Pillole di verità, di Ferdinando Imposimato

L&acute&#59avocazione dell&acute&#59indagine di De Magistris La pratica dell&acute&#59avocazione è iniziata negli anni &acute&#5960.La sottrazione del processo al sostituto Luigi De Magistris mediante avocazione riporta alla memoria analoghe pratiche in uso negli anni sessanta settanta. A quel tempo, quando il potere politico voleva liberarsi di magistrati scomodi come Gerardo D&acute&#59 Ambrosio o Emilio Alessandrini, ostinati nella ricerca della verità sulle trame eversive e sulle stragi , favorite all&acute&#59interno delle istituzioni e dei servizi asserviti al potere, faceva ricorso a Procuratori Generali compiacenti, quasi sempre romani&#59 costoro sollevavano inesistenti conflitti di competenza con i magistrati milanesi per sottrarre ai titolari processi scottanti e trasferirli a Roma, ove venivano regolarmente insabbiati a scapito della giustizia e della verità e a vantaggio dei colpevoli. Anche allora lo strumento iniziale dell&acute&#59imbroglio era l&acute&#59avocazione: un Procuratore Generale di un processo inventato a Roma per fatti inesistenti connessi con quelli milanesi sollevava conflitto di competenza con altri PM. Nel conflitto, complice qualche giudice in Cassazione, aveva la prevalenza sempre la magistratura romana, che una volta ricevuto il processo, lo narcotizzava o lo affidava a mani amiche che provvedevano a condurre le indagini secondo la volontà del potere e senza disturbare il manovratore. La prassi ignobile iniziò con la rapina del processo per la strage di Piazza Fontana favorita da una infausta avocazione. Il processo da Milano venne a Roma, da qui venne dirottato a Catanzaro per poi tornare a Roma, dove Vittorio Occorsio aveva imboccato la strada giusta ma fu ucciso&#59 e, dopo oltre vent&acute&#59anni di indegni balletti, ritornò nella sua sede naturale di Milano . Dove vennero rinviati a giudizio alcuni dei presunti responsabili. Nel frattempo, erano morti assassinati alcuni magistrati che avevano capito come erano andate le cose: tra questi Emilio Alessandrini e lo stesso Occorsio, assassinati, erano morti molti testimoni importanti, ed il commissario onesto di Padova che indagava sulla pista nera venne rimosso. L&acute&#59avocazione fu usata anche per la P2La stessa procedura venne seguita a Roma per il processo contro Licio Gelli che aveva buoni rapporti con alcuni terroristi, come Paolo Aleandri, che me lo raccontò , ma anche con il Presidente del Consiglio Giulio Andreotti e Francesco Cossiga, e con Vito Miceli, capo del SID (Servizio Informazione Difesa) , e con il Ministro Gaetano Stammati e tanti altri. Il processo venne sottratto al Pubblico Ministero milanese Gherardo Colombo e affidato a Roma nelle mani di chi lo insabbiò affermando che la P2 era una specie di associazione filantropica di nessun pericolo per la collettività. A quel tempo la Procura romana era notoriamente diretta da magistrati scelti da Giulio Andreotti e di sua totale fiducia. Un freno alla pratica dell&acute&#59avocazione: l&acute&#59indipendenza e imparzialità della magistratura.Poi venne finalmente l&acute&#59istituzione del Consiglio Superiore della Magistratura e la nomina dei magistrati al vertice delle Procure fu fatta nel rispetto dei meriti e con le garanzie di indipendenza e imparzialità stabilite dalla Costituzione. Nel frattempo con il nuovo codice di procedura penale del prof Giuliano Vassalli l&acute&#59avocazione venne del tutto svuotata della sua portata di strumento lesivo della indipendenza dei magistrati, compresi i PM, e mantenuta solo per casi tassativi ruotanti attorno alla inerzia del magistrato del PM&#59 se ad esempio un PM, indagando per un delitto gravissimo di corruzione o criminalità organizzata o terrorismo, non provvedeva, nonostante le prove, a iniziare l&acute&#59azione penale, come era suo dovere, il Procuratore Generale interviene per sostituirsi al magistrato inerte ed insabbiatore.Il ritorno