Riceviamo e pubblichiamo dall´NPA

L´azionismo è una metafora e in quanto tale è ancora presente la metafora di bucare le bugie, dissacrare i miti, secolarizzare la società. La secolarizzazione della società è stata un´operazione di importanza enorme; ma pensa: in un paese che cinquant´anni fa era dominato dalla Dc e dai comunisti, cioè da due chiese, da due clericalismi. Infatti l´azionismo fu odiato e attaccato da entrambi i lati. In un punto credo che quasi tutti gli Azionisti si ritrovassero e si ritrovino, forse inconsapevolmente: nell’attaccamento a quello che Jemolo ha ben definito il primato civile.Dalla lotta contro il totalitarismo gli Azionisti avevano tratto non solo l’elemento che spesso è servito superficialmente a caratterizzarli e definirli: l’odio intransigente contro il fascismo; ma anche l’identificazione di qualche cosa di più permanente e positivo, che va al di là del totalitarismo che abbiamo conosciuto in Italia col fascismo, e che si ritrova, in forme più subdole, più grossolane o più arcaiche, in quasi tutti gli altri movimenti politici contemporanei italiani e spesso anche stranieri: il conformismo, ossia il morbo più pericoloso del nostro secolo, come di tutta l’età moderna fino all´Illuminismo.Il rifiuto di accettare senza discutere qualsiasi principio, mito, fede, ideologia, che la pigrizia mentale o morale fa sempre più dilagare nelle grandi masse, è forse ciò che ha fatto maggiormente odiare gli Azionisti da coloro che di questa pigrizia si servono a proprio vantaggio contro le stesse masse o che vi si adagiano comodamente.L’Azionismo cominciò a diventare scomodo, quando denunciò il crollo irrimediabile dell’Italia prefascista e dei suoi uomini, il superamento dei vecchi partiti tradizionali, il pericolo di un ritorno di fiamma dell’oscurantismo clericale, la natura catechistica e la gerarchia di tipo ecclesiastico dell’ideologia comunista e della sua organizzazione di partito, l’inganno contenuto nel mito della patria russa dei lavoratori del mondo, il carattere reazionario del mito del superuomo, fosse esso fascista o comunista, o dello Stato guida nella lotta per l’emancipazione del proletariato.Gli Azionisti, pervasi di storicismo, erano bensì pronti ad accettare la Patria, ma non la sua deformazione nazionalistica, il valore etico del Cristianesimo, ma non i catechismi e l’organizzazione politica della Chiesa, il contributo di Cavour, ma non il conservatorismo liberale, il repubblicanesimo di Mazzini, ma non il settarismo dei repubblicani storici, l’insegnamento di Marx ma non il marxismo deteriore dei marxisti, le conquiste del movimento operaio, ma non gli errori della socialdemocrazia e dei bonzi sindacali, la rivoluzione russa, ma non l’egemonia sovietica; accettavano la realtà italiana, con tutte le sue tare, dopo vent’anni di regime fascista, ma non il fascismo come regime legale.Erano cioè pronti ad accettare il significato storico di tutti i valori e di tutte le realtà che si erano effettivamente manifestati, ma non i sacerdoti politici o religiosi che di quelle realtà si servivano solo por tentare di fermare la marcia del progresso e della storia.Il Partito d´Azione non partì mai alla conquista delle masse, non solo perché, pur chiamandosi partito, si sentiva piuttosto movimento che partito (come sostiene Emilio Lussu), oppure perché nacque dall’incontro di chi voleva creare un nuovo partito liberale con chi voleva creare un nuovo partito socialista (come dice, al polo opposto, d’accordo con Lussu, il Salvatorelli); bensì perché, mosso anzitutto dall’esigenza di gettare le basi per costruire la democrazia, anziché dal prematuro bisogno di costruire, la sua aspirazione massima era di dare l’avvio al lungo sforzo necessario per trasformare quelle masse sempre più amorfe, ereditate dal fascismo