Quel processo non s´ha da fare!

Banca Popolare del Materano: quel processo non s´ha da fare! Il tema è scomodo, quasi imbarazzante, di quelli che alimentano il turpiloquio compulsivo. Ma bisogna rassegnarsi ad affrontarlo, magari dopo aver bevuto qualche litro di camomilla. Banca Popolare del Materano e dintorni, ovvero prove tecniche d’insabbiamento di un’inchiesta giudiziaria. In estrema sintesi è quello che sta avvenendo nel Palazzo di Giustizia di Matera per mano di due magistrati già al centro di controverse vicende giudiziarie che, nonostante le ripetute segnalazioni agli organismi inquirenti e disciplinari preposti, continuano ad rappresentare le istituzioni giudiziarie facendo strame di Leggi, Codici e della credibilità del sistema giudiziario. Anno 2001, gli ispettori della Banca d’Italia accertano che alcuni conti correnti tenuti presso la Banca Popolare del Materano sono stati utilizzati all’insaputa dei correntisti. Firme apocrife, operazioni non autorizzate, sconfinamenti per miliardi (lire). Accertano, gli ispettori, che alcune società dispongono di fidi per decine di miliardi senza aver fornito adeguate garanzie ed in alcuni casi senza avere alcuna garanzia. Come capiscono anche i più sprovveduti, si tratta di reati, gravissimi reati. Gli ispettori Bankitalia sono espliciti ed anche molto tecnici e mettono tutto a verbale. Anno 2003, l’allora Presidente del Tribunale di Matera (D.ssa Iside Granese) stipula con la Banca Popolare del Materano un contratto di mutuo singolare, molto singolare. 620 mila euro al tasso fisso del 2,95% e con una garanzia palesemente sopravvalutata; ipoteca da unmilione e duecentoquarantamila euro accesa su un immobile appena acquistato per 150 mila euro. Non era la prima “agevolazione” consentita all’alto magistrato dalla banca nostrana. Già da mesi godeva di affidamenti per centinaia di migliaia di euro, senza garanzie reali (solo la firma) e con sconfinamenti per altre centinaia di migliaia di euro. E mentre si “godeva” questi trattamenti, Granese presiedeva le cause della Banca. Nacque da qui, l’inchiesta n. 2070/03 del Procuratore Giuseppe Chieco. E dopo qualche mese la Guardia di Finanza di Matera fornì le prime risultanze dell’indagine. Un lavoro intenso, quello dei finanzieri materani ed anche ben documentato. Sul tavolo del Dr. Chieco arrivò un’informativa coi fiocchi: associazione per delinquere finalizzata alla truffa, al mendacio bancario, alla violazione della Legge Bancaria. I casi d’irregolarità si erano moltiplicati, decine di mutui, conti correnti, sottoscrizione d’investimenti in titoli, dichiarazioni mendaci. Come quelle rese da un ignaro funzionario in pubblica udienza; il presidente Dr. Attilio Caruso gli aveva dato disposizioni scritte e sottoscritte e lui, poveretto, aveva obbedito. Ad un certo punto, sbucò fuori persino una perizia (del consulente tecnico nominato dal Giudice del Tribunale) che confermava l’ipotesi di falso in bilancio. Poi i finanzieri fecero seguire a breve giro un’altra nota ancora più “drammatica”, sempre più dettagliata, sempre più specifica. Miliardi e reati nel giro della Banca Popolare del Materano. Allora il Procuratore volle vederci chiaro, e nominò altri periti. Grandi professionisti, ottime referenze, migliaia di pagine costate centinaia di milioni (lire, lire). Come passano gli anni, siamo al 2005 ed al Dr. Chieco vengono recapitate centinaia di migliaia di pagine di perizia con le nuove conclusioni. I “suoi” periti giungono alle medesime risultanze della Guardia di Finanza: Associazione per delinquere finalizzata… Ci mette un altro hanno, Chieco, altri dodici mesi e poi dichiara la “chiusura” delle indagini. Significa che quanto ha scoperto, quanto ha sul tavolo è sufficiente per definire il caso: archiviazione o rinvio a giudizio. Ma qualunque sia la decisione, nulla adesso si può aggiungere o togliere. L’inchiesta è tutta lì, poco o tanto che sia, sufficiente o insufficiente che sia. Ci pensa su otto mesi, altri otto e poi il Dr. Chieco decide: “mi astengo”. Subentra un nuovo PM, che dopo otto o nove mesi chiede il rinvio a giudizio per i 35 indagati. Le accuse ripercorrono le perizie del CTU che riprendevano integralmente le informative della GdF che avevano verificato tutte le ipotesi accusatorie presenti nelle denunce. E cos’altro poteva fare il PM davanti a quelle gravissime ipotesi di reato supportate da tale mole di documenti, tutti convergenti e ampiamente verificati e provati? Ed ecco l’asso nella manica. La manica è quella del Gup Angelo Onorati. Ha cambiato ufficio, Onorati. Per il resto del mondo non è più un Gup, ma per la Banca Popolare del Materano si sacrifica e mantiene questo delicato ufficio. Si sacrifica e s’impegna e, dopo un anno e passa di rinvii e schermaglie preliminari, arriva