della pratica dell&acute&#59avocazione.L&acute&#59avocazione del procedimento condotto da Luigi De Magistris da parte della Procura Generale di Catanzaro ci riporta a quel triste passato e ci preoccupa enormemente: l&acute&#59influenza nefasta dell&acute&#59esecutivo delle inchieste giudiziarie più delicate é pesante. Viene violato il principio costituzionale della separazione dei tre poteri: legislativo, esecutivo, giudiziario. Il tentativo di Mastella di avocare l&acute&#59indagine contro Prodi e Mastella.Venendo al fatto di oggi, mentre era in corso un&acute&#59indagine contro Romano Prodi e Clemente Mastella, per episodi di corruzione per miliardi di lire – che sarebbero avvenuti quando il Presidente del Consiglio era presidente della Commissione Europea&#45 é stata dapprima avviata dal Guardasigilli Mastella una procedura con richiesta di trasferimento del De Magistris per illecito disciplinare, e poi una procedura di avocazione del procedimento da parte del Procuratore Generale. In altre parole, non essendo stato possibile sottrarre il processo a De Magistris con il trasferimento del magistrato ad altro ufficio, richiesta di fatto bocciata dal CSM, si é pensato di trasferire il processo in altre mani: costoro, solo per orientarsi , avranno bisogno di qualche anno di tempo, data la mole di materiale sequestrato dal sostituto di Catanzaro. E dunque l&acute&#59appello del Presidente della Repubblica a proseguire le indagini verrà vanificato nei fatti, con tutta la buona volontà di chi riceve gli atti. Intanto al magistrato De Magistris non é stato possibile addebitare alcuna strumentalizzazione politica poiché in quell&acute&#59affare che coinvolge Mastella e Prodi, sono stati indagati anche alcuni esponenti del centro destra come Lorenzo Cesa, segretario dell&acute&#59UDC, e Giuseppe Galati e lo stesso Presidente della Giunta regionale calabra Agazio Loiero.Qual&acute&#59è l&acute&#59oggetto della indagine di De Magistris ?Ma , attenzione, quale é il fatto che é oggetto della inchiesta di De Magistris? L&acute&#59appropriazione di miliardi da parte di un comitato di affari di cui avrebbero fatto parte i predetti personaggi. La stampa ci ha correttamente informato che contro gli indagati non c&acute&#59erano solo i tabulati delle telefonate passate attraverso i cellulari di Prodi, ma anche la accuse di un testimone importante, un politico detenuto, ex consigliere regionale calabro, che assistette ad una telefonata fatta dal faccendiere Antonio Saladino a Romano Prodi. Durante il colloquio con Prodi si sarebbe concordato che una volta formalizzata la candidatura di Prodi come Presidente del Consiglio alle elezioni politiche del 1996, il Saladino si sarebbe messo a sua disposizione per procurargli voti, come effettivamente fece. In cambio il Saladino avrebbe avuto dal Presidente della Commissione Prodi un aiuto per ottenere i finanziamenti miliardari dell&acute&#59Unione Europea per diverse iniziative avviate nella Regione Calabria attraverso i programmi. Saladino si sarebbe aggiudicato diversi appalti per milioni di lire e poi di euro senza partecipare a gare Domanda: ma come si può risollevare la Calabria dalla crisi che l&acute&#59attanaglia se i soldi dell&acute&#59Unione Europea, sempre più distratta ed assente, anziché finanziare opere pubbliche e private, affluiscono nelle tasche di politici di maggioranza ed opposizione? E se un magistrato che cerca di portare alla luce le frodi comunitarie viene crocifisso anche con la complicità di magistrati asserviti al potere?Qual&acute&#59è il grande imbroglio ?Ma andiamo avanti cercando di spiegare almeno in parte questo grande imbroglio, senza attendere i tempi biblici dei processi che si sta cercando di insabbiare. L&acute&#59avocazione, cioé la sottrazione del processo a De Magistris, é stata decisa per motivi infondati che sono stati criticati da Gerardo D&acute&#59Ambrosio, vittima a suo tempo di clamorose avocazioni e sottrazioni