Politica contraria al ricambio generazionale

 Non appena, la dialettica interna al PD o più in generale alla Sinistra parla di rinnovamento e propone idee e concetti veramente innovative, come ad esempio mandare a casa tutta la vecchia nomenclatura, partono i soliti strali, vecchi e stantii anche quelli. Si apre così il ricorrente dibattito  vecchi e giovani, passione e saggezza, insomma non ci stanno i vecchi politici dalle innumerevoli legislature a passar la mano, le poltrone c'è le hanno proprio attaccate al “culo”. La diatriba è però presto chiarita se proprio si vuol far finta di non capire, e la questione non è solo puramente anagrafica, basta con i soliti concetti di vecchi giovani e giovani vecchi, prontamente buttati dentro la “querelle”. La veritàsta nel fatto che essere giovani politicamente significa portare esperienze, contributi ed idee nuove all'interno dei palazzi, senza avere il pedigree di partito. Certo è evidente che il nuovo non può essere nè Bersani, nè Veltroni, nè D'Alema, nè Ferrero a sinistra, o altri di tutti gli schieramenti che da decenni occupano perché nominati il Parlamento. Il ricambio generazionale in Italia è del tutto inesistente, il buon senso vorrebbe che coloro che hanno portato l'Italia alle condizioni sociali ed economiche odierne facciano un passo indietro, ma un passo indietro non lo si fa mai per nessun motivo, nemmeno in caso di condanna penale o di scandali a sfondo sessuale, una peculiarità tutta italiana, questa. Ha fatto bene Renzi a mettere sul tappeto la questione, noi in Calabria abbiamo iniziato anni prima, forse perché la nostra classe dirigente era la peggiore, sempre inascoltati, ma in questi casi non è mai troppo tardi, il fermento nel PD che in Calabria è rappresentato dal Gruppo XXV Aprile, è un'altra esperienza positiva e propositiva, per la rottamazione di una classe dirigente calabrese che ha sfasciato una regione e che a portato migliaia di calabresi alla soglia della povertà. Un'oligarchia che  pensando di contare su meccanismi di consenso clientelare, sistema why-not per intenderci, ha tentato di rieleggere gli impresentabili e squallidi personaggi uscenti, la sconfitta, sonora, non è servita a mandare in pensione nessuno degli artefici della “deblache”. Vogliamo ricordare che a supporto dell’uscente Loiero c’era tutta la sinistra tranne IDV e i movimenti regionali, ma nessuno ha avuto il coraggio di fare autocritica. Il nuovo, con le nuove idee si sta facendo largo, Vendola a sinistra conquista fette sempre più ampie  di consenso popolare così come Renzi conquista sempre più simpatie e non solo a sinistra, il risveglio degli italiani dal torpore, causato dall’esposizione ai media della disinformazione, può riservare molte sorprese. I prossimi appuntamenti elettorali saranno rivelatori se davvero in Italia ci sarà del nuovo in politica, o se il vecchio soffocherà i primi vagiti di una rivoluzione generazionale e non solo.