e dal prefascismo e mantenute tali dall’oscurantismo clericale e dal mitologismo comunista, sostituitosi efficacemente all’irrazionalismo sentimentale prefascista del socialismo tradizionale, in una società civile d’individui liberi e coscienti, politicizzati, ovvero educati all’amore e all’uso della Libertà.Non mancò neppure in seno all’Azionismo chi, più legato al Partito d´;Azione del Risorgimento che a quello della Resistenza o al mondo distrutto dal fascismo che a quello che doveva ancora nascere, intese quella funzione in senso aristocratico, dimostrando attaccamento ad uno spirito gerarchico, ancora più arcaico di quello cattolico e più sottile di quello comunista, quando attribuì al Partito d’Azione il compito di partito pilota della società italiana.Da altri (mi si perdoni questa difesa postuma del Liberalsocialismo, che mi sembra ancora attuale) l’emancipazione dell’individuo (oltre che della classe a cui appartiene), della sua coscienza, della sua personalità e della sua dignità, dalla schiavitù dell’essere un numero (di una tessera di partito o di sindacato, di una leva militare o di un certificato elettorale o della somma di tutti questi numeri fino a formare la forza dei partiti, dei sindacati, di un esercito o di una lista elettorale) venne concepita anzitutto come sforzo per inserire nell’esigenza di giustizia meccanica o statistica del collettivisino, nella lotta per l´;emancipazione dell’insieme della classe lavoratrice, la liberazione della personalità dei suoi singoli componenti e l’affermazione del valore autonomo di ogni gruppo d’individui associati per raggiungere un fine comune dalla pesante cappa di piombo che li mimetizza in una collettività, dove la somma generale dei valori individuali e dei singoli suoi gruppi costitutivi va sempre di più assottigliandosi, per la riduzione del valore particolare di ciascuna delle entità sommate.Ciò che, insomma, definisce e rende simpatico agli uni e antipatico agli altri l’Azionismo originale od onorario è l’ostinata convinzione degli Azionisti che in politica non vi è manna che venga dal cielo (o da altri luoghi) e che le sole conquiste che siano veramente tali sono quelle conseguite per effetto di uno sforzo diretto e cosciente del gruppo a cui gioveranno (anche se poi l’effetto di ogni conquista effettiva, tale da costituire un progresso civile, si rifletterà sull’intera società), ogni aiuto esterno dato per raggiungere questa conquista pagandosi a prezzo d’usura (che talvolta può anche valer la pena di pagare).L´;indipendenza nazionale e la libertà politica concesse dagli oppressori, anziché strappate dagli oppressi, e la giustizia sociale elargita dall’alto, da una casta paternalistica o da una minoranza impossessatasi del potere, sono un indipendenza nazionale addomesticata o imbelle, una libertà solo di scegliersi nuove forme d’oppressione, e una giustizia intenta a debellare il senso di legittima ribellione o a distribuire equamente le catene della servitù.È questa rivendicazione sfrenata della dignità e dell’autonomia del singolo, Azionismo Se fa comodo a qualcuno chiamarlo in questo modo, faccia pure.Certo, è patrimonio comune a molti ex Azionisti e non Azionisti, di oggi e di ieri, del nostro e di altri Paesi, a cui non si rinuncia, senza rinunciare ad essere veramente se stessi, cioè qualche cosa, anche poco, in confronto del nulla che si rappresenterebbe altrimenti.Né la macchia d’infamia o di scherno che si vuole attribuire alla qualifica di Azionista, né le minacce, né gli ammonimenti lanciati a destra e a manca dai sacerdoti delle moderne chiese politiche e dai loro sacrestani (che in pubblico s’inginocchiano e in privato bestemmiano), isoleranno il fenomeno della révolte des clercs contro l’oscurantismo dilagante.La Libertà non si catechizza, né si doma.