la sua “piazzata”. Onorati nomina un nuovo perito, un perito del Gup. Non si dovrebbe; dopo la chiusura delle indagini nemmeno si potrebbe. Infatti dopo la chiusura delle indagini vige la regola del “chi c’è, c’è”. Il signor Gup, ovviamente, non lo nomina per aggiungere nuove perizie ma per avere egli stesso spiegazioni e chiarimenti. Una sorta di consulente “personale” del Giudice. Tanto personale che nei quesiti che Onorati sottopone a “mister x” ce ne sono di veramente singolari. In alcuni il signor Giudice chiede a “mister x” di accertare se sia stata violata la Legge; proprio così. Ma come, signor giudice Onorati, chi amministra la giustizia Lei o il signor perito “mister x”? Qualcosa di molto simile sostiene il CSM (sentenza del 28.9.2007/23.10.2007 n. 86):“Non si possono, infatti, affidare ad un perito o consulente tecnico indagini di natura prettamente giuridica dirette ad accertare la liceità o la rilevanza penale del fatto o della condotta posta in essere… non è consentito che un magistrato deleghi ad alcuno compiti strettamente connessi con l’esercizio della giurisdizione, quali la liceità o la rilevanza penale di una specifica condotta…”. Così il Gup commette un illecito disciplinare, sanzionabile dal CSM, prima ancora di pronunciarsi, ma non è tutto. Infatti, “mister x” altri non è che un ex dipendente del Banco di Napoli, prestigioso istituto di credito scomparso fra i debiti pochi anni orsono, attualmente membro dell’Associazione Bancaria Italiana della Campania. Cioè uno che (legittimamente) viene pagato da un’associazione fra i cui quadri dirigenti in ambito nazionale vi è il Dr. Guido Leoni, indagato proprio nel procedimento 2070/03. Finisce che il nostro “mister x”, al secolo Angelo Menichini, in poche pagine emette la sua personale sentenza assolutoria: non vi sono reati. Ha sbagliato l’Ufficio Ispettivo di Bankitalia, ha sbagliato la Guardia di Finanza, hanno sbagliato i periti nominati da Procuratore Chieco, ha sbagliato la d.ssa Annunziata Cazzetta chiedendo il rinvio a giudizio. E bravo Menichini! Sei anni d’indagini e accertamenti e denunce e verifiche al vento. La prima a praticare l’inversione di rotta è proprio la D.ssa Cazzetta che, nella sua “arringa” conclusiva, chiede il non luogo a procedere per tutti o quasi. Non ce ne vorrà, la signora Cazzetta, dottoressa in giurisprudenza, magistrato e Pubblico Ministero, se ci vergogniamo di lei. Se ci offende che in modo così palese e tracotante si neghi giustizia a chi per anni l’ha attesa. Se ci sconcerta che si consenta, ad inchiesta chiusa, di introdurre una contro-perizia che viene poi “sposata” dall’accusa. Se restiamo allibiti per la protervia con cui si calpesta la dignità e la professionalità degli uomini della Guardia di Finanza, dei periti del Pubblico Ministero, degli Ispettori della Banca d’Italia. Se non riusciamo a trattenere il disgusto per la funzione giurisdizionale affidata ad un magistrato che è giunto a negare le sue stesse dichiarazioni firmate, in due diverse udienze camerali. Se nulla si oppone ad un perito (Menichini) che è in rapporti di dare/avere (più avere che dare!) con gli indagati che scagiona con una discutibile perizia. Non c’è traccia dell’informativa 4578/UG/13.9.2004 E sarebbe bene che la Dottoressa Annunziata Cazzetta si chiedesse (o ci spiegasse) come mai nessuno valorizza l’informativa N. 4578/UG/13.9.2004 della Guardia di Finanza di Matera, trasmessa al Dr. Giuseppe Chieco il 13 settembre 2004 nell’ambito delle deleghe d’indagine relative al Procedimento 2070/03. Forse i nomi che emergono suscitano imbarazzo o forse sono i reati ad essere preoccupanti oppure entrambe le cose. Il Dr. Chieco dimentica persino di menzionarla nella nota riservata che trasmette al PG Vincenzo Tufano il 5 ottobre 2004 ma, nel corposo fascicolo 2070/03 è difficile che non susciti attenzione e considerazione. Quasi per inciampo, notiamo quello che Giuseppe Chieco scrive a S.E. il Dr. Vincenzo Tufano il 5 ottobre 2004 relativamente al proc. pen. 2070/03: “non appaiono necessari ulteriori atti d’indagine ed il procedimento penale relativo è prossimo alla definizione”. Egli stesso chiuderà le indagini diciotto mesi dopo: “prossimo alla definizione”. Ma più di tutto, è difficile accettare che il Consiglio Superiore della Magistratura non abbia mosso un dito, non abbia dato nemmeno un piccolo segno di attenzione per il degrado totale in cui versa la credibilità istituzionale del sistema giudiziario del Distretto di Basilicata. Venerdì 6 marzo 2009, il Gup Onorati ascolterà le arringhe dei difensori degli indagati. Poi deciderà. Sarebbe utile che qualcuno ricordasse cosa implichi indossare quei panni neri fregiati d’argento. Chissà, potrebbe venirne un sussulto d’orgoglio se non proprio di dignità.Nicola Piccenna