Rien ne va plus di Fernanda Gigliotti

Rien ne va plus
Chi si dice sorpreso del risultato elettorale del PD calabrese e attribuisce alla gestione commissariale la responsabilità della sconfitta, è  in mala fede.  Se a dirlo sono alcuni  consiglieri regionali è grave. Essere stati latitanti e silenti in tutti questi mesi e  prendere la parola solo il giorno dopo del voto per accusare chi ha lavorato a mani nude per ricomporre lo sfasciume,  è  da tifoseria ipocrita. Il partito non è una squadra di pallone e le elezioni non sono un torneo di calcio, anche se molti pensano e si comportano come se lo fosse. La stagione commissariale ha compiuto nel PD calabrese quello che l’On.le Maiolo, per esempio, ma anche Veltroni e D'Alema, avrebbero voluto fare e non ci sono mai riusciti: accompagnare alla porta le  statue di sale e rimuovere i sepolcri imbiancati. Oggi nel PD ci sono spazi e condizioni  di “agibilità democratica”  mai visti prima e ci sono uomini, donne e giovani che si sono distinti per impegno e passioni in una campagna elettorale non facile.  E questo è il merito anche di coloro che si sono dati da fare per colmare saggiamente  le inevitabili insufficienze commissariali  sostenendone, in tal modo,  l'azione spesso complessa, molto più spesso impossibile in un partito balcanizzato. I consiglieri regionali, anche se figli del loierismo, si mettano quindi generosamente a disposizione del nuovo corso e insieme a tutti gli altri dirigenti dimostrino di non appartenere all'ancien régime. Come? Semplicemente non ostacolando il cammino  di coloro che sono già  “il nuovo volto del pd calabrese”. Lo so che chiediamo loro uno sforzo enorme ma è la realtà  che  lo impone se anche Berlusconi, di fronte alla sconfitta,  ha  ceduto il passo, ha mollato il partito inventandosi la successione di Alfano. E noi siamo qui che li aspettiamo dal 28 marzo del 2010, dalla sconfitta delle regionali, questa si dalle dimensioni immani ed ingiustificata.  Aspettiamo da anni  un loro cenno, un  atto di generosità e di lungimiranza politica e invece ci tocca assistere  ancora una volta alle loro rituali denigrazioni. E dire che a loro non si chiede neanche lo sforzo di inventarsi una  classe dirigente che li affianchi e o sostituisca nei  doppi e tripli ruoli di amministratori e dirigenti di partito perchè, loro malgrado, una nuova generazione di  dirigenti si è già autonomamente  imposta  all’attenzione collettiva, com’era giusto che fosse. Piuttosto, dopo le inevitabili reazioni di scherno alle nostre richieste, in uno squarcio di ravvedimento si adoperino insieme con noi fra la gente, con i nostri iscritti, nelle case dei nostri elettori, per far conoscere il nostro lavoro nella politica regionale e nelle  istituzioni da loro governate. Se poi saranno anche disponibili ad ascoltare e sostenere finalmente anche le nostre proposte di legge, allora vorrà dire che il miracolo si è avverato e che “il patto generazionale” da molti invocato, si è stretto sul campo di battaglia e non nelle sagrestie di varie e consumate chiese.
Si metta fine, quindi,  alle polemiche strumentali sulla ragioni della sconfitta cosentina, su chi ha perso e chi ha vinto. A Cosenza lo sconfitto non è Enzo Paolini e chi lo ha sostenuto, cui va dato il merito e il coraggio di avere lavorato e di avere recuperato il 20% rispetto a Mario Occhiuto, che invece perde clamorosamente consensi rispetto al primo turno. Nella città di Cosenza l’unico vero sconfitto è il PD che al primo turno, e non a quello di ballottaggio, ha perso il 20% rispetto alle amministrative del 2006. Ogni altro ragionamento è fuorviante e strumentale ad una restaurazione che  non sarà consentita a nessuno, perché oggi si chiede un passo indietro a tutti e sopravvive solo chi è generoso, chi lavora per il PD e per una proposta politica regionale e nazionale che parli di noi, del Sud, della Calabria, delle nuove generazioni.
Chi guarda invece alle prossime elezioni è fuori concorso, figuriamoci chi guarda al passato.  Del resto il ruolo del PD è così impegnativo, così grande,  perché grande è la sua responsabilità nel Paese,  che c’è lavoro per tutti. Ma non c’è posto per chiunque.
Rien ne va plus
Fernanda Gigliotti
Gruppo PD Calabria 25 Aprile