RESETTIAMO IL CETO DIRIGENTE

RESETTIAMO IL CETO DIRIGENTE E RICOMINCIAMO… DA BERLINGUER!In Italia siamo a un passo dal totale Disvelamento e dall’Implosione. Innumerevoli inchieste che si dipanano attraverso l´intera penisola rendono più chiaro come un ricambio strutturale in Italia non possa avvenire se non attraverso un devastante e drammatico lavacro purificatorio, un vero e proprio tsunami politico-istituzionale, innestato dalla Magistratura con tutti i limiti e i rischi connessi.Tutto ciò avviene per esclusiva e gravissima responsabilità(latitanza, assenza, omissione) della politica incapace o meglio ostile al Cambiamento e quindi ad autoriformarsi, creando in sé i necessari anticorpi, controlli, e, quindi, le regole vere e indispensabili per un gioco trasparente e democratico di tutte le forze in campo.Siamo a un punto tale di debolezza, sfiducia e discredito della politica che un necessario e improcrastinabile quanto autorevole, fondato, sereno e lucido processo pubblico istruito a suo carico dinnanzi non alla gogna mediatica ma ai vari legittimi e legali Tribunali potrebbe spazzare via l’intera attuale classe dirigente, di per sé, ovviamente, refrattaria al ricambio, come avvenne per la I Repubblica, dimostrando che a nulla è valso alla politica, per rinnovarsi e autoriformarsi, la storica e radicale operazione di pulizia o bonifica portata avanti da “Mani Pulite” nel 1992.E´ ormai visibile a tutti, poiché sempre più smascherato dalle varie indagini giurisdizionali, come a governare l’Italia sia un unico e solo potere, un Moloc o una sorta di mostruoso Leviatano, trasversale e pervasivo di corruzione, malaffare, torbidi e intricati intrecci e scriteriati connubi tra economia, politica, amministrazione, parti della Magistratura, delle alte e ricche prelature ecclesiastiche, delle forze dell´;ordine, degli organi di controllo, della massoneria coperta e dei servizi segreti deviati insieme con la criminalità organizzata.Ciò spiega come sia stato possibile quello che era, a dir poco, inimmaginabile e cioè che si sia, in gran parte, potuto realizzare il piano della P2 di Licio Gelli e manca ormai poco al suo pieno compimento, col sostegno di entrambi gli schieramenti, nella realtà, perfettamente speculari, anche se, astutamente, almeno in pubblico, essi rimangono conflittuali e antitetici, sempre litigiosi e aggressivi, apparentemente, “l´un contro l´altro armato”, salvo poi, in privata sede, accordarsi in modo indecente, dietro le quinte di codesta tragi-commedia-farsa, divenuta una noiosissima e insopportabile telenovelas senza fine, esibita a uso e consumo degli “allocchi” e sprovveduti e allo scopo di tacitare gli irriducibili, gli idealisti, i “puri di cuore e di spirito” che ancora(ma non più ormai) credevano alla buona fede del Pd nel voler cambiare la politica italiana.E’ tutto falso, per intenderci una patacca o crosta, il Pd è solo un mero lifting di facciata! Siamo al solito gattopardismo all’italiana:far finta di cambiare tutto perché non cambi nulla.La prova è nei fatti, non nelle intenzioni e nella continua bulimia di dichiarazioni, riunioni, incontri; è sufficiente richiamarsi alle inchieste sulle scalate bancarie con l’attacco durissimo al Gip Clementina Forleo, divenuta oggetto delle più offensive valutazioni, aggressione compiuta non dal solito Berlusconi insofferente, come si sa, al controllo della Legge, ma dall’on.le D’Alema, che insieme con il Pd tanto aveva blaterato sull’indipendenza e sull’autonomia della Magistratura, quando però ad essere indagati erano naturalmente altri e non lui, al caso Abu Omar e al segreto di Stato opposto specularmente da entrambe le Coalizioni di Centro-Sinistra e di Centro-Destra, per arrivare poi ad accusare i magistrati, responsabili dell’inchiesta, di avere esposto a grave pericolo la stessa sicurezza dello Stato, chiedendo e rivelando dati assai sensibili ai servizi segreti e ad appellarsi alla Corte costituzionale.Nel proseguire l’analisi, è sufficiente continuare ad attenersi, rigorosamente, ai fatti. Le indagini hanno lambito e non solo, ormai, i piani o i quadri alti e nobili del Partito Democratico: l’Amministrazione del Comune di Firenze, quella del Capoluogo e della Regione partenopei, trascinati negli abissi anche da una pessima gestione dell’emergenza rifiuti sia da parte degli stessi Enti Locali sia da parte del Governo Prodi(una vera sua debacle prima fra le altre); il Presidente della Regione Abruzzo, Del Turco, l’Amministrazione di Pescara, nella persona dello stesso sindaco, tutte, comunque, Istituzioni guidate, da molto tempo, dal Centro-Sinistra e, spesso, di stretta osservanza ed emanazione del PD. Ultima, in ordine di