Rassegnarsi e omologarsi o credere nella rinascita

Rassegnarsi e omologarsi o credere nella rinascita di Massimo VeltriNon c´è persona che incontri, amico, conoscente, collega, il quale non si mostri sconcertato e distante dalla politica calabrese. Soprattutto da parte di chi è più avvertito e sensibile alle faccende politiche emerge un perenne quadro di sconforto. E il bello è che pure chi c´è, nella politica, nei partiti, nelle istituzioni, dichiara sconsolato che la situazione è insostenibile.Si parli di vita e presenza dei partiti, del Comune di Cosenza, della Regione… dappertutto e verso tutto ci si dichiara insoddisfatti, a dir poco. E contemporaneamente ci si pronuncia in termini di impotenza, d´impossibilità nel mutare le cose, una sorta di ineludibilità e di rassegnazione. In verità c´è pure qualcuno, e non sono pochi, che fa lo smagato e dice: “d´altro canto che vuoi fare… è sempre stato così, le cose vanno in questo modo e ti devi acconciare… il resto sono fantasie”. Dunque: le cose non funzionano ma non c´è niente da fare. Non pare di sentire, o risentire, litanie risapute circa il fatalismo calabrese e, su altro registro, il cinismo di chi trova più facile oltre che più conveniente inserirsi nelle pieghe del sistema così com´è piuttosto che adoperarsi per obiettivi più ambiziosi? Come lo rimetti in pista un vagone in cui pare che tutte le parti scarrellano paurosamente? Con una gestione ordinaria, muovendosi all´interno di culture e prassi notorie, con un ceto politico arcinoto? Facendo leva sui meccanismi soliti, gli strumenti, i riti, gli appuntamenti che conosciamo? E´possibile, per carità, ma dalla terra sconsolata che si disegna giorno dopo giorno appare sempre più improbabile.Che cosa andranno a dire il Presidente del Consiglio Regionale e chi lo accompagnerà al Presidente Napolitano? Che la Calabria è in mano alla malavita organizzata, ma che comunque c´è tanta gente per bene? Che i giovani sono il futuro di questa terra, ma lo Stato non ci può lasciare soli, che c´è bisogno di risorse ulteriori, di scelte aggiuntive da parte del Governo Nazionale? Le sappiamo tutti, queste cose, fanno parte d´un quaderno di rappresentazioni e di richieste che rischiano di scadere nello stereotopo assolutorio e autoconsolatorio. O sceglieranno un altro registro di ragionamento? E quale? E´; difficile, per chi non solo ha stravinto alla grande le ultime elezioni regionali ma ha perdipiù calcato la scena politica da decenni, con casacche e postazioni diverse, trovare esternazioni di tono e merito diversi. Ma veramente si può parlare di più soldi? Ma per davvero ci si può rivolgere ai massimi vertici dello Stato chiedendo maggiore e migliore presenza? E contemporaneamente, se si vuole, come ci si attiva per spendere, e spendere bene, le montagne di euro nelle tasche? Come si corrisponde nell´erogazione dei servizi essenziali (scuola, sanità, casa), alle esigenze dei calabresi? Il territorio come lo si protegge e tutela, da frane, alluvioni, ecomostri (non è che l´abbattimento di Copanello finisce per diventare l´unico atto di sciacquamento di coscienza?), inquinamento, rifiuti, aggressioni cementizie e urbanistiche? E gli affari, li teniamo per davvero fuori dalla politica? E gli investimenti li facciamo dove andrebbero fatti, perchè lì servono e lì vanno fatti (si sente parlare ad esempio di centrali e impianti a vento sull´altipiano silano: ma i dati anemometrici confortano e consentono?). Cioè: con quali piglio e volto ci rivolgiamo al Quirinale e, se è consentito, prima ancora ai calabresi? Calabresi che ancora aspettano d´;essere guidati e governati e accompagnati lungo un percorso di crescita e di civiltà, mentre sempre più allarmanti risultano i dati, incontestabili, di crollo di fiducia e soprattutto di giovani che se ne sono andati dalla Calabria, che continuano ad andarsene, costituendo così le premesse per un declino anagrafico e perciò culturale.Da noi tiene banco, nel più interno e inaccessibile dei mondi: quello politico ristretto, la discussione sul prossimo partito democratico, sulla fase due del Governo, sullo scarto fra riformisti e non. Discussione che ci vuole, e ci vuole tutta (magari ci fossero più sedi, maggiore confronto), ma quello che ci vuole di più è occuparsi della salute (in tutti i sensi) della Calabria e degli interventi urgenti e necessari. Se no finiamo per fare accademia, per guardare sempre lontano dalle cose nostre, e così rassegnarci o omologarci.