Raccontiamo la Calabria, quella vera.

Raccontiamo la Calabria, quella vera.Perché continuare ad ignorare, questo spaccato della Calabria che appare dai media? Da Rai tre Nazionale, alla Stampa, come l’Espresso o il sole 24 Ore, arriva un’immagine della Calabria reale, quella che noi non riusciamo a raccontare.E’ giunta l’ora di porsi queste domande&#59 forse è più facile per un operatore della comunicazione, romano o di qualunque altra parte penetrare nei santuari della politica e del malaffare, rispetto ad un giornalista, magari calabrese che conosce benissimo questi meccanismi, ma che tace, in modo deliberato, facendosi complice di ciò che sta accadendo in questa regione? Anche al lettore più distratto appare ormai evidente, che la realtà politica calabrese è stata ben rappresentata dai media Nazionali, ricordiamo Annozero di Santoro, “quello del compare del mio compare”, per capirci, il Clan dei Calabresi dell’Espresso, i ridondanti articoli di Gian Antonio Stella del Corriere della Sera, le analisi dell’autorevole Sole 24 Ore ed altro ancora. Tanto è vero che la stessa Giunta Regionale, resasi conto dell’immagine che appariva della Calabria all’esterno, ha inteso ricorrere ad una mago dell’immagine come Oliviero Toscani, il quale non sapendo come trasformare la m… in cioccolato, ha buttato giù un’idea che a sua volta lascia a dir poco esterrefatti. E mentre la Regione Calabria e quindi i cittadini calabresi sborsano fior di milioni di euro per ridare un’immagine decente alla loro terra, per oltre un’ora in Pane & Politica, di giorno 4 marzo, altri ci proponevano, uno spaccato quasi scioccante, a chi non è avvezzo alla materia, con personaggi, che hanno messo in scena una sorta di avanspettacolo di provincia, nani e ballerine comprese. Il valore comunicazionale della trasmissione di Rai tre, è almeno cento volte superiore alla Campagna promossa dalla Regione con Toscani. Questo dovrebbe far riflettere, e a nostro parere far riconsiderare, tutta l’attività di pubbliche relazioni messa in cantiere, appare inutile presentare sorridenti fanciulli, alle prese con luoghi comuni, che tali non sono, e poi essere protagonisti serali di programmi che dischiudono la ribalta di un inimmaginabile squallido teatrino, con attori che potrebbero essere davvero considerate moderne e divertenti maschere, se non fosse che tragicamente gestiscono il nostro presente e forse il nostro futuro di calabresi e cittadini, davvero considerati alla stregua di servi della gleba. Ormai, a nostro parere, è giunto il momento di aprire un grande dibattito, con il contributo dell’informazione locale, senza timori reverenziali o convenienti, ammiccamenti e raccontare in modo critico tra di noi, magari senza clamori, le storture del sistema messo su ad arte da 50 anni di politica clientelare, possiamo iniziare a raccontare degli appalti pubblici, degli incarichi familistici, pubblicare i curriculum dei politici e dei dirigenti. Soprattutto mettere in luce tutti quegli incarichi di secondo e terzo livello, che distribuiscono ingentissime risorse a persone, per lo più incompetenti, che hanno avuto il solo merito di aver portato acqua e borse agli eletti di turno, parliamo di direttori, dirigenti, commissari, sub commissari, consiglieri di amministrazione, presidenti di enti più o meno inutili, un sottobosco infinito che drena risorse che potrebbero essere impiegate in modo molto più produttivo. Raccontiamoci la Calabria, quella vera, quella della sofferenza, quella dove si muore per una appendicite, dove si fa il bagno a mare in compagnia dei coliformi fecali, quella dove se sei fortunato ti aspetta un futuro da precario, altrimenti muori da disoccupato, per i più sfrontati resta la strada della politica che garantisce, ricchezza, rispettabilità, lavoro, potere per se e per le successive generazioni. Questa è la realtà che dobbiamo avere il coraggio di raccontare, questo è il vero tema di oggi, perché le nuove generazioni capiscano il valore della democrazia al cospetto delle aberrazioni create da un sistema politico, che produce ineguaglianze, che favorisce attraverso il sistema degli appalti, la mafia ed il malaffare, perché questa a sua volta restituisce voti e protezione. Un sistema che ormai rischia di implodere, perché l’osmosi creatasi tra i vari poteri istituzionali e non, iniziano ad andare in conflitto per accaparrarsi sempre maggiori ricchezze e fette di potere. Stanno nascendo nuovi clan, un fenomeno nuovo da studiare, fatti da pezzi delle istituzioni, del mondo dei professionisti, della magistratura, dell’informazione, della politica e purtroppo anche da “Ndrine “, questa è la verità che sta emergendo, una verità già scritta nei dossier, con nomi e cognomi, questo è quel mondo sommerso, che i ragazzi, la gente, i sani imprenditori, la società civile organizzata, il mondo accademico non ancora intaccato, insieme alle istituzioni ancora integre ed a un’informazione libera e coraggiosa devono portare alla luce, perché si ponga un argine a tutto questo. Ognuno si assuma le sue responsabilità, si metta in gioco, per tentare una risalita, unica possibilità di riscatto di un popolo, che deve riappropriarsi di spazi e di risorse, ma soprattutto del proprio futuro.Giorgio Durante Presidente Calabrialibre, Membro del coordinamento regionale Rete per la Calabria.