tempo, l’inchiesta a Potenza riguardante la Total e l’industria petrolifera lucana.E’ opportuno riferirsi anche ad avvenimenti, meno soggetti mediaticamente, forse, ad una sovraesposizione, ma ugualmente gravi, come quelli che hanno interessato il Comune e la Provincia di Crotone, laddove, nel primo caso, è stato obbligato alle dimissioni(costume assai raro nella politica italiana, pur davanti all’evidenza di reati e di responsabilità anche gravi) il capogruppo del Pd, nell’ambito di un progetto, denominato Euro-Paradiso, che prevedeva la costruzione di un maga-villaggio turistico, una vera e propria città nella città, ma guarda caso, con forti infiltrazioni della criminalità organizzata.Il suddetto capogruppo del Partito democratico al Consiglio comunale di Crotone, Giuseppe Mercurio, secondo il lancio di agenzia (Adnkronos) e´indagato per l´ipotesi di concorso esterno in associazione mafiosa dalla Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro. Lo stesso Mercurio, secondo la Procura, era stato eletto grazie al sostegno delle cosche crotonesi in cambio del suo appoggio al progetto del villaggio turistico Europaradiso che interessava alla ´ndrangheta. Nella lettera di dimissioni spiega che ha maturato la scelta per non danneggiare le istituzioni “a cui mi sono dedicato spassionatamente´ e che si impegnera´ per dimostrare la sua innocenza.Nel secondo caso, addirittura, lo stesso Presidente dell’Ente, Iritale, anch’egli autorevole esponente locale del Partito Democratico, è inquisito per frode, abuso d’ufficio, omissione di atti e truffa. Non sono soltanto, tuttavia, le inchieste della Magistratura, ad evidenziare il totale scollamento tra il Pd e una parte cospicuadei suoi elettori, bensì la regressione etico-civile e la sua distanza dalla società reale: il Pd è un partito oligarchico, gestito dalle Segreterie dei partiti che lo compongono, totalmente distante dalla società reale e privo di sensibilità, sintonia e ascolto dei suoi elettori, spaccato irrimediabilmente al suo interno da consorterie, correnti, fondazioni, associazioni e quant’altro; privo di una chiara leadership, perché ciascuna corrente con annessa Fondazione o Associazione si riconosce in un capo diverso da quello che è il Segretario.La grave regressione etico-civile è sotto gli occhi di tutti e i pur molteplici scandali e le innumerevoli inchieste non sono che la punta di un iceberg.Esiste, poi, una sorta di Grande Madre di tutte le inchieste denominata “Poseidone” e “Why not”, dalle indagini e riscontri ben collegate tra loro da costituire un unico blocco criminoso che evidenzia il vero bubbone metastatico che affligge l’intera politica italiana e che in sé ne rappresenta e riassume, come in una vera e propria “Summa”, tutti gli aspetti più deteriori.La suddetta Grande Madre disvela in maniera assiomatica il perfetto e diabolico trasversalismo politico nell’utilizzo illecito dei giganteschi fondi pubblici, all’interno del quale accade che lo stesso erogatore e controllore ne divenga paradossalmente anche il fruitore e recettore diretto o indiretto (tramite società allo stesso collegate e riconducibili o dallo stesso occultamente controllate).L’intreccio tra politica, economia, apparati dello Stato, amministrazione pubblica, magistratura, ambienti ecclesiastici, forze sociali e dell’ordine, servizi segreti e massoneria deviati e coperti, ai loro massimi livelli, praticato in modo armoniosamente trasversale, costituisce, non più insomma, un malcostume limitato e riconducibile alle cosiddette “mele marce” o comunque a ristretti, isolati e marginali casi e ambiti provinciali e periferici, bensì è stato elevato a sistema di potere tout court, in cui, cadute le ideologie, ma soprattutto venuti meno qualsiasi vincolo e remora etico-civili e reciso il rapporto con la società reale e i suoi bisogni, un’oligarchia bipartisan, nominata dall’alto allo scopo esclusivo di occupare tutti i gangli essenziali, strategici e sensibili non solo a livello nazionale, ma anche comunitario e internazionale. autorizza e stabilisce sistematicamente il percorso che debbano seguire i maggiori flussi finanziari secondo rigide coordinate e collettori che convogliano in direzione obbligata tali enormi risorse verso una rete di società, aziende, imprese sodali (appartenenti sempre agli stessi blocchi di potere) dalle quali i vari oligarchi possano avere un ritorno economico, politico-clientelare, oltre che alimentare un loro bacino elettorale e occupazionale, in termini di assunzioni di personale a tempo determinato che avvengono esclusivamente su segnalazione politica.Accade, così, che quei fondi pubblici che avrebbero dovuto trasformarsi in ricchezza sociale e