Regione, truffa e voti di scambio

CATANZARO ­ Un Assessorato trasformato in centro di affari e clientele, dove ricostruire truffe su truffe nel settore della pesca, dell´olio ed in parte anche del vino per centinaia di migliaia di euro ai danni della Comunità europea, dello Stato e della Regione Calabria, all´ombra di un vero e proprio “mercinomio del voto” che avrebbe visto agire a pieno titolo l´ex assessore all´Agricoltura, caccia e pesca in forza ad An, Giovanni Dima, 46 anni, di Corigliano Calabro (Cs), a capo di un diffuso sistema di illegalità che avrebbe investito l´intero settore fino al più alto grado tra il 2003 e la fine della precedente legislatura regionale, con contatti diretti ed indiretti con il sottosegretario del ministero alle Attività produttive, Giuseppe Galati. È un quadro a tinte fosche, quello che emerge dalle carte dell´inchiesta condotta dal sostituto procuratore Luigi de Magistris, e sfociata, ieri mattina, in quattordici avvisi di garanzia notificati dai finanzieri del Gico nel momento di passare al setaccio uffici, abitazioni, auto e qualsiasi bene mobile nella disponibilità di ciascun destinatario del provvedimento, in attesa di chiudere il cerchio su tutti gli altri – circa 80 – indagati. Sono stati gli uomini del colonnello Pallaria, del resto, a stare per almeno un anno con gli occhi puntati sui movimenti di fascicoli sospetti che avrebbero permesso a decine di società e ditte ­ in prevalenza del cosentino ­ di intascare indebitamente i contributi “incriminati”, a condizione di assumere personale imposto dall´alto e garantire adesioni al partito di appartenenza in vista delle scadenze elettorali. In caso contrario ritorsioni di ogni genere, con l´allontanamento dai posti di comando anche di chi dall´interno dell´assessorato non sarebbe più stato ai patti. Associazione a delinquere, concussione, corruzione, truffa e malversazione a danno dello Stato l´ipotesi accusatoria più grave dalla quale parte il magistrato per ricostruire ruoli e compiti di ciascuno dei quattordici anelli della presunta catena di complicità spezzata dall´inchiesta ancora in corso. Nell´occhio del ciclone anche la struttura consartile Corassol (che rappresenta la quasi totalità dei produttori olivicoli calabresi), a detta della Procura gestita in modo “truffaldino” dal gruppo De Sensi (“il cui patrimonio è assolutamente sproporzionato rispetto ai redditi legittimamente percepiti”, osserva il magistrato nel provvedimento), costretta, in cambio dei contributi ottenuti in violazione della normativa in materia, ad “assumere personale proveniente il più delle volte dal collegio elettorale di Dima ed anche facente parte del suo stesso partito”. Ragioni “clientelari”, in ogni caso, quelle che sarebbero state dietro ad ogni spartizione attuata dagli indagati, tra cui figurano anche i principali collaboratori dell´ex assessore: l´ex direttore generale dell´assessorato regionale all´Agricoltura, Camillo Caruso, 63 anni, di Montalto Uffugo, l´ex dirigente generale dello stesso assessorato, Franco Nicola Cumino (65), di Corigliano Calabro, e l´allora segretario di Dima, Claudio Novello (51), di Rossano. Accanto ai loro nomi quelli di quattro dipendenti dell´assessorato: Umberto Provenzano (52), di Catanzaro, Sergio Rocca (60), di Catanzaro, Emilio Truglia (53), di Vallefiorita (Cz), e Giuseppe De Sensi (48), di Nicastro. Quest´ultimo, nominato referente dell´Assessorato regionale presso il Corassol e allontanato nel momento in cui non sarebbe riuscito più a sostenere le pressioni di Dima, coinvolto nella vicenda giudiziaria proprio per la presunta gestione “truffaldina” della struttura consartile attuata, secondo l´accusa, insieme ai lametini Domenico De Sensi (42), agronomo e “gestore di fatto dei finanziamenti comunitari”, e Giuseppe Strangis (65), presidente del Corassol. Struttura questa che, insieme al Dipartimento dell´Agricoltura della Regione Calabria, avrebbe utilizzato, secondo la Procura, parte delle agevolazioni ­ per un totale di 1.500,000 euro ­ per fini diversi da quelli per i quali erano state concesse dall´;Agea, grazie alla complicità del direttore generale Caruso che, rispetto alla gestione del progetto denominato “per la Calabria”, una cui variazione sarebbe stata approvata ad hoc dal ministero delle Politiche agricole e forestali, avrebbe falsificato la rendicontazione delle spese finanziate, attestando che le somme erogate erano state tutte correttamente impiegate. E di falsi tanti ne sarebbero stati commessi, secondo il sostituto de Magistris, dai vari protagonisti dell´inchiesta, a cominciare dalle perizie giurate, passando dalle fatture e dai collaudi, per finire alle lettere di incarico, a tutto beneficio di soggetti che non esercitavano neppure l´attività di pesca. Aspetti, questi, che avrebbero visto entrare in scena gli altri indagati: Annunziata Bossi (37), di Corone, ingegnere navale e redattrice di perizie giurate; Giuseppe Falcone (45), di Pizzo Calabro (Vv), titolare di un´agenzia per il disbrigo pratiche e di attività per il commercio di prodotti e di attrezzature per la pesca; Antonio Martino (33), di Crotone, consigliere delle cooperative di pesca “Domenico Cento” di Gioiosa Ionica, e Mario Pignatari (40), di Crotone, consulente professionale per l´attuazione delle misure del Por Calabria 2000��, oltre che dipendente a termine della Regione Calabria, indicato come la “longa manus” dell´assessore Dima, tanto da rappresentarlo anche nelle riunioni ministeriali a Roma. Fin qui la ricostruzione accusatoria messa su dal magistrato, e contro la quale tutti gli indagati avranno la possibilità di battersi, alla luce dell´avviso di garanzia che costituisce proprio uno strumento a vantaggio degli indagati che possono così approntare un´adeguata linea difensiva.Dal Quotidiano della Calabria del Ven 7 OTT 05