per costruire, con buona pace per la riqualificazione vera e il riuso.La bellezza non deve essere difesa e coltivata solo dagli animi puri e sensibili. Il creato non è roba per poeti, pittori, contemplatori in amore. La difesa e la cura del bello, lo hanno capito bene amministratori intelligenti, è sensibilità civile, ma anche fonte di guadagno. Pensate allo straordinario recupero dei centri storici di molte città, prevalentemente del centro nord, meta ogni anno di milioni di turisti; pensate a quelle località marine che hanno saputo difendere le proprie coste e il proprio mare. Difendere e tutelare il paesaggio conviene e rappresenta il migliore investimento che si può realizzare per oggi e per le future generazioni. Abbiamo ereditato castelli, boschi, spiagge incontaminate, lasceremo paesoni informi, città sfigurate, litorali di seconde e terze case in lotta con mari in tempesta desiderosi di vendetta.La legge in discussione i cui destini, oggi, sono nelle mani di Loiero, rappresenta , innanzitutto una resa culturale, soprattutto di quella parte politica che in passato ha scritto belle pagine di cultura urbanistica. Rinunci il Presidente a modesti e temporanei introiti per le casse dello Stato, lanci, invece, l’allarme per le conseguenze di un provvedimento che fa male alla Calabria, alla sua memoria e al suo futuro. Mimmo Talarico – consigliere regionale della Calabria