cioè in reali posti di lavoro, in infrastrutture, servizi, nuove attività imprenditoriali giovanili e welfare, poiché questa era la loro destinazione finale, onde realizzare crescita, sviluppo e progresso dell’intero territorio siano finiti col rafforzare il potere di assai ristretti e sempre identici comitati d’affari che, in nome di meri interessi particolaristici, hanno devastato l’ecosistema territoriale e non solo.Proprio nel delicatissimo e strategico ambito del suddetti fondi pubblici e dopo decenni di colpevole silenzio e completa copertura giudiziaria delle evidenti responsabilità, in primo luogo politico-istituzionali in merito, da alcuni anni, si era cominciato a indagare seriamente ed erano state istruite due corpose inchieste denominate “Poseidone” e “Why Not” nella Procura di Catanzaro, che da oltre quarant’anni rimaneva completamente silente, distratta, sonnolenta, pigra e accidiosa nell’esercitare le funzioni di controllo che le competevano istituzionalmente.Ebbene, contro tali indagini, subito, si sono concentrati gli strali della becera e assai squallida politica nostrana e nazionale di differente appartenenza politica, in un’orchestrazione di interrogazioni, interpellanze, attacchi, delegittimazioni e aggressioni, nel tentativo parossistico e ossessivo-compulsivo di bloccarle in tutti i modi, poiché chiaramente assai pericolose e dagli effetti esplosivi e implosivi per l’intero assetto politico italiano, se fossero portate alla loro regolare conclusione. Per insabbiarle, non si è andato nemmeno molto per il sottile. E’ accaduto così che in un Governo di Centro-Sinistra, un Guardasigilli, al secolo on.le Mastella, a sua volta oggetto di attenzione in una delle due inchieste(“Why Not”), abbia chiesto al CSM, addirittura, il trasferimento cautelare(strumento previsto solo in estremi casi emergenziali)del Pm che conduceva le indagini e che lo stesso, alla fine, sia stato “defenestrato” e, cioè, trasferito con cambio di funzione.A questo punto, con “non chalance” e assai disinvoltamente, le inchieste sono state smembrate in vari filoni(il che equivale ad affossarle), creando un cosiddetto “pool” che si incontrava settimanalmente per verificare l’andamento delle attività. Accadeva, nel frattempo, però, che, con calcolata cadenza, così da non suscitare sospetti, venissero archiviate le posizioni di alcuni tra i maggiori indagati eccellenti( lo stesso Clemente Mastella, l’on.le Giuseppe Galati, allora dell’Udc, il senatore di FI Giancarlo Pittelli, il generale della Guardia di Finanza Walter Cretella Lombardo e via dicendo), al cui carico esistevano, tuttavia, consistenti elementi indiziari, comprovati dalle verifiche telematiche compiute da uno studio torinese, dopo che, illegittimamente, era stato rimosso l’esperto Genchi e a cui era stato sequestrato tutto l’ingente materiale desunto dalle intercettazioni, a suo tempo, nominato dal Pm che aveva istruito i fascicoli di inchiesta.E’, in quell’occasione, non a caso, che si ribadisce la necessità di una normativa che regolamenti(in parole più chiare, limiti e riduca ad alcuni reati, solo quelli di mafia e di terrorismo, naturalmente non quelli, tra l’altro, riguardanti la pubblica amministrazione, come la concussione e la corruzione in cui ricadono sistematicamente quasi tutti i politici di Destra, Centro o Sinistra che siano) l’utilizzo delle intercettazioni(così da non poter nuocere alla cattiva politica) e che si urla allo scandalo per la spesa elevata connessa all’attività di intercettazione, mentre, spudoratamente, si continuano a mantenere in vita province (e se ne creano di nuove) e circoscrizioni, Enti del tutto inutili e non si fa contezza del loro esorbitante costo pubblico, in primis, quello in termini di apparati.Emerge in tutta la sua pericolosità il messaggio chiaro che proviene dal sistema politico nazionale così, in gran parte, corrotto e legato al malaffare, che, pur di salvare se stesso e garantirsi l’impunità, è disponibile a modificare le regole del gioco, allargando così tanto(vedi il reato di falso in bilancio che è stato derubricato dal governo Berlusconi in evidente conflitto d’interessi per le indagini che coinvolgevano le Sue Società) le maglie del diritto e della legislazione da avvantaggiare ulteriormente non solo la criminalità organizzata ma tutta quella “zona grigia” rappresentata dalle più variopinte categorie di umanità dedite ad illeciti traffici, a reati finanziari e così via, anche se, come contro altare, quella stessa cattiva politica si lancia in una strumentale campagna pubblicitaria e di facciata a tutela della sicurezza, creando volutamente allarme sociale e spingendo le fasce più deboli e non tutelate a