Reggio Calabria: microspia in Procura generale

Veleni e ‘ndrangheta: dispositivo per intercettazioni trovato nell’ufficio di Francesco Neri Carlo Macrì, dal “Corriere della sera” REGGIO CALABRIA — Le cimici hanno fatto il nido anche negli uffici della Procura generale di Reggio Calabria. Dopo quella trovata nella stanza del sostituto procuratore della Direzione distrettuale antimafia, Nicola Gratteri, un’altra microspia è stata scoperta nell’ufficio del sostituto procuratore generale Francesco Neri. Il ritrovamento è stato fatto dagli uomini del Reparto operativo speciale dei carabinieri nel corso della bonifica nelle stanze che ospitano la Procura generale. Un vecchio edificio, distante poche decine di metri dal Tribunale. In una zona centrale della città, lontana qualche chilometro dal Centro direzionale, dove sono sistemati gli uffici della procura e del gip.Il dispositivo per intercettare in modo illegale potrebbe essere dello stesso tipo di quello piazzato nella stanza utilizzata da Gratteri: consente di ascoltare fino a una distanza di 200 metri dal luogo in cui viene piazzata. Era alimentata da una batteria, con una autonomia di circa due mesi. Non si sa da quanto tempo fosse stata collocata, ne quale siano le frasi captate e registrate.Il rinvenimento della nuova microspia e le lettere firmate dal Corvo con insulti e indicazioni sulle attività investigative, inviate qualche settimana fa a magistrati della Dda, a pm della procura di Palmi e ad avvocati del distretto reggino, alimentano i sospetti che ci sia una regia occulta che tenterebbe di captare, per poi frenarle, le tante attività d’indagine. Alcune delle quali, per esempio quelle sulla commistione tra politica e affari, sarebbero già sul punto di essere concluse.Francesco Neri, il magistrato finito nel mirino degli spioni, in passato si era occupato — come pm della pretura circondariale reggina — di ambiente e rifiuti tossici. Proprio quelle inchieste lo hanno condotto a indagare anche sulla morte della giornalista della Rai Ilaria Alpi e dell’operatore Miran Hrovatin, assassinati in Somalia nel 1994 in circostanze mai chiarite. Neri qualche anno fa fu sentito dalla Commissione parlamentare d’inchiesta sull’omicidio dell’inviata del Tg3. Alcune sue dichiarazioni furono considerate dai commissari false, tant’è che il verbale fu inviato alla procura di Roma che lo mise sotto accusa. Il magistrato aveva sostenuto che nel corso di alcune perquisizioni svolte su ordine della procura di Reggio Calabria, il certificato di morte della giornalista era stato trovato tra le carte dell’ingegner Giorgio Comerio, finito al centro di un’indagine sullo smaltimento dei rifiuti speciali. Affermazioni che non avrebbero però trovato riscontro. Lo scorso aprile il gup di Roma Maurizio Caivano ha archiviato la posizione di Neri.In passato il magistrato è stato tra i protagonisti dell’inchiesta sulla massoneria avviata da Agostino Cordova, ex procuratore di Palmi. E nel corso della sua attività si è inimicato la ‘ndrangheta, che a settembre dello scorso anno aveva deciso di eliminarlo. I carabinieri hanno intercettato un giovane boss di una cosca del Tirreno reggino che avrebbe confessato al suo guardaspalle la necessità di fare fuori quel «magistrato diventato un rompi…». Nei mesi scorsi una busta con due proiettili gli è stata recapitata in ufficio. Infine, Francesco Neri si è occupato anche del «verminaio » di Messina. Con l’operazione Gioco d’Azzardo sono emersi intrecci tra apparati dello Stato, mafia e politica. Tra le persone finite in carcere anche giudici, professori universitari, poliziotti ed imprenditori.