Regione al Capolinea di Massimo Veltri

Regione al Capolineadi Massimo VeltriDunque è crisi: due assessori Ds e uno Margherita si sono dimessi, e ora come finirà?Non più tardi di settembre, a valle d&acute&#59un lungo travaglio s&acute&#59era chiusa la verifica, iniziata prima dell&acute&#59estate, con un assetto che, tutti lo vedevano, lasciava le cose peggio di come le aveva trovate. Pare ci sia stato un forte intervento dei vertici nazionali Ds e Margherita per chiudere, comunque fosse, e di mettersi a lavorare: a Roma avevano altro da pensare, con la finanziaria alle porte e forti venti di cambio di casacca. Va bene, hanno chiuso e poi presi dalla gestione della montagna di soldi europei da cantierare e utilizzare, si sono messi di nuovo a litigare per arrivare all&acute&#59epilogo di oggi.Che ci sta sotto, quali sono i reali motivi della paralisi, verso dove si andrà? Un dato pare certo: la programmazione dei fondi verrà comunque fatta, quale che sia l&acute&#59esecutivo. Non è pensabile nè possibile buttare tutto all&acute&#59aria. Prima o dopo, però è possibile: a) che si faccia la pace (!?)&#59 b) che si cambi giunta dentro questa maggioranza&#59 c) si faccia una giunta di larghe intese&#59 d) si vada allo scioglimento. Al momento, pur considerando il tempo minimo perchè i consiglieri possano ricevere la pensione, tutt&acute&#59e quattro le ipotesi sono possibili in egual misura. Dipenderà dalla gestione della crisi, dal rulo romano, dalla reale volontà in loco, andare verso una direzione piuttosto che un&acute&#59altra.Loiero fu scelto personalmente da un altissimo dirigente nazionale diessino perchè venisse qui e in forza del suo pedigree, della sua capacità manovriera, delle sue relazioni in superficie e in sottosuperficie, governasse.Non erano ignoti ai più accorti i rischi di tale investitura, proprio per gli stessi, identici, motivi che potevano costituire i suoi punti di forza. E di certo chi scrive, ma non solo lui, li rese a più riprese evidenti, convinto che in Calabria ci voleva, ci vuole, politica di discontinuità, di cambiamento, di cesura netta verso taluni settori, di grande slancio, proiezione, collegialità eccetera. Questo per quanto riguarda Loiero, che già alle elezioni politiche s&acute&#59era messo di traverso volendo suoi candidati e battagliando con la Margherita nazionale, da cui si dimise.I partiti, poi: il presidente s&acute&#59è reso conto che non ce la faceva a imporsi sui partii della coalizione, in preda a visioni di parte e vittime di logiche accaparratrici ed escludenti. Altro che politica nuova, altro che cultura di governo riformista! E Loiero ha avuto la bella pensata di guerreggiare coi partiti… facendo un altro partito: sono il vecchio, rispondono a logiche non più presentabili, sono più d&acute&#59impaccio che altro, ci penso io a ravvivare il panorama. Apriti cielo: inveve di governare, e di farlo con la partecipazione di tutto l&acute&#59esecutivo, pensa a fare politica, si può andare avanti così? Per arrivare a Orlando e Cersosimo, di certo non d&acute&#59area loieriana, all&acute&#59ostracismo nei loro confronti, all&acute&#59individuazion di dirigenti e responsabili idonei e fatti propri dall&acute&#59intera maggioranza, alla proposta di Loiero che ha ricevuto il niet di Margherita e Ds, al silenzio, avvilente, di Rifondazione, Comunisti, Socialisti, Verdi, Udeur eccetera. Può essere, e ammesso pure che così sia, che Orlando e Cersosimo non erano, loro, la pietra dello scandalo, non è sui nomi che s&acute&#59è rotto, che il problema è altro, come si dice in questi casi, ma la gravità, l&acute&#59isolamento verso i calabresi, l&acute&#59incomprensione, la gestione di tutta la partita non è per niente indice se pur minimo di responsabilità, trasparenza, capacità d&acute&#59azione.Ha un bel dire Mimmo Cersosimo che bisogna passare dall&acute&#59indignazione individuale a quella collettiva, che stanno uccidendo la Calabria, che nei partiti e nei sindacati non s&acute&#59avverte un respiro di critica o di ravvedimento, eccetera. Il sistema è bloccato, s&acute&#59è talmente incartato fra rapporti perversi calabro&#45romani, nella difesa a tutti i costi dell&acute&#59autoconservazione, nell&acute&#59esclusione di chi non fa parte integrante del coro, nell&acute&#59incapacità di fare, nel braccio di ferro Ulivo&#45resto del centrosinistra e nella competizione fra Ds e Margherita, nel servilismo e opportunismo storici, che a far girare virtuosamente, o solo normalmente, la macchina ci vuole… non so che cosa.A che servono le analisi, gli articoli, le interviste di qualcuno, i mugugni di molti, se non li si riporta e rapporta a un&acute&#59azione di cambiamento che attribuisca e distribuisca responsabilità, che introduca robusti elementi di novità e di capacità d&acute&#59intercettare consensi congiunte al saper fare, con competenza e trasparenza? Servono forse a orientare qualcuno, a far capire che non tutti hanno mandato il cervello al macero, che un&acute&#59etica politica esiste ancora. Ma basta tutto questo, soprattutto in presenza d&acute&#59indagini su indagini della magistratura, del degrado nei servizi essenziali, nel disorientamento, nel disgusto, dei giovani? Certo che non basta, è quasi nulla, eppure su come e dove siamo arrivati bisogna interrogarsi, se vogliamo risalire la china. I processi non si svolgono d&acute&#59amblè, non è un destino rio e malvagio, non sono i poteri forti a determinare tutto questo che viviamo. No, sono state scelte, acquiescenze, silenzi di anni che piano piano ci hanno fatto raggiungere questi bei traguardi. E se non ci si riflette sopra non se ne esce.C&acute&#59è una consapevolezza diffusa sullo stato delle cose? Ci sono idee da proporre, strumenti da attivare? Penso di sì, ma non perdiamo tempo, ad aspettare chi sa cosa: non è che ce ne sia tanto, di tempo a disposizione.