individuare tutto il male negli homeless, nelle prostitute, nei lavavetri, negli extracomunitari, negli ambulanti e via dicendo e a nutrire sentimenti di risentimento e di odio che confinano e spesso varcano la soglia del razzismo e della xenofobia più efferati, soprattutto tra i gruppi giovanili estremisti di destra.In tale ambiguo e sottilissimo confine e discrimine posto volutamente, artificiosamente e surrettiziamente tra lecito e illecito, tra legale e illegale, è avvenuto, paradossalmente, che si introducessero ex novo precise disposizioni legislative(vedi il cosiddetto “Lodo Alfano”) solo al fine di ostacolare e non consentire l’accertamento della verità da parte della Magistratura e su questa stessa linea e in maniera ancora più incisiva si intende proseguire(se il “Lodo Alfano”, infatti, dovesse essere dichiarato anticostituzionale dalla Consulta, l’avv. Ghedini, avvocato difensore del Cavaliere, nonché parlamentare di FI, nonché “ministro de facto” della Giustizia dell’attuale Governo Berlusconi, mentre il dott. Alfano ne è il ministro “de iure”, cioè, ombra o dello schermo, ha già predisposto un dispositivo legislativo sostitutivo ad esso che allungherà “sine die” lo svolgimento dei processi, riconoscendo agli avvocati della difesa poteri a dir poco illimitati e con quale obiettivo se non quello di ostacolare l’accertamento della verità e di tutelare interessi particolari, con il chiaro intento di giungere alla prescrizione del reato?).Ci troviamo, insomma, in un infimo teatrino dell’assurdo in cui ciascun politico sembra telecomandato e recita la sua parte e tutti insieme si muovono come su una scacchiera, compiendo mosse precise secondo un preciso e diabolico ordito o copione, come rispondendo ad un occulto malefico grande mestatore o regiadi rete, un unico direttore per un’orchestra a più strumenti e voci, insomma, un enorme orrido e orripilante Moloc o Leviatano cinico e amorale, spietato e crudelissimo, avido di sangue, distruzione e vendetta(per i tipi “Muoia Sansone con tutti i Filistei!”).Tutti, i grandi e piccoli predoni, coinvolti direttamente o indirettamente nel malaffare, se indagati, vanno all’attacco, aggrediscono alle spalle e senza preavviso, mentono spudoratamente sapendo di mentire, sfidano senza ritegno e decenza tutti quelli che osano criticarli, non accettano il contraddittorio, cessano o meglio sospendono la squallida e trita commedia per rispondere ai gusti del pubblico più viscerale, di azzuffarsi tra loro, poiché comprendono che ne va della loro stessa sopravvivenza parassitaria e da sanguisughe e, magicamente ed “ex abrupto”si ricompattano e sono pronti ad allearsi tra loro, firmando i più impensabili, disgustosi e incredibili accordi anche con la parte a loro fino a quel momento più avversa e opposta, disposti a superare ogni limite o soglia di pur minimo decoro e dignità personale.Esponenti di tale schiatta o temperie o progenie assumono, allora, un’autodifesa ad oltranza, sostenendo tesi a dir poco contraddittorie e comunque scarsamente credibili: intercettati in non proprio corrette conversazioni con personaggi torbidi, caduti nella rete giudiziaria, smentiscono di averli mai conosciuti, sostenendo che la loro utenza in quel colloquio era appannaggio di un qualche loro “cavalier servente”, porta borse o millantato collaboratore, il quale naturalmente rimane silenzioso, non conferma, né smentisce, prestandosi al vergognoso gioco dell’ambiguità e lasciando così tutto nelle nebbie del vago e del possibile, innalzando poi i classici polveroni ad arte per confondere e disorientare, fino a far saltare il tavolo. E’ a dir poco nauseante il riciclaggio di tutta quella lunga schiera di politici e amministratori falliti e coinvolti in disastri di grandissima portata, rimasti nella storia: nessuno spontaneamente si dimette, si fa da parte, anzi, rimane arroccato al suo posto e resiste ad ogni attacco o “moral suasion”; tale impudenza che ai più può sembrare intollerabile va vista invece, sotto traccia e in maniera sotterranea, come un atto di sfida e un voler alzare la posta da parte di chi, anche se in posizione debole e perdente, conosce bene la nauseante e putrida palude, se non le vere e proprie sabbie mobili in cui tutta la politica è invischiata e immersa e non accetta di fare la parte del capro espiatorio, della vittima sacrificale, non prestandosi in solitudine a compiere quell’atto purificatorio e rigenerativo della politica che, per esser tale, dovrebbe coinvolgere gran parte dei quadri politici nazionali e territoriali e necessiterebbe, quindi, dell’energia di uno tsunami che tutto travolge e distrugge.Alla fine tale tenace resistenza verrà premiata, in termini