Riflessioni post 8 Marzo di Adele Filice

Sensi e politica. Ma non solo…Ovvero riflessioni post 8 Marzo.

 

In principio fu la divisione dei ruoli e dei compiti: l’uomo cacciatore-raccoglitore e la donna allevatrice di prole e custode dello spazio domestico. Man mano che le società umane si evolvevano, acquisivano maggiore Cultura e talune restavano sensibili alle sollecitazioni dell’Ambiente, questa divisione è venuta progressivamente ad essere meno rigida e netta, tanto da far registrare tempi storici e luoghi geografici in cui vigevano leggi opposte tra loro; basti pensare all’enclave culturale sibarita del periodo magnogreco o alla strutturazione matrilineare di alcune società dei Nativi Americani, dove la discendenza della stirpe seguiva la linea femminile. Pensare che fino  a qualche decennio fa, in Italia, il Codice penale prevedeva il cosiddetto delitto d’onore ed ancora oggi in molti Paesi africani si pratica la mutilazione dei genitali femminili mentre in diverse zone mediorientali di religione islamica si infligge la lapidazione – e persino la violenza sessuale subita dalle donne viene “ripulita” da una condanna a morte inflitta alla stessa vittima della violenza – impone una serie di riflessioni che devono necessariamente andare oltre l’8 marzo, il rituale del dono delle mimose o la cena e la serata in discoteca fra donne. E’ per questo motivo, Care Amiche e Cari Amici, che di questo argomento scrivo oggi. E senza disturbare altre latitudini ed altre culture, non mi sorride neanche la situazione del mio Paese, dove, a dispetto di sbandierate Pari Opportunità, la situazione della donna è quella che tutti vediamo. Poco “rosa” in politica, poco nel lavoro, ancora tanti discriminazioni e pregiudizi e, al di sopra di tutto, per alcune donne, la presa in prestito di vizi e difetti mascolini, come certe scalate al potere e al denaro che sono avvenute ed avvengono per “via corporea” con l’utilizzo prevalente dell’arma più straordinaria e terribile di cui la natura ci ha dotate. Trovo infinitamente triste questa “scorciatoia”, anche perché gravita intorno alla più antica, primitiva e naturale  – bellissima se autentica – relazione tra uomo e donna, che è stata e continua ad essere quella che io definisco del corpo e dei sensi, per altri del sesso, laddove ulteriori conquiste avrebbero, invece, bisogno di intelligenza pura, di spiritualità, di cuore. E a quegli uomini che ne sono vittime, più o meno (in)consapevoli, c’è da rivolgere un pensiero di maggiore tristezza, riflettendo su come si possa cadere nelle trappole costruite con le proprie mani. Il mio augurio, quindi, per tutti i giorni a venire, è che se riconosciamo a noi stesse, come spesso anche gli uomini ci riconoscono, una generale maggiore sensibilità e delicatezza d’animo, riusciamo – almeno noi, qui e ora – ad esercitare, oltre ad una persistente rivendicazione dei diritti, anche una maggiore com-prensione che porti anzitutto alla differenziazione dei nostri comportamenti e che magari in una prossima giornata, non necessariamente della donna – per favore, in ogni caso non chiamiamola più festa; non si può festeggiare il ricordo di centinaia di operaie morte in una fabbrica! – ci faccia prendere per mano i nostri uomini, scambiare vicendevolmente un rametto di mimose ed andare insieme al ristorante, per condividere cena e dopocena con la sola mira di ricreare quell’armonia di sensi, affetti e sentimenti, di cui soprattutto oggi, sempre più spesso, si avverte la mancanza. Buona vita, dunque, ad entrambe le metà del cielo.