Ridiamo Dignità a Cosenza

E´ difficile passare sotto silenzio talune cose apparse sulla stampa locale sulle vicende dell´Oasi Francescana. A prescindere dalla colpevolezza degli inquisiti, del rilievo penale degli addebiti, di ipotesi complottitstiche e tutto il resto: vivaiddio ci sono gli organi inquirenti che dovranno dire e dimostrare. Gli altri, tutti gli altri devono aspettare. E tacere, sul merito, mentre il ruolo pubblico fin qui svolto da Fedele, le cose buone fatte, il servizio sociale offerto lasciano interdetti i più e l´incredulità prevale su tutto, trovando nei commenti e nelle chiacchiere quotidiane sfoghi e interrogativi, oltre che legittimi doverosi.Ma cos´è ch´è difficile lasciare sotto silenzio, sul piano della dignità, del rapporto uomo-donna, della dignità della persona, anche qui lasciando da parte obblighi di castità et similia? Sono dichiarazioni tipo: “ma era e brutta e grassa, suor…, figuriamoci!”, o “ma come, si truccava e andava per bar e pub!” eccetera. Ora, è comprensibile, a fronte delle contestazioni penali e del gran casino suscitato dalla vicenda, che ognuno si difenda come può e con tutto l´armamentario a disposizione: a la guerre come a la guerre. Ma, mi chiedo, fra l´altro, e non per ultimo: quei benemeriti centri di assistenza alle donne e contro la violenza alle donne, che ci sono e operano bene, in città, non hanno alcunchè da eccepire? E se è vero che le assistenti sociali del comune di Cosenza hanno raccolto, illo tempo, confessioni inconfessabili da parte di talune ospiti dell´Oasi, che ne è di quelle confessioni? Silenzio, silenzi, quel laisse faire che ha marcato finora la nostra società, lasciando che i nodi venissero al pettine in tutta la loro forza disgregatrice, o che?Intendiamoci: stiamo parlando di cose pesanti, che interessano nella carne viva persone note, e anche illustri sconosciuti, col rischio di marcarle a fuoco e rovinarle vita natural durante. Capiamoci: è in corso l´azione della magistratura inquirente, rispetto a chi è, ancora oggi, innocente oltre che insospettabile e portatore di azioni benefiche d´alto profilo. Ma ciò detto e messo in prima fila, non si è autorizzati affatto a non sviluppare una traccia di valutazione e di ragionamento per così dire politico. Cosenza è ora nota ai media nazionali per un gossippario permanente e progressivo, che infastidisce e turba chi vorrebbe Cosenza assurgesse agli onori della cronaca per ben altre motivazioni. Chi non ricorda l´accostamento con Atene, Cosenza laboratorio, città da bere, mentre c´era chi parlava, contestualmente e inascoltato, di due Cosenze, in cui quella sotterranea, nascosta, rischiava di assemblare e fagocitare quella effervescente e apparente.? C´era chi osservava il fatto che si viveva oltre le possibilità, che c´era un yuppismo di proporzioni insostenibili, che c´era un milieu d´affari e di connivenze che bisogna stoppare: inascoltato o irriso.Ma questo è “il c´era” o “lo si era detto”. Non basta, non significa niente: occorre guardare a oggi e a domani. Possiamo dire che una parte rilevante, nel degrado della città, sia dovuta al crollo della democrazia partecipata, all´esile ruolo svolto dai partiti e dalla politica, all´afasia pressocchè generalizzata che ha colpito intellighentsia e ceti produttivi, borghesia delle professioni e del sapere? All´insostenibile voglia di apparire piuttosto che di essere, all´affievolimento di un senso comune e di un profilo di dignità e di decoro, che sono i presupposti per un vivere civile? Lo diciamo. Sperando, magari!, in smentite o argomentazioni di segno diverso.Quale occasione, quella dell´elezione prossima della nuova amministrazione municipale! Quale occasione, per ragionare in termini diffusi, e diversi, sulla Cosenza del futuro, che faccia tesoro dei percorsi fin qui battuti e li rovesci come un guanto verso traguardi… dico solo più civili, più consapevoli, più seri. Può accadere, questo, con modalità consuete, vecchie, o c´è bisogno di strumenti diversi? C´è bisogno, c´è bisogno…, e le primarie, non solo relative ai candidati, ma estese a programmi, idee, valori e credibilità, non saranno la panacea, certo, ma un segnale forte di discontinuità, di assunzione forte di responsabilità delle cosiddette classi dirigenti verso la popolazione, certamente, assolutamente sì.di Massimo Veltri