di valore di scambio, con un altro incarico, magari in Europa oppure, secondo il più classico:” promoveatur ut amoveatur” o secondo la cosiddetta legge di Peter(“In una gerarchia ogni membro tende a raggiungere il proprio livello di incompetenza”), nell’ambito di un’amministrazione affine e territorialmente assai prossima: quando si dice “chi la dura la vince”!Sta di fatto che i cittadini non si libereranno nemmeno in questo caso eclatante e manifesto di incapacità, incompetenza, inefficienza e inefficacia (riconosciuta da tutti anche dagli stessi compagni e alleati) del malcapitato politico.L’unica speranza per i poveri cittadini per bonificare questo generale e pervasivo “verminaio” sarebbe rompere il muro di omertà tra i politici, gli amministratori, i magistrati, le forze dell’ordine e promuovere l’emersione del fenomeno del pentitismo politico, burocratico e giudiziario, come è accaduto per le mafie, così che dall’interno iniziasse, tramite la collaborazione leale e sincera tra quelle parti per fortuna ancora sane delle istituzioni, in un trasversalismo questa volta virtuoso al servizio dello Stato, della Democrazia e, quindi, del bene comune, la corrosione e lo scardinamento di tutti quei meccanismi perversi su cui si fonda e si alimentano la corruzione e i reati contro l’amministrazione pubblica , altrimenti, si può combattere, ma non sradicare ed estirpare la criminalità politico-istituzionale che è senz’altro precedente, propedeutica e di gran lunga peggiore di quella mafiosa.Sarebbe da proporre poi, nelle università pubbliche e nelle facoltà giuridico-economico-politiche, un’ermeneutica dei discorsi e dei testi dei politici. Essi adottano, infatti, un vero codice che va decifrato, decodificato, destrutturato. Per esemplificare, procediamo da alcune dichiarazioni afferenti gli argomenti trattati e che tutti i vari politici ripetono come in una litania o filastrocca imparata a memoria e che sono le seguenti:1) “Dell’inchiesta non so niente” (mentre il politico inquisito di turno ne ha gli atti nel primo tiretto della scrivania e, comunque, ha i suoi informatori ) o, similmente, “Non conosciamo le carte dell’inchiesta”;2) “ Aspettiamo che l’inchiesta si concluda”;3) “Abbiamo la massima fiducia nella Magistratura”.Si tratta, in tutti i tre casi, di frasi in codice, come i “pizzini mafiosi”, e quindi da decifrare e decontestualizzare in questo modo:I. Il politico sta predisponendo tutte le contromosse, finge però di ignorare la questione e vuole apparire sereno e per nulla piccato (mentre, in realtà, è imbufalito contro tutto e tutti, in primis, contro informazione e mass media), vuole far passare il messaggio che la questione per lui è del tutto insignificante e non lo interessa e soprattutto evitare di darle ulteriore pubblicità( tenendo fede alla I regola di un vero politico: i cittadini-elettori devono sapere il meno possibile o, ancora meglio, non devono sapere);II. Occorre attendere la sentenza definitiva, prima di dichiarare colpevole un imputato. Il che va così interpretato: vista la lunghezza dei processi, la riduzione dei tempi di prescrizione, gli indulti e roba varia tutto, in sostanza, viene rinviato alle Calende greche e si risolverà in nulla; in sostanza, l’inchiesta si arenerà, verrà insabbiata, trasferita presso Procure più docili e manovrabili, usando infiniti sofismi e stratagemmi, così da arrivare alla prescrizione dei reati;III. L’ultima frase da decriptare è la migliore e pone minori difficoltà interpretative, poiché va intesa, quasi senza grandi modifiche o elaborazioni, nel senso: abbiamo la massima sicurezza e fiducia in quella parte dei magistrati collusi, corrotti e corruttori che si piegano a interessi particolari e sono subordinati alla politica così da prestarsi a sentenze assolutorie e favorevoli ai predatori.Come vanno interpretate poi dichiarazioni, anch’esse reiterate, palesemente ambigue e contraddittorie, rilasciate nel momento in cui uno o più esponenti del proprio partito incappano in avvisi di garanzia o vengono coinvolti in operazioni poco chiare sulle quali indagano i giudici competenti, del tipo:a) “Esprimiamo tutto il nostro sostegno e la nostra solidarietà e vicinanza a Tizio, Caio e via dicendo”; e nello stesso tempo:b) “Lasciamo lavorare i giudici e manifestiamo la massima fiducia nella Magistratura” e, volendo proprio esagerare nei “dissoi logoi” si osa oaggiungere o chiosare:c) “La questione morale”, tuttavia, non è estranea al nostro partito.Se non come esempi di aporie, paradossi o sillogismi che procedono da false premesse o un assurdo farneticare per obnubilamento cerebrale, sembrano un “dire a nuora, perché suocera intenda”, insomma, una sorta di