di processi&#59 ma l&acute&#59avocazione é stata deplorata anche dal giurista Franco Cordero, titolare di Procedura penale alla Sapienza. D&acute&#59Ambrosio ha ritenuto pretestuosa la motivazione di “incompatibilità del procedimento” che non spiega niente, ed anzi alimenta le inquietudini. L&acute&#59intervento del Ministro con la richiesta di trasferimento e l&acute&#59avocazione del processo, una volta fallita la manovra del trasferimento, sono intervenute, guarda caso, mentre l&acute&#59indagine stava per essere conclusa. Osserva D&acute&#59 Ambrosio che “ l&acute&#59errore” del Ministro&#45 ma si tratta di errore o di qualcos&acute&#59altro?&#45 é stato proprio quello di promuovere l&acute&#59azione disciplinare contro chi, dal giugno 2007, indagava sulla persona del Ministro. E costui solo in seguito ha disposto l&acute&#59azione disciplinare: e dunque la realtà non é quella che qualcuno ci vuole propinare sulla stampa: la notizia che coinvolge il Ministro Mastella e l&acute&#59ineffabile Romano Prodi, era comparsa sulla stampa fin dal giugno 2006, poiché il Ministro é intercettato sul telefono di Antonio Saladino, il grande mazzettiere di questa storia i cui contorni appaiono sempre più definiti. E dunque l&acute&#59iscrizione del Ministro nel registro degli indagati , al quale sono seguite le interessate dichiarazioni di solidarietà di Prodi &#45 ( e che doveva fare Prodi, se non solidarizzare, essendo coinvolto nello stesso affare?) non é stata la stizzosa e strumentale reazione all&acute&#59inizio dell&acute&#59azione disciplinare da parte del Ministro ma un atto doveroso maturato prima della richiesta di trasferimento con il procedere delle indagini. E si é voluto fare credere il contrario. Ma chi dovrebbe indagare quando tra i responsabili del reato ipotetico risultino il Presidente del Consiglio o i Ministri ?Quanto al problema affrontato con grande obiettività da Franco Cordero su chi deve indagare quando tra i responsabili del reato ipotetico risultino il Presidente del Consiglio o Ministri, essendo i fatti commessi nell&acute&#59esercizio delle funzioni di governo, la risposta é semplice : la legge costituzionale 16 gennaio 1989 stabilisce che “il procuratore della Repubblica, omessa ogni altra indagine” nei 15 giorni dalla notizia trasmette gli atti al collegio istituito presso il tribunale del Capoluogo del distretto competente: collegio che svolge le funzioni del Pubblico Ministero o del GIP, in questo caso le indagini “Why not” di Roma. Ma il punto di fatto non esaminato da Cordero é proprio questo: i reati sarebbero stati commessi quando Prodi era Ministro, o quando invece era, come sembra accertato, Presidente della Commissione Ministeriale, e Mastella non era ancora Ministro della giustizia per il semplice fatto che non esisteva il governo Prodi? Stando alle intercettazioni telefoniche sull&acute&#59apparecchio di Saladino ed alle dichiarazioni del collaboratore, i fatti sarebbero avvenuti fuori dall&acute&#59esercizio delle funzioni ministeriali&#59 ed allora la competenza sarebbe di De Magistris e non del collegio per i reati ministeriali, cui gli atti sono stati mandati: se fosse stato diversamente, perché Prodi e Mastella non avrebbero eccepito mai l&acute&#59incompetenza del sostituto De Magistris? Il quale non si é lasciato intimidire neanche dai proiettili inviatigli da inesistenti Brigate Rosse, in sintonia con analoga intimidazione fatta ai danni del giudice Clementina Forleo. Che ha avuto il coraggio di non lasciarsi blandire da promesse di prebende e di non essere intimidita dalle minacce attuate a mezzo telefonate silenziose e proiettili di improbabili brigatisti. Intanto lo scandalo delle scalate bancarie che sono costate frodi di miliardi di euro a milioni di risparmiatori é stato insabbiato con gioia dei responsabili che restano abbarbicati alle loro poltrone come l&acute&#59edera che “lecca la scorza dell&acute&#59olmo tutore” ( Cirano de Bergerac).