Quadro politico in allarme di Massimo Veltri

Quadro politico in allarmedi Massimo VeltriLa situazione è seria per davvero. Altro che partito democratico subito, altro che fase due del governo, altro che modifica della legge elettorale. Le parole di Fassino, il leader dell&acute&#59asse portante dell&acute&#59Unione, i DS, sono qualcosa di più d&acute&#59un campanello d&acute&#59allarme. Sono la spia rossa che occorre cambiare passo e direzione da parte di Prodi e c.. Il paese, la gente, non capiscono e non gradiscono quello che il governo sta facendo e, più in generale, la distanza fra il paese reale e i palazzi aumenta vertiginosamente. Napolitano l&acute&#59ha detto nel suo messaggio di fine anno, Nicola Rossi, che se n&acute&#59è juto dai Ds, lo ripete e lo argomenta. Prodi, imperterrito, elargisce sicurezza a piene mani ma non vuol sentir parlare nè di passaggio di fase nè d&acute&#59urgenza nel riordinare il welfare. Michele Salvati eccepisce: il riformismo necessita del consenso (e allora campa cavallo… ), mentre ancora Prodi chiosa: non si possono accontentare tutti e Bersani afferma che il riformismo è difficile. Il grande guru Scalfari se la prende coi riformatori girotondini, Amato, che non è l&acute&#59ultima ruota del carro, propone ma viene smentito, mentre il resto dei riformisti, Morando in testa, tace o borbotta imbarazzato &#45 ma fino a ieri, o a oggi, non s&acute&#59era un pò tutti riformisti? Giordano e Rifondazione Comunista: “attenti, noi non siamo d&acute&#59accordo”.Insomma, pare d&acute&#59essere in una situazione dai mille linguaggi, con nessuna rotta a disposizione, in cui prevalgono tatticismo e perciò attendismo. Ma valgono, servono, e l&acute&#59uno e l&acute&#59altro? Possiamo avvitarci lungo i fin troppo noti percorsi della politica d&acute&#59antan, quando le domande del paese sono tali e tanti da richiedere scelte, e scelte coraggiose? Salvano, servono, quando il vivacchiare fra consensucci da guadagnare di qua e di là evidenziano il respiro e l&acute&#59orizzonte indefiniti di questo governo, di questa maggioranza? Un paese lo devi chiamare a raccolta indicando anche sacrifici ma soprattutto traguardi. E lo devi fare nella chiarezza e col coinvolgimento: come dice Nicola Rossi, cadute le ideologie, quello che vince è la credibilità e l&acute&#59allargamento della partecipazione. Chi sa di che cosa si discute nell&acute&#59enclave di Caserta: “una riunione di lavoro”, chiosa Rutelli, come se fuori dalla reggia stesse splendendo il sol dell&acute&#59avvenire, come se, per parlar di Calabria, Loiero a dieci giorni dalla chiusura (?) della crisi non avesse sparato a palle incatenate contro Rutelli, Marini e la Margherita. Insomma, si può far finta sempre di niente, o si può drammatizzare, come giustamente fa Fassino, senza rendersi conto però che il sistema, è Rossi ancora che parla, è al capolinea ed è tempo di scelte, e di scelte connotate di forti discontinuità?Francamente e purtroppo, le ambasce e il percorso a ostacoli che stanno incontrando maggioranza e governo, erano prevedibili al momento dell&acute&#59indefinitezza di troppi punti nel programma elettorale e, su tutto, a fronte dell&acute&#59eterogeneità delle forze politiche intorno a Prodi. Si pensava, si pensa ancora, che motivi di opportunità politica, di sapiente manovra della macchina, potessero smussare angoli e stemperare differenze in alcuni casi molto vistose. Il quadro politico è quello che è, l&acute&#59affollamento al centro pure e qualche furbata di troppo sull&acute&#59asse Prodi&#45Rifondazione non aiuta, e se il presidente del Senato afferma che il sistema bipolare è irreversibile, sono in molti a vagheggiare il ritorno all&acute&#59antica.Intanto le amministrative sono alle porte, e i partiti non possono far finta di niente. Il resto: spontaneismo, associazioni, girotondi eccetera, aldifuori dai partiti, esterni alle forme organizzate della politica, sono flebili vagiti, mentre è dall&acute&#59interno che chi può e sa deve vestirsi di responsabilità e promuovere senza indugio il cambiamento. C&acute&#59è chi può e sa? Se si bene, se no è dura, molto dura.