vero e proprio pizzino: un messaggio che deve e può essere compreso solo dai referenti e dai veri destinatari. E qui si dipana il nododell’anomalia tutta italiana e cioè il fatto conclamato chele riforme, non nascono all’interno di un’ampia discussione, riflessione ed elaborazione di un modello organico e funzionale di ristrutturazione e rinnovamento dell’assetto politico-istituzionale complessivo in ambito parlamentare, ma bensì, in ristrette Commissioni, in incontri ai massimi livelli, in dibattiti e Bicamerali che cavalcano via via le emergenze di cui la storia italiana è, perennemente, costellata, per la mancanza di un serio progetto politico di ampio orizzonte e di un’attività regolare di programmazione di interventi strutturali di lungo periodo. Le emergenze poi vengono utilizzate in modo strumentale per raggiungere propri e inconfessabili obiettivi di potere, per interessi particolari, per opportunità di bassa politica(vedi la legge elettorale definita non a caso “porcellum” dal suo stesso estensore), non certo per migliorare e portare a maturità la nostra democrazia rimasta incompiuta e le sue diverse istituzioni. E’ il caso della riforma della Giustizia di cui si parla come minimo da circa vent’anni, senza alcun risultato: l’obiettivo non è però quello di migliorare l’efficienza e l’efficacia della macchina giudiziaria, assai lenta e disorganica, anche per i continui tagli nelle risorse ad essa destinate dai vari Governi, bensì, sin dai tempi dell’on.le Craxi, quello di porre la Magistratura sotto il controllo dell’esecutivo. Si tratta cioè di riforme legate all’opportunità e convenienza politica e ai suoi interessi più impellenti che sono quelli di sganciarsi dal controllo giurisdizionale. La prima riforma indispensabile, invece, è quella della politica, ponendo in tutta la sua centralità, la “questione morale” e adottando immediatamente delle regole semplici e chiare come:”sospensione dal partito, vincolo delle dimissioni e non candidatura di persone coinvolte in inchieste giudiziarie in tutti gli ambiti-politico-amministrativi”, senza utilizzare l’escamotage di dover attendere la condanna definitiva, poiché la lunghezza dei processi osta qualunque decisione, rinviandola alle Calende Greche.Tutto questo tuttavia, anche se richiesto insistentemente e ripetutamente dagli elettori, sin dai tempi della cosiddetta Fabbrica del Programma, non sarà mai realizzato e adottato dall’attuale classe dirigente di Destra, Centro e Sinistra, interamente contaminata, nella sua maggioranza, dagli intrecci torbidi tra politica, economia, alta finanza, amministrazione e via dicendo. Ogni gruppo, quindi, in momenti di scandali e indagini delicate, si spalleggia, a rotazione, l’uno con l’altro; in un classico gioco delle parti, avanzando alternativamente proposte di riforma giudiziaria ad hoc, provenienti ora da Destra ora dal Centro, considerato il decesso della Sinistra in Italia. Gli obiettivi politici attuali sono: l’imbavagliamento dell’informazione già di per sé in Italia, per la concentrazione abnorme, priva di indipendenza e libertà; la drastica limitazione dello strumento, in sé indispensabile, delle intercettazioni, alle indagini per mafia e per terrorismo, così da rendere impunibili i politici per i reati di concussione, corruzione e contro l’amministrazione. La riforma della Giustizia, poi, si muove secondo una precisa direzione, prevedendo:misure per risolvere il sovraffollamento delle carceri; modifica del Codice penale per superare la lentezza dei processi; separazione delle carriere di giudici e Pm; autonomia nell’attività investigativa fra la polizia giudiziaria e il Pm, la prima potrà acquisire le notizie di reato e sequestrare il corpo del reato e cioè, in poche parole, espletare le indagini e acquisire le prove, mentre il secondo potrà solo ricevere le notizie di reato; sdoppiamento del Csm, in un Consiglio dei giudici e in uno dei Pm, con una quota di toghe minoritaria in entrambi; l’obbligatorietà dell’azione penale(che si vorrebbe addirittura abolire, se non ci fossero delle dure resistenze in entrambi gli schieramenti) sarà limitata, nel senso che non riguarderà tutti i reati e verrà indirizzata (Udite!Udite!) dal Ministero della Giustizia e dal Parlamento in base a delle priorità(sarebbe utile sapere chi stabilisce tali priorità e in base a quali criteri).Tutto ciò però non migliora, certo, il funzionamento della Macchina giudiziaria e non risolve i problemi dei cittadini in materia giurisdizionale; certamente, invece, solleva i politici dal controllo della Magistratura, poiché essi non vogliono sottostare alla legge e quindi non si riconoscono nel principio dell’uguaglianza di tutti i cittadini dinnanzi alla legge, pur giurando (in realtà spergiurando e sbeffeggiando) di rispettare i dettami della Costituzione nel momento in cui assumono (non certo per un servizio al popolo, ma per tutelare i propri interessi e per “imperium” o cupidigia di potere) un ruolo o incarico pubblico.L’assetto statuale e la stessa Costituzione, udite, udite!, per l’insipienza, l’arroganza e la sindrome di Napoleone di cui soffre l’intero arco costituzionale odierno, potrebbero essere mutati(in sostanza, devastati), non per rendere la democrazia compiuta, ma spacciando tutto questo per una riforma necessaria e improrogabile e prendendo a pretesto e ingigantendo la gravità di eventi puramente contingenti (e sorti per l’incapacità, le omissioni, e le irresponsabilità della stessa politica del tutto inadeguata nell’affrontare la complessità del post-moderno) bensì per garantire l’impunità dei politici, svuotando il Parlamento dei suoi poteri e rafforzando l’esecutivo e la figura del premier, secondo un populismo autoritario che si sente legittimato di per sé e immune per ciò stesso da censure e controlli, dall’aver avuto la maggioranza dei voti popolari, in una deriva plebiscitaria, in cui il principio della maggioranza darebbe al premier e al suo governo il diritto di agire del tutto liberamente, magari a colpi di fiducia e di decreti legge, ignorando le minoranze, l’opposizione, la funzione del Parlamento e ponendo il Pm e la Magistratura sotto il suo controllo, normalizzando ancor più l’informazione e trasformandola e piegandola a propaganda e a mero strumento di persuasione…(lo si può già vedere dagli attacchi sistematici ai programmi di satira o di approfondimento politico non allineati, provenienti non solo dal Centro-Destra, è sufficiente ricordare la durissima presa di posizione di D’Alema contro una vignetta satirica).Gli stessi predatori cioè si propongono in sostanza come riformatori costituzionalisti e ritengono che la nostra Carta non sia più adeguata a rispondere alla modernizzazione incalzante e quegli stessi che ne hanno, più volte, vilipeso e offeso profondamente lo spirito, mettono mano al suo cambiamento ad libitum o a libito e a loro stesso vantaggio, non esiste l’esigenza di una sorta di “terzietà” a garanzia dell’imparzialità e dell’indipendenza, rappresentata da una maggioranza qualificata parlamentare, si può fare, legittimamente, con una maggioranza semplice, è come, insomma, se se la facessero tra di loro o in casa propria, per uso e abuso personale…e a favore esclusivo della loro casta.Chi e che cosa possono porre un argine a tale deriva autoritaria in Italia? C’è il rischio di un nuovo inefficace e impotente Aventino o non esiste nemmeno quello oggi? Dove sono i contrappesi, gli equilibri, i rinforzi degli argini per evitare tale pericolosissima deriva autoritaria ed esondazione politco-istituzionale? Licio Gelli e la P2 possono davvero gongolare? Il problema serio è che tutte le maggiori figure e i ruoli istituzionali sono deboli, depotenziati, scarsamente incisivi e autorevoli, in alcuni casi, sono ridotti a figuranti e comparse, ciambellani del Re…ma soprattutto sono privi di spessore etico, di pensiero e responsabilità autonoma, di agibilità compatibile con le loro funzioni…E’ semplicemente sconfortante che proprio la mediocrità e l’incompetenza opaca e viscida dominante in politica si arroghi abusivamente il titolo e il potere di riforme fondamentali e delicate che meriterebbero ben altra paternità giuridica, spirituale, morale, etica e culturale!E’ di per sé, altresì, allarmante che la riforma della Giustizia venga posta in essere come urgente a partire dai pessimi rapporti esistenti , oggi come ieri, tra Politica e Magistrati, tale incrinatura di relazioni è a sua volta connessa, guarda caso, non certo, essenzialmente e direttamente, a questioni di scarsa funzionalità o inefficienza giurisdizionale, bensì ad alcune vicende giudiziarie che hanno visto coinvolti, a vario titolo e in maniera del tutto equa politici di grossa caratura di vari schieramenti (scalate bancarie, indagini per corruzione e per reati connessi alla pubblica amministrazione). I politici, cioè, aspirano ed esigono, come ebbe a dire, in tutta sincerità, a differenza del Pd, dei suoi massimi dirigenti e del suo governo ombra, l’allora ministro della Giustizia Castelli, un “sistema rilevante di immunità parlamentare e addirittura di non procedibilità”. Il cosiddetto “Lodo Alfano” costituisce un primo atto in tale direzione, grossolano e brutale per quanto si voglia e anticostituzionale, secondo i canoni propri delle “leggi ad personam” adottati da Silvio Berlusconi, ma vedrete che se ci si mette il Pd, l’astuzia luciferina dalemiana e tutta la raffinata e sottile elucubrazione di Violante, si approderà a un progetto più soft, ma la cui sostanza è identica.E’ inutile a Berlusconi, lo si sa, manca lo stile, la sottigliezza, il lavoro di fioretto e la tecnica degli espedienti, delle mezze misure, fino allo svuotamento degli Istituti e dei ruoli, pur lasciandoli in vita apparentemente ancora autonoma. Berlusconi è uno del “tutto e subito”, è quello che procederebbe per decreti legge e a colpi di fiducia, sfruttando la sua ampia maggioranza, è un “battitore libero” della provocazione, dello show-business e dell’aggressione violenta e anche offensiva e volgare, ma solo il Pd può riuscire a “sminare”, “disinnescare” , neutralizzare e sterilizzare quei Pm ancora indipendenti e liberi e quella parte della Magistratura che resiste al processo di normalizzazione cui vorrebbe sottoporla la Politica(coadiuvato magnificamente, “che meraviglia!”, dall’Udc di Casini, il vero e più giusto alleato per un Pd, che è anch’esso chiaramente, moderato e di Centro e che ha saputo fare, non casualmente, così bene Kaput della Sinistra, nelle ultime elezioni politiche, senza però ottenere quella vittoria che auspicava:trattasi, appunto, di quell’Unione di Centro che al suo interno registra il maggior numero di inquisiti e condannati!). Tale controllo della Magistratura non può essere, tuttavia, affidata all’Esecutivo, poiché i Governi cambiano, le Maggioranze variano e quindi, il dispositivo deve valere sempre indipendentemente dalle Coalizioni che si alternano al governo del Paese. Ecco perché non è sufficiente una riforma della Giustizia, ma occorre mettere mano alla Costituzione per modificare gli attuali equilibri e contrappesi e Ds e Margherita. grazie alla loro pratica sofisticata e consumata di veterani della politica di lungo corso possono riuscire in tale proposito perché, in fondo, si pongono gli identici obiettivi di Berlusconi(c’è un micidiale berlusconismo trasversale che ancora forse non è percepito da tutti, lo si è visto in opera sin dalle primarie per la Segreteria nella campagna di Veltroni: sembrava di trovarsi dinnanzi a un Berlusconi, semplicemente, più equilibrato, colto e meno naif) utilizzando però metodi, tecniche e strategie e attività diversi che evitano lo scontro con i magistrati, cercando di coinvolgerli nell’elaborare la riforma giudiziaria, salvo poi imbrigliarli con blandizie, privilegi, velate minacce e ritorsioni in una riforma apparentemente condivisa.Bisogna riconoscere a Berlusconi, come all’ex ministro della Giustizia Castelli, almeno l’onestà di dire apertamente cosa intendono fare, senza eccessivi tatticismi, contorsioni, ondeggiamenti, mentre è inaccettabile l’atteggiamento mellifluo e ambiguo dei capi-gruppo del Pd e del ministro ombra della Giustizia, Tenaglia, che si dichiarano aperti al dialogo con Berlusconi sulla riforma giudiziaria(ma cosa vuoi dialogare con chi intende smantellare, semplicemente, il principio della separazione dei poteri?) ma indisponibili a una riforma contro i giudici(dopo che questi sono stati “normalizzati” dalla “pax mastelliana” che ha attribuito incarichi ministeriali a rappresentanti di tutte le correnti presenti nella Magistratura e, in alcuni casi, aggrediti violentemente nell’esercizio delle loro funzioni in occasione di inchieste fondamentali quali quella relativa alle scalate bancarie ). Ma per favore! L’invito che rivolgo al Pd e ai suoi dirigenti è di farla finita con questa vergognosa commedia, di togliersi la maschera una volta per tutte, perché come tutti i partiti, è immerso completamente nella putrida palude che a causa degli stessi è diventata in Italia l’attività politica, nell’antichità, arte così nobile, ecco perché finora la sua opposizione è risultata del tutto debole e inefficace. Il Pd è destinato a perdere e continuerà a declinare ancorché appena nato: il progetto è fallito e il giocattolo fasullo si è rotto per gravissimi difetti di fabbrica, gli elettori andrebbero risarciti profumatamente per le energie sane impiegate per anni; come controparte, tenderà a crescere il Partito di Di Pietro, altra forma di populismo, ma certamente più dignitoso e credibile sul piano della difesa della Legalità. Il Pd soffre di una grave malattia genetica, già evidente in fase di concepimento , e poi, evolutasi sino ad esplodere nella sua prima fase di crescita, strutturazione e organizzazione. Sembra un essere clonato, nato già vecchio, pur avendo un’età biologica ancora di infante; soprattutto, così com’è oggi, non ha futuro, nonostante i suoi proliferi apparati, poiché evidenzia una neoplasia con varie metastasi, difficilmente trattabile chirurgicamente.Amen